Base di Aviano

La contaminazione da PFAS nella pianura pordenonese

Una ricostruzione cronologica basata su dati, contratti e documenti pubblici italiani e statunitensi
Francesco Iannuzzelli12 agosto 2026

Il 13 luglio 2026, oltre trecento residenti si sono riuniti in assemblea d'emergenza a Porcia, comune di circa 15.000 abitanti nella pianura pordenonese, a sette chilometri a sud dell'area di addestramento antincendio della base aerea americana di Aviano. L'occasione era la notifica ufficiale che le acque sotterranee della zona contenevano PFAS a concentrazioni tra 100 e 200 nanogrammi per litro, cinque-dieci volte superiori al limite italiano per i PFAS nelle acque potabili, obbligatorio dal 13 gennaio 2026 in forza del decreto legislativo 102 del 19 giugno 2025. I sindaci di Porcia, Aviano, Fontanafredda e Roveredo in Piano hanno emesso ordinanze d'emergenza che vietano l'uso dei pozzi artesiani privati per bere, irrigare gli orti e abbeverare gli animali.

Quella sera, molte famiglie della pianura hanno scoperto che l'acqua dei loro pozzi artesiani, attinta da generazioni, era contaminata da sostanze chimiche che non si degradano e si accumulano nell'organismo umano.

I sindaci hanno chiesto alla Regione Friuli Venezia Giulia fondi per quattro milioni di euro per far fronte all'emergenza. Legambiente del Friuli Venezia Giulia ha sottolineato che la mappa della contaminazione ricalca la direttrice idrogeologica dell'alta pianura permeabile, coincidente con le aree protette Natura 2000 dei Magredi, avvertendo che qualsiasi inquinante sversato in superficie penetra rapidamente nella falda freatica.

Precisiamo che la contaminazione riguarda esclusivamente i pozzi artesiani privati, che attingono dalla falda superficiale. Come ha sottolineato l'ASFO (Azienda Sanitaria Friuli Occidentale) e il CAFC (Consorzio per l’Acquedotto del Friuli Centrale), l'acqua distribuita dagli acquedotti pubblici è sicura e costantemente monitorata: i comuni interessati hanno invitato i residenti ad allacciarsi alla rete pubblica, con interlocuzioni avviate con la Regione per finanziare gli allacci nelle aree non ancora coperte. Le utenze interessate dal divieto sono circa 300, concentrate soprattutto tra Porcia e Fontanafredda. ARPA ha precisato che, data la conformazione delle falde, non è possibile stabilire una profondità di garanzia per i pozzi artesiani, il che spiega il carattere precauzionale del divieto esteso all'intera categoria.

Secondo ARPA FVG la tipologia di inquinanti individuati è ascrivibile a uno spettro di sostanze provenienti da due fonti: una legata ai percolati di discarica e l'altra, che riguarda un'area più vasta, alle schiume estinguenti usate in ambito aeroportuale. Tra le ipotesi: una vecchia discarica industriale a Ceolini, già oggetto di interventi, e il vicino aeroporto di Aviano.

Cosa sono i PFAS e il nesso con la base militare

I PFAS, sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono composti sintetici caratterizzati da legami carbonio-fluoro tra i più stabili della chimica organica. Non si degradano nell'ambiente, si accumulano nella catena alimentare e nel sangue umano: da qui i nomi con cui sono conosciuti, inquinanti eterni o forever chemicals. L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, organo dell'OMS, ha classificato il PFOA come cancerogeno certo e il PFOS come possibile cancerogeno, con effetti documentati sul sistema immunitario, ormonale e riproduttivo.

La base aerea di Aviano, sede del 31esimo Fighter Wing dell'US Air Force nella pedemontana pordenonese, ha utilizzato per decenni la schiuma antincendio AFFF, (aqueous film forming foam) nelle esercitazioni della propria area di addestramento. L'AFFF conteneva PFOS come componente funzionale principale. Le esercitazioni con carburante reale e schiuma AFFF sono state pratica standard in tutte le basi aeree americane dagli anni Settanta. L'area di addestramento antincendio si trova nell'Area F della base, circa sette chilometri a nord di Roveredo in Piano e Porcia. Abbiamo già trattato questo argomento nell’articolo ”La schiuma che avvelena: AFFF, PFAS e il silenzio attorno alle basi militari americane in Italia”, dedicandoci in particolare alla base di Sigonella. Ora approfondiamo il contesto della pianura pordedonese dove si trova la base di Aviano.

La geometria idrogeologica di quel tratto di pianura è nota e documentata. L'alta pianura pordenonese è costruita dai grandi conoidi alluvionali dei torrenti Cellina e Meduna, che ospitano una falda freatica molto potente alimentata soprattutto dalle acque di subalveo dei due torrenti. Quell'apparato si sviluppa con continuità dallo sbocco dei torrenti in pianura fino alla fascia delle risorgive, dove la falda torna in superficie, lungo l'allineamento Fontanafredda, Pordenone, Cordenons e Murlis. Il sottosuolo è in grande prevalenza ghiaia grossolana, quindi molto permeabile.

La base si trova nella parte alta di questo sistema, i comuni in cui la contaminazione è stata misurata nella parte bassa. Fontanafredda, in particolare, sta proprio sulla linea delle risorgive, dove la falda emerge. Su un conoide il deflusso non segue una sola direttrice ma si apre a ventaglio dall'apice verso valle, il che significa sud e sud-est più che sud soltanto.

