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Moretti afferma che è Finmeccanica ad essere prigioniera di un indotto non di qualità

Le relazioni pericolose della nuova Finmeccanica di Mauro Moretti

Ciò che Moretti chiama efficientamento del processo produttivo rientra nell'obiettivo finanziario di aumentare la redditività ed il flusso operativo di cassa e riduzione del debito
7 marzo 2015 - Rossana De Simone

Superare il capitalismo di relazione "sarebbe la vera rivoluzione liberale che serve al nostro paese. Togliere il paese dalle mani dei soliti noti, quelli che vanno in tutti i salotti buoni a concludere gli affari”. Con questa affermazione, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi esprimeva la sua avversione verso i grandi attori dell’economia nazionale e il potere economico controllato dallo Stato e dai Governi. Ma cosa significa capitalismo di relazione? In Italia questa forma di capitalismo è stata associata alla modalità con cui Mediobanca, per oltre 40 anni, ha gestito una rete di potere attraverso rapporti politico-industriali. Tuttavia se in Italia una parte del 60% delle imprese quotate e il 50% di quelle con più di 50 milioni di fatturato sono possedute da famiglie imprenditoriali, la parte marcia del capitalismo di relazione fondata su “patti parasociali” sarà spazzata via dal mutato contesto macroeconomico: dall'euro alla vigilanza bancaria europea.
E' la fine delle sovranità politiche e monetarie nazionali*, portata dalla finanziarizzazione dell'economia, che ha determinato la crisi di quella finta competizione governata da gruppi ristretti tra loro collegati con relazioni personali e di lobbing, quella che avrebbe impedito l’evoluzione di una vera e propria economia di mercato, a società aperte agli investitori internazionali. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-23/rivoluzione-contro-declino-capitalismo-081531.shtml?uuid=AbCEVe7H

L'attuale governo è un sostenitore delle esigenze del capitalismo finanziario, sebbene questo abbia già mostrato di essere la causa della crisi attuale. La pratica del non governo dell'economia fin qui conosciuta viene “rottamata”da Metteo Renzi. Il premier italiano ha il compito di sovraintendere alle applicazioni delle direttive fissate dalla finanza internazionale tramite associazioni cui si affiliano persone che rivestono un ruolo politico. Come già avvenuto con il governo Monti, il volere della finanza deve avere la precedenza sugli interessi materiali di un paese. http://ilmanifesto.info/il-peso-delleffetto-serra-sulla-banca-ditalia/

Nel nuovo scenario politico si è realizzata una vera e propria trasformazione del significato di alcune parole. La parola “utile” è un esempio. Utile è la modifica della nostra Costituzione, e conseguentemente la forma stessa della democrazia, utile è la riforma del lavoro che facilita i licenziamenti. In questo contesto la teoria dell'utilitarismo offre non solo una legittimazione morale alla sua politica autoreferenziale, ma anche un criterio pratico per prendere decisioni altrimenti inaccettabili.
“Quello che ci serve è un cambio di orizzonte mentale, un nuovo paradigma economico, sociale e politico che rompa con gli schemi del passato”. Così ha scritto Yoram Gutgeld, ex consigliere McKinsey ora consigliere economico di Renzi, nel libro “Più uguali, più ricchi”. Gutgeld sostiene che “una maggiore equità produrrebbe più eguaglianza, ma 'equità non significa necessariamente 'eguaglianza'. Un sistema meritocratico che premia chi raggiunge certi risultati nel suo lavoro favorisce l’equità pur producendo diseguaglianza”. Si può dar vita a un nuovo modello di stato sociale solo se si spende meno incentivando la meritocrazia, la produttività e le privatizzazioni. Ma per fare questo bisogna eliminare alcuni tabù (istituzioni della democrazia rappresentativa, sindacati, ecc.) che hanno ostacolato la crescita del nostro paese.

L'analisi del nuovo piano industriale di Finmeccanica, presentato dall'amministratore delegato e direttore generale Mauro Moretti, permetterà di cogliere il cambiamento inaugurato dal nuovo governo sotto molteplici aspetti.

Un nuovo ruolo e un nuovo assetto organizzativo per Finmeccanica: un nuovo modello di business.

“Doing more with less resources”. Fare di più con meno risorse è il nuovo slogan del Gruppo.
Mauro Moretti, ex funzionario sindacale della CGIL ed ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, si vanta di aver licenziato 22mila lavoratori trasformando le perdite in profitti. Non dice che con lui il rincaro medio delle tariffe è stato del 7%, che le Ferrovie hanno percepito oltre 2 miliardi di euro dallo Stato, e gli investimenti sono stati a carico del Tesoro di 2,4 miliardi nel 2012 e 3,5 miliardi nel 2011. All'inaugurazione in pompa magna del primo Freccia Rossa ha detto "Noi siamo per le liberalizzazione anche in Italia, con più imprese si possono sfruttare meglio le infrastrutture”. Tutto questo mentre ai pendolari che usano i treni regionali si lasciano pochi treni, più lenti, sporchi e sempre in ritardo. Anche nel nuovo incarico Moretti rimane molto fiducioso nelle proprie capacità e in un governo che non ostacolerà la sua riorganizzazione attraverso cessioni di “corpi estranei”. Soprattutto si augura che il governo aumenterà gli investimenti per l'industria della Difesa e sosterrà programmi pluriennali in grado di dare certezze al proprio business. “Sicurezza e difesa rappresentano il baluardo della sovranità nazionale in un mondo largamente coinvolto in scenari di guerra. E in tale cornice l’azienda pubblica è impegnata nello sviluppo di tecnologie e strumenti di avanguardia con un budget di 4 miliardi all’anno”. I 4 miliardi di euro sono quelli che il governo ha stanziato per gli investimenti per la Difesa, poca cosa, dice Moretti, rispetto agli 11 miliardi messi in campo dalla Gran Bretagna. E' inoltre necessario creare un “presidio costante pubblico-privati” per governare i processi di innovazione, come sostengono anche Iveco Defence Veichles e Beretta. Secondo Guido Crosetto, ex Fratelli d'Italia ora presidente della federazione Aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza (Aiad) “se esiste un problema di sicurezza, va affrontato con polizia e militari, ma anche con gli adeguati mezzi industriali”.

