Un confronto fra Giulio Maccacaro, Lorenzo Tomatis e Gabriele Bortolozzo

Tre pionieri italiani nella storia della lotta per la salute in fabbrica

Hanno voluto demistificare la presunta "neutralità" della scienza e hanno messo al centro la salute collettiva contro gli interessi economici della produzione industriale inquinante. La storica lotta contro l'inquinamento cancerogeno del Petrolchimico di Porto Marghera a Venezia.
13 settembre 2026
Redazione PeaceLink
Cominciamo da Giulio Maccacaro e Lorenzo Tomatis.
Entrambi hanno condiviso una profonda amicizia e stima intellettuale (Maccacaro scrisse la celebre prefazione al libro di Tomatis La ricerca illimitata del 1974), lottando per demistificare la presunta "neutralità" della scienza e mettendo al centro la salute collettiva contro gli interessi economici della produzione industriale. [1]
Ecco la scheda comparativa corretta e approfondita tra Giulio Alfredo Maccacaro e Lorenzo Tomatis.
 

Tabella comparativa di sintesi

 
Criterio Giulio Alfredo Maccacaro (1924–1977) Lorenzo Tomatis (1929–2007)
Profilo Principale Medico, partigiano, biologo e massimo biometrista italiano. Medico, oncologo sperimentale ed epidemiologo di fama internazionale.
Ruolo Istituzionale Chiave Direttore dell'Istituto di Statistica Medica e Biometria dell'Università di Milano. Direttore dello IARC di Lione (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) dal 1982 al 1993.
Focus Scientifico Epidemiologia e statistica medica applicate alla salute dei lavoratori in fabbrica. Prevenzione primaria del cancro e identificazione dei cancerogeni chimici ambientali.
Innovazione Metodologica Validazione scientifica delle denunce operaie (la "non-delega" e l'epidemiologia di classe). Ideazione delle Monografie IARC (i "libri arancioni" per classificare le sostanze cancerogene).
Punto di Vista sulla Scienza La scienza non è neutrale; la medicina deve servire a cambiare la società, non a curare gli effetti del profitto. La scienza deve essere indipendente dai poteri economici; priorità assoluta alla prevenzione prima dell'insorgenza della malattia.
Produzione Letteraria Saggi scientifici e politici, fondatore della rivista Epidemiologia & Prevenzione. Oltre 350 pubblicazioni scientifiche e importanti romanzi autobiografici (es. Il laboratorio, Il fuoriuscito).
 

 

Giulio Alfredo Maccacaro: l'epidemiologia sul campo e nelle fabbriche

 
Maccacaro ha operato principalmente sul territorio italiano negli anni caldi delle lotte operaie (Sessanta e Settanta). Ha rivoluzionato l'approccio alla salute partendo dal basso. [1]
  • La salute non si vende: rigettava l'idea che il progresso industriale potesse giustificare il sacrificio della salute dei lavoratori (es. i casi delle fabbriche chimiche dell'epoca).
  • La democrazia della conoscenza: ha fondato Medicina Democratica per dare strumenti statistici e scientifici rigidi ai lavoratori affinché potessero difendersi da soli, scardinando il monopolio del "medico della mutua" aziendale. [1]

Lorenzo Tomatis: la prevenzione primaria globale e la lotta alle lobby

 
Tomatis ha operato su scala globale, portando la stessa severità etica di Maccacaro dentro le massime istituzioni sanitarie mondiali.
  • Il monumento della prevenzione: sotto la sua guida, lo IARC ha iniziato a valutare rigorosamente i rischi di sostanze come amianto, benzene, DDT e fumo passivo. Le sue monografie sono diventate lo standard scientifico mondiale (spesso scontrandosi con gli interessi delle multinazionali della chimica). [1]
  • Cancerogenesi transgenerazionale: fu tra i primi a dimostrare scientificamente che l'esposizione a sostanze tossiche in gravidanza può provocare tumori non solo nei figli, ma persino nelle generazioni successive (effetto trans-generazionale). [1]
  • Il personaggio scomodo: per via della sua intransigenza nel difendere l'indipendenza della ricerca dalle pressioni industriali, divenne una figura scomoda nel panorama scientifico internazionale. [1]
 

 

Punti di convergenza: la scienza per la salute pubblica

  1. Le cause rsterne della malattia: Entrambi rifiutavano la visione che attribuiva la malattia solo alla sfortuna, alla fragilità biologica o a stili di vita puramente individuali. Per entrambi, la stragrande maggioranza dei tumori e delle malattie croniche deriva da fattori ambientali e lavorativi evitabili.
  2. La critica al ruolo dei medici: Maccacaro parlava di una medicina asservita al capitale; Tomatis (nei suoi romanzi come Il Laboratorio) descriveva con lucidità e amara ironia la competitività cinica, il carrierismo e la sottomissione degli scienziati ai finanziamenti dei potenti.
  3. Il legame umano e intellettuale: Rodolfo Saracci, eminente epidemiologo che ha lavorato con entrambi, ha ricordato come sia Maccacaro a Milano sia Tomatis a Lione abbiano plasmato in modo definitivo l'epidemiologia critica internazionale. Quando Tomatis pubblicò nel 1974 La ricerca illimitata, Maccacaro ne firmò la prefazione elogiando la capacità di Tomatis di mantenere una "vibratile presenza" etica in un mondo scientifico spesso conformista. [1]

Gabriele Bortolozzo: l'operaio che seguì l'insegnamento di Maccacaro e Tomatis

Il legame profondo tra Gabriele Bortolozzo, Giulio Alfredo Maccacaro e Lorenzo Tomatis rappresenta il cuore storico, scientifico e operaio dell'epidemiologia popolare e delle lotte per la salute ambientale in Italia.