La base di Aviano era già inclusa, dal 2023, nella mappa del progetto di giornalismo investigativo europeo Forever Pollution tra i siti classificati come possibili fonti di inquinamento da PFAS.

Il limite nazionale per i PFAS è stato stabilito con il decreto legislativo 102 del 19 giugno 2025, entrato in vigore il 19 luglio 2025, che integra e corregge il decreto legislativo 18 del 2023 di recepimento della direttiva europea 2020/2184. I parametri sono due: 20 nanogrammi per litro per la somma di quattro PFAS specifici, PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS, e 100 nanogrammi per litro per la somma di un elenco di trenta sostanze. L'obbligo di rispettarli decorre dal 13 gennaio 2026.

L'allegato I del decreto contiene poi due previsioni rilevanti per il caso pordenonese. La prima: nel parametro somma di PFAS vanno considerati anche composti non compresi nell'elenco, quando risultino rilevanti per specifiche circostanze territoriali sulla base delle analisi di pressione sulle zone di alimentazione dei punti di prelievo. La seconda: l'autorità sanitaria locale, sentite l'autorità regionale e l'Istituto superiore di sanità, può adottare valori più restrittivi in specifiche circostanze territoriali, tenendo conto in particolare dell'esposizione pregressa ai PFAS della popolazione interessata.

Nell'elenco delle trenta sostanze compare anche il 6:2 fluorotelomero solfonato, composto tipico delle formulazioni che hanno sostituito le vecchie schiume a base di PFOS: la norma italiana copre quindi anche i residui delle schiume antincendio di seconda generazione.

Nove anni di superamenti documentati

Il portale Open Data della Regione Friuli Venezia Giulia pubblica i risultati del monitoraggio delle acque sotterranee condotto da ARPA FVG, con misurazioni semestrali di composti PFAS a partire dal 2017. Come precisato da ARPA FVG nel marzo 2023, le ricerche sui PFAS nelle acque sono iniziate in tutta Italia tra il 2017 e il 2018, a seguito del recepimento della direttiva europea e della predisposizione delle metodiche analitiche necessarie a rilevare queste sostanze alle bassissime concentrazioni in gioco. Il 2017 non è quindi soltanto il primo anno disponibile nel dataset: è l'anno in cui le misurazioni sono diventate tecnicamente possibili. Quello che esisteva prima non è documentato nei dati pubblici.

Somma dei quattro PFAS, in nanogrammi per litro, valori massimi annuali per comune:

Anno

Porcia

Roveredo in Piano

Fontanafredda

Aviano

2017

190

130

60

0

2018

149

96

64

1

2019

139

92

66

1

2020

117

111

78

3

2021

76

45

130

0

2022

30

30

50

0

2023

167

260

100

19

2024

93

134

135

20

2025

246

184

245

27

Fonte: ARPA FVG, dataset acque sotterranee, Open Data Regione FVG. Limite: 20 ng/L, obbligatorio dal 13 gennaio 2026.

In tutti e tre i comuni a valle i valori superavano già di cinque-dieci volte il futuro limite europeo nel 2017. Nel 2025 il punto più contaminato di Porcia, stazione IT06M0099, rilevava 246 nanogrammi per litro, oltre dodici volte il limite. Merita attenzione anche l'ultima colonna: il comune di Aviano, che per anni ha mostrato valori prossimi allo zero, dal 2024 supera a sua volta la soglia.

Il composto dominante in tutti i punti è il PFOS: nel 2025, 190 nanogrammi per litro a Porcia, 160 a Fontanafredda, 150 a Roveredo in Piano. Il PFOA è presente ma secondario, tra 9 e 25. Il PFHxS compare in modo significativo dal 2021.

Questa composizione è rilevante per l'attribuzione della sorgente. Nelle contaminazioni industriali civili, come il caso Miteni in Veneto, è il PFOA a dominare nettamente. La dominanza del PFOS è invece coerente con la contaminazione da AFFF militare: come documenta l’ITRC (Interstate Technology and Regulatory Council), l'AFFF militare utilizzava il PFOS come componente funzionale principale fino alla sua graduale sostituzione, avviata a partire dal 2002.

Tornando alla somma dei quattro PFAS, l'andamento nel tempo non è lineare. I valori scendono fino a un minimo nel 2022, quando Porcia e Roveredo in Piano toccano entrambe 30 nanogrammi per litro, poi risalgono bruscamente nel 2023 e tornano molto elevati nel 2025. I picchi però non sono simultanei: Roveredo in Piano registra una lieve decrescita tra il 2020 e il 2022, per poi toccare il proprio massimo nel 2023. Porcia e Fontanafredda arrivano al massimo nel 2025. Come segnalato da ARPA FVG, le concentrazioni oscillano con l'andamento dei livelli di falda.

La distribuzione geografica dei punti di campionamento è coerente con una sorgente a monte: i punti più vicini all'area di addestramento antincendio mostrano i valori più alti, con una progressiva diminuzione verso est, e i punti orientati diversamente rispetto alla direzione di deflusso mostrano valori minimi o sotto soglia.

La fossa di addestramento antincendio

Nei documenti contrattuali americani l'area di addestramento antincendio di Aviano viene comunemente chiamata “fire training pit”, fossa di addestramento antincendio, a volte indicata nei contratti come Sito 703.