Nell'articolo dell'Espresso “Finmeccanica, adesso cambia tutto”, i giornalisti Luca Piana e Gloria Riva rammentano che il cambiamento in corso in Finmeccanica era iniziato prima di Moretti. “La cessione delle attività ferroviarie, Ansaldo Breda e Ansaldo Sts, che per Moretti non fanno parte del “core business”, era stata già avviata da Pansa, che aveva completato le svalutazioni che hanno impiombato i bilanci 2011-2012. E che si era preoccupato di lasciare il gruppo con un programma di finanziamento del debito senza scadenze pressanti fino al 2017”. Un percorso negato e deriso dal nuovo ad che ci tiene a farsi vedere come salvatore e modernizzatore di Finmeccanica. “Solo speculazioni', così, sono stati bollati da Moretti anche i rialzi che il titolo Finmeccanica in Borsa aveva registrato già durante il 2013. In realtà durante la gestione Pansa le azioni del gruppo avevano in parte già recuperato lo svantaggio accumulato negli anni precedenti”.
In uno studio pubblicato dall' European Leadership Network che esamina i bilanci pubblici dei 14 paesi dell'Alleanza Atlantica per il 2015 per verificare quanto essi rispettino l'impegno preso nel senso di aumentare le spese allo scopo di raggiungere il livello del 2 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) entro il 2024, si legge che la NATO si mostra debole nell'affrontare le minacce della Russia ad est e dell'Isis a sud. Ad esclusione degli Stati Uniti, la cui spesa militare rappresenta il 75 per cento dell'Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico, quasi tutti i paesi alleati continuano a spendere sempre di meno per la propria difesa e per quella comune. Fa eccezione la piccola Estonia, che nel 2015 ha consacrato il 2,05 per cento del suo Pil alla difesa: quasi vicini all'obbiettivo sono gli altri Paesi baltici, oltre alla Polonia (con l'1,95 per cento del Pil), tutti ex satelliti sovietici particolarmente preoccupati dalle manovre russe. Si mostrano volenterosi anche alcuni piccoli paesi che hanno comunque aumentato il proprio budget militare come la Norvegia (1,6 per cento) e la Romania (1,7 per cento); al contrario i tre pesi-massimi europei (Gran Bretagna, Francia e Germania) nel 2015 vedranno calare le proprie spese per la difesa, o al massimo le manterranno ad un livello stabile. Vanno ancora oltre con i tagli militari il Canada e l'Italia, che ha annunciato economie per un miliardo di euro, ma anche la Bulgaria e l'Ungheria. E' discutibile la cifra indicata dal rapporto sull'Italia, 13.5 miliardi di euro per il 2015, perché conteggia solo quella per la Funzione Difesa e non per la Difesa, 19.7 miliardi, a cui devono aggiungersi almeno gli stanziamenti elargiti dalla Legge di Stabilità per il programma navale. http://www.europeanleadershipnetwork.org/medialibrary/2015/02/20/04389e1d/ELN%20NATO%20Budgets%20Brief.pdf

Moretti evidentemente si è assuefatto alle bugie visto che per il 2015 lo stanziamento complessivo previsto dal governo per gli investimenti per la Difesa è di 5.488.1 milioni (di cui 2.819.4 dati dal Ministero per lo Sviluppo Economico) a cui bisogna aggiungere 59,8 milioni di interessi da pagare sui mutui aperti per le fregate FREMM. In “Il mutuo per navi da guerra con gli interessi al 30 per cento”, Sergio Rizzo scrive fra l'altro che secondo Carlo Cottarelli le nostre spese per la Difesa sono di 3,2 miliardi superiori al 'benchmark', ovvero il punto di riferimento ideale europeo. Il che consentirebbe, diceva la sua proposta, di risparmiare almeno due miliardi e mezzo entro il 2016. Ipotesi che non aveva certo aumentato la popolarità di Cottarelli presso generali e ammiragli. E forse non solo”. http://www.corriere.it/politica/15_gennaio_25/spese-militare-peso-lobby-mutuo-navi-guerra-gli-interessi-30-cento-edfb4cac-a465-11e4-9025-a3f9ec48a2fa.shtml

La genovese ministro della difesa Roberta Pinotti durante la presentazione del Piano “Esercito-Industria: una collaborazione essenziale”, ha affermato che si sta ragionando sul come dare una certezza temporale all’industria per gli investimenti per la difesa in modo da conciliare le esigenze della difesa con le risorse disponibili. Più esplicito è stato l'intervento del parlamentare del Partito democratico e presidente della Commissione Difesa di Palazzo Madama Nicola Latorre (Pd), per cui le priorità fissate dal Parlamento per le strategie di sicurezza non possono tradursi in un potere di veto e freno verso lo sviluppo degli strumenti di arma. Evidente il riferimento agli F-35 che hanno aperto un conflitto fra Parlamento e Consiglio Supremo di Difesa in merito all'applicazione della legge n. 244/2012. “F35, monito dal Consiglio Supremo di Difesa. Parlamento non ha diritto di veto” http://www.repubblica.it/politica/2013/07/03/news/consiglio_difesa_f35_no_veto_parlamento-62316450/
Come dire che il Parlamento, già scarsamente rappresentativo, è di intralcio alle attività di governo e non più luogo delle decisioni politiche. In questo senso la cancellazione del Senato, così come viene prospettata dalla nuova riforma costituzionale, e una Camera composta con un sistema iper-maggioritario, fa si che salta tutto il sistema delle garanzie provocando distorsioni pericolose al sistema democratico. Pensiamo solo alla modifica dell'art.78 della Costituzione riguardante la deliberazione dello Stato di guerra (esterno o internazionale), uno degli istituti di emergenza previsti dall'ordinamento costituzionale italiano. Ad oggi ai sensi dell’art.78 spetta alle Camere il potere di deliberare lo stato di guerra e di conferire al Governo i poteri necessari. Il potere di attivare lo stato di guerra spettante al Parlamento si configura come atto politico per eccellenza, e presuppone un giudizio di necessità circa l’instaurazione del regime giuridico di eccezionalità. Con la cancellazione del Senato l'art.78 viene così modificato “La Camera dei deputati delibera lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari”. A differenza di quanto chiesto da alcuni parlamentari che chiedevano il voto di almeno dei due terzi (maggioranza qualificata) dei presenti, con questa modifica si chiede la maggioranza assoluta dei componenti. La maggioranza assoluta si raggiunge con più della metà dei voti emessi dai votanti (o dai parlamentari), quella qualificata è la maggioranza assoluta che deve adempiere condizioni più severe (p.es. deve superare i due quinti o un terzo dei voti). http://www.libertaegiustizia.it/2015/01/26/chi-delibera-lo-stato-di-guerra/
Non è chiaro però come si voglia disciplinare la deliberazione dello stato di guerra rispetto alla partecipazione dei conflitti armati e l’invio delle truppe all’estero. Infatti secondo l'ordinamento italiano la dichiarazione di guerra non è richiesta quando l'impiego della forza armata non sia tecnicamente qualificabile come guerra. “Ormai il termine guerra, sotto il profilo giuridico, è diventato superato ed è in genere sostituito da quello più flessibile di conflitto armato. Gli art.78 e 87 della Costituzione sono quindi inadatti a disciplinare l'invio di missioni all'estero”. http://leg16.camera.it/temiap/temi16/forze_armate_estero.pdf

