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Rilasciato cyber-dissidente tunisino

Dopo 18 mesi di carcere e un lungo sciopero della fame, anche grazie alle pressioni internazionali, Zouhair Yahyaoui viene liberato. Ma altri rimangono dietro le sbarre
20 novembre 2003 - Punto Informatico
Non ce l'ha fatta il regime tunisino a mantenere il suo volto feroce, quantomeno in un clamoroso caso di censura che aveva acquisito una notevole visibilità e che aveva provocato diverse iniziative internazionali, il caso di Zouhair Ben Said Yahyaoui.

Il giovane Zouhair era stato condannato a 28 mesi di carcere senza alcun motivo convincente: per aver messo in piedi e moderato i forum di un sito dal taglio satirico e critico rispetto al governo di Tunisi. Ad annunciare il rilascio, avvenuto dopo 18 mesi di carcere, è quello stesso sito, divenuto da tempo punto di riferimento per le ultime notizie su Yahyaoui.

Tunisi, che come si ricorderà è destinata persino ad ospitare una delle sessioni del Summit ONU sulla società dell'Informazione, con la liberazione del giovane sta cercando di ripulire la propria immagine. Ma l'impresa è difficile, anche perché nelle carceri tunisine, considerate luoghi di tortura, vengono detenuti altri "dissidenti", come i giornalisti Hamadi Jebali e Abdallah Zouari.
Ed è proprio per questo che, dopo una iniziativa dei Radicali, il presidente del Parlamento Europeo ha chiesto che al generale tunisino Abib Ammar non sia consentito di presiedere l'importante Summit internazionale.

Secondo Reporters sans frontieres, che pure si è battuta per la liberazione di Yahyaoui, i 18 mesi di carcere del giovane tunisino sono stati drammatici. "Il suo rilascio - ha dichiarato RSF - non ci può far dimenticare come sia stato malamente trattato in prigione, dove è stato inviato solo per aver espresso la propria opinione". Delle pesantissime condizioni detentive di Yahyaoui si era parlato anche al Parlamento europeo in una interrogazione dell'europarlamentare radicale Olivier Dupuis, che aveva segnalato i più di 30 giorni di sciopero della fame del giovane, il sovraffollamento e la mancanza di cure mediche appropriate.

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