Ecodidattica

Rischio mercurio e linee guida nei consumi

Quante scatolette di tonno?

La Commissione Europea consiglia le donne in età fertile, quelle in stato di gravidanza o in fase di allattamento e i bambini di evitare di assumere più 100 grammi a settimana.
9 febbraio 2017 - Alessandro Marescotti

Segnaliamo qui un botta e risposta fra il sito web ilfattoalimentare.it e la Bolton, produttrice del Tonno Rio Mare che aveva lanciato lo slogan: "Fatelo almeno due volte a settimana!"

La Commissione Europea (DG Sanco- Health & consumer protection directorate general) in una nota informativa del 2014 consiglia le donne in età fertile, quelle in stato di gravidanza o in fase di allattamento e i bambini, di evitare di assumere pesce spada, squalo e sgombro o al limite di non consumarne più di una porzione piccola alla settimana (meno di 100 g).

Anche la FDA e EPA americane invitano i consumatori a non eccedere nel consumo di tonno o pesce spada (si sconsiglia inoltre di mangiare tonno più di 2 volte a settimana) e a variare il consumo di pesce, proprio per limitare l’apporto di mercurio. Tonno

Nel 2015 si è espressa l'EFSA. Cosa sostiene questo Ente europeo che si occupa di sicurezza alimentare?

Nelle 2-4 porzioni settimanali di pesce ritenute utili durante il periodo della maternità e per la prima infanzia, viene ora consigliato di evitare di consumare il pesce spada, il palombo, lo smeriglio e la verdesca, limitando ad una porzione alla settimana il tonno fresco o, in sostituzione, 2 scatolette medie di tonno sott'olio.

L'attenzione sul mercurio sta producendo effetti comunque positivi, sulla base degli ultimi studi che attestano una diminuzione media del 19% del mercurio nei tonni dell'Atlantico.

Che fare allora?

Occorre - per chi mangia molto pesce - ridurre il consumo dei pesci predatori e preferire pesci che non siano predatori, per evitare l'effetto "biomagnificazione".

Si è infatti visto come "nei pesci erbivori si riscontri normalmente un contenuto di mercurio nettamente inferiore al limite dilegge fissato dal Reg. (CE) 1881/2006 e s.m.i.(0.50 mg/kg), mentre non è inusuale riscontrare valori elevati di tale elemento, anche superiori al limite di riferimento (1.0 mg/kg), nelle specie predatrici quali tonno, pesce spada o squali", si legge nel dossier Eurofishmarket

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