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L'arma nucleare al tempo di Obama

29 maggio 2009 - Rossana De Simone

Il 5 aprile 2009 a Praga il presidente Barak Obama ha reso pubblico l’impegno di chiedere al Senato il consenso per la ratifica del Trattato sul bando totale dei test nucleari (CTBT):

- La questione su cui mi soffermo oggi è di importanza vitale per la sicurezza delle nostre nazioni e per la pace nel mondo: sto parlando del futuro delle armi nucleari nel XXI secolo. L’esistenza di migliaia di armi nucleari è il lascito più pericoloso che ci sia arrivato dalla Guerra Fredda. Oggi la Guerra Fredda non esiste più, ma esistono invece migliaia di questi ordigni. Per uno strano scherzo del destino, la minaccia di una guerra nucleare globale si è sensibilmente ridotta, ma il rischio di un attacco nucleare è aumentato. –

Per porre fine alla mentalità da Guerra Fredda gli Stati Uniti, continua Obama, devono prendere provvedimenti concreti, ridurre il ruolo delle armi nucleari nella strategia di sicurezza nazionale e sollecitare altri a fare altrettanto. E’ chiaro che finchè queste armi esisteranno gli Stati Uniti manterranno l’arsenale nucleare e garantiranno la difesa dei suoi alleati.
Per ridurre le testate e le scorte nucleari è necessario negoziare un nuovo Trattato sulla riduzione delle armi strategiche offensive (START) con il presidente russo Medvedev.

Con lo scopo di arrivare a una messa al bando globale dei test nucleari (CTBT) il Vice Presidente Joseph Biden viene designato a guidare la gestione della campagna per l’approvazione del CTBT al Senato americano. Biden è stato un importante membro della commissione affari esteri del Senato nel 1999 e si era occupato anche dell’approvazione del CHEMICAL WEAPONS CONVENTION.
Oggi si tratta di esaminare tutte le questioni relative al CTBT cioè la verifica dei test nucleari, l’affidabilità del nucleare e le scorte degli Stati Uniti.
Nel 1999 il Senato si era opposto con 51 senatori che avevano detto no alla sua approvazione per cui la campagna di Obama e Biden dovrà essere particolarmente aggressiva.

Obama nel suo discorso a Praga ricorda anche che si deve rafforzare il Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) facendone un caposaldo della collaborazione di tutti verso un disarmo globale.

Le armi atomiche sono considerate da alcuni le uniche vere “armi di distruzione di massa” (ADM) tuttavia l’NTP del 1968 non ha impedito di acquistare armi nucleari da parte di più paesi.
Almeno trenta Stati hanno cercato di acquisire armi nucleari anche se solo nove sono riusciti nel loro intento. Di questi nove Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti sono riconosciuti nell’NPT come Stati nucleari e godono di prerogative speciali accordate dal diritto internazionale.
Israele non ha mai dichiarato ufficialmente di essere uno Stato nucleare ma ha avuto sin dalla fine del 1960 un rudimentale dispositivo e gli esperti stimano che possiede circa 200 ordigni nucleari.
Sono circa quarant’ anni che USA e Israele hanno siglato un accordo sulle armi nucleari (da una parte Israele ha promesso di non effettuare test, dall’altra gli Stati Uniti non hanno premuto per una sua adesione al Trattato) per cui se è vero che Obama chiede una adesione universale all’NTP e quindi anche dell’India, Israele, Pakistan e Corea del Nord, questo significherà per Israele una dichiarazione ufficiale sul proprio arsenale nucleare.

Altri paesi come India e Pakistan sono in possesso di armi nucleari pur non avendo firmato l’NPT. Se India e Pakistan hanno condotto test nucleari (non hanno firmato il Ctbt), anche la Corea del nord ha ammesso di aver portato avanti un programma di arricchimento dell’uranio, riattivato i propri impianti di produzione del plutonio e annunciato il suo ritiro dal Trattato.
Sebbene nel 2004 l’Iran presenta una lista all’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica) completa dei propri impianti nucleari e riconosciuto di aver acquistato componenti nucleari sul mercato nero del nucleare, si sospetta che il paese sia in possesso di un progetto per la costruzione di una centrifuga utilizzabile per l’arricchimento dell’uranio.
Compito dell’AIEA è quello di contrastare la proliferazione nucleare, controllare le esportazioni di materiale e tecnologia nucleare, le fasi critiche del ciclo del combustibile dalla produzione alla trasformazione del materiale utilizzabile a fini militari sino allo smaltimento del combustibile irradiato e delle scorie radioattive.
Il Trattato di non proliferazione nucleare conta di 188 membri. Solo India, Israele e Pakistan non lo hanno firmato mentre solo la Corea del Nord lo ha abbandonato. I membri si dividono in due gruppi: i cinque paesi detentori e gli Stati non detentori di armi nucleari.

Ma è così?

Se è vero che l’Iran sembrerebbe non voler sospendere il lavoro per acquisire una “potenzialità nucleare”, la Corea del Nord lancia missili a lunga gittata, Israele e America sperimentano missili anti-missili, bisogna considerare che in Europa non ci sono solo la Francia e il Regno Unito a detenere armi nucleari, ma sin dal 1954 nel grado della NATO, gli Stati Uniti dispongono di forze nucleari in più paesi del continente. Dall’inizio del decennio la questione di una loro utilità è stata evocata sempre più spesso, tra il 2005 e il 2008 gli USA hanno denuclearizzato due delle loro più grandi basi europee, Ramstein (Germania) e Lakenheath (Regno Unito) ritirando 180 bombe nucleari. Le 240 restanti si trovano ancora in Germania ma anche in Belgio, Paesi Bassi, Italia e Turchia.

