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Davvero gli inceneritori sono innocui per la salute? Sentiamo il Professor Stefano Montanari

Testo è stato scritto dal Dott. Francesco Sodo (laureato in Scienze Ambientali specializzato Tecnico Superiore per la Raccolta e Smaltimento dei Rifiuti) a testimonianza dei danni alla salute che possono causare gli impianti inquinanti. Speriamo che in un futuro imminente venga valorizzata e preferita una gestione dei rifiuti basata sulla riduzione, sulla raccolta differenziata e su tecnologie a basso impatto ambientale. La raccolta differenziata è importante anche per il lavoro, soprattutto nelle regioni del mezzogiorno.
17 dicembre 2009 - Francesco Sodo

Chi è il Prof. Stefano Montanari
Il Prof. Stefano Montanari, laureato in farmacia è Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, Ricercatore e Divulgatore Scientifico sulle nano patologie causate da polveri ultrafini. In occasione di un dibattito scientifico sui possibili danni causati da un inceneritore il professore è stato invitato a Bagnoli. Nella piazza della cittadina napoletana ha spiegato ai numerosi presenti il problema delle nano e micro particelle emesse da impianti industriali inquinanti in particolare dai termovalorizzatori. L’argomento dovrebbe interessare anche noi Tarantini, visto che ci troviamo in un area dichiarata dagli anni ‘90 ad alto rischio ambientale, con diversi impianti che emettono diossina e micro polveri.
Il quartiere di Bagnoli è noto per aver ospitato una delle più grandi acciaierie: l’Italsider. Intorno all’industria furono costruite case popolari per gli operai e le famiglie. Insomma, una piccola città nei pressi di una grande industria. Bagnoli, oggi quartiere popolatissimo limitrofo a una metropoli è devastato dall'amianto, presente nel complesso industriale dismesso. A distanza di anni le bonifiche sono state fatte solo parzialmente. Una parte della popolazione, oggi, a causa dell’inquinamento è stata colpita da tumori o colpiti da malattie all’apparato respiratorio.

