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    Il talento straordinario di Wangari Maathai

    Per quale motivo tributare l’onorificenza all’attivismo ambientale in un’epoca contrassegnata da questioni più urgenti come la guerra, il terrorismo e la proliferazione nucleare? L'abbiamo capito ricordando il nostro viaggio in Kenya e l'incontro con Wangari: la speranza concreta della pace, tra gli esseri umani e per la Terra stessa, passa attraverso le scelte, individuali e collettive, di cittadini legittimati a esserlo.
    10 dicembre 2004 - Anna Lappé e Frances Moore Lappé (International Herald Tribune)

    Maathai Wangari "A ottobre è stato assegnato il premio Nobel per la Pace a Wangari Maathai. Per quale motivo tributare l’onorificenza all’attivismo ambientale in un’epoca contrassegnata da questioni più urgenti come la guerra, il terrorismo e la proliferazione nucleare? L'abbiamo capito ricordando il nostro viaggio in Kenya e l'incontro con Wangari: la speranza concreta della pace, tra gli esseri umani e per la Terra stessa, passa attraverso le scelte, individuali e collettive, di cittadini legittimati a esserlo.

    La decisione presa dal Comitato del Premio Nobel di assegnare il massimo riconoscimento per la Pace a Wangari Maathai ha destato la perplessità di alcune eminenti personalità norvegesi: per quale motivo tributare l’onorificenza all’attivismo ambientale in un’epoca contrassegnata da questioni più urgenti come la guerra, il terrorismo e la proliferazione nucleare?
    Un simile interrogativo non riconosce il talento straordinario dimostrato da Wangari Maathai.

    Abbiamo incontrato Maathai per la prima volta quattro anni fa, nei quartieri alla periferia di Nairobi, in un arieggiato albergo familiare sovrastato dagli alti alberi di jacaranda. In quel periodo il Green Belt Movement (Movimento Cintura Verde) da lei fondato 25 anni prima, continuava la propria battaglia contro il feroce regime del presidente Daniel arap Moi..

    Nel 1977, in occasione della Giornata della Terra, Maathai aveva piantato sette alberi per celebrare l’impegno delle attiviste ambientali keniote; in seguito, intuendo che il fenomeno della deforestazione poteva essere invertito se le donne dei villaggi del suo paese fossero diventate a loro volta piantatrici di alberi, fondò il Movimento Cintura Verde. Le guardie forestali governative irrisero l’idea di Maathai di arruolare gli abitanti dei villaggi perché, così le dissero, servivano guardaboschi esperti per interrare gli alberi.

    Maathai non diede loro ascolto e oggi il Kenya ha 30 milioni di alberi in più, tutti piantati dalle donne dei villaggi.

    Lo straordinario talento dimostrato da Maathai sta nell’aver compreso la relazione tra problemi locali e mondiali e il fatto che questi possano essere affrontati solo se i cittadini fanno sentire la loro voce e trovano il coraggio di agire. Maathai individuò nel Movimento Cintura Verde, oltre alla bontà del progetto in sé, l’opportunità per le donne dei villaggi di scoprire di non essere senza alcun potere di fronte a mariti dispotici, a capi villaggi e a un presidente crudele. Grazie alla creazione di vivai per la produzione di alberi da trapiantare - almeno 6000 in tutto il Kenya – e alla piantagione degli alberi stessi, le donne hanno potuto gestire autonomamente le scorte di legna per il fuoco: un importante cambiamento tramite il quale hanno anche conquistato più tempo per altre occupazioni.

    Grazie all’educazione popolare le donne dei villaggi, che fino ad allora avevano assistito all’uso delle foreste nazionali come contropartita per gli appoggi politici al regime di Moi, hanno iniziato a percepire le foreste in maniera diversa, come qualcosa che esse stesse, in quanto cittadine, avevano il diritto di rivendicare.

    Il Movimento Cintura Verde ha permesso loro di comprendere che la scelta di una produzione agricola di prodotti, come il caffé, orientata in modo miope alle esportazioni e attuata a scapito di colture alimentari sostenibili, altro non era che un lascito del passato colonialismo perpetuato dalle politiche dell’IMF.
    E hanno compreso che avrebbero potuto cambiare tutto questo.

    Attraverso una campagna nei villaggi dedicata alla sicurezza alimentare, i membri del Movimento Cintura Verde stanno insegnando a ricostituire le colture agricole locali impiegando metodi organici e a reintrodurre la tradizione degli orti, una pratica abbandonata da molti sulla scia dell’agricoltura finalizzata alle esportazioni voluta dal governo.

    Nel corso degli anni Maathai e i sostenitori del Movimento sono stati incarcerati, talvolta anche picchiati per le loro campagne contro le attività anti-ambientaliste del governo. Uno degli educatori del programma per l’agricoltura organica ci ha raccontato di essere stato quasi arrestato per la sua attività a favore dell’agricoltura sostenibile. Il governo, come poi si è scoperto, aveva stipulato ingenti contratti con le multinazionali dell’agricoltura chimica e gli educatori ambientali costituivano perciò una seria minaccia.

    Maathai si è schierata in prima linea anche nell’impegno internazionale per la cancellazione del debito estero dei paesi poveri. Nel 2000, l’anno del nostro viaggio in Kenya, il Movimento Cintura Verde rappresentava già un’importante forza in favore della democrazia.

    Nel 2002 Maathai si è candidata per le elezioni del Parlamento e ha sconfitto il proprio avversario per 50 a 1. Si racconta che le donne di Nairobi, a questa notizia, abbiano ballato per le strade tanta era la gioia. Alcune settimane dopo, quando il presidente arap Moi è uscito dalla scena politica dopo essere stato al potere per più di due decenni, Maathai è divenuta sottosegretario del ministero per l’ambiente.
    L’ultima volta che abbiamo incontrato Maathai è stato lo scorso maggio a New York; stava collaborando, ci ha raccontato, alla stesura di un nuovo testo costituzionale per il Kenya: “Stiamo lavorando su una dichiarazione dei diritti che sia la nostra”, ci ha detto con il suo ampio e incontenibile sorriso, "che includa non solo i diritti degli esseri umani ma anche quelli degli animali e dell’ambiente”.

    Abbiamo ricordato il nostro viaggio in Kenya e ripensato alle tante donne dei villaggi che vedemmo allora, alle magliette del Movimento che indossavano. Su quelle maglie campeggiava una scritta, una semplice frase: “Per quanto mi riguarda, ho fatto la mia scelta”. Forse, nell’assegnare il Nobel alla dottoressa Maathai, il Comitato del premio ha voluto rammentarci che la speranza concreta della pace, tra gli esseri umani e per la Terra stessa, passa attraverso le scelte, individuali e collettive, di cittadini legittimati.

    Il talento straordinario di Wangari Maathai è aver dato concretezza a questa profonda convinzione.

    Note:

    © 2004 International Herald Tribune

    Fonte: http://www.commondreams.org/views04/1014-32.htm
    Tradotto da Eny Giambastiani per Nuovi Mondi Media

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