Flessibilità, velocità d'azione e decisionismo sono diventate parole che esprimono il carattere del premier Renzi senonché il loro significato appare più sinonimo di sottomissione o adeguamento verso determinati obiettivi. Mauro Moretti non è da meno quando espone il Piano industriale di Finmeccanica: il nuovo modello organizzativo ed operativo divisionale deriva dalla necessità di snellire la catena di comando per ottenere un aumento di efficienza e flessibilità strutturale. “La visione dove vogliamo andare è chiara, continua, adesso dobbiamo accelerare”. http://www.finmeccanica.com/documents/10437/23041353/body_Finmeccanica_Industrial_Plan_28012015ok.pdf
Nell'audizione informale in Commissione attività produttive http://webtv.camera.it/evento/7470 l'ad, sottolineando che Finmeccanica non sarà una holding finanziaria ma una unica impresa impresa industriale, ha dichiarato che vi è una rottura con i piani delle precedenti cessioni etichettate come troppo finanziarie. “Non siamo un fondo di investimento. Dobbiamo creare innovazione per produrre sviluppo e lavoro”.Dare una spallata al passato ha significato come primo approccio agire sul management, sulla struttura del gruppo e sulle attività produttive.“Per avviare il nuovo corso bisogna dare spazio ai giovani e alla meritocrazia”. Come giudicare l'affidamento di una ricca consulenza da parte di Finmeccanica ad un poliziotto condannato per G8 di Genova? “Non si può affidare un incarico in un settore così delicato come quello della sicurezza in Finmeccanica, a chi si è reso responsabile di una delle pagine più buie della storia della Repubblica: il G8 di Genova” http://www.genova24.it/2015/01/finmeccanica-affida-consulenza-poliziotto-condannato-per-g8-genova-sel-presenta-interrogazione-in-parlamento-78164/ E' forse questa la meritocrazia decantata da Moretti?

A febbraio, commentando la sua nomina a Presidente della Fondazione Ricerca & Imprenditorialità, Mauro Moretti ha dichiarato di essere “onorato di poter presiedere il Consiglio di questa Fondazione, di cui Finmeccanica è socio fondatore. Sono assolutamente convinto che il futuro dell’Italia, come quello del Gruppo, debba essere trainato da un’innovazione sempre più diffusa, attraverso la collaborazione con imprese nuove e giovani e tramite lo sviluppo di incubatori di tecnologie”. Tuttavia già nel passato Finmeccanica ha preso in giro giovani che avevano partecipato al progetto”Garanzia Giovani: al via azioni per promuovere l'occupazione giovanile” http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/protocollo-ministero-lavoro-finmeccanica-youth-guarantee .
I manager che Moretti ha cambiato sono più di un centinaio, mentre per altri 1500 sta valutando le loro posizioni e laddove necessario farà ricorso anche al demansionamento. In relazione ai fatti che hanno visto manager indagati di corruzione, l'ex ad Alessandro Pansa aveva già varato un “Codice per l'integrità e anticorruzione del Gruppo Finmeccanica”. Finmeccanica avrebbe avuto comunque un ruolo centrale nella direzione e controllo del gruppo. La decisione di adottare un nuovo modello organizzativo e operativo per promuovere “una gestione coordinata, tra la capogruppo e le società operative, delle attività connesse al prodotto, ai mercati, all'esecuzione degli ordini” era quindi stata presa prima dell'arrivo del nuovo amministratore delegato. Mauro Moretti, già indagato per favoreggiamento personale nell'inchiesta P4 e nella strage di Viareggio, ha ragione quando afferma che bisogna rompere una logica della carriera ottenuta per via relazionale e non di merito, ma siamo sicuri delle capacità meritocratiche attribuite ai suoi fedelissimi arrivati dalle Ferrovie dello Stato?
Come ogni nuovo amministratore delegato appena nominato, anche Moretti è entrato nel merito dell'organizzazione del lavoro e della produzione del gruppo avvalendosi della società Mc Kinsey e della società di “cacciatori di teste” Egon Zehnder International, di cui è partner Aurelio Regina, ex presidente di Confindustria Lazio. A proposito della fine del capitalismo relazionale, ecco un ritratto di famiglia “ Industriali, la squadra dei 40enni” in cui sono presenti. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/09/industriali-la-squadra-dei-40enni.html

Nella nuova organizzazione del lavoro i manager vengono scelti per le loro competenze e abilità a muoversi nel mondo finanziario delle azioni, e non più nei vari comparti della produzione industriale. Non si capisce altrimenti perché Moretti abbia nominato come Presidente della più importante società del gruppo AgustaWestland, Andrea Parrella, suo amico dai tempi delle Ferrovie dello Stato. In quanto avvocato si potrebbe capire la sua nomina anche a nuovo direttore degli affari legali del gruppo, ma Agusta cosa c'entra? Appaiono del tutto insufficienti le sue dichiarazioni per cui “abbiamo fatto una accurata e capillare business per business, processo produttivo per processo produttivo e l'abbiamo fatta tutta dall'interno, in questo modo prendendo collettivamente consapevolezza dei problemi. Abbiamo valutato il posizionamento di ogni prodotto sul mercato dal punto di vista della tecnologia e del prezzo e individuato quali erano gli interventi che ci avrebbero consentito di ritrovare competitività. Alla fine questo processo ci ha consentito di capire quali sono i business nei quali abbiamo la possibilità di vincere e quelli nei quali, anche investendo massicciamente, non ci riusciremmo”. In breve Moretti deve convincere gli azionisti e gli italiani che il suo è un “buon piano che fa bene all'Italia preparato coralmente da tutto il gruppo e senza l'aiuto di consulenti esterni”. Oggettivamente il ricorso alle consulenze esterne dovrebbe sempre avere un carattere eccezionale, non continuativo e solo per aspetti di particolare attualità o complessità, ma è un fatto che ci tenga a smentire solo oggi (gennaio 2015) che la società di consulenza McKinsey sia stata coinvolta nell’elaborazione del piano industriale http://www.ilvelino.it/it/article/2015/01/09/finmeccanica-nessun-coinvolgimento-mckinsey-in-piano-industriale/56b0f82c-daa1-458c-8634-e72f76f4a463/ L'agenzia americana si era già occupata del gruppo ai tempi della liquidazione di EFIM e dell'arbitrato con Finmeccanica. http://leg13.camera.it/_dati/leg13/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/xv/016/00000006.pdf E' naturale allora che “il comunicato ha sorpreso molti perché del coinvolgimento di McKinsey come «advisor» per il piano si è parlato fin dall’estate scorsa (sul Sole 24 Ore il 15 ottobre 2014), ma néFinmeccanica né McKinsey avevano mai smentito il ruolo della potente società di consulenza” http://www.generalspa.it/press/finmeccanica-insigma-chiede-lesclusiva/
Lo stesso consigliere economico del premier Renzi proviene dall'agenzia McKinsey http://www.repubblica.it/politica/2014/07/31/news/e_ora_si_consuma_il_divorzio_da_renzi_gutgeld_possibile_successore_allo_studio_manovra_da_16_miliardi-92790858/

