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Favoletta leggera leggera con piccole riflessioni e morale

Tremonti & il Carrozziere

“Sabato prossimo andiamo fuori con i miei amici e con quella macchina abbozzata io non ci voglio andare, cerca di farla riparare in settimana. Ciao ci vediamo stasera”.
12 ottobre 2011 - Ernesto Celestini

Così mi ha detto mia moglie stamattina, quando l’ho lasciata alla stazione del treno per andare in ufficio. In effetti sabato scorso, facendo retromarcia ho preso un muretto, e l’auto si è ammaccata un po’ sull’angolo dietro, si è storto il paraurti, ma non mi pare una cosa importante. Così oggi cerco un carrozziere, ne scelgo uno un po’ fuori mano, sperando che la ripari in fretta senza spendere troppo.

Ne trovo uno lungo una in una strada parallela al raccordo e con un parcheggio grande, dove mi viene incontro un bel signore sui sessanta anni vestito con un camice blu, deve essere il capo e mi sembra una persona per bene, anche se appena comincio a spiegare quello che mi è successo, prima di vedere il danno alla macchina, esclama : “ Ma all’anima della bottarella! Questo è un lavoraccio, il paraurti si deve cambiare perché questi non si aggiustano mai e poi si sono rotti i sostegni qui sotto e sull’angolo la lamiera della carrozzeria è doppia e per aprire, ribattere e richiudere ci vuole il tempo che ci vuole! Anche il portellone è storto, ma quello lo sistemo io. Se vuole un preventivo, si accomodi in ufficio e mi dia il libretto di circolazione.”

Entro in ufficio, mi sembra decoroso e professionale per essere sul retro di un’officina di carrozzeria. C’è un ragazzo che lavora con un PC in rete e, appena inseriti due riferimenti presi dal libretto di circolazione, sentenzia: “Pezzi di ricambio 250 euro.” Allora interviene il capo che pensando alla mia macchina dice: “Aggiungi allora solo 90 euro per la vernice, perché rivernicio solo la parte danneggiata, poi almeno 750 per la manodopera, che è il minimo perché il lavoro è tanto, c’è pure il cofano posteriore da ritoccare!”. Allora il ragazzo al computer fa la somma e dice : “ Sono 1090 euro!” ma l’altro interviene subito : “Si, però senza IVA e senza fattura.” Mi guarda e cerca di capire la mia reazione, che però manca, dato che la cifra che ho sentito era assolutamente inimmaginabile fino a un secondo prima. Allora prendo tempo e dico: “Beh, mi ci faccia pensare perché da qui devo organizzarmi per tornare a casa senza macchina, comunque quando potrei lasciarla?” e l’altro: “Guardi, se le serve la faccio riaccompagnare, comunque me la deve lasciare lunedì mattina, prima delle undici, perché se viene dopo non la prendo.   Ma scusi lei non ce l’ha qualcuno che fa una denuncia all’assicurazione ?”

Ho preferito sorridere ebetemente, senza rispondere e me ne sono andato.  Proprio per la loro assurdità queste situazioni non si prendono sul serio, infatti anche non volendo la mente si abbandona a qualche considerazione più o meno profonda:

La macchina ha ormai sei anni e anche se non ha mai avuto nessun guasto ormai non vale più di tremila euro ma comunque mi serviranno mille euro per continuare a farne lo stesso uso di prima.  Poi penso che una macchina nuova si compra con 9 mila euro e dando indietro la mia mi scaleranno almeno duemila euro. Quindi con settemila euro posso averne una nuova con cinque anni di garanzia.  Tutto sommato, aggiungendo ai mille euro, che devo spendere, altri seimila euro, un’auto nuova non costa molto.

Sempre che io abbia settemila euro o che mi voglia indebitare per settemila euro, se le finanziarie mi reputeranno degno di un prestito.

Altra soluzione sarebbe tenersi l’auto come è adesso, in buone condizioni anche se con bottarella e  tirare avanti come se niente fosse successo.   Ma c’è mia moglie e  sabato ci  sono i suoi amici.

Sono interessanti questi fatterelli perché stimolano il cervello e fanno venire in mente dei paragoni con quello che succede oggi nel mondo dell’economia e della finanza. Anche se le cifre hanno molti zeri in più, i dubbi su come comportarsi sono gli stessi.

Allora : se ho soldi, con una spesa non eccessiva ottengo il massimo risultato. Posso cioè accedere a tutti i vantaggi che l’economia e la finanza offrono al consumatore perché le catene di produzione continuano a funzionare e perché non cambierà nulla nell’organizzazione delle cose e delle persone (essenzialmente di quelle che partecipano alla divisione degli utili). Persone che sono contente se faccio un buon affare comprando un’auto nuova, se mando allo sfascio quella vecchia ( ancora funzionante !) e si congratuleranno con me perché do il mio contributo al rilancio dell’economia.