Il portale federale USASpending.gov, sito ufficiale di open-data sulla spesa federale statunitense, registra tra il 2007 e il 2018 trentasei contratti aggiudicati dal Department of the Air Force per attività ambientali ad Aviano, per un totale di 27 milioni di dollari. I contractor principali sono Jacobs Engineering Group, CH2M Hill, acquisita da Jacobs nel dicembre 2017, WSP/AMEC, AECOM/URS, Tetra Tech ed Environmental Chemical Corporation. Le attività documentate riguardano bonifica di serbatoi interrati, chiusura e caratterizzazione di pozzi di percolazione, sistemi di gestione delle acque meteoriche e valutazioni del rischio per siti contaminati.

Nessuna delle descrizioni dei trentasei contratti menziona PFAS, PFOS, PFOA o AFFF. Abbiamo analizzato tutti questi contratti. In aggiunta, PeaceLink aveva raccolto dal 1997 i contratti pubblici del Pentagono, quando ancora UsaSpending non esisteva, e abbiamo trovato alcuni contratti interessanti anche nel nostro archivio pubblico.

Sei contratti documentano una sequenza di valutazioni su siti contaminati della base che copre quasi un decennio.

Nel 2007, CH2M Hill conduce due valutazioni parallele: una valutazione del rischio per l'area di addestramento antincendio (176.836 dollari) e una valutazione del rischio per i serbatoi interrati in perdita (154.997 dollari). La presenza di serbatoi in perdita già alla fase 6 di rimozione suggerisce che questo programma fosse in corso da almeno il 2001-2002.

Nel maggio 2009 Jacobs Engineering conduce una prima ricognizione su più siti contaminati della base, per 475.431 dollari. Nello stesso mese di settembre di quell'anno, due contratti minori sempre relativi all’addestramento antincendio: 37.396 dollari per costruire una recinzione attorno alla fossa di addestramento antincendio, e 7.729 dollari per l'acquisto dalla britannica Haagen Fire Training Products di un sistema di simulazione a fiamma fredda.

Nell'aprile 2012 Jacobs riceve 224.953 dollari per valutazioni di rischio aggiuntive presso la fossa di addestramento antincendio e la Facility 933 di Aviano Air Base. La parola "aggiuntive" indica che esistevano già valutazioni precedenti.

Nel febbraio 2013 CH2M Hill conduce una valutazione di rischio per i siti contaminati della base, per 373.677 dollari.

Nel settembre 2014 Jacobs riceve un contratto con oggetto condurre valutazione di rischio Sito 703, fossa di addestramento antincendio ad Aviano. Importo netto 125.485 dollari, periodo di esecuzione da settembre 2014 a dicembre 2015, prorogato e chiuso definitivamente nel settembre 2019. Il codice merceologico è NAICS 562910, Remediation Services, servizi di bonifica. La categoria di prodotto è F999, altri servizi ambientali. Il finanziamento proviene dall'AFCEC, l'Air Force Civil Engineer Center, cioè l'ente che coordina tutte le bonifiche ambientali dell'Air Force a livello globale.

Non si commissionano valutazioni di rischio sotto un codice "servizi di bonifica", finanziate dall'ente che coordina le bonifiche dell'Air Force a livello globale, per un impianto che funziona bene. Tra il 2007 e il 2015 il Dipartimento della Difesa conduceva quindi misurazioni periodiche su un problema identificato in quel punto preciso della base, con continuità documentata nell'arco di quasi un decennio e con almeno due contractor diversi coinvolti.

Non è noto dai documenti pubblici cosa abbiano rilevato quelle valutazioni, né se i risultati siano stati condivisi con le autorità ambientali italiane.

Qualche informazione sui fornitori: Jacobs e CH2M Hill

Le valutazioni di rischio ambientale sulla fossa di addestramento antincendio di Aviano portano la firma di due società che, all'epoca, erano le maggiori concorrenti nello stesso mercato: Jacobs Engineering Group, con sede a Dallas, e CH2M Hill. Nel dicembre 2017 la prima ha acquisito la seconda, dando vita a un gruppo di servizi professionali da 15 miliardi di dollari. È il motivo per cui, nei registri federali statunitensi, alcuni contratti Aviano intestati a CH2M Hill risultano oggi con Jacobs come società madre: il database riflette la proprietà attuale, non quella del momento in cui il contratto fu firmato. La storia societaria si è poi divisa di nuovo: nel settembre 2024 Jacobs ha scorporato le divisioni Critical Mission Solutions e Cyber & Intelligence, fondendole con Amentum e creando una società quotata a sé stante, Amentum Holdings.

Jacobs è uno dei principali contractor ambientali del Dipartimento della Difesa statunitense e lavora da oltre vent'anni con l'Air Force Civil Engineer Center, l'ente che coordina le bonifiche ambientali dell'aeronautica militare americana in tutto il mondo, lo stesso che ha finanziato la valutazione sul Sito 703 di Aviano.

Sui PFAS in particolare, queste società figurano tra quelle che redigono per il Dipartimento della Difesa le valutazioni preliminari e le indagini di sito sulle aree di rilascio di schiuma antincendio. Un esempio documentato è la valutazione preliminare firmata da CH2M nel 2019 per l'installazione navale di Webster Field, nel Maryland, che individuava le aree di interesse in cui l'AFFF poteva essere stata rilasciata e che ha condotto a campionamenti di suolo e acque sotterranee.

