Scoperto un errore da oltre due miliardi di euro nei conti del Ministero della Difesa
La notizia a cui dedichiamo questo editoriale arriva da una fonte tutt’altro che inattendibile: Rivista Italiana Difesa (RID). E' una delle testate più autorevoli nel settore militare e ha scoperto che nel Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2025-2027 c'era un numero nuovo: 2,4 miliardi per i futuri droni. Questo numero elevato e inatteso è stato così segnalato su un articolo di RID del 10 ottobre 2025: "La novità principale del Documento Programmatico Pluriennale della Difesa 2025-2027 è lo stanziamento di 2,4 miliardi di euro per il programma Aeromobili a Pilotaggio Remoto dell’Aeronautica Militare. Si tratta di un programma già presente nel DPP precedente, per il quale erano però stanziati solo 71 milioni".
Il Ministero della Difesa ha dovuto pubblicare un’errata corrige. E la cifra è scesa di 31 volte. Vediamo di quanto.
L’errore da oltre due miliardi di euro
Tutto ha origine dal DPP 2025-2027 nella parte dedicata ai droni. Una cifra insolita da 2,4 miliardi ha fatto drizzare le antenne agli esperti. Il Ministero della Difesa ha parlato di un “mero errore di trascrizione” e ha corretto il numero che è sceso a 76 milioni di euro per l’acquisto di quattro droni ASTORE prodotti da Leonardo. Insomma: da 2.400 a 76 milioni.
Un refuso? Forse. Ma non tutti i dubbi sono fugati.
Infatti RID pubblica un articolo dal titolo: "Droni per l’Aeronautica: arriva l’errata corrige della Difesa, ma qualcosa non torna. E i soldi per l'adjunct nazionale?"
Ma cosa è l'adjunct nazionale?
Gli adjuncts sono velivoli senza pilota che agiscono in collaborazione con il Tempest nell'ambito del programma GCAP.
Servono a estendere il raggio d’azione e la potenza di fuoco del sistema e a svolgere missioni rischiose (ricognizione, guerra elettronica, attacco, diversione). Ma anche a proteggere il Tempest riducendo l’esposizione del pilota.
L'Italia ha l'ambizione di avere un ruolo chiave, con Leonardo, nel produrre un prototipo di tale adjunct nazionale, ma per farlo occorrono forti investimenti sostenuti dallo Stato.
I conti non tornano
Nel DPP, a pagina 87, si legge che “grazie alla Legge di Bilancio 2025 sono stati destinati 3,2 miliardi di euro per lo sviluppo e l’acquisto di sistemi unmanned”, cioè droni e mezzi senza pilota. E un grafico spiega che quasi il 93% di questi fondi, pari a 2,9 miliardi, è dedicato ai droni aerei.
Eppure, anche ricalcolando tutte le voci aggiornate, non si arriva a quella cifra. Senza i famosi 2,4 miliardi del programma “corretto”, il totale risulta molto inferiore.
L'errata corrige sembra non far tornare i conti, come sottolineano gli esperti.
Il mistero dell’“adjunct nazionale”
C’è poi un’altra parte della vicenda che solleva domande più strategiche.
RID spiega che il venir meno di quei fondi potrebbe significare l’assenza di stanziamenti per l’“adjunct nazionale”, un progetto collegato al GCAP (Global Combat Air Programme), cioè il nuovo caccia di sesta generazione Tempest, sviluppato insieme a Regno Unito e Giappone.
Ma cos’è questo adjunct?
Si tratta, come già detto, di un drone avanzato che vola accanto al jet pilotato, capace di operare in rete, raccogliere dati e — all’occorrenza — colpire obiettivi, riducendo i rischi per i piloti umani.
Un concetto di “guerra digitale condivisa” che ormai guida i programmi militari più moderni.
Solo che, nel caso italiano, l’“adjunct nazionale” non ha ancora finanziamenti pubblici: secondo RID, Leonardo lo starebbe portando avanti con fondi propri, in attesa di risorse statali.
Un segnale inquietante
Questo episodio, apparentemente tecnico, apre un altro paio di riflessioni.
Da un lato, mostra una limitata trasparenza - come già rilevato da Milex - nei documenti ufficiali della Difesa.
Dall’altro, rivela una corsa ai nuovi armamenti sempre più costosa, in cui i costi reali sono ancora tutti da quantificare. Stiamo firmando delle cambiali in bianco.
E le domande restano
Se i numeri non tornano, se i numeri corretti oggi rispunteranno domani quando meno ce lo aspetteremo per finanziare l'adjunct nazionale, che cosa occorre fare? Quale reale controllo democratico bisogna esigere sulla spesa militare italiana? E soprattutto: come si concilia questa corsa alla guerra “intelligente” con le urgenze sociali, ambientali e umanitarie che restano drammaticamente senza fondi?
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