Per giustificare la trasformazione di Finmeccanica (la Società Finanziaria Meccanica è sempre stata una holding che non svolgeva attività di produzione in quanto le attività di produzione venivano svolte dalle società partecipate.) da holding a quello divisionale, Moretti afferma che è quello che hanno già fatto i suoi competitori internazionali. Finmeccanica non si presenterà più come holding di aziende integrate ma come azienda unica perché “il piano industriale da noi elaborato ha lo scopo di migliorare il valore degli azionisti e di farci posizionare sul mercato nella maniera migliore con i prodotti giusti”. Con quel “il gruppo in futuro proporrà non un prodotto ma un portafoglio” (cioè la composizione di investimenti in beni diversi riferibile ad un soggetto singolo, e può comprendere titoli azionari o obbligazionari, strumenti derivati su materie prime, ecc. - dal glossario Performance Trading -) Moretti sposa la visione per cui Finmeccanica deve giocare un ruolo nel mercato finanziario globale separato dall’economia concreta legata al territorio.
Quando sottolinea che Finmeccanica non sarà più una holding finanziaria "in quanto la holding può partecipare a mille imprese senza averne il controllo", ma un'unica impresa industriale “l'esigenza oggi è quella di cedere quello che non si controlla", Moretti decide di scaricare i problemi dovuti alla mancanza di una politica industriale in Italia. Nel convegno “L'industria delle armi alimenta le guerre. Il ruolo di Finmeccanica”: dalle analisi alle proposte” che si è svolto a Venegono Superiore (VA) ai primi di gennaio, si è sviscerato il “chi è” e “che cosa è” Finmeccanica all'interno del capitalismo italiano, i suoi asset finanziari e il suo ruolo nell'attuale crisi economica e finanziaria. Si è detto che Finmeccanica ha assunto un carattere internazionale poiché, sebbene lo Stato possieda il 30,2% delle azioni, il suo azionariato è passato da una prevalenza domestica ad una internazionale, infatti, se si guarda la distribuzione geografica del flottante dell'azionariato istituzionale, si nota che oltre il 90% è estero. Mauro Moretti, nuovo amministratore delegato di Finmeccanica, si preoccupa più di fare una selezione di business coerenti con la volontà dell'azionista per diventare primi nella competizione mondiale. Si è proposto di approfittare della ristrutturazione in atto in Finmeccanica per sparigliare le carte e chiedere una soluzione che non guardasse solo agli interessi del gruppo, ma di tutto il Paese. Bisognava dunque superare gli inutili e inconcludenti piagnistei che sindacati confederali, Presidenti delle regioni coinvolte e uomini politici, mettono in atto ogni qualvolta si presenta una crisi del settore. Partendo dalla premessa che bisogna finanziare maggiormente la ricerca di base nelle Università, è un fatto che in Italia, a differenza degli Stati Uniti e delle grandi nazioni europee, non vi è un centro tecnologico pubblico in grado di offrire un supporto tecnologico verso tutte le idee e iniziative volte a migliorare la qualità della vita e la tutela dell'ambiente, l'utilizzo delle energie rinnovabili e delle risorse idriche, il perfezionamento dei processi produttivi per ridurre i rischi alla salute e gli incidenti sul lavoro. Nei laboratori della Selex ES, società di Finmeccanica che opera nel settore dell'elettronica per l'aerospazio e la difesa, ci sono già le capacità per lo sviluppo di tecnologie per il monitoraggio atmosferico e cambiamenti climatici, l'energia intelligente, la gestione delle emergenze, l'assistenza sanitaria e istruzione, la gestione delle risorse naturali e la mobilità sostenibile, allora perché non adoperarli per sopperire a questa carenza tutta italiana? http://www.peacelink.it/disarmo/a/41133.html

Il piano industriale di Moretti propone invece una Finmeccanica solipsistica e più magra, ridotta a sperare di essere più competitiva con tutti i maggiori competitor mondiali. Questi sono holding con unità operative organizzate in vaste aree di business (quelle che l'ad chiama divisioni al posto di S.p.A.) diversificate per settore (missilistica, sistemi di rete, velivoli civili, da trasporto, combattimento, sorveglianza, spazio, intelligence, logistica), ma detengono il controllo di più società diversificate. Il loro peso lo possiamo vedere leggendo la tabella "Top-100 Defense Contractors 2014" http://www.bga-aeroweb.com/Top-100-Defense-Contractors-2014.html
Moretti avrebbe dovuto ammettere che il problema di Finmeccanica non è l'organizzazione in holding, visto che è una azienda a partecipazione pubblica le scelte di indirizzo industriale sono soprattutto politiche, ma quello di creare un unico “brand”. In Europa la mancata fusione tra Bae Systems e EADS, forse l'ultima possibilità di un creare gigante europeo nel settore aerospaziale e della difesa (Finmeccanica ne era stata esclusa dall'inizio), ci ricorda che EADS è divenuta Airbus Group (il nome del marchio più forte del vecchio gruppo) ed è stata organizzata, è vero, in tre divisioni “3 Divisions, 1 brand”, ma controlla anche più società. http://multiboites.com/definizione/lettera-a/airbus-group.php

