Piccolo dizionario illustrato

Rossi, Ernesto - L'ABC dell'Europa di Ventotene

La voce R di Rossi, Ernesto del dizionario illustrato "L'ABC dell'Europa di Ventotene" (Ultima Spiaggia, Genova 2022, seconda edizione). Quest’opera è stata rilasciata con la Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
21 aprile 2022

di Antonella Braga*

Ernesto Rossi

La formazione e la dolorosa esperienza della guerra

Nato a Caserta il 25 agosto 1897, da Antonio Rossi dalla Manta, ufficiale piemontese, e dalla bolognese Elide Verardi, Ernesto Rossi crebbe a Firenze dove la famiglia si trasferì dopo la sua nascita. Quarto di sette figli, “Esto” era un ragazzo sensibile, che si interrogava sulle ingiustizie del mondo. Amava disegnare, intagliare burattini nel legno ed era dotato di un naturale senso di umorismo. Alla sua firma univa sempre lo schizzo di un pupazzo che illustrava il suo stato d’animo e per questo il suo nome di battaglia fu poi “Burattino”.

La sua formazione, sotto la guida materna, fu influenzata dagli ideali di → LIBERTA' che risalivano al pensiero di Giuseppe Mazzini. Questi ideali furono messi a dura prova dalla catastrofe della Prima guerra mondiale, in cui Ernesto fu coinvolto appena dopo essersi diplomato al Liceo “Galileo” di Firenze. Dapprima contrario alla guerra, nel 1916 scelse di arruolarsi volontario per puro senso del dovere, volendo condividere la sorte del fratello e degli amici già partiti per il fronte. Come molti suoi coetanei, si illuse di combattere per la libertà e per una → pace duratura in Europa.

La dolorosa esperienza vissuta in trincea determinò la sua tragica visione della vita. In guerra rischiò di morire per una grave ferita all’addome e perse il fratello Mario, insieme agli amici più cari. Nel confuso clima del dopoguerra, visse un periodo di disorientamento. Si avvicinò al movimento dei combattenti e scrisse sul «Popolo d’Italia» di Mussolini.

La scelta antifascista e la lunga prigionia

L’incontro con Gaetano Salvemini, che fu per lui un vero maestro, lo aiutò a fare chiarezza e lo immunizzò per sempre dalla retorica nazionalista, facendogli scoprire il pensiero federalista di Carlo Cattaneo. Per suo tramite, conobbe i fratelli Carlo e Nello Rosselli, con i quali animò il Circolo di Cultura, poi chiuso dal fascismo.

Laureatosi in legge all’Università di Siena, si dedicò a studi economici. Tra il 1920 e il 1921 lavorò per l’Associazione per gli interessi del Mezzogiorno, che lo mise a contatto con la miseria delle plebi meridionali, e poi per l’Associazione degli agricoltori toscani, battendosi contro l’alleanza tra fascisti ed agrari.

Di fronte all’affermarsi prepotente del fascismo, scelse di difendere la sua dignità di uomo libero. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, fu fra i dirigenti del movimento “Italia Libera”, aderì al gruppo antifascista liberale “Alleanza nazionale” di Giovanni Amendola e con Salvemini e i Rosselli pubblicò il primo foglio clandestino «Non Mollare». Denunciato nel 1925 per effetto delle nuove leggi contro gli oppositori politici, si rifugiò a Parigi, ma poco dopo scelse di tornare in Italia. Vinto un concorso per insegnare economia nelle scuole, scelse una sede un po’ defilata, Bergamo, per continuare la sua attività clandestina. Qui insegnò presso l’Istituto “Vittorio Emanuele II”, dove conobbe → ROSSI, ADA, divenuta poi sua moglie.

Nel 1929 fu tra i fondatori del movimento Giustizia e Libertà (GL) e viaggiò in Italia e all’estero per trasportare stampa clandestina e stringere contatti tra gli antifascisti. Spesso si recava a Milano per proseguire gli studi economici presso la biblioteca dell’Università “Bocconi”, dove insegnava Luigi Einaudi, con cui strinse amicizia e che influenzò la nascita del suo pensiero federalista.

Nel 1930 fu arrestato per la delazione di Carlo Del Re, una spia dell’OVRA, la polizia segreta fascista. Condannato a venti anni di prigione, ne trascorse nove nelle carceri di Pallanza, Piacenza e Roma.

La nascita del progetto federalista e l'esilio svizzero

Durante la detenzione, s’impegnò in un’analisi della crisi della civiltà europea, di cui resta traccia nelle lettere ai famigliari. Indagò la natura dei regimi totalitari, i difetti del → NAZIONALISMO, le cause della guerra e gli strumenti per costruire la → PACE.

In una lettera del 30 aprile 1937 tracciò anche il sommario di uno studio sugli Stati Uniti d’Europa, in cui l’unità europea non era più considerata un astratto ideale, ma l’obiettivo prioritario di una specifica azione politica.

Nel 1939 fu inviato al confino sull’isola di Ventotene (→ VENTOTENE, ISOLA DI CONFINO), dove conobbe → SPINELLI, ALTIERO e → COLORNI, EUGENIO. Grazie alla consonanza ideale con i nuovi compagni, le riflessioni degli anni del carcere trovarono espressione in un comune progetto politico. Il risultato fu il capovolgimento del punto di vista tradizionale che considerava il quadro nazionale come contesto privilegiato della lotta politica. Nacquero così, nel 1941, il manifesto Per un’Europa libera unita, scritto a due mani da Rossi e Spinelli, e, nell’agosto del 1943, dopo la liberazione dal confino, il Movimento federalista europeo (MFE), di cui furono insieme nominati segretari.

