Ex Aermacchi, mobilitazione della società civile

Varese, no a una «piazza della pace» firmata da un'industria di armi

Le associazioni riunite nella «Tenda per la Palestina e contro le armi» chiedono al sindaco Galimberti di fermare il protocollo d'intesa con la Fondazione Leonardo per l'area dell'ex Aermacchi.
10 luglio 2026
Redazione PeaceLink

Tenda per la Palestina e contro le armi

Una lettera aperta consegnata al sindaco Davide Galimberti e alla Giunta chiede di fermare l'accordo con la Fondazione Leonardo per la riqualificazione dell'area dell'ex Aermacchi, in via Sanvito Silvestro a Varese. A promuoverla sono le associazioni e i gruppi pacifisti e antimilitaristi riuniti nella «Tenda per la Palestina e contro le armi», che respingono «in maniera categorica» la possibilità di contribuire a uno spazio pubblico «progettato e finanziato con il contributo di una fabbrica di armi».

Il nodo è la delibera della Giunta comunale n. 228 del 23 dicembre 2025, approvata all'unanimità, con cui il Comune ha dato indirizzo favorevole alla stipula di un protocollo d'intesa con la Fondazione Leonardo per la valorizzazione della memoria storica del comparto ex Aermacchi. L'operazione si inserisce nel Programma Integrato di Intervento AT05 che governa la rigenerazione dell'area, e che già prevedeva «una adeguata rappresentazione della memoria industriale del luogo», eventualmente attraverso collaborazioni con istituzioni culturali dedicate alla storia dell'industria aeronautica.

Secondo lo schema di protocollo, di durata annuale e senza oneri per il Comune, la Fondazione fornirà contenuti didattici e divulgativi, testi, foto storiche e disegni tecnici, sosterrà la collocazione di un velivolo MB-326 di proprietà comunale, oggi posto sulla rotatoria della SP1 a Buguggiate, e collaborerà a un percorso che inserisce il sito in un sistema museale costituito dagli archivi storici di Leonardo e dalla Fondazione Volandia. Sono previste anche la partecipazione delle scuole cittadine, l'intitolazione di una via interna all'ingegner Ermanno Bazzocchi e, per lo spazio antistante gli hangar storici, una nuova «Piazza Aermacchi». È attorno alla critica di questo disegno, presentato come restituzione alla città di uno spazio identitario, che la mobilitazione ha condensato il proprio slogan contro una «piazza della pace» realizzata con i contributi di Leonardo. Il documento del protocollo che circola reca la dicitura «Company Internal».

Al centro delle contestazioni c'è la natura della Fondazione, nata nel 2018 e divenuta ente del Terzo Settore nel 2024, interamente finanziata da Leonardo SpA, oggi tra i maggiori gruppi mondiali nella produzione di sistemi aeronautici, elettronica militare, missilistica e artiglieria. Per i firmatari, affidare a questo soggetto la lettura storica del sito rischia di tradursi in una «normalizzazione culturale» del settore militare, un'operazione di ethical washing dietro la facciata di una divulgazione «neutrale» su tecnologia, intelligenza artificiale, robotica, spazio e cybersecurity, tutti ambiti dual use. La narrativa contestata è quella secondo cui la produzione bellica porti occupazione qualificata e sviluppo del territorio, mentre, ricordano le associazioni citando studi recenti, i vantaggi occupazionali degli investimenti in armi restano limitati rispetto ad altri settori come sanità, scuola e amministrazione pubblica.

Particolare preoccupazione desta il coinvolgimento delle scuole. La fascinazione per il volo, avvertono le associazioni, non dovrebbe essere sfruttata per presentare solo «la bellezza» delle imprese di Aermacchi, nelle competizioni sportive o nei conflitti, senza uno sguardo critico sul «lato oscuro» dei prodotti militari. Le associazioni ricordano poi che Varese pagò un alto contributo di vite umane nei bombardamenti alleati sulla fabbrica Aermacchi nel 1944, e ritengono che a quelle vittime andrebbe dedicata l'area, giudicando inopportuna l'esposizione dell'MB-326 come simbolo del luogo perché «non richiama alla pace, ma solo alla guerra».

Alla logica del «se vuoi la pace prepara la guerra» i promotori oppongono la riconversione civile delle capacità produttive, citando l'esempio dell'ex arsenale militare di Torino affidato nel 1983 al SERMIG e trasformato in «arsenale di pace». E richiamano le parole di Papa Leone XIV che, raccogliendo l'appello «mai più la guerra» dei suoi predecessori, nella prima enciclica «Magnifica humanitas» invita a «non chiamare difesa quello che in realtà è riarmo» e a «vigilare sullo sviluppo delle innovazioni e delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non si deresponsabilizzino le scelte umane».

Il protocollo, sottolineano infine i firmatari, contraddice le posizioni assunte di recente dalla stessa amministrazione: nel 2025 il Consiglio comunale ha approvato due mozioni, una per il riconoscimento dello Stato di Palestina e una contro il riarmo, e ha concesso il patrocinio al corteo di aprile contro l'economia di guerra e la militarizzazione.

Le sigle promotrici, tra cui Emergency Gruppo Varese, la Caritas della Zona Pastorale, l'ANPI di Induno Olona, la FLC CGIL provinciale, Donne in Nero, Sanità di Frontiera e il Comitato Varesino per la Palestina, chiedono al Comune una risposta pubblica «in tempi rapidi» e la garanzia di non sottoscrivere alcun accordo con aziende armiere, premessa indispensabile per discutere proposte alternative di valorizzazione dell'ex fabbrica: un luogo della memoria, aperto ai temi dell'obiezione di coscienza, del servizio civile e del disarmo. La lettera, accompagnata dall'omaggio del reading «Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi» che ebbe l'appoggio di Papa Francesco, resta aperta a nuove adesioni.

Campagna di raccolta firme: No a qualsiasi accordo tra il Comune di Varese e la Fondazione Leonardo

Per aderire. La lettera aperta è sottoscrivibile online. Cittadini, associazioni e realtà del territorio possono aggiungere la propria firma alla raccolta promossa dalla «Tenda per la Palestina e contro le armi»: www.peacelink.it/exaermacchi

Per diffondere la campagna, si puo' usare il seguente QRCode

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