Addio a Carola Frediani, guida critica della tecnologia digitale
Ci ha lasciati Carola Frediani, attivista e pacifista, giornalista esperta in cybersicurezza, sorveglianza, diritti digitali e geopolitica della Rete. Nel 2017 esce il suo libro “Guerre di rete” che diverrà poi un sito e una newsletter settimanale dedicata alla cybersicurezza.
Alcuni suoi contributi e un ricordo dal Manifesto
La macchina silenziosa della sorveglianza Sempre più persone, in contesti e Paesi diversi, sono vittime di sistemi e software di sorveglianza, che agiscono in modo spesso invisibile, che si nascondono dietro mandanti o processi difficili da analizzare. E la sorveglianza si traduce sempre di più in repressione, abuso, minaccia fisica.
14 interventi di Carola Frediani
Carola Frediani, una bussola nel mondo digitale
di Daniele Nalbone
La notizia della morte di Carola Frediani lascia un grande vuoto nel giornalismo italiano. In un panorama spesso dominato dalla velocità, dalla semplificazione e dal rumore, Carola è stata una voce rara: autorevole senza essere autoreferenziale, rigorosa senza essere distante, capace di raccontare la complessità senza mai renderla inaccessibile. Per molte persone è stata il punto di riferimento quando si trattava di capire cosa accade dietro le tecnologie che attraversano le nostre vite: la sorveglianza digitale, la cybersicurezza, gli attacchi informatici, il potere delle grandi piattaforme, le minacce ai diritti e alle libertà online. Ma il suo sguardo andava sempre oltre la dimensione tecnica. Ci ricordava che dietro ogni algoritmo, ogni infrastruttura digitale, ogni sistema di controllo ci sono persone, rapporti di potere, scelte politiche e conseguenze concrete sulle nostre vite. Con Guerre di Rete ha costruito negli anni uno spazio indipendente, prezioso e insostituibile per chi voleva comprendere il mondo digitale senza cedere né all’entusiasmo acritico né al catastrofismo. La sua capacità era quella di tenere insieme competenza tecnica, sensibilità giornalistica e attenzione ai diritti fondamentali, offrendo chiavi di lettura che aiutano a orientarsi in un contesto sempre più complesso. La sua strada si è incrociata con quella del manifesto quando internet era ancora una frontiera da esplorare e da raccontare. In quegli anni entrò a far parte della comunità di giornaliste e giornalisti che attorno a Franco Carlini costruì uno dei più originali laboratori italiani di riflessione critica sulle tecnologie digitali. Mentre gran parte dell’informazione guardava alla rete come a una curiosità tecnica o a una promessa di mercato, quel gruppo provava a comprenderne le implicazioni sociali, culturali e politiche. Carola crebbe professionalmente in quell’ambiente, contribuendo con articoli, approfondimenti e inchieste che già mostravano la cifra che avrebbe caratterizzato tutto il suo lavoro successivo: la capacità di leggere la tecnologia come una questione di potere e di democrazia. Dalle battaglie sul software libero alle trasformazioni dell’economia digitale, dai ai temi della sicurezza informatica fino all’attualissimo tema dei dati personali, i suoi articoli per il manifesto hanno accompagnato alcune delle principali svolte dell’ecosistema tecnologico degli ultimi vent’anni. Una tappa importante di quel percorso fu l’esperienza di Chips&Salsa, l’agorà della rete animata da giornalisti, ricercatori, hacker, attivisti. Fu uno spazio di incontro e discussione unico nel panorama italiano: un luogo in cui la tecnologia veniva osservata con curiosità ma anche con spirito critico, senza separarla dalle questioni della conoscenza, dei diritti, della partecipazione e della giustizia sociale. Carola ne fece parte con entusiasmo, contribuendo a costruire quel dialogo tra innovazione tecnologica e cultura democratica che sarebbe rimasto al centro della sua attività professionale. Attraverso il suo lavoro giornalistico, i suoi libri, le sue analisi e il suo impegno nella sicurezza digitale a fianco di organizzazioni per i diritti umani ha contribuito a formare e ispirare un’intera generazione di giornalisti, attivisti e persone appassionate di tecnologia. Ciò che resterà più di tutto è il suo modo di guardare il presente: con curiosità, lucidità, indipendenza di giudizio e una profonda attenzione alle implicazioni democratiche delle trasformazioni tecnologiche. In un’epoca in cui la tecnologia tende a presentarsi come inevitabile e opaca, Carola ha continuato a fare ciò che fanno le migliori giornaliste: porre domande, cercare connessioni, illuminare le zone d’ombra. Il suo lavoro continuerà a essere una bussola per chi crede che il giornalismo debba aiutare a capire il mondo e che una rete più libera, trasparente e consapevole sia ancora un obiettivo per cui vale la pena impegnarsi.
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