Gli accordi sulle basi militari USA in Italia rimangono segreti
Settant'anni fa, in piena Guerra Fredda, l'Italia firmò con gli Stati Uniti due accordi che avrebbero determinato per decenni la geografia militare del nostro Paese. Ancora oggi, quei testi non sono accessibili al pubblico, né integralmente al Parlamento. La ragione ufficiale: il segreto di Stato.
Il primo accordo, denominato Air Technical Agreement, fu siglato il 30 giugno 1954. Definisce i limiti delle attività operative, addestrative, logistiche e di supporto che i velivoli americani possono effettuare sul territorio italiano. Il secondo, il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA), risale al 20 ottobre 1954 ed è conosciuto come «Accordo Ombrello»: regola le modalità con cui le Forze USA utilizzano le basi concesse loro sul territorio nazionale. Da esso derivano, nel corso degli anni, vari Memorandum d'intesa — tecnici e locali — per disciplinare i singoli siti.
Due documenti fondamentali per comprendere cosa accade dentro Aviano, Sigonella, Vicenza, Ghedi, Napoli e nelle varie installazioni minori sparse lungo la penisola. Due documenti che i cittadini italiani non possono leggere.
Elevata segretezza degli accordi con gli USA
Nel gennaio 2003, il ministro della Difesa Antonio Martino comunicò alle Commissioni Difesa di Camera e Senato che i due accordi del 1954 hanno «una elevata classifica di segretezza» e che non possono essere declassificati unilateralmente dall'Italia. Occorre il consenso di entrambe le parti, ovvero anche degli Stati Uniti.
Palazzo Chigi e il ministro della Difesa Crosetto citano questi accordi nei chiarimenti recenti senza però pubblicarne i testi.
In pratica: Washington ha un diritto di veto sulla trasparenza. L'Italia non può rendere pubblici accordi che la riguardano direttamente senza il permesso della controparte americana. Una condizione che solleva interrogativi profondi sulla sovranità reale del nostro Paese in materia di difesa e politica estera.
L'articolo 12 della legge 801 del 24 ottobre 1977 ammette espressamente la copertura col segreto di Stato degli «accordi internazionali» quando la loro diffusione possa recar danno «alla indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi» o «alla preparazione e alla difesa militare dello Stato».
La compatibilità degli accordi segreti con la Costituzione
La questione dell'ammissibilità dei trattati segreti nel vigente ordinamento costituzionale è stata al centro di un lungo dibattito giuridico. La dottrina nettamente maggioritaria — Mortati, Cassese, Barbera, Barile — esclude la loro compatibilità con la Costituzione e li considera illegittimi.
Il punto centrale è l'articolo 80 della Costituzione, che attribuisce al Parlamento la competenza ad autorizzare, con legge, la ratifica dei trattati internazionali che comportino oneri finanziari, modifiche legislative o impegni politici rilevanti. Se un trattato è segreto, il Parlamento non può esercitare questa funzione. E se non può esercitarla, il meccanismo democratico di controllo sull'esecutivo si inceppa.
Alcuni giuristi (Labriola) sottolineano come la normativa sulla pubblicazione degli atti internazionali costituisca essa stessa prova ulteriore dell'illegittimità di accordi segreti. Altri (Fois) si spingono oltre, sostenendo che un trattato segreto potrebbe addirittura non avere effetti giuridicamente vincolanti — ricadendo nella categoria dei semplici gentlemen's agreement, privi di valore normativo.
La "desecretazione" di D'Alema
Nel 1999 D’Alema annunciò che il Governo avrebbe messo a disposizione della magistratura il testo del BIA e non opposto il segreto, ma questo riguardava l’accesso da parte delle procure militare e ordinaria, non la pubblicazione generale del testo. Il provvedimento fu quindi un allentamento selettivo del vincolo di segretezza verso l’autorità giudiziaria, non una piena desecretazione aperta al pubblico.
Il M5S e la trasparenza sulle basi USA
Il M5S, quando è andato al governo (2018–2019 e poi nel Conte II), non ha desecretato né reso pubblicamente accessibile il testo del BIA o degli altri accordi “segreti” sulle basi Usa in Italia. Elisabetta Trenta, come ministra della Difesa (2018–2019) espressa dal M5S, non risulta che abbia avviato o concluso un’iniziativa specifica di trasparenza volta a rendere pubblico il testo degli accordi segreti (BIA, annessi, memoranda).
In sintesi il M5S non ha tolto il segreto sugli accordi in questione e il ministro Trenta, pur in un ruolo chiave, non ha modificato il regime di segretezza del BIA o degli altri accordi bilaterali con gli USA.
Il BIA è tuttora considerato un trattato “segreto” e non è mai stato pubblicato nella sua versione completa.
Studi e analisi parlano di un accordo con elevata classificazione di segretezza, che non può essere declassificato unilateralmente dall’Italia perché il regime è stabilito bilateralmente con gli USA.
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