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    F-35

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Il no agli F-35 non è solo una questione di soldi: strategia e operabilità di un programma distruttivo

diviene il simbolo di una forza comune capace di attuare una determinata strategia, quella che consente agli Stati Uniti di svolgere un ruolo cardine e al tempo stesso coinvolgere gli alleati.
9 febbraio 2013 - Rossana De Simone

base addestramento F-35

Nell’aprile del 2010, alcuni rappresentanti dell'Aeronautica e della Marina militare italiana visitavano il 33° stormo caccia presso la base aerea a Eglin in Florida, allo scopo di valutare i progressi del primo centro di addestramento integrato per cacciabombardieri F-35, ed apprendere ulteriori elementi sul programma di istruzione per i piloti.

“Bisogna dotarsi del caccia combattente F-35 per essere in grado di partecipare, in futuro, agli attacchi in territorio nemico” aveva detto l'ammiraglio Paolo Treu.
Le stesse parole sono state usate da Daniel Gouré, vice presidente dell’istituto di ricerca Lexington Institute, quando ha dichiarato che la partecipazione al progetto F-35 serve a rafforzare il Trans-Atlantic Partnership. “Una volta distribuito alle forze armate straniere in Europa, Medio Oriente e Asia, l'F-35 agirà come un collante strategico”.
http://www.af.mil/news/story.asp?storyID=123201604

Sempre nell’aprile del 2010, l’allora ministro della difesa Ignazio La Russa, partecipava alla sottoscrizione di un Protocollo d’intesa in cui tutti i paesi partecipanti al programma rinnovavano quanto deciso nel Memorandum del 2001 e successive modifiche, e metteva a bilancio della difesa per l'avvio dell'acquisizione e supporto logistico dell’F-35, una spesa complessiva di circa 13,0 miliardi di euro sino al 2026.
Il Regno Unito aveva firmato il primo Memorandum il 17 Gennaio 2001 (base 2 miliardi di dollari), l’Italia il 24 giugno 2002 (1 miliardo di dollari), i Paesi Bassi il 17 giugno 2002 (800milioni), la Turchia l’11 giugno 2002 (175 milioni), il Canada il 7 febbraio 2002 (150 milioni), l’Australia il 31 ottobre 2002 (150 milioni di dollari), la Danimarca il 28 maggio 2002 (125 milioni di dollari) e la Norvegia il 20 giugno 2002 (125 milioni).
Nel 2012 vi è stato il decimo anniversario da quando tutti i paesi stranieri hanno sottoscritto il programma.
http://www.jsf.mil/downloads/documents/JSF_PSFD_MOU_-_Update_4_2010.PDF

Nel corso di questo decennio agenzie governative (Government Accountability Office, Congressional Budget Office), vari revisori dei conti dei paesi partecipanti (australiano, canadese, olandese, inglese), hanno ripetutamente messo in guardia circa l’aumento dei costi, i gravi difetti di progettazione e gli scostamenti significativi subiti dal programma.
In Italia i vari ministri e generali della difesa sono passati da un annuncio shock all’altro: prima doveva costare 70 milioni di dollari cadauno, poi 80, poi 120. Prima doveva occupare 10.000 nuovi posti di lavoro, poi qualche migliaia di lavoratori occupati sul caccia EFA in scadenza.

In realtà l’F-35 non rappresenta solo un salto di qualità da un punto di vista tecnologico (ancora da vedere), perché concepito per abbattere sistemi difensivi e offensivi, o un sistema per spalmare i costi esorbitanti su diverse nazioni, ma diviene il simbolo di una forza comune capace di attuare una determinata strategia, quella che consente agli Stati Uniti di svolgere un ruolo cardine e al tempo stesso coinvolgere gli alleati.

I nuovi orientamenti del Pentagono (Priorities for 21st Century) prevedono infatti che gli Stati Uniti continueranno a rafforzare le alleanze principali, a creare partnership e a sviluppare metodi innovativi, per sostenere la presenza degli Stati Uniti in altre parti del mondo.
Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen, insieme ad altri funzionari europei, ha lodato questa strategia degli Stati Uniti definendola coerente con la visione che ha l'Alleanza sulla difesa collettiva “Il presidente Obama ha detto che gli Stati Uniti continueranno a investire nella NATO, perché l'alleanza ha dimostrato più e più volte, da ultimo in Libia, che è un moltiplicatore di forza”.
Inoltre gli alleati si avvarranno di più accordi come quello recente che vede mezzi militari della NATO, gli aerei AWACS, nella sede tedesca di Geilenkirchen, e potranno utilizzare le basi avanzate in Italia, Grecia, Turchia e Norvegia. http://www.defense.gov/news/defense_strategic_guidance.pdf

Il ministro della difesa Di Paola ha recentemente sottolineato in una intervista che ''quando parliamo di politica di difesa'' degli Stati membri, ''non parliamo di un esercito europeo, ma di una Nato con l'Europa. Questo deve essere il concetto di fondo e non una Nato verso l'Europa''. Lo ha affermato il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, intervenendo all'Assemblea generale dell'Atlantic Treaty Association svoltasi presso il Nato Defence College. http://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/LaNATOeilfuturodellasicurezzacooperativa.aspx

Pertanto quando si discute degli F-35 Joint Strike Fighter (JSF) non ci si deve concentrare solo sui costi mirabolanti o sul lato tecnico-operativo, ma soffermarsi sull’aspetto politico-diplomatico che attiene ai rapporti internazionali: la partecipazione al programma permette di far valere il proprio peso negli organismi decisionali.