Micro e nano particelle. Effetti biologici e danni irreversibili
Il prof. Mantanari, in occasione dell’incontro, spiega uno studio effettuato dalla moglie, la dottoressa Gatti sulle nano e micro particelle. Si tratta di una scoperta piuttosto semplice ma che fino a ora tutti i medici chirurgi hanno solo sperimentato gli effetti ma non si sono mai accorti delle cause. Immaginiamo che il nostro organismo ingerisca o inali particelle inorganiche come ad esempio minerali insolubili nei grassi o nell’acqua. Sicuramente una parte di queste rimane nell’organismo. Quali sono le conseguenze?
Queste polveri una volta inalate in una decina di secondi attraversano gli alveoli dei polmoni o l’apparato digerente ed entrano in circolo nel sangue. Il liquido rosso contiene una proteina detta fibrinogeno che è solubile, ma quanto la proteina viene alterata diventa insolubile e si trasforma in fibrina. La fibrina genera un coagulo di sangue. Se siamo in ambito venoso il coagulo migra verso i polmoni provocando una malattia detta trombo embolia polmonare che è la terza causa di morte al mondo. Proprio un lavoro svedese di alcuni anni fa riporta il 13,6% di morti sono dovute a trombo embolia polmonare. Se siamo in ambito arterioso il coagulo migra al cervello, al cuore favorendo gli infarti. I danni di queste particelle non si limitano qui. La direzione del sangue in un organismo è casuale per cui possono essere intaccati tutti gli organi del corpo. Nessuno può sapere a priori quale organo: fegato, ventre, stomaco, cervello, gonadi o altro. Il fegato, ad esempio, è un filtro. Quanto viene colpito non essendo in grado di eliminare queste particelle crea un tessuto granuloso detto granuloma. Il granuloma è un tessuto infiammatorio ovvero un infiammazione subclinica. In pratica un organismo convive con un infezione in atto anche per anni, senza manifestazioni cliniche evidentissime. L’unico sintomo potrebbe essere dalla dato dai valori alterati dei globuli bianchi. A questo punto un medico non notando nessuna alterazione clinica evidente, come ad esempio, forti emicranie o appendicite, può sottovalutare il problema. Questo tessuto infiammatorio, anche se non è un discorso matematicamente sicuro, col tempo può diventare un cancro.
Altre possibilità. Le particelle possono passare da madre al feto. Quanto le polveri vengono inalate dalla madre, passano al feto e a seconda di come colpiscono l’embrione causano danni più o meno grossi. Se l’embrione viene colpito nelle prime settimane si abortisce, se è già formato possono nascere feti gravemente malformati.
Nell’uomo le micro e nano particelle possono giungere negli spermatozoi causando nella maggior parte dei casi sterilità o se si riesce a procreare, danni per trasmissione delle polveri al feto che si formerà. Queste polveri possono interferire con alcune ghiandole come per esempio la tiroide causando tiroiditi, col pancreas causando diabeti. Queste polveri sono distruttori del pancreas. A New York dopo il crollo delle Torri Gemelle, per settimane la città ha respirato polveri. In occasione venne pubblicato un articolo scientifico che prevedeva future patologie nella città causate dal crollo delle polveri, ma non si viene creduto. Dopo tre anni sono stati accertati migliaia di malati di queste patologie. Anche molti pompieri che lavorarono dopo il crollo si sono ammalati di malattie in conseguenza all’inalazione di polveri: morbo di Parkinson e altre patologie. Le nano polveri in un organismo possono causare patologie neurologiche come irritabilità, insonnia, perdita parziale di memoria anche in soggetti al di sotto dei 40 anni, cosa molto rara in passato. Un ricercatore tedesco ha scoperto inoltre, che queste polveri possono migrare lungo i nervi e arrivare fino al cervello dove causano cancri, Parkinson e altre malattie.
Un'altra scoperta riguarda gli effetti biologici sul DNA cellulare. Queste polveri sono capaci di entrare nel nucleo delle cellule, senza ledere ne la membrana cellulare, ne la membrana nucleare come se avessero una chiave per entrare in una porta e giungere al DNA. Queste polveri interagendo con il DNA sono capaci di scombinarlo in modo imprevedibile. Scombinare si intende cambiare il “libretto d’istruzioni” di una cellula la quale una volta alterata non è più in grado di riprodursi normalmente. In genere una cellula danneggiata ha la capacità di autoeliminarsi. Questo processo si chiama apeptosi. Può accadere però che alcune cellule possono perdere la proprietà biologica dell’apeptosi per cui anziché autoeliminarsi si riproducono in modo anomalo. Queste col tempo le masse anomale diventano sono i cancri.

Microparticelle prodotte in natura
La natura produce micro particelle. I vulcani sono ottimi produttori. In tutto il pianeta abbiamo circa 1500 vulcani attivi che emettono in atmosfera particelle. I venti africani trasportano le sabbie del deserto attraverso il mediterraneo fino a noi. Gli effetti sono ben visibili: il cielo e le piogge rosse. Non solo: la sabbia del Sahara può attraversare tutto l’oceano e arrivare in America. Le particelle prodotte da un inceneritore o un acciaieria, sono miliardi di volte più leggere della sabbia per cui una volta espulse dai camini in atmosfera, trasportate dai venti possono fare anche 30 volte il giro del mondo. Ci sono altre fonti di emissioni naturali: gli incendi boschivi. Gli alberi non contengono solo carbonio, idrogeno e ossigeno. Le piante bruciate emanano quantità enormi di polveri e acqua che l’albero preleva dalla terra. L’acqua contiene Sali, polveri varie e altro che poi passano nel corpo della pianta quanto questa si nutre. Quanto brucio materiale vegetale, quantità enormi di queste sostanze vengono rimesse in atmosfera. La natura non è da considerare un agente inquinante in quanto emette pochissime quantità di polveri, di stazza grossolana in quanto le temperature in gioco sono relativamente basse. Più bassa è la temperatura più è grossa la polvere che si genera, meno è aggressiva per la salute.
L’uomo è l’unico animale inquinante. Se pensiamo a qualsiasi altro animale o pianta possiamo costatare che il rifiuto per una specie o un genere di animale o vegetale è vita per un altro essere vivente. Ad esempio le foglie verdi contengono la clorofilla. Esse catturano CO2 dall’atmosfera e acqua dal suolo. Con la clorofilla catturano energia solare. Da sostanze inorganiche semplici come CO2 e H2O sintetizzano molecole più grosse e complesse: gli amidi. Lo scarto delle foglie è l’O2 il quale è vita per gli animali.
Lo scarto degli animali è la CO2. Quindi il ciclo non è altro che un cerchio assolutamente perfetto. Tutti gli animali e vegetali vivono in questo cerchio. L’uomo è l’unico animale che vive in linea retta, al di fuori del cerchio e produce dei rifiuti che la natura non riconosce a riutilizzare in nessuna maniera.
Come fa l’uomo a produrre rifiuti? Scavando cave, fonderie da cui emettono in atmosfera miliardi di micro particelle, inceneritori, traffico automobilistico, aereo. In Germania si è scoperto che i freni delle auto emettono delle polveri estremamente cancerogene. Le polveri prodotte dall’uomo hanno una particolarità: rispetto a quelle prodotte dalla natura sono molto più piccole e di composizione chimica molto più varia. Esempio da un inceneritore quanto immetto immondizia fuoriescono polveri che contengono mercurio, arsenico, antimonio, cadmio, crono e altro.