La conversione

Nel 2014 e nel 2015 la base acquista da Kirila Fire Training Facilities un simulatore portatile per incendi di F-16, un simulatore di incendio veicolare con rimorchio e altro materiale addestrativo. Sono apparecchiature che permettono di addestrare senza bruciare carburante in una fossa aperta.

Nell'aprile 2016 la società italiana SO.IN.CI. srl riceve 107.549 dollari per la progettazione di un fire training mockup, una sagoma di velivolo per l'addestramento antincendio. Il committente è sempre il 31esimo Civil Engineer Squadron della base.

Nel settembre 2018 il contratto FA568218C0045 viene aggiudicato alla Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna. Oggetto: Project ASHE 16-1043, realizzazione della sagoma di velivolo per addestramento antincendio. Importo: 2.181.069 dollari. I lavori si concludono nel luglio 2021. Nelle transazioni successive la localizzazione dell'opera è indicata in modo esplicito: Area F, Aviano AB, Italia.

In base alla Aviano AB Instruction 15-101, l'istruzione ufficiale emanata per ordine del comandante della base, Aviano è organizzata in aree distinte identificate da lettere, e l'Area F è la più estesa, ospita la linea di volo e la maggior parte delle operazioni del 31esimo Fighter Wing. Le altre lettere corrispondono a funzioni diverse. La sagoma per l’addestramento antincendio si trova nell’area F.

Dal 2022 seguono contratti di manutenzione periodica: 39.200 dollari alla WRG Fire Training Simulation Systems nel 2022, e nel settembre 2025 un contratto da 38.382 dollari alla KFT Fire Trainer LLC per ispezione semestrale e riparazioni minori dei simulatori di incendio aeronautico, con validità fino al 29 settembre 2026.

I fornitori sono significativi quanto gli importi. Kirila, poi divenuta KFT Fire Trainer, e WRG Fire Training Simulation Systems costruiscono simulatori antincendio alimentati a gas. In quegli impianti la fiamma è prodotta da bruciatori a propano e si spegne con acqua. Non serve schiuma, e non se ne usa.

Le immagini diffuse dall'aeronautica statunitense lo confermano. In un servizio fotografico del 26 giugno 2026, pubblicato sull'archivio pubblico ufficiale DVIDS, i vigili del fuoco del 110th Civil Engineer Squadron della Guardia Nazionale del Michigan si addestrano ad Aviano insieme al 31esimo CES. Si distinguono la sagoma di velivolo con i bruciatori sotto l'ala, una vasca rettangolare a filo pavimento per l'incendio da versamento, e le griglie di drenaggio incassate nel piazzale. Il getto è acqua, e il piazzale bagnato riflette il cielo. Di schiuma, nelle ventidue immagini del servizio, non c'è traccia.

Possiamo quindi dedurre che ad oggi, ad Aviano, l'addestramento antincendio non disperde composti fluorurati. Il problema è ciò che è stato disperso prima, e che come sappiamo non se ne andrà per sempre.

I contratti raccontano due processi paralleli durati oltre un decennio. Da un lato una lunga fase di valutazione del rischio ambientale sulla fossa, dal 2007 al 2019, affidata a contractor specializzati e finanziata dall'ente per le bonifiche dell'aeronautica. Dall'altro una transizione impiantistica altrettanto lunga e finanziariamente impegnativa, che dai primi simulatori portatili del 2014 arriva ai 2,18 milioni del mockup completato nel 2021, con la manutenzione che prosegue ancora oggi.

Le due linee si sovrappongono, e insieme disegnano il profilo di una base che per oltre un decennio ha misurato un problema nella sua fossa di addestramento e ha costruito, a caro prezzo, il modo di non usarla più.

Quello che sembra mancare, in mezzo a tutta questa attività documentata, è la comunicazione al territorio di cosa quelle valutazioni avessero trovato.

Approfondiamo il quadro normativo – statunitense – in cui si inseriscono questi contratti. Il National Defense Authorization Act per l'anno fiscale 2020 (NDAA FY2020), la legge di autorizzazione della difesa americana firmata il 20 dicembre 2019, dispone (Section 324) che il Segretario alla Difesa proibisca l'impiego di schiuma AFFF fluorurata nelle esercitazioni presso le installazioni militari. La precedente Section 323 riguarda il rilascio incontrollato dello stesso prodotto. Sono norme di poche righe, e delegano all'amministrazione il compito di implementare questi divieti.

La direttiva che dà attuazione a entrambe è datata 18 settembre 2020. È un memorandum indirizzato ai vertici di Esercito, Marina, Aeronautica, Defense Logistics Agency e Guardia Nazionale. Il testo è netto: ogni collaudo di attrezzature e ogni addestramento di personale con schiuma AFFF fluorurata è vietato nelle installazioni del Dipartimento della Difesa, con cinque sole eccezioni (cinque basi negli Stati Uniti che si sono dotate di sistemi di contenimento tali da garantire che la schiuma non venga rilasciata nell'ambiente).

La transizione della base di Aviano è più o meno avvenuta in quel periodo, possiamo immaginare spinta dalle valutazioni di rischio effettuate e allineandosi infine a quanto richiesto dalla normativa.

