Relazione sulla legalità delle basi USA in Italia
Relazione sulla mancata desecretazione degli accordi per le basi USA in Italia e sul contrasto con gli articoli 11, 78, 80 e 87 della Costituzione
Premessa
In Italia, la presenza di basi militari statunitensi è regolata da accordi bilaterali in larga parte ancora coperti dal segreto di Stato. Non esiste, allo stato attuale, un’iniziativa istituzionale organica volta alla desecretazione di tali intese, condizione indispensabile per verificare la loro compatibilità con il dettato costituzionale.
Il quadro costituzionale violato
Numerosi giuristi hanno rilevato un palese contrasto con diverse disposizioni della Costituzione.
Articolo 11
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Le basi USA – specie quelle con capacità offensiva o di proiezione globale – comportano una cessione di sovranità non in condizioni di parità e non finalizzata a un ordinamento di pace, ma alla logica militare di una singola potenza.

Articolo 78
“Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”. La presenza di forze armate straniere sottratte al controllo nazionale, capaci di impegnare l’Italia in conflitti senza deliberazione parlamentare, aggira di fatto la riserva di competenza delle Camere sullo stato di guerra.
Articolo 80 (violazione procedurale più evidente)
“Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi”.
Nel caso delle basi USA inequivocabilmente si riscontra che nessuna legge di autorizzazione alla ratifica è mai stata approvata dal Parlamento per questi specifici accordi (salvo il trattato NATO del 1949, che non menziona le basi). La dottrina critica ritiene pertanto tali accordi nulli o costituzionalmente illegittimi per violazione dell’art. 80. Del resto sono per di più segreti e quindi non approvabili.
Articolo 87
“Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. […] Ha il comando delle Forze armate”. La presenza di comandi militari stranieri operanti in Italia senza effettiva subordinazione al Capo dello Stato costituisce una deroga al principio costituzionale del comando nazionale.
Le conseguenze giuridiche secondo la dottrina
La dottrina che ha esaminato la questione ritiene che gli accordi in questione siano:
- praticamente nulli per mancanza di una base costituzionale valida;
- non ratificati secondo l’art. 80, quindi privi di efficacia nell’ordinamento italiano;
- inopponibili al Parlamento e ai cittadini finché restano coperti da segreto.
In parole semplici: non si può pretendere che un soggetto rispetti o subisca gli effetti di un atto che gli è stato tenuto nascosto. La mancata desecretazione impedisce qualsiasi verifica giudiziale o parlamentare e mantiene artificialmente in vita una situazione di incostituzionalità.
L’iniziativa che oggi manca
Nonostante le chiare censure dottrinali, in Italia manca un’iniziativa coordinata per:
- costringere il Governo a depositare alle Camere il testo integrale degli accordi;
- avviare un giudizio di legittimità costituzionale in via principale o incidentale;
- istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla natura giuridica e sulle autorizzazioni delle basi.
La desecretazione degli accordi sulle basi USA in Italia non è un atto meramente conoscitivo, ma un presupposto giuridico inderogabile per far valere il rispetto della Costituzione, in particolare degli articoli 11, 78, 80 e 87.
Un’iniziativa per ottenere la desecretazione rappresenta il primo passo per riportare la materia sotto il controllo democratico e costituzionale.
Finché ciò non accadrà, il contrasto con la Carta costituzionale resterà – come già sostenuto da autorevoli giuristi – strutturale e gravemente lesivo dei principi democratici.
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