Albert, bollettino internazionale per la pace e il disarmo

Il governo giapponese autorizza l'export di armi letali: addio ai principi pacifisti

Una svolta storica che riscrive il ruolo militare di Tokyo. Dai caccia alle navi da guerra, il Giappone si prepara a rifornire i mercati internazionali, infrangendo ottant'anni di obbedienza alla sua Costituzione pacifista. Intanto la premier rievoca la memoria dei criminali di guerra nipponici.
26 aprile 2026
Redazione PeaceLink

Albert, Pacifist Bulletin

Il Gabinetto della premier giapponese Sanae Takaichi ha ufficialmente abolito il divieto storico sull'esportazione di armi letali, compresi caccia, missili e navi da guerra. Una decisione che segna una rotta netta con l'articolo 9 della Costituzione nipponica, il celebre articolo "pacifista" imposto dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, che limitava le forze armate alla sola autodifesa.

«Con questo emendamento, il trasferimento di tutte le attrezzature per la difesa diventerà in linea di principio possibile», ha dichiarato la premier Takaichi in un post sulla piattaforma X, annunciando la svolta. «I destinatari – ha aggiunto – saranno limitati ai paesi che si impegnano a utilizzarle in conformità con la Carta delle Nazioni Unite».

Il contesto: un accordo da 7 miliardi di dollari con l'Australia

Il cambio di politica di Tokyo arriva subito dopo la firma di un accordo da 7 miliardi di dollari tra Giappone e Australia. L'intesa prevede che la Mitsubishi Heavy Industries, colosso dell'industria pesante giapponese, costruisca le prime tre di undici navi da guerra per la marina australiana. Un contratto che già di per sé rappresentava un'evidente spinta verso l'export militare su larga scala e che ora trova piena legittimazione normativa.

Le norme precedenti introdotte in Giappone negli anni Settanta avevano limitato le esportazioni militari alle sole armi non letali, come quelle utilizzate per la sorveglianza e il dragaggio di mine. Si trattava di un sistema rigoroso che rifletteva l'impegno pacifista del Giappone post-bellico.

L'offerta al santuario Yasukuni

Le modifiche annunciate da Takaichi sono state accompagnate da un altro gesto carico di significato simbolico. La premier giapponese ha inviato un'offerta rituale al notoriamente controverso Santuario Yasukuni di Tokyo, in occasione della sua festività primaverile.

Costruito nel XIX secolo per onorare i caduti in guerra del Giappone, il santuario include i nomi di oltre 1.000 criminali di guerra giapponesi condannati dopo la Seconda guerra mondiale, tra cui 14 riconosciuti colpevoli di crimini di "Classe A" (i più gravi, riguardanti la pianificazione e la direzione di una guerra di aggressione). Le visite dei funzionari giapponesi al santuario sono percepite come una forma di disprezzo nei confronti dei popoli della Cina, della Corea e di altre nazioni che subirono le brutalità dei soldati giapponesi durante la guerra. Non è la prima volta che la premier giapponese rievoca la memoria dei criminali di guerra nipponici.

La svolta della "dama di ferro" giapponese

Dopo la sconfitta delle potenze dell'Asse, compreso il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, il Giappone introdusse una nuova costituzione che rinunciava alla partecipazione alla guerra. Tuttavia, Takaichi – considerata una "falco" verso la Cina e talvolta soprannominata la "dama di ferro" giapponese – si inserisce in una linea di recenti leader nipponici che hanno progressivamente rimesso in discussione la posizione pacifista del paese.

Le nuove regole

Il Giappone continuerà formalmente a vietare l'esportazione di armi verso paesi in cui sono in corso combattimenti attivi. Tuttavia, questa clausola non sarà assoluta: sono previste esenzioni in "circostanze speciali", ovvero quando vengano prese in considerazione le esigenze di sicurezza nazionale del Giappone (il riferimento implicito è a Taiwan, nel caso di conflitto armato con la Cina). Una formula vaga che, secondo gli esperti, rischia di rendere il divieto di fatto aggirabile a piacimento del governo di turno.