L'aviere Trace Fletcher e il sergente Cristian Martinez, addetti alla manutenzione dei sistemi carburante del 31st Maintenance Squadron, escono strisciando da un hangar durante l'esercitazione annuale con schiuma AFFF alla base aerea di Aviano, 29 aprile 2021. La schiuma AFFF è un agente estinguente utilizzato per spegnere gli incendi da combustibile liquido. L'utilizzo è a fini informativi e non costituisce avallo da parte del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Troviamo ancora riferimenti alle schiume antincendio AFFF in attività svolte alla base, come ad esempio l’esercitazione del 2021, di cui sono state pubblicate alcune foto su DVIDS, il portale pubblico ufficiale delle immagini del Dipartimento della Difesa. Le didascalie fanno riferimento a un’esercitazione annuale con schiuma AFFF, ma nelle foto non si vede alcuna schiuma, né residui, e l’equipaggiamento del personale coinvolto è ordinario. Si tratta di esercitazioni di prontezza operativa, che non prevedono l’uso di materiali pericolosi, anche se resta significativo che nell'aprile 2021 l'esercitazione AFFF era ancora nel calendario addestrativo della base e verosimilmente l'impianto era considerato attivabile, sette mesi dopo una direttiva del Pentagono che vietava collaudi e addestramenti con prodotto fluorurato in tutte le basi (escluse 5 negli USA).

Altre esercitazioni successive di cui abbiamo trovato traccia, come la settimana della prevenzione incendi, dell’ottobre 2022, svoltasi in collaborazione con vigili del fuoco italiani e sloveni, o la recentissima di Giugno 2026, mostrano getti d'acqua e nessun uso di schiuma.

I rapporti sull’acqua

La sagoma costruita tra il 2018 e il 2021 si trova, come specificato nei contratti, nell’Area F. È la stessa nomenclatura che i rapporti sull'acqua potabile usano per descrivere la distribuzione idrica. Qui entrano in scena i documenti che accompagnano il resto di questa ricostruzione. I Consumer Confidence Report (CCR) sono i rapporti annuali sulla qualità dell'acqua potabile che le installazioni statunitensi all'estero redigono sul modello previsto dal Safe Drinking Water Act. Ad Aviano li prepara il Bioenvironmental Engineering del 31esimo Operational Medical Readiness Squadron. Sono pubblici, sono in inglese, e per questo articolo ne abbiamo esaminati sette, relativi agli anni dal 2017 al 2024.

Descrivono in dettaglio il sistema di trattamento della base. A differenza di molte installazioni americane in Italia che si appoggiano alle reti idriche locali, Aviano gestisce un acquedotto proprio, alimentato da sei pozzi denominati 1, 2, 3, 4, Z2 e Z3. L'acqua è clorata alla testa pozzo, in un caso disinfettata anche con raggi ultravioletti, e filtrata con carbone attivo granulare prima della distribuzione.

Il carbone attivo è tra i sistemi più efficaci per rimuovere i PFAS dall'acqua potabile. Ad Aviano ce ne sono undici torri, distribuite su cinque dei sei pozzi. Il Pozzo 1, che serve le Aree A1 e A2, ne ha due. Il Pozzo 3, che serve le Aree D ed E, ne ha due. Il Pozzo 4 non ne ha. E poi ci sono il Pozzo 2 con tre torri, il Pozzo Z2 con due e il Pozzo Z3 con due, tutti e tre a servizio delle Aree F e G.

Sette torri su undici servono le Aree F e G, cioè la zona in cui si trova l'impianto di addestramento antincendio e in cui si trovava la fossa che l'ha preceduto.

L'Area F è la più estesa della base e vi si concentra la maggior parte delle sue funzioni: è servita da tre pozzi, contro uno soltanto per ciascuna delle altre zone, e più pozzi significa più torri. Il totale riflette quindi in buona parte il fabbisogno idrico, non necessariamente la presenza di un contaminante. Non è chiaro per quale motivo ci siano delle asimmetrie, il pozzo 2 ha tre torri, il pozzo 4 non ne ha nessuna.

I rapporti pubblicamente disponibili risalgono al 2017, e in quello relativo al 2019 i filtri risultano già operativi. I rapporti precedenti non sono accessibili. Questi sette rapporti, dal 2017 al 2024, ci permettono comunque di ricostruire una storia interessante.

Il rapporto relativo al 2017 è il più antico disponibile e non contiene alcuna sezione sui PFAS: non una riga in tabella, non una spiegazione, non una menzione. Lo stesso vale per quello relativo al 2019, che pure descrive già in funzione le torri di carbone attivo.

Il rapporto relativo al 2020 non contiene alcuna riga sui PFAS. Eppure, come si scoprirà due anni dopo, proprio nell'ottobre 2020 erano stati prelevati campioni da tutti e sei i pozzi.

Il rapporto relativo al 2021 contiene invece una riga che negli anni precedenti non c'era.

Per- and Polyfluoroalkyl Substances (PFAS). Livello massimo rilevato: 1,85 nanogrammi per litro.

Alla voce fonte probabile, il documento firmato dall'aeronautica militare statunitense indica la produzione di tappeti, abbigliamento, imballaggi di carta, e le schiume antincendio. Il rapporto dichiara esplicitamente che la tabella contiene soltanto i contaminanti trovati in concentrazioni superiori al limite minimo di rilevabilità del laboratorio (Method Detection Limit).

Il rapporto relativo al 2022 non contiene più alcuna riga sui PFAS. Alla domanda "Aviano ha testato l'acqua per i PFAS?", risponde che i campioni dell'ottobre 2020 erano al di sotto del Method Reporting Limit per tutti i 18 composti analizzati, e afferma: i PFAS non sono stati rilevati nel sistema idrico della base. In questo rapporto troviamo il riferimento ai campionamenti del 2020 che non erano stati citati in precedenza.