Il piano industriale di Moretti si basa su cinque pilastri:"Meno attività, joint-venture selezionate, meno prodotti, maggiore presenza internazionale, una nuova governance e un nuovo modello operativo". I settori e i prodotti su cui puntare sono:
Gli elicotteri (AgustaWestland) con l’AW-169, l’AW-189 ed il convertiplano (aereo + elicottero) l’AW-609. Vista la diminuzione del settore militare bisogna aumentare la presenza sul civile con nuovi prodotti.
L’elettronica per la difesa e la sicurezza (Selex Es e Drs Technologies): rivedere alcune aeree della Selex ES, cioè cedere parte dell'asset civile. L’aeronautica (Alenia Aermacchi): trasferire da Alenia Aermacchi a Boeing attività passanti sul contratto per il B787. Prioritario il programma F-35 “vogliamo massimizzare la partecipazione di Finmeccanica nel programma ed efficientare la FACO di Cameri” e il futuro UCAV (Unmanned command aerial vehicle) europeo. Il settore unmanned rappresenta un settore dinamico che si vuole accelerare, anche perché trasversale a tanti settori, aeronautico, elettronica per la difesa ed elicotteristico.
Rispetto alle joint-venture con Airbus Group, Finmeccanica comprerebbe la quota francese per l'ATR e cederebbe la sua in Mbda. Dovrebbe uscire dal programma Superjet sviluppato con la russa Sukoi. I sistemi di difesa (Wass, Oto Melara). Settore missilistico: “Mbda ha ritorni ottimi, ma il settore missilistico deve essere necessariamente rivisto, anche alla luce dei budget domestici in continua diminuzione.
I satelliti per le telecomunicazioni e la meteorologia (Thales Alenia Space). Saranno importanti nel breve periodo i nuovi programmi navali e terrestri. Il gruppo così ristrutturato potrà confrontarsi con colossi europei come Airbus group, Thales, British aerospace. Il debito è a quota 3,9 miliardi. Mercati di riferimento: rimarrà focalizzato sugli Usa, Asia (Cina), Medio Oriente e Africa.

Secondo la Deloitte Touche Tohmatsu Limited ( gruppo Deloitte Globale) Manufacturing, una delle società di studi specializzati in singole aree professionali, il settore aerospaziale commerciale è in crescita per via del ciclo di sostituzione di aerei obsoleti con aerei a basso consumo di nuova generazione. Vi è una crescente domanda di trasporto passeggeri in Medio Oriente e la regione Asia-Pacifico mentre i ricavi globali nel settore della difesa probabilmente continuerà a diminuire nel 2015 ad un tasso del 1,3 per cento. Eppure le spese per la difesa sono in aumento in diverse aree del globo, in particolare negli Emirati Arabi Uniti (EAU), l'Arabia Saudita, India, Corea del Sud, Giappone, Cina e Russia, in quanto questi paesi dotare le loro forze armate, con piattaforme e tecnologie di difesa moderne . Il rapporto osserva che crescenti tensioni tra le nazioni possono avere un impatto sulla spesa futura nel settore.

Focalizzarsi su prodotti più avanzati e competitivi vuol dire allora il contenimento di Selex Es per quanto riguarda il settore civile (viceversa acquisisce la società canadese Tactical Technologies Inc, che opera in tutto il mondo come fornitore di software di analisi e assistenza clienti nel settore della guerra elettronica) o cedere Ansaldo Breda e Sts. ad investitori esteri, in linea con quanto già fatto approvando l’ingresso con il 35% dei cinesi nelle società Snam e Terna. http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/accordi/accordo_cassadepositiprestiti.html "Con la scelta della giapponese Hitachi per l’acquisizione di Ansaldo Breda e di Ansaldo Sts, si conclude la vicenda ultrasecolare di due imprese che sono state fra le protagoniste dell’industrializzazione italiana” http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2015-02-25/quell-azienda-voluta-cavour-063514.shtml?uuid=ABV4mJ0C
“Con queste operazioni, ha detto Moretti, il debito di gruppo si riduce di 600 milioni a fine 2015 a 3,4 miliardi e la situazione economica migliorerà: il 19 a Londra rivedremo in positivo le guidelines” http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-02-24/moretti-finmeccanica-lasciamo-ferrovie-chiedete-chi-ha-dissipato-risorse-prima-me-201112.shtml?uuid=ABYNP3zC
C'è da ricordare che la vendita di Ansaldo Sts, Breda ed Energia era già nell'agenda dell'ex ad Giuseppe Orsi (diversamente dal suo presidente Pier Francesco Guarguaglini), e che la normativa sul controllo degli investimenti strategici per aprire ad investitori stranieri è attiva già dal 2012 http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2012/07/16/news/lo_stato_si_protegge_con_il_golden_power-39138667/
La società deve ancora decidere se mantenere il controllo della americana Drs (che ha provocato gravi perdite con il suo acquisto considerando che è stata pagata 5,4 miliardi mentre oggi ne vale 2) di cui non si ha neanche la gestione del rapporto con il Pentagono. Intende però rilevare le quote in mano al private equity Cinven (86%) per assumere l'intero controllo di Avio Space e forse in seguito cedere una quota a un gruppo francese (Safran o Airbus) per cementare l'alleanza fra governo francese e italiano.
Nel settore privato è già accaduto che una azienda, la Piaggio Aerospace nata come Rinaldo Piaggio SpA nel 1884, attiva nella progettazione, costruzione e supporto di velivoli per aviazione d’affari e da pattugliamento, di sistemi a pilotaggio remoto e di motori aeronautici ad alta tecnologia, dopo varie cessioni, fosse lasciata in mano a investitori stranieri. Mubadala Development Company, società di investimenti strategici e sviluppo di Abu Dhabi detiene infatti il 98,05% del capitale. Piaggio Aerospace ha inaugurato quest'anno ha presentato il suo P.1HH HammerHead Unmanned Aerial System (UAS). "Siamo orgogliosi dei risultati eccezionali ottenuti dal team Piaggio Aerospace in un breve periodo di tempo, in stretta collaborazione con il nostro partner Finmeccanica -. Selex ES e con il prezioso supporto dell'Aeronautica Militare Italiana e tutto il Ministero della Difesa italiano oggi abbiamo validi motivi per credere che P.1HH diventerà il primo europeo state-of-the-art MALE UAS, adatto unicamente per eseguire una vasta gamma di missioni di sorveglianza e di sicurezza al più alto livello tecnologico”. https://www.wam.ae/en/news/idex/1395277061315.html

