Educazione civica europea

Euro - L'ABC dell'Europa di Ventotene

La voce E di euro del dizionario illustrato "L'ABC dell'Europa di Ventotene" (Ultima Spiaggia, Genova-Ventotene 2022, seconda edizione). Quest’opera è stata rilasciata con la Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
13 marzo 2022

di Mario Leone*

Euro

Introduzione

L’Euro è la moneta che usiamo tutti i giorni per fare o ricevere i nostri pagamenti, su tutto il territorio degli Stati dell’Unione europea (UE) che hanno sottoscritto il Trattato di Maastricht, originariamente, o che hanno fatto adesione, successivamente. Condividiamo questa moneta con oltre 340 milioni di persone. L’Euro è il simbolo della nostra unità europea ed è anche fortemente rappresentativo della forza dell’Unione nel mondo.

Quando nasce la moneta unica europea.

L’Euro non è da sempre la nostra moneta, ha sostituito tutte le monete nazionali dei Paesi che hanno aderito alla “zona Euro”, gradualmente. Infatti, il 1° gennaio 1999, 11 paesi dell’UE hanno fissato i loro tassi di cambio, nell’ambito dell’Unione economica e monetaria (UEM) adottando una politica monetaria unica e introducendo, appunto, l’Euro: prima utilizzata come “moneta elettronica” (da utilizzare nei conti bancari e postali), poi, dal 2002, appunto, anche materialmente nelle nostre mani con banconote e monete. Il tasso di cambio misura la “quantità” di moneta di un Paese estero che posso acquistare con una certa “quantità” di moneta del mio Paese.

Oggi l’Euro è la moneta ufficiale di 19 paesi: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna.

Il simbolo dell’Euro è “€”. Tutte le banconote in Euro hanno un disegno comune a tutti gli Stati membri della zona Euro, con diverse caratteristiche di sicurezza. Le monete, invece, hanno una faccia comune, l’altra faccia reca un disegno specifico per ciascun paese membro.

Perché l’Euro.

L’Euro e l’UEM hanno l’obiettivo di rendere più efficaci e più efficienti le nostre economie; fine ultimo è quello di creare occupazione e maggior benessere per i cittadini europei.
I motivi per cui è stata adottata la moneta unica Euro possono essere così sintetizzati: 1. per completare la realizzazione di un mercato unico europeo; 2. per assicurare la stabilità economica e monetaria; 3. per fare da contrappeso al dollaro americano nel sistema monetario internazionale.

Adesione all’Euro.

L’adesione alla zona Euro è possibile per tutti i Paesi dell’UE. Ovviamente, per garanzia di stabilità e crescita, un Paese deve soddisfare diversi criteri di ammissibilità. Per poter “entrare” nella zona Euro le economie nazionali devono essere pronte ad adottare l’Euro come moneta convergendo le proprie finanze pubbliche verso la sostenibilità rispetto a determinati parametri quali il livello del disavanzo di bilancio e del debito pubblico. Inoltre altri parametri puntano a garantire tutti i paesi verso un elevato grado di stabilità economica e di competitività in termini di bassi tassi di inflazione e tassi di interesse a lungo termine e di stabilità del tasso di cambio (vedi più avanti).

I vantaggi dell’Euro.

L’Euro consente ai Paesi che hanno aderito di contare su prezzi stabili anche quando un cittadino europeo lavora o viaggia oltre i confini nazionali. La Comunità Europea (erede della Comunità Economica Europea nata nel 1957) aveva creato un’area economica integrata: liberi scambi di beni e di servizi, mobilità del capitale e del lavoro. Abbattute le frontiere commerciali, per rendere il sistema efficiente, bisognava fare in modo di avere anche una moneta unica e così abbattere i costi dei cambi da una moneta all’altra quando avvenivano al passaggio alla frontiera di merci, persone o capitali. Uno di questi costi “aggiuntivi” al valore delle merci, ad esempio, era la variazione del tasso di cambio; questo andava ad incidere sulla domanda e sull’offerta dei beni scambiati e, quindi, andava a svantaggio della competitività e dei flussi di danaro da un Paese ad un altro. Nella zona Euro, quindi, non ci sono più i cosiddetti costi di transazione (commissioni di cambio della moneta) per i cittadini e per le imprese.

I criteri di convergenza.

