Albert, bollettino pacifista internazionale

Ucraina: il più grande laboratorio militare a cielo aperto per l'Occidente

I sistemi d'arma occidentali si sono rivelati vulnerabili sul campo di battaglia ucraino. Con la guerra elettronica i russi sono riusciti a deviare armi di precisione americane come i razzi lanciati dagli Himars. Dal 2025 opera a Bydgoszcz, in Polonia, una struttura NATO-Ucraina di analisi congiunta
14 agosto 2026
Redazione PeaceLink

Albert, Pacifist Bulletin

L'Ucraina è diventata il più grande laboratorio di guerra tecnologica a cielo aperto per l'Occidente.

Il Pentagono e la NATO stanno studiando attentamente la guerra elettronica (EW) russa per rimediare a una pesante verità: i sistemi militari occidentali, concepiti per scenari ad alta tecnologia ma incontestati, si sono rivelati vulnerabili sul campo di battaglia ucraino. [1, 2, 3]


La guerra rivela i limiti tecnologici

I russi, attraverso il jamming, hanno ridotto in determinate condizioni la precisione dei razzi GMLRS lanciati dagli HIMARS, interferendo con il segnale GPS utilizzato per la guida.

La Guerra Elettronica russa ha degradato l’efficacia di alcune munizioni guidate e ha imposto adattamenti. Questo ha spinto l'Occidente a riscrivere i propri manuali d'addestramento.

Il GPS militare è diverso dal semplice uso civile sotto alcuni aspetti:

  • gli utenti autorizzati possono utilizzare segnali e apparecchiature militari protetti;

  • il sistema statunitense è stato modernizzato con il segnale M-Code (criptato), progettato per offrire maggiore resistenza al disturbo e alla manipolazione;

  • anche i sistemi militari, però, non sono necessariamente immuni al jamming o allo spoofing, soprattutto in un ambiente di guerra elettronica intenso.

Per decenni, le forze occidentali hanno concentrato i sistemi di guerra elettronica solo ad alti livelli di comando (es. aerei radar speciali). La Russia ha dimostrato che l'EW deve essere capillare e distribuita a livello tattico (in ogni singola trincea o veicolo).


Cos'è la Guerra Elettronica (EW) e come funziona

La EW non utilizza proiettili, ma agisce sullo spettro elettromagnetico attraverso tre dinamiche principali:
  • Jamming (Disturbo): emissione di onde radio ad altissima potenza per accecare i radar o interrompere i legami tra i droni e i loro piloti.
  • Spoofing (Inganno): falsificazione dei segnali GPS. I sistemi ingannano la navigazione satellitare del velivolo, facendolo deviare o precipitare in zone non previste.
  • Intercettazione (SIGINT): tracciamento dei segnali per localizzare geograficamente la posizione dei piloti prima ancora che i droni decollino.

La Russia è da considerare una potenza avanzata nella guerra elettronica, ma non necessariamente superiore alla NATO in ogni settore. Il confronto corretto non è “Russia tecnologicamente avanti” contro “NATO arretrata”: Russia e NATO hanno punti di forza diversi, e le prestazioni dipendono dal tipo di EW, dal livello operativo e dal teatro.


Punti di forza russi

La Russia ha investito per decenni nella guerra elettronica come strumento relativamente economico per contrastare la superiorità tecnologica occidentale. Dispone di:

  • numerosi sistemi terrestri dedicati al disturbo, all’intercettazione e alla localizzazione delle emissioni;

  • esperienza operativa in Siria e nel conflitto armato iniziato nel 2022;

  • una maggiore disponibilità quantitativa di apparati EW sul fronte rispetto all’Ucraina;

  • capacità di disturbare comunicazioni, droni, segnali GNSS/GPS e alcuni sistemi di precisione;

  • una concezione che integra EW, intelligence, cyberoperazioni e attacchi cinetici.

RAND ha rilevato che l’Ucraina, pur disponendo di capacità significative, è stata in alcuni periodi “sovrastata” dalla Russia in termini di risorse EW e di base industriale disponibile.