La Società finanziaria meccanica con sede a Roma, costituita nel 1948 dall’IRI, una delle poche multinazionali partecipate dallo Stato, con questa ristrutturazione vende a società straniere rami strategici dell'economia italiana e sceglie di rafforzare il core business militare. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-07-16/il-declino-multinazionali-italiane-piccole-e-poco-competitive-161425.shtml?uuid=ABzJDKbB
A questo punto si tratta di capire l'affermazione di Moretti "fare di più per ribilanciare il proprio mix di portafoglio verso il civile: la chiave è lo sviluppo delle applicazioni duali”. Per avere una comprensione chiara e precisa di questa affermazione bisogna rivolgersi a quanto esplicitato dal generale Leonardo Tricarico in una sua intervista a proposito del nuovo Presidente della Repubblica e delle nuove nomine nelle Forze Armate. Le conclusioni non solo sono in linea con quanto espresso dall'ad di Finmeccanica, ma svelano una comunità di intenti fra industria-politica-forze armate mai vista sinora. Sostanzialmente il generale parte dalla considerazione che il “periodo post Guerra Fredda ha conferito alla tecnologia di matrice civile il ruolo di protagonista di un processo evolutivo senza precedenti che ha facilitato l’introduzione di quello scambio a due sensi tra il settore civile e quello militare. Le attività di Research & Technology e Research & Development proprie del settore civile sono state prese via via in considerazione nei settori della sicurezza e della difesa, e, in un momento storico di apertura economica e culturale, anche la tecnologia si è aperta a un processo di produzione più generalizzato che va oltre l’ambito militare. La tecnologia di matrice civile, grazie soprattutto agli sviluppi nel settore Information & Communication Technology (Ict), ha già dato prova della sua abilità di spill-over in altri settori della difesa, quali aerospazio, elettronica e sensoristica”. Da questo punto di vista viene spiazzata tutta quella narrazione che afferma che la tecnologia militare è il motore dello sviluppo tecnologico. Viene così chiarito che quando si parla di “dualità” si fa riferimento alla capacità della sfera militare di ricondurre tutto ai suoi fini.
Perciò quando Moretti parla di sviluppo di elicotteri duali fa riferimento a quegli aeromobili che vengono predisposti strutturalmente in modo da poter essere utilizzati da soggetti civili, militari o di pubblica sicurezza, con limitate modifiche o integrazioni. Poco rimane per lo sviluppo di aeromobili dedicati al soccorso e antincendio, circostanza che ci fa ricordare che non bisogna ricorrere, dal punto di vista etico, alla produzione civile se la si considera solo in funzione anticiclica e commerciale. Nel linguaggio militare-industriale per tecnologia o applicazione duale si intende tutto ciò che, se non specificamente militare, viene utilizzato per scopi di sorveglianza, controllo e sicurezza. Cioè per quelle operazioni e missioni chiamate civili-militari che vanno oltre i tradizionali schemi.

Tornando al piano industriale di Finmeccanica, la decisione del Consiglio di amministrazione di mettere in comune gli aspetti imprenditoriali e la loro proiezione sul mercato esprime la volontà di voler accorciare e centralizzare la catena di comando decisionale, e di ridimensionare i legami economici tra le imprese lungo la filiera perché forieri di inefficienza. Conseguenza immediata è il ribaltamento di quella che è stata ed è ancora adesso (ma in maniera diversa), l'ideologia che ha permeato le ingenti spese militari, cioè che gli investimenti nella ricerca e nell’industria militare sono giustificabili in virtù del meccanismo di spin-off, in base al quale la semplice ricaduta di conoscenze scientifiche e tecnologiche dal settore militare a quello civile garantirebbe la crescita dell’economia. Oggi Moretti afferma che è Finmeccanica ad essere prigioniera di un indotto non di qualità, e di fornitori che lavorano al 100% solo per un cliente. Il risultato di tale concezione è talmente evidente in termini di tagli di posti di lavoro e disintegrazione del tessuto produttivo, da far pensare che si è tanto lontani da scelte capaci di guardare a Finmeccanica all'interno del sistema Italia, quanto attigui a scelte temporanee e circoscritte in sintonia con la svolta liberista in corso nel nostro paese. Anche solo per motivi corporativi, Federmanager ha dichiarato che Finmeccanica non ha idee chiare sulle prospettive di sviluppo “crediamo che, adesso, sia più orientata agli aspetti finanziari” http://www.assintel.it/sala-stampa-2/news-asca/federmanager-finmeccanica-non-ha-idee-chiare-su-sviluppo/
Ciò che Moretti chiama efficientamento del processo produttivo rientra nell'obiettivo finanziario di aumentare la redditività ed il flusso operativo di cassa e riduzione del debito. Bisogna allora ridurre i costi di gestione e quelli organizzativi, razionalizzare la catena di fornitura e sostenere una politica degli investimenti evitando duplicazioni per indirizzarla su ciò che può dare margini di ritorno in termini di valore e profitto. Andare avanti in questa prospettiva significa meno prodotti e meno tecnologie contenendo anche le spese in ricerca e sviluppo (razionalizzazione delle spese capitalizzate di R&D di oltre il 20% dal 2013 al 2017) , e agire parallelamente verso una ottimizzazione nell'impiego dei macchinari e degli strumenti produttivi.

Appena 2 anni fa, nel 2013, un rapporto realizzato dalle società Prometeia e Oxford Economics delineava una Finmeccanica ben lontana da quella fallimentare narrata da Moretti. Le due visioni sono in evidente contrasto nella descrizione del ruolo di Finmeccanica poiché per i primi la presenza del gruppo in Italia era fondamentale in quanto generava un valore della produzione superiore agli 11 miliardi; rappresentava l'1.9% del valore totale delle esportazioni; contribuiva per il 5% al saldo commerciale della manifattura; la produttività del lavoro era oltre il 65% più alta della media, nel 2012 aveva investito 1.3 miliardi di euro in R&S in Italia, il 12.3% della spesa complessiva da parte delle aziende italiane e il 6.6% della spesa totale in R&S in Italia (in realtà sostenuta dalle autorità pubbliche per il 30% della spesa totale in R&S e poco più del 48% dei finanziamenti provengono dall'Unione Europea e dai clienti); in più il valore della supply chain era fondamentale se si considera che i fornitori diretti erano diffusi sul territorio italiano (94 province su 110 avevano un fornitore che vendeva direttamente a Finmeccanica) organizzati per distretti. Nel rapporto si legge che Finmeccanica ha effettuato in Italia oltre 4.6 miliardi di euro di acquisti rivolti a più di 7000 fornitori “La sua presenza ha un impatto rilevante lungo tutta la filiera in cui opera, grazie all'efficienza dei propri processi e all'innovazione propagata lungo tutta la catena del valore. Finmeccanica contribuisce, infine, a rafforzare “l'economia della conoscenza. E' generatrice di occupazione aggiuntiva”.