Polveri primarie e secondarie.
Le polveri primarie sono quelle polveri che si formano direttamente nel luogo dove sta avvenendo la combustione. Dal momento che brucio, oltre le particelle solide, produco inevitabilmente sostanze gassose quali ossidi di azoto, di zolfo, ammoniaca e gas organici e altro in base a cosa sto bruciando. Questi gas espulsi in atmosfera incontrano altri gas come ossigeno, vapore acqueo, radicali liberi che sono parti di molecole molto reattive. La luce solare funge da catalizzatore e le sostanze iniziali si trasformano polveri secondarie. Queste polveri secondarie sono come massa, dalle sei alle otto volte superiori a quelle primarie con la particolarità che si formano lontane da dove avviene la combustione. Ad esempio per un inceneritore queste polveri si formano anche a Km di stanza. Quanto si effettua una valutazione d’impatto ambientale per qualsiasi impianto inquinante non si tiene mai presente questa “variabile”. Le particelle secondarie sono anche degli ottimi trasportatori di diossine.
Le diossine sono prodotti organici, relativamente pesanti che cadono al suolo velocemente anche a parecchi km di distanza dagli inceneritori o dalle fonderie che sono ottimi produttori di polveri secondarie. Gli inceneritoristi sostengono che il problema delle polveri è risolto con l’utilizzo di filtri di ultima generazione.
Qui occorre fare una premessa. Le polveri primarie che si formano dove avviene la combustione si distinguono in polveri filtrabili e polveri condensabili. Le prime passano attraverso il filtro, le seconde condensabili oltrepassano il filtro come gas e si formano come polveri oltre. I filtri di ultima generazione, in realtà hanno efficacia solo sulle polveri primarie filtrabili mentre non hanno nessuna efficacia sulle primarie condensabili e sulle secondarie. Le polveri filtrabili primarie in realtà sono le più grossolane per cui le meno nocive. Considerando anche che i filtri catturano circa il 5% di queste polveri primarie. Una volta catturate dove le metto? Ritornano in ambiente.

