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La Ue tenta di autorizzare l'inquinamento del biologico

21 ottobre 2006
Ivan Verga (direttore del Consiglio dei diritti genetici (Cdg))
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Quale futuro potrebbero mai avere l'agricoltura e l'alimentazione biologica, sapendoli contaminati da Ogm? La risposta se la saranno data anche alla Commissione Ue, prima di trasmettere al Consiglio Agricolo dell'Unione gli emendamenti che vorrebbero introdurre nel Regolamento del biologico la soglia dello 0,9% di contaminazione ammissibile da Ogm. Che dire? Che la tecnocrazia di Bruxelles ha prevalso a tal punto sulla politica da permettersi di introdurre nella proposta emendativa persino elementi di discrezionalità, per cui «...la Commissione può stabilire una soglia minima per contaminazioni inevitabili da Ogm delle sementi usate nella produzione biologica». Ammettendo con ciò che il confronto in corso con gli Stati membri e la società civile per fissare le norme di «coesistenza» fra agricoltura biologica, convenzionale e transgenica è una partita truccata. Perché la Commissione sapeva che non c'è alcuna possibilità tecnica di coesistenza e che l'agricoltura transgenica, una volta autorizzata, contaminerebbe quella biologica e convenzionale e trasformerebbe, come negli Usa, le aule dei tribunali europei nel caos di infinite cause risarcitorie. La verità sulle scelte della Commissione Ue appare volgare. Si blandiscono gli stati invocando la «coesistenza», mentre nei fatti la Commissione opera per regolamentare il diritto delle multinazionali ad inquinare le filiere agroalimentari, decretando il suicidio del modello agricolo comunitario.
Che fare? Ci si alza sdegnati dal tavolo truccato sin tanto che l'interesse generale non venga ristabilito. Le Regioni possono ora riporre nei cassetti ogni confronto sui piani di coesistenza e completare le leggi che dichiarino «Liberi da Ogm» le proprie aree. Ma è al governo del paese, e segnatamente al ministro delle Politiche Agricole, che si presenta l'occasione di affermare l'Italia in un ruolo di leadership, a salvaguardia dell'innovazione competitiva che rappresenta il modello di agricoltura sostenibile. Sparigliando con ciò il trinomio che ingessa Bruxelles: la debolezza della Commissione, la pigrizia conservativa della burocrazia, lo strapotere delle lobby. Utopia? Non più. L'istituzione di una unità di crisi, guidata dal ministro alle Politiche Agricole, segnerebbe un passo in questa direzione. Una unità di crisi forte, legittimata dalla ricerca del più ampio consenso parlamentare, capace di azioni istituzionali e diplomatiche come si conviene di fronte ad una emergenza che, in Italia, manderebbe in fumo le 50.000 aziende che fanno del nostro il primo paese produttore di biologico in Europa e far precipitare i 180 miliardi di produzione lorda. Facendo capire a Bruxelles che ogni diplomazia è ormai possibile solo con il ritiro o la bocciatura degli emendamenti. Perché l'Europa non è il far-west e il metodo Bayer, che prima inquina coi propri Ogm le filiere del riso e poi pretende l'autorizzazione a commercializzarlo, è una dittatura economica buona per una repubblica delle banane. Tutto ciò è a tal punto patrimonio comune delle organizzazioni di rappresentanza della filiera agricola, della grande distribuzione, dell'associazionismo consumerista e sindacale del paese, da autoconvocarsi, l'8 di novembre a Roma, dando vita agli Stati generali della «Coalizione Liberi da Ogm». Con un solo ordine del giorno: la mobilitazione perché la Commissione ritiri gli emendamenti.

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