E’ necessario chiarire la differenza tra Method Detection Limit (soglia sotto la quale uno strumento non vede nulla) e il Method Reporting Limit (la soglia sotto la quale il laboratorio non considera il dato quantificabile con affidabilità), che è più alta. Un valore di 1,85 nanogrammi per litro può essere contemporaneamente sopra il primo e sotto il secondo. Il rapporto 2021 aveva pubblicato quel numero applicando il primo criterio. Il rapporto 2022 lo fa scomparire applicando il secondo, e riassume il tutto in una frase che afferma qualcosa di più forte di quanto il dato consenta.

Nello stesso documento, peraltro, l'Air Force ammette che i valori guida sanitari provvisori emanati dall'EPA nel 2022, gli health advisory, si collocano al di sotto dei limiti di quantificazione. Cioè riconosce che i propri metodi analitici non sono in grado di misurare le soglie che l'ente regolatore statunitense considerava protettive.

C'è un termine di paragone utile, ed è italiano. Il decreto legislativo 102/2025, nell'allegato I che fissa le specifiche per l'analisi dei parametri citato in precedenza, indica che per i singoli composti PFAS è possibile ottenere limiti di quantificazione fino a un solo nanogrammo per litro, e che sono ammessi valori non superiori a dieci. È la fascia entro cui la normativa italiana si aspetta che un laboratorio sappia lavorare quando controlla un acquedotto. Il valore che Aviano ha pubblicato nel 2021, 1,85 nanogrammi per litro, cade esattamente dentro quella fascia. Quello che il rapporto dell'anno successivo colloca sotto la propria soglia di rendicontabilità è, per gli standard analitici che l'Italia applica oggigiorno ai propri acquedotti, un dato misurabile e rendicontabile.

Il rapporto del 2022 definisce la politica di monitoraggio periodico dei PFAS in base al memorandum dell'Assistant Secretary of Defense del 2 marzo 2020, che impone il campionamento dei PFAS in tutti i sistemi idrici gestiti dal Dipartimento della Difesa, in Italia come ovunque. Il memorandum richiede un primo prelievo entro il 31 dicembre 2020, poi un campionamento ogni tre anni per i sistemi risultati sotto il limite di quantificazione, con frequenza più stretta per quelli sopra. Questo è il quadro in cui si collocava Aviano dell'ottobre 2020.

In realtà, l’obbligo di controllo esisteva già dal 10 giugno 2016, quando l'Assistant Secretary of Defense per energia, installazioni e ambiente aveva emanato un memorandum indirizzato ai vertici di Esercito, Marina, Aeronautica e Defense Logistics Agency. L'oggetto era di analizzare l'acqua potabile del Dipartimento della Difesa per PFOS e PFOA, prendendo atto delle nuove raccomandazioni diffuse il 19 maggio 2016 dall'EPA (l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente).

Le azioni richieste erano due. Analizzare l'acqua potabile per PFOS e PFOA in tutte le installazioni in cui il Dipartimento della Difesa è il gestore idrico, incluse quelle all'estero. Ed in caso di concentrazioni superiori a 70 parti per trilione, seguire le azioni raccomandate dall'EPA, che comprendono la ripetizione dell'analisi, la comunicazione con le autorità competenti per l'acqua potabile, la notifica ai consumatori e la valutazione di alternative, inclusa la fornitura di acqua diversa.

Il memorandum chiedeva a ciascuna componente del Dipartimento di iniziare ad attuare queste azioni immediatamente, ma non stabiliva un calendario di controllo, cosa che viene invece introdotta quattro anni dopo, nel memorandum del 2020 che abbiamo citato sopra.

La base di Aviano, avendo un acquedotto proprio, rientrava in pieno in quell'obbligo dal giugno 2016. Il primo campionamento PFAS documentato è dell'ottobre 2020, non sappiamo se siano stati fatti in precedenza. Ma sappiamo, da ARPA FVG, che la falda intorno alla base era già sopra il limite europeo dal 2017.

Il rapporto relativo al 2023 è il documento più denso dell'intera serie. È anche l'unico che non si trova più sul sito ufficiale della base, ed è recuperabile soltanto attraverso l'Internet Archive.

Alla sezione sulla conformità, documenta l'unica violazione di un limite sanitario documentata in tutti gli anni esaminati. Nel settembre 2023 i trialometani totali (TTHM) superano il limite italiano nella sola Area A1/A2: 0,0337 milligrammi per litro contro un massimo di 0,03. Quel massimo è esattamente il valore che l'allegato I del decreto italiano fissa per i trialometani totali, 30 microgrammi per litro: la conferma che gli standard che la base dichiara di rispettare sono, su questo parametro, quelli italiani. Alla colonna violazione, la tabella segna sì. Viene inviato un avviso agli utenti dell'acquedotto della base, e viene predisposto un piano di azione correttiva che comprende, testualmente, la sostituzione dei filtri dell'impianto idrico, lo spurgo delle tubazioni e l'intensificazione del monitoraggio. A novembre 2023 i valori dei TTHM rientrano.

I trialometani si formano quando il cloro reagisce con la sostanza organica naturale presente nell'acqua. È il carbone attivo a trattenere quei precursori. Un superamento su una linea dotata di torri a carbone è il segnale classico di un letto filtrante esaurito, e infatti l'azione correttiva è stata cambiare i filtri.