Il Joint Air Power Competence Centre della NATO osserva che la Russia ha investito fortemente nell’EW, ma non è riuscita a sfruttare pienamente tali investimenti.


E la NATO?

La NATO dispone di capacità molto avanzate, soprattutto in alcuni comparti:

  • guerra elettronica aerea e raccolta d’intelligence;

  • radar, sensori e piattaforme ISR;

  • reti di comunicazione e sistemi integrati di comando e controllo;

  • capacità spaziali e di navigazione;

  • protezione delle comunicazioni e sviluppo di segnali militari più resistenti al jamming;

  • interoperabilità tra Paesi e forze armate.

Il problema è che molte capacità occidentali sono pregiate, costose e relativamente rare, mentre la guerra in Ucraina richiede anche una massa di apparati tattici distribuiti, rapidamente sostituibili e aggiornabili. Inoltre, numerose forze NATO hanno avuto poca esperienza recente in una guerra terrestre contro un avversario dotato di EW estesa e permanente. RAND considera infatti la resilienza delle comunicazioni in ambiente contestato tra le principali lezioni per la dottrina NATO.

La Russia è una delle principali potenze mondiali nella guerra elettronica, soprattutto per la quantità e la diffusione delle capacità terrestri e per l’esperienza maturata in Ucraina.  


Ucraina: laboratorio militare a cielo aperto

La NATO, pur possedendo capacità più avanzate in diversi settori aerei, spaziali e di rete, ma ha tuttavia mostrato carenze nella densità tattica e nell’addestramento per una guerra elettromagneticamente contestata.

Per questo possiamo considerare l'Ucraina un laboratorio a cielo a aperto con cui la NATO testa le proprie carenze e al contempo misura i limiti della Russia.

Dal 2025 opera a Bydgoszcz, in Polonia, il Joint Analysis, Training and Education Centre (JATEC), una struttura congiunta NATO-Ucraina incaricata di analizzare e applicare le lezioni della guerra russa contro l’Ucraina.

La NATO utilizza inoltre sistemi ucraini sperimentati in combattimento, come la piattaforma di comando Delta, in ambienti di test e interoperabilità quali CWIX (Coalition Warrior Interoperability Exploration, Experimentation, Examination and Exercise).

CWIX è la più grande esercitazione annuale della NATO dedicata all'interoperabilità digitale. [1, 2]

Non è un'esercitazione sul campo con carri armati e truppe in movimento. Si tratta di un gigantesco "laboratorio" in cui migliaia di ingegneri, programmatori e pianificatori militari si riuniscono per far dialogare tra loro i sistemi informatici di nazioni diverse. [1, 2, 3, 4]

L'Ucraina partecipa attivamente a CWIX da diversi anni. Proprio durante queste esercitazioni, la piattaforma ucraina Delta ha superato con successo migliaia di test, dimostrando di essere pienamente compatibile con i sistemi di comunicazione e tracciamento delle forze alleate. Questo le permette, ad esempio, di integrare flussi di dati provenienti direttamente dagli armamenti occidentali.

L'ultima edizione della CWIX si è svolta dall'8 al 26 giugno 2026. [1, 2]
Come di consueto, l'esercitazione ha avuto luogo presso il NATO Joint Force Training Centre (JFTC) a Bydgoszcz, in Polonia.

Questo dimostra che l’esperienza ucraina non viene soltanto osservata, ma contribuisce concretamente all’adattamento di capacità e procedure alleate.

Delta è la piattaforma digitale di comando e controllo (C2) sviluppata in Ucraina per la gestione del campo di battaglia in tempo reale. Funziona come una mappa interattiva avanzata basata su cloud, capace di integrare dati da droni, satelliti, radar e fonti di intelligence per offrire una consapevolezza situazionale completa.