L’Italia ha giustificato la sua adesione al programma sia perché la sua produzione creerebbe posti di lavoro con alto contenuto tecnologico, sia per il fatto che rappresenterebbe un aereo di quinta generazione con una interoperabilità integrata.

Ma per quanto si possa sostenere che l’F-35 sarà l’aereo del futuro, la sua elettronica sarà superata nel momento in cui entrerà in servizio (e gli aggiornamenti saranno costosi), sull'interoperabilità con le forze statunitensi, la NATO ha sempre affermato che non esiste solo un tipo di aereo o nave o fucile e, rispetto alla redditività del programma, essere partner dà solo il diritto di competere per i contratti senza alcuna garanzia.
E’ Lockheed Martin a decidere di subappaltare al miglior offerente e al miglior tasso di cambio, ma non solo, le aziende che investono per un contratto ottenuto, non hanno alcuna garanzia di rinnovamento dello stesso.
L'Italia, il secondo più grande partner straniero, ha ottenuto il diritto di istituire, a proprie spese, lo stabilimento FACO presso la base militare di Cameri, ma ciò non le dà alcun privilegio speciale quando si tratta di fare offerte per il lavoro di produzione.

Alenia Aermacchi ha investito per la produzione di 1.251 ali sebbene avesse un ordine per 100 ali e a un costo concordato che non può essere cambiato (tutti i subappalti sono redatti in dollari USA). A fronte dei 530 milioni di dollari in ordini vinti dalle imprese italiane al 2012, l’Italia ha già speso per l’F-35 circa 3 miliardi di dollari.
In generale tutti gli imprenditori sanno che qualora si aggiudicassero un contratto, i continui slittamenti del programma ne allungano i tempi per gli ordini, sicchè decidono autonomamente di assumersi i rischi, ma quando un’azienda investe denaro pubblico, la decisione ricade sull’intera nazione.
Le circa 30 imprese che si sono messe in fila per avere un po’ di lavoro, dovrebbero sapere che le commesse militari non hanno mai dato sicure garanzie, e che i benefici previsti si basano su una combinazione di opportunità che vanno al di là del puro aspetto tecnologico e produttivo.
Un sub-appaltatore australiano è fallito ed è in liquidazione, perché l'investimento che aveva fatto in apparecchiature per costruire parti dell’F-35 non si è realizzato. http://www.canberratimes.com.au/national/jsf-delays-ground-aust-parts-maker-20110921-1wqdg.html

Lockheed Martin ha dichiarato che chi ha sottoscritto il programma era avvertito "che i benefici industriali non potevano essere garantiti”.
Non è un caso che in sede parlamentare si è più volte detto se non fosse stato meglio comprare l'aereo off-the-shelf, cioè senza la partecipazione ai costi di sviluppo e industrializzazione.

Pertanto se l’Italia ha deciso di partecipare al programma F-35, l’ha fatto soprattutto per supportare la strategia americana, e l’Italia vuole giocare un ruolo in Europa, Mediterraneo e Medio Oriente (vedere guerra in Libia).

L’aver costruito lo stabilimento FACO significa aver voluto diventare un hub importante per la riparazione e la manutenzione degli aeromobili degli alleati, sostanzialmente Alenia lavora come agente della Lockheed Martin. Presso il reparto Alenia ha già costruito componenti per il lotto 5 ed è prevista una sua partecipazione ai lotti 6 e 7 (per questo lotto è previsto che Alenia produrrà l’ala completa) dopo che l’Italia ha ordinato in totale 7 F-35A (3+4).

Suddivisione della produzione per lotti: http://www.targetlock.org.uk/f-35/production.html
F-35 Lightning: The Joint Strike Fighter Program, 2012 – 2013
http://beforeitsnews.com/military/2013/01/f-35-lightning-the-joint-strike-fighter-program-2012-2013-2448866.html

E’ inutile dire che bisogna sostenere tutte le forze che si organizzano sui vari territori per contrastare questi sciagurati progetti di guerra, e in particolare il prossimo appuntamento:

Un’agenda per costruire Disarmo e Pace, nella prossima legislatura
Le organizzazioni aderenti alle due reti con prospettive nonviolente e di disarmo lanciano alle coalizioni e ai partiti politici una serie di proposte utili alla costruzione di un’agenda politica che permetta un percorso di Pace nell’imminente e prossima legislatura.
Un documento chiaro e concreto sul quale costruire un confronto con le aree politiche interessate a tale risultato, per il bene delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese.
http://www.disarmo.org/rete/a/37647.html

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