Il carbone attivo, però, ad Aviano non serve soltanto a governare i trialometani. È l'unica barriera che quella base ha contro i PFAS.

Ne discende una sequenza che il rapporto stesso permette di ricostruire. Tra l'ottobre 2020 e il dicembre 2023 non risulta alcun campionamento PFAS: tre anni di vuoto. In quei tre anni il carbone raggiunge un grado di esaurimento tale da lasciare passare i precursori dei trialometani. A settembre 2023 il superamento viene rilevato e i filtri vengono sostituiti. Il documento non specifica che i filtri sostituiti fossero le torri a carbone attivo: parla genericamente di water system filters. A dicembre 2023, su carbone nuovo, si esegue il secondo test PFAS della storia della base (per quanto ne sappiamo, e risulta negativo.

E’ importante sottolineare che tutti questi risultati riguardano l'acqua dopo la filtrazione a carbone attivo, distribuita al personale della base. I rapporti non riportano alcun dato sulla qualità della falda grezza prima del trattamento. Non è quindi possibile stabilire se i PFAS fossero presenti nell'acqua di falda prima dei filtri, né a quali livelli. Nel dicembre 2023, mese del secondo test, il monitoraggio ARPA FVG rilevava a Roveredo in Piano, nella stessa area idrogeologica, concentrazioni di PFOS di 150 nanogrammi per litro.

Il rapporto relativo al 2024 chiude la serie della nostra analisi, con forse l'anno peggiore sul piano batteriologico, con quattro episodi distinti, tutti nei mesi caldi e tutti ricondotti all’insufficiente clorazione della rete idrica. 
Riguardo i PFAS, descrivendo la nuova norma federale statunitense dell'aprile 2024, la base scrive che il Dipartimento della Difesa campiona l'acqua potabile per i PFAS in tutti i sistemi idrici di sua proprietà e gestione dal 2017. Sappiamo che l’obbligo era scattato nel 2016, ma i rapporti del 2017 e del 2019 non fanno alcun cenno al monitoraggio di PFAS, il primo campionamento documentato risale all'ottobre 2020, che però viene citato solo nel 2022.  

Altre possibili fonti

La presenza di PFAS nell'area non può essere attribuita con certezza assoluta a un'unica sorgente sulla base dei dati attualmente disponibili. Qualsiasi attribuzione definitiva richiede un'indagine idrogeologica specifica che vada oltre ciò che i dataset pubblici consentono.

ARPA FVG ha distinto due sorgenti: la base di Aviano per il PFOS e il sito industriale di Ceolini per il PFOA. La distinzione è coerente con la composizione chimica rilevata: il PFOS domina nettamente nei comuni a valle della base, mentre il PFOA rimane in secondo piano.

Esistono tuttavia elementi di incertezza. Il sito di Ceolini è una sorgente documentata di PFOA e i suoi contributi non sono completamente separabili senza modelli idrogeologici dedicati. Alcuni punti mostrano valori di PFOA non trascurabili anche nei comuni a valle della base, fino a 25 nanogrammi per litro a Fontanafredda nel 2025. E la base stessa, oltre all'AFFF, utilizza numerosi altri prodotti contenenti PFAS nella manutenzione ordinaria degli aeromobili: rivestimenti, lubrificanti, sistemi idraulici.

Come segnalato da Pat Elder sul sito Military Poisons, il Pentagono stesso nel suo Rapporto sugli usi critici delle sostanze per- e polifluoroalchiliche  riconosce che la presenza di PFAS va ben oltre le schiume antincendio. Redatto su mandato di legge nell'agosto 2023 e con un impianto argomentativo orientato a giustificare la necessità di continuare a usare i PFAS, il rapporto evidenzia comunque la dipendenza strutturale dell'industria della difesa dai composti perfluoroalchilici.

Tornando ad Aviano, quello che i dati consentono di affermare è che la contaminazione da PFOS nei comuni a sud della base è documentata, persistente e molto superiore ai limiti europei da almeno nove anni, e che le sue caratteristiche chimiche e la sua distribuzione geografica sono coerenti con una sorgente collegata all'uso di AFFF nell'area di addestramento antincendio.

Il vuoto normativo

La situazione di Aviano ripropone le questioni strutturali già emerse per Sigonella e, più in generale, per tutte le installazioni militari americane in Europa.

Gli accordi SOFA che regolano la presenza delle forze armate americane in Italia creano un regime separato in cui la base è sottratta alla giurisdizione ambientale ordinaria. Sarebbe però impreciso dire che non esiste alcuna regola. Ne esiste una, ed è statunitense.

La direttiva DoDI 4715.05, Environmental Compliance at Installations Outside the United States, stabilisce che il Dipartimento della Difesa (oggigiorno rinominato "della Guerra") adotti e rispetti, per ciascun paese in cui mantiene installazioni rilevanti, un corpo di norme chiamato Final Governing Standards, che deve conciliare gli accordi internazionali applicabili con gli standard ambientali del paese ospitante. Per l'Italia esistono e li troviamo citati nei rapporti sull'acqua potabile di Aviano, sono i documenti da cui la base ricava i limiti di piombo, nitrati e trialometani che dichiara di rispettare. Siamo riusciti a reperire online solo una copia datata 2012, e aggiornata nel 2015, degli Environmental Final Governing Standards - Italy, che contiene un solo cenno ai PFAS:

C5.3.12.2.1. È vietato l'uso di schiume antincendio a base di PFOS (ad esempio, alcune schiume filmogene acquose, AFFF) disponibili in commercio nell'Unione europea prima del 27 dicembre 2006.