Chi sono i potenziali acquirenti

Il quotidiano Chunichi, citando fonti del ministero della Difesa giapponese, ha rivelato quali paesi hanno già manifestato interesse per l'acquisto di armi prodotte in Giappone. Tra questi figurano:

  • Australia

  • Nuova Zelanda

  • Filippine

  • Indonesia (che ha recentemente siglato un importante patto di difesa con gli Stati Uniti)

A questi si aggiungono almeno altri 13 paesi che, secondo il Chunichi, saranno immediatamente idonei all'acquisto in base alle nuove norme. L'elenco – che conta almeno 17 paesi – potrebbe essere ulteriormente ampliato se altri Stati stipuleranno accordi bilaterali con Tokyo.

La reazione della Cina

La risposta di Pechino non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha dichiarato in conferenza stampa che «la comunità internazionale, inclusa la Cina, rimarrà molto vigile su questo punto e resisterà fermamente alla sconsiderata nuova militarizzazione del Giappone». Parole che segnano un ulteriore inasprimento delle già tese relazioni tra i due paesi asiatici.

Reazioni internazionali

La comunità internazionale ha reagito in modo contrastante. Gli Stati Uniti, storico alleato di Tokyo, hanno accolto la notizia con favore, vedendo nel Giappone un partner militare sempre più "interoperabile". L'Australia, destinataria del primo grande contratto per le navi da guerra, si è detta "soddisfatta della chiarezza normativa".

Critiche invece dalla Corea del Sud, che ha guardato con particolare preoccupazione al gesto compiuto da Takaichi verso il santuario Yasukuni. Più sfumata la posizione europea: se Bruxelles chiede "trasparenza", Berlino ha espresso "preoccupazione per l'indebolimento dei principi pacifisti nel Sud-est asiatico".

Il fronte interno

In Giappone, la decisione ha spaccato l'opinione pubblica. I sondaggi delle ultime settimane indicavano una leggera maggioranza contraria all'export di armi letali, ma il partito di governo ha forzato la mano, forte della maggioranza assoluta in Parlamento durante la sessione di primavera.

Decine di migliaia di persone si sono radunate il 21 aprile davanti alla Dieta Nazionale a Tokyo, sventolando bandiere con la gru della pace e cartelli che recitavano: "Il Giappone non venderà mai più la morte". Tra loro, sopravvissuti dei bombardamenti del 1945 e giovani attivisti del movimento "Nihon Heiwa" (Giappone per la Pace).

Cosa cambia per il mondo?

Con un'industria della difesa tecnologicamente avanzatissima (Mitsubishi Heavy, Kawasaki, Subaru), il Giappone diventa ora un fornitore di armi di primo livello. Caccia stealth F-35 (assemblati su licenza), motori per missili a lungo raggio, sistemi di guerra subacquea: tutto potrà essere venduto senza il filtro della Costituzione pacifista.

La mossa di Takaichi si inserisce in un contesto più ampio di riarmo nipponico: nel 2024, il governo aveva già deciso di raddoppiare il budget della difesa, portandolo al 2% del PIL; nel 2025 erano stati annunciati missili ipersonici "anticarro" dalla gittata di oltre 1.000 km.

«Ora non c'è più nessuna barriera simbolica», scrive in un editoriale il quotidiano Asahi Shimbun. «Il Giappone è diventato a tutti gli effetti una potenza militare offensiva. La costituzione della pace è stata svuotata dall'interno».

Note: Per saperne di più
Japan lifts ban on lethal weapons exports in major shift of pacifist policy
https://www.aljazeera.com/news/2026/4/21/japan-lifts-ban-on-lethal-weapons-exports-in-major-shift-of-pacifist-policy

Difendere la Costituzione pacifista. Tokyo in piazza https://www.labottegadelbarbieri.org/difendere-la-costituzione-pacifista-tokyo-in-piazza/

Eleonora Zocca - Substack Japanica https://substack.com/home/post/p-193908361

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