Facendo un parallelo con la pubblica amministrazione, Moretti ha voluto applicare, in via informale, le misure di prevenzione della corruzione previste per i dipendenti a proposito degli obblighi di astensione nelle situazioni di conflitto di interessi da ottenere tramite segnalazioni. Come si può leggere in un articolo di Fabio Tamburini sul Corriere della Sera “Guerra a Parentopoli”, Moretti ha spedito una lettera ai manager con una richiesta esplicita: l'invito a concordare con lui ogni incontro con militari e a livello istituzionale, archiviando ogni iniziativa autonoma, e la compilazione di due dichiarazioni . Nella prima bisognava indicare ogni rapporto di parentela o affinità con altri dipendenti in forza presso la società oppure altre società del gruppo Finmeccanica, nella seconda, invece, ha fatto riferimento a quanto previsto dal codice etico richiedendo di specificare i “rapporti di coniugio, parentela o affinità con fornitori di prestazioni e di servizi e/o consulenti” e se “non sussistono rispetto ai predetti soggetti circostanze di altra natura tali da determinare situazioni di conflitto d'interesse, anche potenziali”. Ha così scoperto (l'acqua calda si direbbe) la sussistenza di rapporti di parentela con società fornitrici di prodotti e consulenze inutili.

“La supply chain andrà qualificata stabilendo regole univoche per la scelta dei fornitori interrompendo la distorsione di chi, operando in programmi aziendali in perdita, riusciva ad avere margini di guadagno simili alla speculazione finanziaria. Oltre a questo verrà integrata all’interno del processo di controllo e gestione della qualità dei processi e dei prodotti, l’intera filiera delle attività esternalizzate”. In realtà questa modalità produttiva fa parte del postfordismo e del processo di terziarizzazione iniziati negli anni '80 che non significa clientelismo (attitudine molto italiana) “Postfordismo e nuova composizione sociale” http://www.cnel.it/53?shadow_documenti=11386, quando lavoratori espulsi dalle grandi imprese venivano incentivati ad aprire piccole attività autonome. Come scrive Sergio Bologna “l’Italia è stata all’avanguardia nel cosiddetto 'decentramento produttivo', nella frammentazione dell’impresa in tante piccole e minuscole aziende artigiane” http://www.centroriformastato.it/postoperaismo-e-postfordismo/ e che ha dato vita al lavoro autonomo di prima e seconda generazione. Vedere anche il testo di Sergio Bologna e Andrea Fumagalli “Il lavoro autonomo di seconda generazione. Scenari del postfordismo in Italia” e il sito dell'associazione ACTA http://www.actainrete.it/ Come riporta il già citato rapporto dell'Istituto Oxford Economics, le scelte di outsourcing e la governance della supply chain variano nel tempo come testimoniato dalla frammentazione della produzione globale. Sino ad ora per quanto riguarda le merceologie “business critical” (acquisti diretti o di un prodotto), ogni singola società era indipendente lungo tutte le fasi del processo di approvvigionamento e di gestione della fornitura. Es. supply chain integrata per i fornitori di Oto Melara http://www.iungo.it/press-release/supply-chain-integrata-per-i-fornitori-di-oto-melara-gruppo-finmeccanica Per quanto riguarda il “non business critical”, esiste una società di servizi, Finmeccanica group services, che gestisce gli acquisti in modo centralizzato per conto delle singole società. In questo segmento vige una governance di mercato (fornitori che cambiano) mentre nel primo la governance è di tipo relazionale con rapporti di partnership. A cascata l'innalzamento delle capacità dei fornitori si diffonde anche nella rete dei subfornitori, cioè in quella rete di micro imprese specializzate con un tipo di produzione artigianale e di alta qualità, ma con un grado di dipendenza elevato. E' la stretta rete di collaborazione fra fornitori e subfornitori che Moretti vuol recidere attraverso la creazione di una unica azienda centralizzata.

E’ interessante conoscere le modalità previste dalla global supply chain dell'F-35 (che è solo in programma e non un azienda) che riguardano una vastità di fornitori (e quindi subfornitori). Lockheed Martin gestisce la rete attraverso un approccio basato su di una competitività agguerrita e sul principio del best value for money.http://www.bloomberg.com/bw/magazine/the-f35s-global-supply-chain-09012011-gfx.html
Questo approccio rappresenta un aspetto innovativo del programma. Da un punto di vista manageriale, questi due aspetti sono volti a rendere il programma più efficace sulla base di un monitoraggio continuo e dettagliato dei costi, evitando duplicazioni e spese non necessarie durante l’intero ciclo di vita del velivolo. Ciononostante i costi hanno sperimentato sensibili aumenti, non da ultimo perché lo sviluppo e la sperimentazione di tecnologie all’avanguardia può presentare degli oneri imprevisti e/o ritardi inaspettati che si traducono in spese ulteriori. Indubbiamente il contenimento dei costi è nell’interesse di tutti i partner, in primis degli Stati Uniti che si fanno carico della stragrande maggioranza dei costi di ricerca, sviluppo, progettazione e produzione. Lockheed Martin fissa il livello massimo di costo per acquistare un dato componente, sistema o servizio, e il fornitore selezionato mantiene il contratto solo se rimane al di sotto di quella soglia. Può aprire la gara d’appalto per fornire un determinato componente a tutte le industrie dei Paesi partner, e assegnare la commessa all’azienda che propone il migliore rapporto qualità/prezzo. Può siglare degli accordi con due diversi fornitori per un dato prodotto poiché ritiene strategico disporre di più linee di fornitura , il cosiddetto metodo delle “seconde fonti strategiche”. I contratti sono annuali e riversano tutti i rischi sui fornitori non avendo in cambio alcuna garanzia.

