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I No Coke: «Non vogliamo morire a norma di legge»

Alle Attività Produttive i No Coke dicono: «Non vogliamo morire a norma di legge. I cittadini denunciano gravi omissioni anche nella (Valutazione Impatto Ambientale soprattutto per quanto riguarda la parte che interessa la ricaduta a terra degli inquinanti che non vengono quantificati nelle valutazioni e nelle documentazioni ufficiali dell'Enel
24 aprile 2008 - Sara Graziani
Fonte: Liberazione

- "Il ritorno al carbone dell'Europa aumenta l'allarme per il clima". Titola così sulla prima pagina il New York Times riferendosi in particolare alle scelte energetiche dell'Italia e del suo maggior produttore di energia elettrica, l'Enel, che sceglie di riconvertire l'impianto della centrale di Torrevaldaliga Nord.

Proprio ieri, mentre i rappresentanti del Comitato No Coke Alto Lazio e una delegazione del "Comitato dei Cittadini Liberi" composta dai rappresentanti dei lavoratori del mondo agricolo, turistico e commerciale si sono riuniti a via Veneto per una manifestazione a supporto della delegazione ricevuta dal ministero delle Attività produttive.

La Conferenza dei Servizi che ha incontrato i rappresentanti No Coke dovrà decidere sulla riapertura dell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), tenendo conto del reale problema che tutto l'Alto Lazio e parte della Maremma potrebbe soffrire se la centrale di Tvn dovesse entrare in funzione, sia da un punto di vista agricolo, che in quell'area è caratterizzato da colture di eccellenza quali il carciofo e il pomodoro, sia da un punto di vista sanitario.

I cittadini denunciano gravi omissioni anche nel Via (Valutazione Impatto Ambientale) soprattutto per quanto riguarda la parte che interessa la ricaduta a terra degli inquinanti emessi dalla combustione del carbone, elementi pericolosi per la salute, per l'alimentazione umana e per l'ambiente e tra questi anche l'Arsenico, che non viene quantificato nelle valutazioni e nelle documentazioni ufficiali dell'Enel.

L'incontro ha soddisfatto i rappresentati del Comitato, che ritengono di essere stati ascoltati con interesse e di aver ottenuto l'attenzione necessaria per riconsiderare un progetto che ha dimostrato, in altre regioni d'Italia, di essere antieconomico e dannoso.

"Se non difendiamo la salute e la nostra terra- dicono i cittadini- che futuro avremo per noi e soprattutto per i nostri figli? Non giova a nessuno elencare le migliaia di posti di lavoro in pericolo, nel caso malaugurato si dovesse bruciare carbone a Tvn, piuttosto cerchiamo tutti insieme di disegnare un mondo più attento ai problemi della salute e rispettoso dell'economia di queste terre."

Il commento si riferisce chiaramente alla presenza, in contemporanea, davanti al Ministero delle Attività produttive, di una delegazione di lavoratori impegnati alla riconversione che ha manifestato per il Si al carbone. Slogan e striscioni che dichiarano la volontà di voler lavorare in piena osservanza delle leggi dello Stato italiano che fissano i limiti e livelli delle emissioni a tutela dell'ambiente e della salute.

Alle proteste dei lavoratori Enel, supportati da rappresentati dell'azienda stessa, ha risposto il Comitato: "Tutti temono per il proprio posto di lavoro, tutti vogliono un futuro per i propri figli. Evitiamo inutili riferimenti ai limiti di legge per gli inquinanti. Non vogliamo morire a norma di legge."

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