Dopo l’occupazione tedesca dell’Italia nel settembre 1943, Rossi aderì al Partito d’Azione (Pd’A) e si rifugiò con Spinelli in Svizzera per lanciare la parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa. Fra il 1944 e il 1945 a Ginevra fu il principale promotore della propaganda federalista e azionista. Con Spinelli elaborò nel 1944 la Dichiarazione federalista dei movimenti di resistenza europei, nata dagli incontri ginevrini tra i rappresentanti di dieci diversi paesi. Prima di lasciare la Svizzera, pubblicò Gli Stati Uniti d’Europa, il suo scritto più organico sul tema, poi tradotto in francese col titolo L’Europe de demain (L’Europa di domani).

L'azione federalista nel dopoguerra fra speranza e delusioni

Nel 1945, dopo la Liberazione, fu nominato sottosegretario alla ricostruzione nel governo di Ferruccio Parri e fece parte della Consulta nazionale. Fu anche nominato presidente dell’Azienda Rilievo Alienazione Residuati bellici (ARAR), un ente pubblico che doveva immettere sul mercato i materiali lasciati dai vari eserciti sul suolo italiano. Svolse tale incarico in modo esemplare, contribuendo alla ripresa dell’economia dopo la fine della guerra.

Dopo il lancio del piano di aiuti americani da gestire insieme tra i paesi europei (Piano Marshall, 1947), riprese l’attività nel MFE. Tra il 1948 e il 1954, nella fase di avvio dell’integrazione europea, guidò con Spinelli l’azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e del governo italiano, grazie anche alla sua amicizia con Luigi Einaudi, allora presidente della Repubblica.

Fu ancora a fianco di Spinelli nel tentativo di trasformare il trattato che istituiva la Comunità Europea di Difesa (CED) in un’occasione per avviare un processo costituente verso l’unità politica. Nel 1954, dopo la mancata approvazione della CED, perse però fiducia nella possibilità di realizzare in tempi brevi la federazione europea. Si staccò così dal MFE, ma senza clamore, per non disturbare Spinelli, il quale continuava a cercare possibili spazi per l’azione federalista.

Nel 1957 criticò il Mercato comune europeo, nato con i Trattati di Roma, cogliendo i limiti del processo di integrazione, iniziato sul terreno economico e non su quello politico, e prevedendo alcuni dei problemi attuali. Come spesso usava dire con un’efficace metafora, è infatti impossibile «fare la frittata senza rompere le uova», ossia costruire l’unità politica dell’Europa senza superare la sovranità assoluta degli Stati nazionali varando una Costituzione europea.

Il venir meno della speranza nell’evoluzione dell’Europa verso l’unione federale diede alla sua successiva azione politica un accento quasi di disperazione. Le sue inchieste giornalistiche e le sue campagne contro la corruzione e le eredità fasciste, per la laicità dello Stato (1) e l’abolizione dei privilegi, promosse sulle pagine de «Il Mondo» di Mario Pannunzio e de «L’Astrolabio» di Ferruccio Parri, furono tutte battaglie combattute sull’orlo di un abisso. Il consolidamento degli Stati nazionali avrebbe, infatti, presto o tardi, aperto la strada a nuovi fascismi e nuove guerre. Il problema della → pace restò, dunque, per lui una questione preminente e nel 1961 partecipò alla prima Marcia della pace Perugia-Assisi promossa da Aldo Capitini.

Nel 1955, fu tra i fondatori del primo Partito Radicale e nel 1962 fondò il “Movimento Gaetano Salvemini” per proseguire le battaglie del suo maestro, scomparso nel 1957. Nel 1966 gli fu assegnato dall’Accademia dei Lincei il premio “Francesco Saverio Nitti” per i suoi studi di economia. Interessanti sono le proposte contenute nel suo volume Abolire la miseria, in parte presenti anche nel capitolo sulla riforma della società del → MANIFESTO DI VENTOTENE.

“Esto” si spense a Roma il 9 febbraio 1967 e fu sepolto nel cimitero fiorentino di Trespiano accanto a Salvemini, ai fratelli Rosselli, a Enrico Bocci e Nello Traquandi, suoi compagni di GL. Alla sua memoria, congiunta a quella di Salvemini, è intitolata una Fondazione a Firenze.

Note: (1) Uno Stato laico distingue tra politica e religione e garantisce la separazione e la reciproca autonomia tra lo Stato e le diverse Chiese.

Per approfondire:
Ernesto Rossi, Abolire la guerra. Idee e proposte su guerra, pace, federalismo e unità europea, a cura e con introduzione di Antonella Braga, Nardini, 2020.
Ernesto Rossi, Una vita per la libertà (1897-1967), Istituto storico della Resistenza “Piero Fornara”, 2007.

Rossi, Ernesto è una voce de "L'ABC dell'Europa di Ventotene. Piccolo dizionario illustrato" a cura di Nicola Vallinoto e illustrazioni di Giulia Del Vecchio (seconda edizione Ultima Spiaggia, Genova 2022). Quest’opera è stata rilasciata con la Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

L'indice completo del dizionario:
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