In Italia le ripercussioni del pano industriale di Moretti rischiano di essere drammatiche in termini di occupazione dell'indotto e per le eventuali chiusure di stabilimenti. Intervistato da "Financial Times", l'amministratore delegato ha dichiarato di voler ridurre di 3000 addetti il numero dei dipendenti (oggi sono 54mila), "In parte attraverso la vendita di asset". Esternazioni che l'ad ha edulcorato durante l'audizione informale in Commissione attività produttive. Ma se la “cura” peserà solo sui lavoratori occupati nella rete dei fornitori, come dire che ci sono lavoratori di serie A e di serie B, perché precisare “non penso che con i sindacati si discuterà di esuberi, cercheremo un accordo per recuperare efficienza e efficacia del sistema produttivo”? http://www.ft.com/intl/cms/s/0/55bde230-abc0-11e4-b05a-00144feab7de.html#axzz3REkPg1aq
Eliminare gli sprechi e le sovrapposizioni non sempre rispecchia una sincera volontà razionalizzatrice. E' il caso della cessione dei siti industriali di Capodichino e Tessera, oltre 550 dipendenti, che saranno trasferiti come ramo d’azienda ad Atitech di Gianni Lettieri. La produzione del C-27J si concentrerà su Torino, come anche i sindacati avevano recentemente chiesto a Sergio Chiamparino, il Presidente della Regione Piemonte. Riguardo alla operazione Atitech, c'è da chiedersi se non sia una tipica operazione clientelare estendendo quella definizione “complesso-militare-industriale” di Eisenhower, alla sfera dei politici e in alcuni casi del mondo accademico. http://www.ilvelino.it/it/article/2015/02/16/atitech-positiva-la-visita-del-ministro-lupi-allazienda-napoletana/edf8561d-9367-499f-9e5d-237334ea8913/
Sempre in Campania cresce l’incertezza per il futuro delle numerose aziende della subfornitura, in particolare di quelle meridionali e campane. Rispetto al programma ATR, che per Finmeccanica è profittevole perché concorre agli utili della commercializzazione, nella fabbricazione della cellula a Napoli e nel Sud Moretti ha detto che Finmeccanica ci rimette non poco. Tra le aziende a subirne le conseguenze c’è DEMA il più grosso fornitore campano del gruppo aeronautico che prevede 82 licenziamenti a Pomigliano d’Arco e a Somma Vesuviana.
“L’assenza di una strategia nazionale sulle politiche industriali compromette l’utilizzo degli ingenti investimenti per centinaia di milioni di euro che la Regione Campania, in condivisione con le parti sociali, ha messo in campo in questi anni”. A rischio ci sono anche gli stabilimenti Selex con una destinazione solo produttiva, il trasferimento a Roma di Telespazio e la chiusura di Mbda. http://www.regione.campania.it/it/news/comunicati-2015-i0eq/28-01-2015-comunicato-n-66-piano-industriale-finmeccanica-incontro-regione-campania-e-parti-sociali
Anche in Puglia i lavoratori di Alenia e dell'indotto sono in rivolta “Alenia e precari, ecco tutti i numeri della crisi” http://www.tarantobuonasera.it/taranto-news/Provincia/352648/news.aspx
“L'Alenia Aermacchi di Grottaglie è un'azienda alla deriva e abbandonata a se stessa” http://www.quotidianodipuglia.it/taranto/grottaglie_alenia_lavoro/notizie/1199124.shtml

Dalla Lombardia al Piemonte, Liguria e Toscana, non c'è presidente di regione che non abbia chiesto un incontro con Moretti autonomamente o su richiesta dei sindacati. In Lombardia è stato il Partito Democratico, il partito di Matte Renzi, ad aver organizzato in pompa magna un convegno sul nuovo piano industriale di Finmeccanica. Insieme al sottosegretario all'economia Paola De Micheli che s'impegna "a mettere in campo politiche industriali attive, settoriali e di filiera per sostenere Finmeccanica e le piccole imprese”, ai sindacati confederali e alla Confapi, forse riusciranno a far desistere “mano di forbice” Moretti. Se questa non è attività di lobbing mirata a salvaguardare un particolare distretto, cos’è? In questo distretto vi sono almeno 40 aziende fornitrici che potrebbero subire i tagli di Finmeccanica. Secondo il direttore della Confapi "Il piano di sviluppo di Finmeccanica mette in evidenza una strategia incentrata sulla riduzione dei costi e sulla riduzione numerica degli operatori economici e delle aziende fornitrici, mentre poco o nulla è dedicato alla crescita o alla definizione di piani industriali".

I sindacati dopo un primo incontro con l'azienda hanno rilasciato le stesse dichiarazioni di uno, due, tre anni e più fa. Ogni volta dicono che prendono atto della disponibilità a confrontarsi nel merito, e ogni volta confermato la comune determinazione a contrastare eventuali decisioni non condivise sulle prospettive industriali e occupazionali su cessioni o chiusure di siti industriali del gruppo Finmeccanica Il risultato è sempre lo stesso: si chiudono stabilimenti e si mettono in mobilità i lavoratori. Tante minacce “I sindacati non resteranno fermi - se il piano dovesse prevedere esuberi saranno messe in atto strategie di lotta” per nulla".
La vera novità sta nell'inversione di rotta della FIM. Storicamente questo sindacato ha avuto un atteggiamento favorevole nei confronti della riconversione dell'industria bellica, oggi ha abbondato questa possibilità esaltando versioni da attacco di aeromobili già in uso “industrializzare il C27J a Caselle condividendo l’idea di un velivolo in più versioni, sviluppare l’addestratore in versione da Difesa, sviluppare l’EFA in più versioni come hanno fatto gli inglesi” sono decisioni positive così come tutto ciò che sta accadendo in Finmeccanica. “Anche l’idea di passare da più aziende controllate dalla holding Finmeccanica a un’azienda unica, con le divisioni per attività è una scelta che porta a ridurre doppioni manageriali ma non dei lavoratori, a ridurre gli sprechi e anche a stanare gruppi lobbistici interni all’azienda e che le indagini della magistratura hanno evidenziato. Certo avremo ridondanze sull’aree di staff e indirette ma tutto ciò che concerne progettazione, ricerca, sviluppo e manifatturiero conserva la sua solidità”. Da dove viene tutta questa sicurezza? La FIOM preme per avere più incontri dettagliati. Le scelte per i settori dell'Aeronautica, spazio, elettronica, difesa e logistica devono essere prese di concerto con il governo. Come se Moretti non avesse avuto mano libera dal governo.
Intanto a Roma i sindacati confederali hanno discusso della continua la riduzione del personale decisa nel 2013 nella Selex Es. Il taglio dei dipendenti previsto dall'allora piano negoziato con i sindacati, è stato di 1145 unità per cui bisognerà procedere con l'uscita di altre 194 lavoratori. Se con questa ultima ondata l'operazione si potrà dire conclusa sarà già un successo.

*Secondo Dario Fabbri gli Stati Uniti sono l'unico soggetto che può disporre simultaneamente di sovranità, potenza militare e certezza istituzionale. Al momento l'egemonia del dollaro non può essere scalfita. Rivelatore è quanto sta accadendo intorno alla moneta elettronica Bitcoin. Bitcoin si rivolge all'autorità americana. Giacché di finanza si vive, ma senza sovranità si muore.
Tratto da “Burro e cannoni: il segreto del dollaro è la grandezza dell'America” in Limes n.2/2015.

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