E’ probabile che Obama abbia preso sul serio l’obiettivo di liberare il mondo dalle armi nucleari, ma la strada per una sua realizzazione è ancora in salita. I leader russi sono rimasti delusi dal rifiuto del presidente americano di abbandonare la richiesta di Bush si installare dieci missili balistici in Polonia e un radar nella Repubblica Ceca. Prima di negoziare seriamente l’NTP, gli USA devono demolire i piani dello scudo anti-missile in Europa (BMD).

Dopo il ritiro americano nel 2001 dal Trattato Abm (Anti-Ballistic Missile), che vietava alle parti di dotarsi di sistemi di difesa contro i missili balistici, la Russia dichiarava di sentirsi sciolta da ogni impegno contenuto nel trattato Start II. Infatti il trattato Start II, pur essendo stato ratificato sia dalla Russia che dagli Usa, non è mai entrato in vigore per il mancato scambio delle ratifiche.
Nel 2002 viene siglato il Trattato di Mosca o Sort (Strategic Offensive Reductions Treaty), che impegna Russia e Usa a ridurre le rispettive testate strategiche schierate a non più 1700-2200 entro il 2012 (nel 2005 erano 5021 quelle americane e 3352 quelle russe).
Il Tratto START I siglato nel 1991 scade a dicembre 2009.
Questo Trattato prevede un limite massimo di 6000 testate nucleari e massimo 1600 ICBM, missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri.

Attualmente la Russia dispone di 538 ICBM di cui 56 moderni Topol-M. Nel 2007 il Pentagono ha avviato un programma per sostituire le testate nucleari W78 del Minuteman III con le più moderne W87 recuperate dai missili Peacekeeper.

Sono gli anni dell’amministrazione Bush quando le iniziative americane in campo nucleare si sono orientate verso lo sviluppo di una nuova classe di armi, le "mini bombe nucleari". L’affermazione che lo sviluppo di armi di questo tipo avrebbe permesso alle forze statunitensi di ridurre al minimo i "danni collaterali", è riuscita solo a minare la fiducia degli Stati non nucleari che hanno risposto limitando la diffusione dei loro dati sensibili.

Stando alle dichiarazioni del segretario della Difesa Robert Gates nell’aprile 2009 e al budget del Pentagono per l’anno fiscale 2010, si dovrebbe iniziare una nuova e diversa strategia militare.
Più che rivoluzione si tratta di una ristrutturazione che concentrerebbe lo strumento militare sulle attuali esigenze, incrementando le capacità di combattere le guerre in corso e le operazioni in scenari di più probabile impegno. In particolare la Nuclear Posture Review prevede un programma per la sostituzione dei sottomarini classe Ohio mentre vi è un fermo ad un nuovo bombardiere strategico in sostituzione ai B-52.
In effetti nella tradizionale triade nucleare statunitense, missili strategici intercontinentali, sottomarini lanciamissili e bombardieri, proprio questi ultimi sono stati oggetto di incidenti nucleari che ne hanno incrinato la credibilità.
In un documento del 2008 si è proposto di affidare all’USAF, responsabile degli ICBM (Intercontinental Ballistic Missile) “Minuteman III” e dei bombardieri pesanti strategici, una Global Deterrence Force con B-52H e B-2A per la sola missione nucleare, con forze ridotte rispetto alla flotta di centinaia di bombardieri, alcuni dei quali sempre in volo, dei tempi della Guerra Fredda.
Tagli per 1,4 miliardi di dollari sono previsti ai programmi della Missile Defense Agency con l’eliminazione del secondo prototipo di “cannone laser” aerotrasportato (ABL, Airborne laser).
L’intero programma sarà ridotto a progetto finalizzato alla ricerca e sviluppo.
Non vi saranno nuove basi in Alaska con l’incremento dei Ground Based Interceptor, ma saranno mantenuti i sistemi già disponibili. Sarà terminato il Multiple Kill Vehicle (MKV) che serviva a colpire più testate nemiche con un solo vettore.
Verranno invece impiegati 200 milioni in più per finanziare la conversione di sei navi con sistema AEGIS in assetto antimissile per integrarvi i nuovi SM-3. Saranno inoltre stanziati 700 milioni per proseguire il programma THAAD. Particolare rilievo viene data alla capacità di operare nel cyberspazio con l’addestramento di 250 esperti di guerra informatica contro gli attuali 80.

Questo significa che il taglio si ha nel sistema di intercettori a terra. Vedremo se l’esito delle negoziazioni sullo START I ci porterà nuovi e più benefici effetti per tutti.

Analysis: Final Report of the Congressional Commission on the Nuclear Strategic Posture of the United States
http://www.armscontrolcenter.org/policy/nuclearweapons/articles/050609_analysis_commission_nuclear_strategic_posture/
Securing the Bomb 2008
http://www.nti.org/e_research/Securing_the_bomb08.pdf
Les armes nucléaires de l’OTAN fin de partie ou redéploiement ?
http://www.grip.org/fr/siteweb/images/RAPPORTS/2009/2009-1.pdf

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