Si avvicina la conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari (TNP)
Perché il TNP è cruciale per il futuro del disarmo nucleare
Nakamitsu Izumi, Sottosegretaria Generale dell'ONU e Alta Rappresentante per gli Affari del Disarmo, ha lanciato venerdì scorso a Tokyo un allarme preciso e inequivocabile: un nuovo fallimento nella ricerca di un accordo potrebbe portare il TNP a "svuotarsi".
Le due precedenti conferenze di revisione non sono riuscite ad adottare alcun documento finale. Un terzo insuccesso consecutivo rischierebbe di ridurre il trattato a mere "parole sulla carta", privandolo di quella forza politica e morale che ne ha fatto per decenni uno strumento fondamentale di governance nucleare.
Il contesto: una nuova corsa agli armamenti nucleari
La conferenza si apre in un momento di straordinaria gravità geopolitica. A febbraio 2026 è scaduto il trattato New START, l'ultimo accordo vincolante tra Stati Uniti e Russia sulla riduzione delle armi nucleari strategiche, senza che sia stato siglato alcun accordo sostitutivo. Le due principali potenze nucleari del pianeta si trovano oggi prive di qualsiasi quadro giuridico bilaterale che limiti i rispettivi arsenali. È uno scenario che non si verificava dalla Guerra Fredda.
A questo si aggiungono le tensioni crescenti in diverse aree del mondo, i programmi nucleari di paesi al di fuori del TNP, e una più generale erosione della fiducia multilaterale che rende ogni negoziato più difficile.
E per di più sembra essere stato abbandonato il trattato INF sugli euromissili, conquista storica degli anni Ottanta del secolo scorso.
Cosa rischia di perdere il mondo
Il TNP, in vigore dal 1970, rappresenta il fondamento del regime internazionale di non proliferazione. Esso vincola i cinque Stati nucleari riconosciuti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) all'obiettivo del disarmo, mentre impegna gli altri firmatari a non sviluppare armi nucleari in cambio di accesso alla tecnologia nucleare civile. Un trattato che si "svuota" non scompare formalmente, ma perde mordente, credibilità e capacità di deterrenza diplomatica. Il trattato è infatti anche la via maestra con cui impostare una strategia di disarmo nucleare; ricordiamo infatti che il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP) prevede esplicitamente il disarmo nucleare nel suo Articolo VI.
Il sesto articolo
L'articolo VI stabilisce: "Ciascuna delle Parti contraenti si impegna a perseguire in buona fede trattative su misure efficaci relative alla cessazione della corsa agli armamenti nucleari presso la massima possibile e sul disarmo nucleare, e ad adottare un trattato sul disarmo generale e completo sotto un rigoroso e onesto controllo internazionale."
Questo articolo rappresenta il terzo pilastro del TNP (insieme a non-proliferazione e uso pacifico dell'energia nucleare), vincolando gli Stati nucleari (USA, Russia, UK, Francia, Cina) a negoziare la riduzione ed eliminazione degli arsenali nucleari.
Per i movimenti per la pace, per le organizzazioni della società civile e per i paesi non nucleari, il TNP rimane uno strumento imperfetto ma insostituibile. Il suo indebolimento aprirebbe la strada a una proliferazione incontrollata dalle conseguenze imprevedibili.
Cosa è inaccettabile
Non è accettabile che le potenze nucleari continuino a modernizzare i propri arsenali mentre il quadro giuridico del disarmo si sgretola pezzo per pezzo.
È necessario che la conferenza di revisione adotti un documento finale concreto, con impegni verificabili e scadenze definite. L'ONU ha dichiarato che spingerà con forza verso il consenso: la società civile deve fare la propria parte, tenendo alta la pressione pubblica e politica.
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