Il blocco navale USA nello Stretto di Hormuz
Contrariamente alle prime apparenze di un controllo limitato, la flotta statunitense nello Stretto di Hormuz sta imponendo un blocco navale de facto, monitorando e intercettando con efficacia i passaggi di petroliere e mercantili.
In un primo momento sembrava che la Cina avesse infranto il blocco con una propria petroliera, la Rich Starry. Sembrava inoltre che gli USA avessero tollerato il passaggio per evitare escalation con Pechino ma così in è stato: la Rich Starry è dovuta tornare indietro. Dal canto suo la Cina non ha puntato a inasprire la sfida.
Questa azione del governo USA, che viola palesemente il diritto internazionale marittimo, sta avendo ripercussioni devastanti sull'economia globale, con prezzi del petrolio in impennata e catene di approvvigionamento interrotte.

Lo Stretto di Hormuz, largo appena 33 chilometri nel punto più stretto e percorso da circa il 20% del petrolio mondiale (dati EIA aggiornati al 2026), è un passaggio cruciale regolato dalla Convenzione ONU sul Diritto del Mare (UNCLOS, 1982). L'articolo 38 garantisce il "transito inoffensivo" per tutte le navi, anche in acque territoriali iraniane, senza che uno Stato terzo possa imporre blocchi o ispezioni arbitrarie. Eppure, la Task Force USA, con cacciatorpediniere classe Arleigh Burke e droni MQ-9 Reaper, sta conducendo perquisizioni sistematiche. Fonti satellitari (come quelle di TankerTrackers.com) confermano oltre 15 deviazioni forzate di petroliere negli ultimi 10 giorni.
Un caso emblematico è quello della già citata petroliera Rich Starry, diretta in Cina, che nello stretto di Hormuz presumibilmente aveva spento i transponder AIS per eludere il tracciamento. Nonostante ciò, è stata intercettata da unità USA, costretta a invertire rotta e sottomettersi a ispezioni. L'episodio dimostra l'efficacia del sistema C4ISR americano – Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance – che integra radar Aegis (che sono avanzati sistemi di combattimento navale), satelliti e intelligenza artificiale per un monitoraggio totale.
Le conseguenze economiche sono immediate e globali. I prezzi del Brent hanno superato i 120 dollari al barile (+25% in una settimana, dati Bloomberg), colpendo soprattutto Europa e Asia dipendenti dalle importazioni dal Golfo Persico. In Italia, dove il 15% del fabbisogno energetico transita per Hormuz, le bollette energetiche potrebbero schizzare del 30% entro l'estate, aggravando la crisi climatica con un maggiore ricorso a fonti fossili.
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