Il Trattato sull’Unione europea (insieme al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, anche detto → TRATTATO DI LISBONA) stabilisce innanzitutto che gli Stati membri devono conseguire un grado elevato di avvicinamento delle economie nazionali, che sia sostenibile durante tutto l’anno. Questa è detta convergenza economica e si misura in termini di progressi per quanto riguarda: il debito pubblico (cioè il debito contratto da uno Stato per far fronte al proprio fabbisogno, ad es. le spese per la sanità) e il deficit pubblico (cioè di quanto le uscite, ad es. le spese per l’istruzione, dello Stato superano le entrate, ad es. con le tasse) rispetto al prodotto interno lordo (diciamo la ricchezza prodotta nel Paese).
Questa convergenza non va valutata, quindi, in modo temporaneo, ma, anzi, deve essere “durevole”, i criteri economici devono essere rispettati in via continuativa; questo aspetto è determinante per la tenuta delle economie dei Paesi della zona Euro, affinché l’unione monetaria possa funzionare regolarmente e tutti i membri possano beneficiare della stabilità monetaria.
Vi sono anche altri impegni da mantenere, ad esempio le leggi nazionali devono essere compatibili con i trattati e, in particolare, con lo Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.

La stabilità e la crescita.

Un obiettivo prioritario per garantire l’Euro è il mantenimento di una politica fiscale sana da parte degli Stati della zona Euro. Attraverso il «patto di stabilità e crescita», e un insieme di atti legislativi, rafforzati in conseguenza delle crisi economiche e finanziarie del 2008-2009 prima e 2011 poi, i governi nazionali devono sottoporre i propri conti pubblici al controllo della Commissione europea e degli altri Paesi della zona Euro. I meccanismi di sorveglianza sono stringenti perché devono garantire la competitività e promuovere la crescita delle finanze pubbliche nazionali, elementi fondamentali per l’economia della zona Euro. Questo sistema ha rafforzato l’Euro, ma non ha risolto il problema fondamentale. A causa dei problemi di governo dell’economia (non esiste ancora una sola politica economica europea tra tutti gli Stati membri dell’UE) anche l’Euro può perdere di efficacia. La Commissione, e in particolare la sua direzione generale degli Affari economici e finanziari, segue gli sviluppi economici di tutta l’UE e contribuisce ad attuare e migliorare la legislazione. Il Parlamento europeo è l’organo che partecipa alla produzione delle leggi di questo processo e a tal fine consulta, discute e vota. Esso decide, assieme al Consiglio dell’UE, o formula un parere sull’opportunità di adottare una determinata politica. Le riunioni del Consiglio in cui sono prese la maggior parte delle decisioni sono l’Ecofin, composto dai ministri delle finanze di tutti gli Stati membri dell’UE, e l’Eurogruppo, formato dai ministri delle finanze degli Stati membri della zona Euro.

La Banca Centrale Europea.

Gli Euro che abbiamo in tasca, quindi, ci permettono di acquistare le stesse cose senza dover cambiare moneta cambiando Paese europeo. L’Euro è la sola moneta avente corso legale ed è emesso da una sola autorità per tutta la zona Euro. Questa autorità indipendente è la Banca Centrale Europea (BCE), che ha sede a Francoforte (Germania) e lavora coordinandosi con tutte le banche centrali dei Paesi dell’area Euro. Innanzitutto la BCE mantiene i prezzi stabili in tutta la zona Euro, così da non far perdere rapidamente valore al nostro denaro e rendere più facile per le persone e le imprese fare piani per il futuro. Grazie agli strumenti di intervento della politica monetaria, la BCE sostiene l’economia, i redditi delle persone e la creazione di posti di lavoro (questi strumenti sono i tassi di interesse di riferimento per l’economia, i prestiti alle banche per alimentare il flusso di credito a famiglie e imprese e gli acquisti di attività per sostenere le condizioni di finanziamento in ogni settore dell’economia). La BCE infine, vigila direttamente sulle grandi banche, mentre per le banche più piccole collabora con le autorità nazionali di vigilanza. Anche in tempi turbolenti, la BCE assicura che le persone possano accedere ai loro conti bancari, le imprese possano effettuare e ricevere pagamenti e gli investitori possano operare. Insomma ha un sistema “resiliente” in grado di resistere agli shock senza gravi conseguenze.


* MARIO LEONE. Laureato in Scienza delle finanze con una tesi sull’Unione monetaria europea e il sistema federale (Giurisprudenza, Sapienza Università di Roma). Direttore dell’Istituto di studi federalisti Altiero Spinelli e Funzionario dell’Agenzia delle entrate. Autore di «La mia solitaria fierezza» (2017, Atlantide) e di «Un progetto per l’unità dell’Europa» (2019, Istituto Spinelli).

Note: Per approfondire:
Lorenzo Bini Smaghi. L'euro. Bologna: Il Mulino, 2009.
I 20 anni delle banconote e monete in euro: https://www.ecb.europa.eu/euro/20_years_of_euro/html/index.it.html
L'introduzione dell'euro: https://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/monetazione/introduzione_euro/

Euro è una voce de "L'ABC dell'Europa di Ventotene. Piccolo dizionario illustrato" a cura di Nicola Vallinoto e illustrazioni di Giulia Del Vecchio (seconda edizione Ultima Spiaggia, Genova-Ventotene, 2022). Quest’opera è stata rilasciata con la Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

L'indice completo del dizionario:
https://www.peacelink.it/europace/a/48970.html

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