L'industra delle armi e i profitti di guerra

L'industria della difesa e delle armi sta traendo enormi profitti economici da questo conflitto, sia in Occidente che in Russia. La guerra in Ucraina ha innescato il più grande ciclo di riarmo globale dalla fine della Guerra Fredda. [1]
I profitti derivano principalmente da tre fattori.
  • Svuotamento e rinnovo dei magazzini: per inviare aiuti militari a Kiev, i governi della NATO hanno attinto alle proprie scorte. Ora stanno spendendo centinaia di miliardi di dollari con le aziende della difesa per rimpiazzare quelle armi con modelli più nuovi e costosi.
  • Aumento generalizzato dei budget militari: a causa della percepita minaccia russa, quasi tutti i Paesi europei (e non solo) hanno aumentato la spesa per la difesa, portandola o superando l'obiettivo NATO del 2% del PIL. Questo si traduce in nuovi contratti a lungo termine per l'acquisto di caccia, carri armati, munizioni e sistemi radar. [1, 2]
  • Performance finanziarie da record: i giganti del settore (come le americane Lockheed Martin e RTX, la tedesca Rheinmetall o la britannica BAE Systems) hanno visto i loro portafogli ordini saturarsi per i prossimi anni e il valore delle loro azioni in borsa è cresciuto verticalmente dall'inizio del conflitto.

Gli analisti più attenti evidenziano il rischio del cosiddetto "complesso militare-industriale" non abbia fretta di vedere la fine delle ostilità in Ucraina, poiché la pace ridurrebbe la domanda di armamenti.


La NATO: che interessi ha in Ucraina

La NATO non è affatto "impermeabile" alla pressione dell'industria bellica, e anzi, il rapporto tra le due entità è diventato esplicito, istituzionalizzato e strutturale.
Più che di una lobby esterna che agisce nell'ombra per influenzare l'Alleanza, oggi si parla di una simbiosi strategica. La stessa leadership della NATO ha dichiarato apertamente che "senza l'industria non c'è deterrenza, né difesa, né sicurezza". Di conseguenza, l'influenza delle aziende produttrici di armi non avviene tramite pressioni esterne, ma attraverso canali ufficiali e decisioni politiche condivise. [1]
Il legame si articola su tre livelli che proviamo qui ad esaminare.
 

1. Istituzionalizzazione della "Lobby"

All'interno della NATO esistono organismi nati appositamente per far dialogare i vertici militari con le aziende private. Il più importante è il NIAG (NATO Industrial Advisory Group), un organo consultivo che permette ai colossi della difesa di sedersi allo stesso tavolo dei pianificatori militari. Inoltre, al recente Summit NATO di Ankara del luglio 2026, è stata approvata formalmente la nuova strategia SYNC (Strategy for Industry-NATO Cooperation). Questa iniziativa punta a integrare ancora di più i produttori di armi nella pianificazione strategica a lungo termine dei singoli governi. [1, 2, 3, 4, 5]
 

2. Chi fa pressione su chi? 

In questo momento storico, la pressione è bidirezionale.
  • Le aziende premono sui governi per ottenere contratti pluriennali e garanzie d'acquisto prima di investire miliardi nell'apertura di nuove linee di produzione di munizioni o veicoli.
  • La NATO fa pressione sulle aziende. Il Segretario Generale dell'Alleanza Mark Rutte ha esortato i produttori a superare i colli di bottiglia e aumentare massicciamente i ritmi di produzione, annunciando nuovi contratti multimilionari per decine di miliardi di dollari. [1, 2, 3]

3. La dipendenza dei singoli Stati membri

La NATO, come organizzazione, non compra armi; sono i singoli Stati membri a farlo. I governi occidentali dipendono dai bilanci e dalle capacità tecnologiche delle proprie aziende nazionali (come Lockheed Martin negli USA, Rheinmetall in Germania o Leonardo in Italia). Quando i Paesi membri decidono di aumentare la spesa militare — come dimostrano i dati di luglio 2026 che vedono molti alleati europei orientati verso ambiziosi traguardi di spesa sul PIL — stanno di fatto garantendo enormi flussi di cassa all'industria privata.[1, 2, 3, 4]

Perché allora smettere di fare la guerra?

 
Che l'industria delle armi tragga vantaggio dalla continuazione della guerra in Ucraina è un dato economico innegabile. Appare talmente fattuale come dato da essere incontestabile. Perché allora doverla terminare questa guerra mentre il laboratorio militare produce abbondanza di dati e di profitti con il sangue degli altri?

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