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I disastri del nucleare civile e militare

Chernobyl venti anni dopo

1 maggio 2006 - NOSCORIE TRISAIA


Sono passati vent'anni dal 26 aprile del 1986, quando il reattore n. 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Bielorussa, esplose contaminando, con una nube radioattiva, l’intera regione e gran parte dell’Europa e dell’Asia.
Il tempo non ha cancellato le vittime e i feriti ed è davvero triste, dopo tanti anni, fare un bilancio. Oltre 200.000 morti e oltre 3,2 milioni di persone interessate all’incidente (di cui un terzo bambini)!
Oggi la Bielorussa resta ancora una regione devastata da quella tragedia. I più colpiti sono i bambini. Leucemie, malattie cardiovascolari e tumori sono in vertiginoso aumento. Sono 2.000 i bambini in Ucraina che ogni anno si ammalano di cancro a causa delle radiazioni; ogni giorno sei bambini con cancro in stadio avanzato raggiungono l’ospedale pediatrico oncologico di Kiev. La regione non si è più sollevata economicamente dal disastro nucleare. Il reddito procapite è molto basso, si vive di agricoltura e di cibi contaminati.
Le famiglie non riescono ad assicurare le necessarie cure mediche ai propri bambini; a Kiev la chemioterapia è a pagamento. Dopo aver venduto ogni bene ed essersi indebitate oltre limite, i genitori vivono la crudele agonia dei propri figli.
Le associazioni italiane che aiutano i bambini di Chernobyl, ospitandoli all’estero, sono la testimonianza del dramma che sopportano ancora oggi le nuove generazioni, a venti anni dal disastro nucleare. Durante questi periodi all'estero hanno la possibilità di vivere in ambienti non contaminati e di nutrirsi con cibi e bevande sane e diverse, riducendo sensibilmente i valori di contaminazione del loro organismo. Un mese di soggiorno in ambienti non contaminati consente l’abbattimento fino al 50% dei valori di cesio assorbito, riducendo la possibilità dell'insorgenza di forme tumorali.
Nel Metapontino opera da diversi anni l’associazione Rotondella per Chernobyl, sono inoltre centinaia, quelle sparse nelle regioni italiane.
L’associazione “Sole Terre” di Milano opera, invece, direttamente nell’ospedale pediatrico di Kiev. Sole Terre ha lanciato una campagna Nazionale per aiutare i bambini di Chernobyl attraverso un sms al numero 48582; inviando un sms dal 3 aprile al 3 maggio è possibile assicurare ai bambini ammalati di cancro cure idonee.

L’uomo, dopo venti anni, sembra non aver fatto tesoro delle esperienze negative del passato. Altri incidenti nucleari gravi si sono succeduti negli Stati Uniti, Francia, Giappone, in moderne e più efficienti centrali nucleari rispetto a quella di Chernobyl. L’Atlantico, il Mediterraneo, fiumi e laghi della stessa Unione sovietica sono stati contaminati dalle scorie radioattive.
Le scorie, pesante eredità per le future generazioni e per le quali non esistono siti sicuri, sono state liberamente rilasciate nelle acque per smaltire quelle provenienti dalle centrali e dagli impianti di riprocessamento. Nessuno riuscirà mai quantizzare le vittime e i danni ambientali che le stesse provocheranno.
La lista è lunga; questo non è nulla in confronto alla contaminazione radioattiva che hanno provocato i conflitti con l’impiego delle bombe “sporche” o all’uranio impoverito. Residui e le scorie di lavorazione delle centrali sono utilizzati per fabbricare bombe e proiettili all’uranio impoverito. Questo materiale di alto peso specifico (maggiore del piombo) permette di perforare qualsiasi corazza di carro armato o altro, all’impatto l’uranio sprigiona un enorme calore dall’enorme potere distruttivo. Intere regione dei Balcani, dell’Afganistan, dell’Iraq sono state contaminate dall’uranio impoverito, meno radioattivo rispetto ad altri prodotti di fissione, ma molto contaminate, riesce attraverso le sottili polveri ad entrare nella catena alimentare. Le popolazioni civili dovranno subire per diversi anni la contaminazione radioattiva, nessuno potrà mai quantizzare le vittime per cancro.
Gli stessi soldati italiani ne sono stati vittime; sono trecento quelle ufficiali denunciate dall’associazione “Vittime militari in tempo di pace”. Resta infine l’incubo della distruzione nucleare; ogni paese, in questi ultimi venti anni, ha cercato d’avere l’atomica (non ultimo l’Iran) mostrando il vero volto del nucleare, quello strategico militare!
Sono finiti i tempi di Gorbaciof, quando i leader delle superpotenze cercavano la distensione e la pace attraverso il disarmo nucleare. Ora la parola d’ordine è “proliferare“, dietro il miraggio di produrre energia dall’atomo, si nascondono gli interessi delle lobby nucleari. Le partecipazioni statali, gli interessi militari, le tensioni internazionali mettono in moto investimenti enormi che dovranno ricadere sulle spalle dei cittadini, investendo in un’energia costosa ma sopratutto pericolosa.
I cittadini francesi, la cui nazione ha fatto del nucleare la prima fonte nazionale d’energia (e di difesa-offesa militare con la “force de frappe”), ora dicono basta allo sfruttamento dell’atomo.
Migliaia, a Cherbourg in Francia, il 15 e 16 aprile hanno detto no al nucleare, al rilancio dell’atomo con i nuovi reattori EPR chiedendo energia pulita da fonti rinnovabili.
Tutto questo sia da monito a quanti, in Italia, tifano per il ritorno del nucleare e vorrebbero riaprire le centrali. Per venti anni nessun governo ha attuato una politica energetica basata sullo sviluppo delle energie rinnovabili e pulite. Ora ai cittadini si chiede il conto di una politica energetica sbagliata, aumentando le tariffe delle bollette di luce e gas.
Aspettiamo ancora la sistemazione in sicurezza della scorie della coda del nucleare italiano da parte di Sogin. Il centro nucleare della Trisaia è tra quei centri italiani che ancora attendono la sistemazione in sicurezza dei rifiuti nucleari.
Sono passati oltre due anni dall’esperienza di lotta pacifica di Scanzano contro il deposito di scorie nucleari, ma continuiamo a chiedere ancora sicurezza per tutelare la popolazione e i cittadini. I tavoli della trasparenza istituzionali sul nucleare hanno prodotto poco e nulla, mentre i cittadini continuano a pagare la bolletta elettrica per una sicurezza sul nucleare che tarda ad arrivare.

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