Il problema diossine
Le diossine si formano in quantità rilevanti fra i 400-800°C. Gli inceneritoristi sostengono che il problema emissione diossina si può eliminare innalzando la temperatura del processo di combustione fino ai 1100°C. In realtà il problema non è stato risolto, spiega Montanari. Innanzitutto non tutto l’inceneritore funziona a questa temperatura, solo una parte. Quanto il fumo che si genera si allontana dalla fonte di alta temperatura necessariamente attraversa entra nella frazione di 800-400°C. Risultato: le diossine si formano nello stesso modo. In più a temperatura di 1100°C si formano particelle molto più piccole per cui più aggressive. Queste polveri sottili hanno la particolarità di non essere biodegradabili cioè rimangono per sempre. Una volta che le produco continuano sono ad accumularsi. Per cui l’unica possibilità è non produrle.
Il problema inceneritore- termovalorizzatore è un problema prettamente politico. Il caso Napoli è un esempio. In realtà il problema rifiuti stava maturando da almeno una quindicina di anni. Hanno fatto aumentare a dismisura l’immondizia per poi convincere i cittadini che serve l’inceneritore. In Italia, spiega Montanari, ogni volta che si costruisce un inceneritore guadagnano i subappaltatori e i politici. Gli inceneritori italiani costano infatti anche dieci volte il loro costo reale.
Inceneritori e la fisica
Iniziamo con il Primo Principio della Termodinamica noto anche come Principio Universale della Scienza: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. In parole povere il creatore ha voluto la natura in questo modo. Se Io brucio una tonnellata di immondizia in un inceneritore devo avere, per il suddetto principio, una tonnellata di altro materiale in uscita.
Purtroppo nell’inceneritore accade qualcosa di peggio. Per una tonnellata di immondizia, in seguito alla combustione trovo circa dai 280-300 Kg di ceneri pesanti. Queste ceneri pesanti vengono definite inerti dalle leggi. In realtà l’inerzia è solo chimica. Dal punto di vista biologico sono pericolosissime: una volta ingerite o inalate sono tutt’altro che inerti.
Oltre le ceneri vengono prodotte circa 30 kg di ceneri volanti che sono sottilissime e cancerogene, 25 kg di gesso e 650 kg di acqua calda e sporca. A questo punto non mi trovo col principio di Lawasier: quello che è uscito è addirittura doppio rispetto alla massa di rifiuti che è entrata. Cosa è accaduto? E’ semplice! In realtà bruciare è un processo chimico di ossidazione. Per far avvenire qualsiasi ossidazione mi serve ossigeno, che ha una sua massa. Per motivi tecnici occorre anche aggiungere acqua, ammoniaca, carbonati, calce. Per cui a una tonnellata di immondizia si deve aggiungere una tonnellata di altro materiale. In pratica abbiamo raddoppiato la massa iniziale dei rifiuti. All’uscita troveremo due tonnellate di materiale. Quindi l’inceneritore effettua due operazioni: fa sparire i rifiuti dalle strade e dalla nostra vista trasferisce, invisibile, in ambiente e quindi nei nostri organismi. Molti sostengono che come impatto ambientale il termovalorizzatore è da preferire alla discarica. Sicuramente, ma è chiaro che per depositare quei 280-300 kg di ceneri devono per legge finire in discarica e queste ceneri sono immensamente più tossiche rispetto a una normale discarica.

Allora cosa ne facciamo dei rifiuti?
Basta che prendiamo esempio da due città enormi come Los Angeles (quattro milioni di abitanti) o San Francisco 850 mila abitanti. Queste città non hanno inceneritori. Loro hanno coinvolto ragazzi disoccupati istruendoli con corsi di merceologia. I ragazzi prendono i materiali differenziati forfettariamente dai cittadini e li raffinano ulteriormente. Ad esempio una bottiglia di plastica la suddividono in varie parti. La bottiglia che è fatta di poleitilenpersalato segue un percorso. Il tappo che è fatto di polietilene un altro, la carta intorno la bottiglia viene separata. Il tutto viene rivenduto. I tappi venduti come rifiuto vengono 60 centesimi di euro al kg mentre noi li bruciamo. Le lattine delle bibite sono fatte di alluminio che è già stato estratto dalla miniera di bauxite per cui se la riciclo non devo più estrarre da altre miniere consumando materia prima ed energia. Vendo quell’alluminio a chi fa biciclette o infissi, con un guadagno. Tutto il putrescibile, anziché portarlo in discarica o in inceneritore lo portano fuori città. Uso finale è compost da prato che lo vendono a caro prezzo anche a noi. Chi gestisce tali impianti da lavoro a molte persone e trae profitto semplicemente rivendendo rifiuti senza inquinare. Se Brescia fosse trattata come San Francisco, senza inceneritori la stessa quantità di immondizia darebbe lavoro a 3000 persone, contro le circa 80 che lavorano nel termovalorizzatore di Brescia, dove tra l’altro gli italiani spendono alcune centinaia di migliaia di euro per mantenere l’inceneritore. La stessa quantità di immondizia riciclata avrebbe prodotto un reddito netto di 2800 mila euro creando 3000 posti di lavoro e non si inquina.

Fonte: sintesi video you tube: Convegno del Prof. Montanari a Bagnoli (Napoli)

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