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Turchia-Ue: raggiunto l'accordo sull'avvio dei negoziati di adesione

Avvio dei negoziati previsto per il 3 ottobre 2005. Nonostante notevoli progressi per la tutela dei diritti umani restano ancora problemi importanti da risolvere come quello dei profughi curdi. Vediamo perchè è importante accogliere la Turchia nell'Unione europea.
17 dicembre 2004 - Nicola Vallinoto - Veronica Vicinelli

Bandiere della Turchia e dell'UE Dopo il parere favorevole della Commissione e il voto positivo del Parlamento anche il Consiglio europeo di Bruxelles ha raggiunto un accordo sull'avvio dei negoziati di adesione con la Turchia il 3 ottobre 2005. Lo indicano fonti europee a Bruxelles – dichiara una fonte Ansa di pochi minuti fa - In base al testo di compromesso, Ankara si impegna, con una dichiarazione verbale, a estendere anche a Cipro il Protocollo dell'accordo doganale e commerciale che riconosce, implicitamente, la Repubblica di Cipro.

Nell'ultima versione disponibile del testo di compromesso, che e' stato limato fino all'ultimo dai tecnici del Consiglio europeo, la presidenza si felicita, a nome dell'Ue, che la Turchia abbia ribadito il proprio impegno ad estendere a tutti i dieci nuovi Stati membri che hanno aderito a partire dal primo maggio scorso (tra cui Cipro) il Protocollo entro il primo semestre 2005.

Il processo di adesione all'UE ha già aiutato a portare significativi miglioramenti nei diritti umani in Turchia ha affermato Jonathan Sugden, ricercatore della sezione turca di Human Rights Watch.

Human Rights Watch ha sottolineato che il monitoraggio e i relativi standard riguardanti il processo di adesione all'UE hanno contribuito a un deciso miglioramento dei diritti umani in Turchia creando lo spazio politico affinchè il governo intraprendesse riforme difficili sulla pena di morte, sui diritti linguistici e la libertà di espressione per le minoranze.

Restano comunque sfide enormi – continua il comunicato stampa di Human Right Watch – particolarmente in relazione alle torture e al trattamento dei malati da parte della polizia e il ritorno sicuro di più di 350000 profughi allontanati dai propri villaggi.

La redazione di Europace rende disponibile l'articolo Pourquoi il faut accueillir la Turquie pubblicato su Le Monde il 12 dicembre a firma dei sociologi Edgar Morin ed Alain Touraine, dello scrittore, ex vicepresidente di Médecins sans frontières Jean-Christophe Rufin e dello saggista Guy Sorman.

Perché è necessario accogliere la Turchia
LE MONDE, 12.12.04

Traduzione a cura di Veronica Vicinelli

Riconosciamolo: gli eccellenti argomenti di coloro che pensano che l'entrata della Turchia nell'Unione Europea avrebbe effetti positivi sembrano superati da una resistenza popolare che sostiene argomenti di tipo geografico e storico. Molti nell'Europa occidentale hanno senza dubbio dimenticato che l'impero Ottomano fu una potenza europea del XIV secolo e lo è rimasta fino al suo crollo e alla nascita della Turchia moderna, all'indomani della prima guerra mondiale.

Oggi se ciascun paese procedesse a un referendum sull'entrata della Turchia nell'Unione, è probabile che i risultati non sarebbero ovunque positivi.

Ma bisogna ricordare qual'è lo stato d'animo che ci trascina verso una posizione opposta a quella che noi crediamo giusta? Sì, certamente. Poiché la questione principale per l'entrata della Turchia nell'Unione Europea è di altra natura. Questa entrata è indispensabile affinché l'Europa conservi o ritrovi un ruolo a livello mondiale, cioè inventare un rapporto con il mondo islamico opposto a quello che gli americani hanno creato in Medio-Oriente.

A che scopo fare l'Europa se questa è sempre più assorbita dalle difficoltà legate alle diversità crescenti tra gli Stati membri?

Che i capi di Stato, i parlamentari e i funzionari europei facciano il loro lavoro, che migliorino il funzionamento interno dell'unione. Le opinioni pubbliche non contestano il loro lavoro, ma non si appassionano neppure per questo lavoro gestionale.

In compenso, gli europei si rendono conto delle contraddizioni eclatanti all'interno della potenza economica dell'UE e dell'impotenza a livello di politica internazionale.

È vero che gli europei stessi sono divisi su ogni intervento internazionale da loro preso. Ma è precisamente su questo punto che devono prendere una decisione: coloro i quali danno la precedenza al mantenimento dell'egemonia americana lo dicano a voce alta; ma gli altri che escano dalla loro paura e dalla loro ipocrisia; che dicano chiaramente che è possibile costruire un altro rapporto tra l'Europa - o l'Occidente – e il mondo islamico.

Che abbiano coscienza che la pace e la guerra all'interno del mondo dipendono dalla nostra capacità di mettere fine alle aggressioni militari e al terrorismo.
Un tale tentativo di trasformazione dei nostri rapporti col mondo islamico non può sostenersi che sulla Turchia. Poiché questa vive già un compromesso tra laicità ed islam che dimostra, attraverso la sua stessa esistenza, che esistono altre scelte oltre che la distruzione reciproca degli avversari.
La difficoltà viene dal fatto che i pregiudizi non lasciano passare molta informazione all'opinione e alcuni pensano che in Turchia, come altrove, non ci sia scelta se non tra due forme di violenza e di guerra.

Ciò che noi dobbiamo comprendere urgentemente è che, se non arriviamo a credere che una soluzione è possibile, abbandoniamo definitivamente tutte le speranze di giocare un ruolo nel mondo.

E questo riguarda i più grandi problemi geopolitici del mondo attuale: l'incontro dell'islam e dell'occidente, la rivalità prossima tra Stati Uniti e Cina per il dominio dell'economia mondiale, la difficile sopravvivenza dell'Africa in via di un suo accelerato sviluppo, senza nemmeno menzionare i problemi che non si esprimono geograficamente come quello della pace, della religione nella vita pubblica, del rispetto dei diritti dell'uomo o della realizzazione di uno sviluppo duraturo, tema che non è affatto uscito finora dalle sale di conferenze.

Respingere la Turchia, significa chiudere il nostro orizzonte e rinunciare a qualsiasi responsabilità mondiale.

Se ci limitiamo a un giudizio interno all'Europa, sostenitori e avversari dell'entrata della Turchia possono discutere a lungo, tenuto conto che la Francia prenderebbe rischi inutili opponendosi a decisioni il cui principio è stato già adottato a livello europeo.

Bisogna, al contrario, al di là di tutti gli argomenti a favore o contro quest'entrata che si inseriscono all'interno dell'insieme europeo, affermare con forza che l'Europa deve diventare un attore principale dei problemi mondiali, e quindi della pace, e che l'entrata della Turchia dentro la UE è la condizione necessaria affinché nuovi rapporti siano stabiliti tra l'Europa e il mondo islamico.

Edgar Morin, Alain Touraine sociologi, Jean-Christophe Rufin scrittore, ex vicepresidente di Médecins sans frontières e Guy Sorman saggista.

Note:

Note:
A Crossroads for Human Rights?
http://hrw.org/english/docs/2004/12/15/turkey9865.htm

Fonti:
- www.lemonde.fr
- www.ansa.it

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