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"Fondamentalisti" versus "modernizzatori"Modena, un intero paese contro il deposito di gas

Rivara di San Felice rifiuta lo stoccaggio nel sottosuolo per conto di una società britannica
25 agosto 2007 - Sabina Morandi
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Bellezze architettoniche? Meraviglie naturalistiche? Tipicità alimentari? Artigianato di pregio? Dimenticate le caratteristiche che tradizionalmente alimentano la fiorente industria del turismo nostrano e dimostrate di non essere stati contagiati dalla «deriva fondamentalista», come la chiama Rutelli, che sembra aver contagiato il paese da Scanzano alla Val di Susa.
I veri modernizzatori sanno che il futuro del Belpaese è quello di fare da discarica per prodotti più o meno tossici da bruciare, seppellire o sparpagliare per quelle che una volta erano fertili campagne. Gli altri, quelli che testardamente si oppongono, non meritano che insulti e mazzate anche quando chiedono semplicemente un po' più di trasparenza su decisioni che riguardano l'ambiente, la salute e il denaro della collettività.
Un altro esempio di deriva fondamentalista è la vertenza che si è aperta intorno al progetto di realizzare un enorme deposito di gas nel sottosuolo della Bassa modenese, deposito che una società britannica dovrebbe utilizzare per stoccare il gas in transito prima di venderlo altrove.
Siamo a Rivara, frazione di San Felice, dove da mesi i cittadini riuniti in comitati si oppongono alla realizzazione del più grande deposito di gas d'Italia, il primo in acquifero profondo. Si tratta in sostanza di immettere qualcosa come 3 miliardi di metri cubi di gas nel sottosuolo a una profondità di 3mila metri, interessando un'area di 117 chilometri quadrati. Niente a che vedere con l'approvvigionamento del gas necessario per arginare le crisi - tutte finte - degli anni passati: si tratta semplicemente di allestire una sorta di magazzino naturale per una società britannica, la Indipendent Resources, che vuole utilizzare il Belpaese per stoccare le proprie merci. Peccato che, in corso d'opera, i "modernizzatori" britannici siano inciampati nel solito corollario di conflitti d'interesse, problemi tecnici e rischi ambientali che nessuno ha pensato di dover prendere in considerazione.
Bisogna dire che la mobilitazione delle comunità della zona è davvero senza precedenti: teatri gremiti, fiaccolate, omelie nelle chiese e oltre 15mila firme raccolte su una popolazione di cinquantamila persone interessate dal progetto. Tutta gente che da otto mesi chiede garanzie per la propria salute e il rispetto di un territorio che ha già dato molto in termini ambientali, senza contare le altre opere previste dai "modernizzatori" italici: una discarica, un inceneritore e la futura autostrada Cispadana.
Ma i fondamentalisti, si sa, ormai si annidano anche in Padania. Le istituzioni sono state colte di sorpresa da una mobilitazione ampia quanto trasversale: dalla Lega a Rifondazione passando per i Verdi, i comitati hanno messo alle strette i sindaci chiedendo impegni precisi. In cima alle preoccupazioni dei cittadini c'è il rischio sismico, niente affatto remoto. E' sensato collocare un deposito di gas nelle viscere della dorsale ferrarese che periodicamente scuote le campagne aprendo voragini nei campi arati? Perchè, come ha scritto su Liberazione Stefano Lugli, segretario provinciale di Rifondazione di Modena, «il 9 maggio un terremoto di magnitudo 4 ha ricordato a tutti che il "coperchio" di terreno che deve conservare il gas non garantisce la tenuta». A tutto ciò si aggiunge la preoccupazione per le emissioni che il deposito potrebbe lasciarsi sfuggire in atmosfera - siamo non siamo nel Protocollo di Kyoto? - insieme alla totale mancanza di una strategia energetica complessiva che non sia quella di fornire il caveau per la Independent Resources o per la sua filiale romana, la Independent Gas Management.
Finalmente, dopo mesi di dibattiti, poco prima dell'estate i Comuni e la Provincia decretano la "non disponibilità" a ospitare un simile impianto. Nel frattempo, come fa notare ancora Lugli «la partecipazione si fa concreta: un gruppo di lavoro composto da rappresentanti dei comitati e delle istituzioni lavora per presentare le osservazioni alla valutazione di impatto ambientale». Tecnici ed esperti che mettono la propria competenza al servizio della trasparenza e della democrazia: un precedente «assolutamente positivo per le vertenze ambientali in Italia» impensabile nello schema rutelliano. Nel frattempo Consiglio regionale e governo vengono chiamati a rispondere alle domande della cittadinanza, presentate sotto forma di interrogazioni. E' del 18 luglio quella depositata dai senatori Tommaso Sodano e Loredana de Petris nella quale, fra l'altro, si chiede di fare luce sul conflitto d'interesse che riguarda il progetto di Rivara. Viene fuori infatti che, per aggirare svariati pareri negativi - fra cui una relazione fortemente critica che l'Ufficio Nazionale Minerario Idrocarburi e Geotermia aveva stilato nel 2004 - la Independent Gas Management commissiona uno studio all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. A sorpresa i precedenti pareri negativi vengono ribaltati: non solo «l'area in esame sembra assolutamente idonea ad uno stoccaggio di gas» ma addirittura «costituisce un modello di riferimento metodologico per indagini a venire». L'entusiasmo talvolta fa brutti scherzi, soprattutto quando controllore e controllato coincidono. Viene fuori infatti che, oltre alle firme dei dirigenti dell'Istituto Nazionale di Geofisica, lo studio riporti anche quella di Roberto Bencini, consulente dell'Istituto ma anche, guarda un po', socio e amministratore della Independent Resources, capogruppo inglese della controllata Independent Gas Management, società costituita appositamente per la realizzazione del progetto Rivara con un capitale sociale di 10 mila euro. Una posizione rivendicata alla luce del sole: nel documento predisposto dalla Independent Resources per la quotazione alla borsa di Londra si può leggere nero su bianco che Bencini è consulente del presidente dell'Istituto.
Passano i giorni e nessuno risponde alle domande dei senatori ma, evidentemente, qualcosa si muove. Il 24 luglio arriva infatti l'atteso parere della Commissione nazionale per la Valutazione d'Impatto Ambientale. Niente di definitivo naturalmente ma, tenendo conto del linguaggio paludato delle istituzioni, è significativo che venga espresso un giudizio «interlocutorio negativo» sul progetto. Qualcosa che, scrive ancora Lugli «ci fa esprimere un cauto ottimismo e ci lascia respirare un po' dopo mesi e mesi di battaglie». Sempre che, nel percorso fra la riunione della Commissione e la pubblicazione del decreto ufficiale, qualche penna modernizzatrice non trovi il modo di diluire critiche e richieste… Per maggiori informazioni si può consultare il sito del comitato ( www.ambientesaluterivara.it ) oppure il blog ( http://ambientesaluterivara.splinder.com/ ).

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