Gabriele Bortolozzo (1934–1995) è stato un operaio, sindacalista e attivista ambientale veneziano, figura simbolo dell'epidemiologia popolare in Italia. Assunto nel 1956 al Petrolchimico di Porto Marghera, lavorò per trent'anni nel reparto del CVM (cloruro di vinile monomero), dove intuì per primo il nesso diretto tra le sostanze chimiche lavorate e i frequenti tumori (angiosarcomi epatici) che decimavano i suoi colleghi.
Rifiutando radicalmente il ricatto tra salute e salario, Bortolozzo divenne un militante di Medicina Democratica. Svolse in totale solitudine un lavoro investigativo monumentale: registrò decessi, raccolse dati clinici e mappò la mortalità interna alla fabbrica.
Nel 1994, grazie al suo archivio, presentò lo storico esposto alla Procura di Venezia, dando il via al maxiprocesso contro i vertici di Montedison ed Enichem per disastro ambientale.
L'esposto storico che Gabriele Bortolozzo presentò in procura nel 1994 (che diede il via al maxiprocesso di Porto Marghera) fu la sintesi perfetta del lavoro di questi tre uomini: la determinazione di un operaio che applicava sul campo la medicina comunitaria di Maccacaro, forte delle evidenze scientifiche globali validate da Tomatis. [1, 2, 3]
 
Dopo la tragica scomparsa di Gabriele Bortolozzo nel 1995, l'azione legale non si fermò. Al contrario, l'inchiesta accelerò grazie alla convergenza tra il lavoro rigoroso del pubblico ministero Felice Casson, la mobilitazione di Medicina Democratica e il supporto della famiglia dell'attivista.
Il processo, formalmente iniziato con il rinvio a giudizio nel 1996 e l'apertura del dibattimento nel 1998, fu portato avanti attraverso tre pilastri fondamentali. La lotta per la salute nel polo petrolchimico di Marghera a Venezia negli anni Novanta
 
1. La "blindatura" giudiziaria di Felice Casson
Il pm Felice Casson prese l'esposto originario di Bortolozzo (depositato nell'agosto 1994) e ne fece la spina dorsale di un'indagine giudiziaria su larga scala. [1, 2]
  • L'effetto moltiplicatore: Casson non si limitò ai dati raccolti da Bortolozzo. Emanò un appello pubblico a tutta la cittadinanza veneziana per segnalare casi di tumori o patologie sospette legate alla fabbrica. In breve tempo arrivarono centinaia di nuove segnalazioni da parte delle famiglie degli operai. [1, 2]
  • Le prove scientifiche: Casson integrò l'archivio operaio con perizie tecniche ufficiali e recuperò vecchi studi epidemiologici rimasti nascosti nei cassetti delle università e delle aziende (come una relazione critica dell'Università di Padova del 1977), dimostrando che i vertici aziendali conoscevano la tossicità del CVM da decenni ma non avevano protetto i lavoratori. [1]
2. Medicina Democratica e la costituzione di Parte Civile
I compagni di lotta di Bortolozzo all'interno di Medicina Democratica (di cui Gabriele era responsabile per la sezione di Venezia) si costituirono immediatamente come parte civile nel processo. [1, 2]
  • Fornirono assistenza legale e medica gratuita alle famiglie delle vittime.

Trasformarono ogni udienza del maxiprocesso in un caso politico e sociale nazionale, organizzando assemblee continue nei reparti di Porto Marghera per contrastare i tentativi di insabbiamento. [1]

3. La nascita dell'Associazione "Gabriele Bortolozzo"
Nel febbraio del 1998, proprio in concomitanza con l'inizio delle udienze in aula, i figli di Gabriele e gli amici più stretti fondarono l'Associazione Gabriele Bortolozzo. L'associazione ereditò formalmente lo sterminato archivio di cartelle cliniche e appunti accumulato dall'operaio. Questo patrimonio documentale non rimase lettera morta: venne digitalizzato, riordinato e messo a disposizione dei consulenti tecnici del tribunale, garantendo che la voce "tecnica" di Bortolozzo continuasse a parlare in aula anche dopo la sua morte. [1, 2]
Il maxiprocesso divenne così uno dei più importanti fari della storia giudiziaria del lavoro in Italia: nonostante le iniziali assoluzioni del primo grado del 2001, l'impianto accusatorio resse nei successivi gradi di giudizio, portando nel 2004 e 2005 alle prime storiche condanne definitive dei vertici Montedison per omicidio colposo. [1, 2]

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