Potremmo paragonare questo primo caso ad uno Stato che ha capacità di espandere il suo Prodotto Interno Lordo e quindi può trovare facilmente dei finanziamenti per fare nuovi investimenti (anche qui sarebbero contenti quelli che decidono come e cosa produrre e il prezzo di vendita, oltre alle banche che vendono soldi e quei politici che sostengono tutto il sistema).

Se invece soldi non ce ne sono abbastanza, allora cominciano i problemi, perché se voglio uscire con gli amici di mia moglie sabato prossimo devo trovare subito almeno quei millecento euro e quindi devo lavorare di più, ma non posso, oppure devo ritardare a pagare qualche bolletta, il condominio o il mutuo, ma poi ci saranno maggiori interessi, devo vendere qualche oggetto d’oro di mia moglie ( ma lo pagheranno poco e poi sono ricordi) oppure devo cercare un amico che mi presti mille euro fino al prossimo stipendio, ma non è detto che sia facile trovarne uno.

Questo secondo caso lo potremmo paragonare a quello che succede in uno dei tanti Stati che hanno un PIL che non cresce e non riescono a trovare nemmeno i soldi per pagare gli interessi sui debiti degli anni passati e a cui le banche non fanno credito, perché non si fidano.

Questi Stati non sanno come uscire da questa situazione perché senza soldi non possono fare nuovi investimenti e, non possono nemmeno vendere a un giusto prezzo il loro patrimonio, perché gli unici compratori sarebbero le banche e i grossi gruppi finanziari che stabiliscono il valore dei beni e le regole del gioco.

Poi c’è un terzo caso : Cerco un altro modo per riparare l’auto. Infatti se mi rimbocco le maniche e smonto il paraurti levando qualche vite e staccando qualche ribattino e comprando qualche attrezzo, magari aiutato da un amico e da un buon martello riuscirò a riparare la macchina da solo. Forse la macchina non sarà pronta per sabato, forse la vernice non sarà perfetta e forse qualche bozzetto non riuscirò a coprirlo, ma almeno non sarò costretto a pagare una cifra irragionevole a un signore arrogante che stabilisce da solo quanto vale il suo lavoro, che per abitudine e sfacciatamente dichiara di non pagare le tasse, facendomi intendere che, siccome sono un fesso, dovrei ringraziarlo per non emettere la fattura e che si permette di anche di sobillarmi a fare dichiarazioni false alle assicurazioni.

Però in questo modo non contribuirei al rilancio dell'economia perché non spenderei né settemila né mille e novanta euro e nessuno si complimenterebbe con me. Anzi mi dovrei giustificare con mia moglie perché sabato prossimo per andare dagli amici dovrò chiedere in prestito la macchina a mio fratello, se proprio non vuole andare con la nostra!

Anche questo terzo caso, molto più complicato può essere confrontato con la situazione economica e finanziaria del mondo. Di fronte ad un sistema che non funziona la gente onesta lo rigetta. Decide di cambiare le regole del gioco. È quello che viene in mente a qualsiasi persona per bene quando viene oppressa da un sistema ingiusto, che non produce benessere all’uomo ma vuole pagare solo chi assegna il suo denaro, secondo convenienza, in virtù della sua appartenenza ad una piccolissima élite di persone che sfruttando l’abilità dei tanti Azzeccagarbugli che proliferano in tutto il mondo si sono impossessasi di banche  e industrie che usano come strumenti strategici con cui decidono chi deve vivere nel lusso e chi deve morire di fame, chi deve governare e chi non deve avere voce : possono decidere oggi (e anche per domani) il prezzo di una tonnellata di grano o un barile di petrolio o gli interessi da pagare - o non pagare- sui grandi e piccoli capitali o quanto vale una giornata di lavoro in Germania o in Cina o se sia legale dare o non dare una informazione al pubblico, o se si abbia diritto di manifestare in un paese piuttosto che in un altro o far accettare agli stati che i governi debbano garantire il buon esito dei debiti fatti da banchieri/filibustieri con i soldi di tutti i contribuenti.

Quei ragazzi, gli " Indignati", che ormai hanno trenta o quarant'anni, a cui nessuno ha mai detto che sarà del loro futuro e che, per disperazione, scendono sulle strade di tutto il mondo, non sono rivoluzionari o sovversivi ma cercano di far capire ai banchieri/filibustieri che per trent'anni hanno fatto troppi danni agli uomini e alla natura e che esiste una alternativa al loro sistema. Forse sarebbe utile se provassero a studiare la lingua nuova che si sta parlando nelle strade e della quale, in nessun palazzo delle finanza o della politica, nessuno vuol ancora sentire nemmeno il tono.

A questo punto qualcuno si domanderà: ma Tremonti che centra? Niente, risponderanno i più attenti, infatti abbiamo parlato di economia e di politica.

Note:

http://www.truth-out.org/why-elites-are-trouble/1318252392

http://www.youphil.com/fr/article/04440-faire-face-a-la-fatalite-de-l-insecurite-alimentaire?ypcli=ano

http://www.peacelink.it/sociale/a/34806.html

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