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La prossima guerra? Quella del clima. Molto peggiore di al Qaida, forse già persa, sicuramente inevitabile se non si prenderanno presto misure radicali.

Rapporto segreto del Pentagono: «I cambiamenti climatici più pericolosi di al Qaida»

23 febbraio 2004
Red
Fonte: l'Unità - 22 febbraio 2004

La prossima guerra? Quella del clima. Molto peggiore di al Qaida, forse già persa, sicuramente inevitabile se non si prenderanno presto misure radicali. Parola del Pentagono, che ha fatto arrivare sul tavolo del presidente Gorge W. Bush un documento segreto, preparato da due consulenti della Cia.

Lo rivela il settimanale britannico The Observer, in un articolo datato New York e firmato da Mark Towsend e Paul Harris. Secondo gli autori, i cambiamenti climatici dei prossimi 20 anni potrebbero portare a una catastrofe di proporzioni immani, che costerebbe milioni di morti in guerre e disastri naturali. Il documento, tenuto nascosto dai capi del Pentagono e finito nelle mani del giornale britannico, mette in guardia il governo statunitense dai mutamenti del clima che si stanno verificando. Le maggiori città europee, rivela lo sconvolgente rapporto, potrebbero essere sommerse dall'aumento del livello d'acqua dei mari, mentre in Gran Bretagna nel 2020 il clima potrebbe diventare siberiano.

«Disordini e conflitti saranno le caratteristiche endemiche della vita. Ancora una volta le guerre potrebbero determinare il destino dell'umanità», scrivono gli autori, Peter Schwartz, un consulente della Cia, già capo della pianificazione del gruppo petrolifero Royal Dutch/Shell, e Doug Randall, del think tank conservatore californiano Global Business Network. Lo studio è stato preparato su istruzioni di Andrew Marshall, potentissimo capo dell’Office of Net Assessment del Pentagono. L’ottaduenne Marshall è ritenuto essere la mente dietro tutte le più recenti scelte dell’amministrazione statunitense nel campo della difesa nazionale, a cominciare dal programma di difesa antimissili balistici, che tante polemiche ha suscitato nei mesi scorsi.

I cambiamenti climatici «dovrebbero divenire oggetto di un dibattito scientifico inerente la sicurezza degli Stati Uniti», sostengono gli autori della ricerca. Un imminente scenario di cambiamenti catastrofici del clima è «plausibile e potrebbe compromettere la sicurezza degli Stati Uniti in un modo che va considerato da subito», concludono Schwartz e Randall.

Doug Randall, citato da The Observer, spiega che gli effetti di un rapido cambio del clima potrebbero portare al caos globale. «È una cosa deprimente, ed è una minaccia alla sicurezza nazionale che è senza precedenti, perché non c’è nessun nemico contro cui puntare le armi e non abbiamo alcuna possibilità di controllo su questa minaccia» ha spiegato Randall, secondo il quale forse è già troppo tardi per impedire il disastro. «Non sappiamo esattamente a che punto siamo di questo processo. Potrebbe iniziare domani e potremmo non accorgercene prima di cinque anni» spiega. «Le conseguenze per alcune nazioni del cambio di clima sono inimmaginabili. Sembra ovvio che sarebbe necessario ridurre l’uso dei combustibili fossili».

Un discorso, quest’ultimo, che difficilmente può essere recepito dall’amministrazione Bush, condizionata com’è dalla potentissima lobby petrolifera statunitense. Ma questa volta l’allarme non viene da qualche scienziato qualsiasi o da qualche gruppo ambientalista. È il Pentagono a porsi, seriamente a quanto pare, il problema dei cambiamenti climatici, e difficilmente il presidente che ama presentarsi agli americani come il commander in chief, il comandante in capo dell’America impegnata nella guerra globale contro il terrorismo, potrà ignorarlo.

Nei giorni scorsi, l’amministrazione Bush era stata pesantemente criticata da un gruppo di eminenti scienziati della Union of Concerned Scientists che la accusavano di aver selezionato attentamente i risultati di studi scientifici per giustificare le proprie scelte politiche, nascondendo quelli che giungevano a conclusioni contrarie. Jeremy Simons, dell’Epa, l’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente, ha commentato come aver tenuto nascosto il documento per quattro mesi era un ulteriore esempio di come la Casa Bianca tenti di occultare la minaccia dei cambiamenti climatici per non cambiare politica.

Come è noto, gli Stati Uniti sono tra i più fermi oppositori al trattato di Kyoto sul contenimento delle emissioni inquinanti, Il governo statunitense ritiene che un’autoregolamentazione delle industrie sia sufficiente. Una posizione in parte sostenuta anche dal governo Berlusconi.

Bob Watson, responsabile scientifico della Banca Mondiale, già presidente del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici, ha dichiarato a The Obeserver che i severi avvertimenti del Pentagono non possono essere ignorati: «Può Bush ignorare il Pentagono? È ora difficile ed imbarazzante far sparire questo documento. Dopo tutto, la priorità di Bush è la difesa nazionale. Il Pentagono non è un estremista, né un gruppo liberale, è piuttosto conservatore. Se il clima cambia diventa una minaccia per la sicurezza nazionale e per l'economia, quindi Bush deve agire. Ci sono due gruppi che l’amministrazione Bush tende ad ascoltare, la lobby petrolifera e il Pentagono».

Per Rob Gueterbock, di Greenpeace, «c’è un presidente che sostiene che la storia del riscaldamento globale è una stupidaggine, e dall’altra parte c’è il Pentagono che si prepara per la guerra del clima. È terribile che il presidente ignori il suo stesso governo su questo tema».

Red

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