Lo standard che la base applica vieta dunque da anni proprio il composto che ARPA FVG ritrova, dominante, nella falda a valle. Il divieto riguarda l'uso, non i rilasci del passato, e non prova quindi un impiego recente: ma colloca il PFOS, da tempo, tra le sostanze che la base stessa riconosce di non dover disperdere.

Esiste inoltre una direttiva dedicata, la DoDI 4715.08, intitolata alla bonifica della contaminazione ambientale al di fuori degli Stati Uniti. E il comando USEUCOM è formalmente designato coordinatore ambientale di teatro per l'Europa, con il compito espresso di vigilare sull'applicazione uniforme di questi standard nelle installazioni situate nell'Unione Europea, proprio in ragione della particolarità del quadro normativo comunitario.

Il quadro normativo esiste. Quello che manca è la sua parte rivolta verso l'esterno. Nessuna di queste norme obbliga le autorità militari americane a condividere i risultati dei propri monitoraggi con ARPA FVG o con i comuni interessati, né a partecipare ai piani di caratterizzazione e bonifica previsti dalla normativa italiana. Gli standard italiani entrano nel perimetro della base come parametri tecnici da rispettare al rubinetto, non come un canale di comunicazione con le istituzioni che quegli standard li hanno scritti.

Conclusioni

Con questa analisi abbiamo provato a portare tre contributi documentali.

Il primo è una visualizzazione della serie storica dei dati ARPA FVG e del contesto in cui sono stati misurati. Al momento si discute dell’emergenza attuale relativa ai pozzi artesiani privati, ma crediamo sia importante sottolineare che da anni i valori erano superiori ai limiti che oggigiorno vengono considerati critici. In altri termini, nove anni consecutivi di misurazioni, comune per comune, documentano che il superamento del limite europeo non è una novità del 2026 ma una realtà stabile almeno dal 2017.

Il secondo è la ricostruzione della traccia contrattuale americana sull'area di addestramento antincendio. Non soltanto le valutazioni di rischio, ma l'intera sequenza: la recinzione del 2009, i simulatori portatili del 2014, la progettazione del 2016, i milioni di dollari spesi tra il 2018 e il 2021 per costruire in Area F l'impianto che ha sostituito la fossa, e i contratti di manutenzione che arrivano fino al settembre 2026. È la cronologia di una dismissione mai comunicata al territorio, e verosimilmente basata su valutazioni di rischio mai condivise. Cosa particolarmente grave vista la possibilità che questo impatto ambientale sia dovuto alle esercitazioni svolte presso la base stessa nei decenni precedenti.

Il terzo è la lettura in serie dei rapporti sull'acqua potabile della base: il valore di 1,85 nanogrammi per litro pubblicato nel 2021 e scomparso nel 2022 sotto un criterio analitico diverso, e la sequenza dell'autunno 2023 in cui i filtri vengono sostituiti tre mesi prima del test PFAS che risulterà negativo.

Le domande che restano aperte

Nell’interesse di tutti, sia il personale della base che la popolazione che vive nelle vicinanze, sarebbe auspicabile recuperare la carenza comunicativa passata.

All'US Air Force, al 31esimo Fighter Wing e al 31esimo Civil Engineer Squadron

  • Quando sono state installate le torri di carbone attivo, e in particolare le sette che servono le Aree F e G, e in risposta a quali rilevazioni

  • Quali filtri sono stati sostituiti nell'autunno 2023 e quale era la loro data di installazione precedente

  • Dove recapitano le griglie di drenaggio del piazzale di addestramento antincendio

  • Quando è cessato l'uso di schiuma fluorurata nell'addestramento

  • Quale prodotto era caricato negli impianti fissi nell'aprile 2021

  • Sono miai stati condotti campionamenti PFAS sulla falda esterna alla base, e con quali esiti

All'Air Force Civil Engineer Center.

  • Le valutazioni di rischio condotte tra il 2007 e il 2015 sono documenti esistenti, commissionati con denaro pubblico statunitense, e la cui esistenza è verificabile nei registri contrattuali federali. Se contengono dati di caratterizzazione del suolo e della falda, quei dati riguardano un acquifero italiano, e dovrebbero essere condivisi con le autorità italiane

Al comando USEUCOM, designato coordinatore ambientale di teatro per l'Europa

  • Se e come abbia vigilato sull'applicazione degli standard ambientali ad Aviano

  • Se i Final Governing Standards per l'Italia, che i rapporti di Aviano citano come fonte dei limiti che dichiarano di rispettare, sono stati aggiornati per recepire il limite di 20 nanogrammi per litro sui PFAS nell'acqua potabile introdotto in Italia dal gennaio 2026

Al Ministero dell'Ambiente.

  • Se i dati di contaminazione nell'area siano stati inclusi nelle comunicazioni con le autorità americane nell'ambito degli accordi SOFA

  • Se esista un quadro di coordinamento tra autorità ambientali italiane e le basi militari straniere per la gestione delle contaminazioni da PFAS.

Le comunità di Porcia, Roveredo in Piano, Fontanafredda e Aviano meritano risposte concrete, non soltanto ordinanze emergenziali emesse nove anni dopo la prima misurazione che lo superava.

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