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Forum: Lettere

27 gennaio 2006

Lettera al Movimento

Autore: Giacomo Ambrosino

Napoli, 20.07.2005
09.10

Carissimo Movimento,

ti scrivo per cercare di darti forza, donarti quel sostegno di cui hai tanto bisogno in questo periodo un po’ difficile. Un periodo laddove le difficoltà politiche e sociali di questo mondo hanno messo in risalto una pseudo crisi del pacifismo. Diciamoci la verità, sono lontani i tempi dal vicinissimo 15 febbraio 2003, dove milioni e milioni di persone si diedero appuntamento per dar vita ad una manifestazione fuori dagli schemi, fuori dalle aspettative ma che ha dimostrato di essere compatta, unita, vera, pacifica. Ricordo che quella è stata la mia prima esperienza di manifestazione seria, non molto lontana da quelle scolastiche dove si finiva sempre con lo scioglimento dovuto a poche persone interessate più alla perdita di tempo nelle ville comunali piuttosto che alla lotta e alla partecipazione civile per la soluzione di problemi o la conferma di alcuni ideali. Ricordo che c’erano le classiche immagini di ragazzi inneggianti bandiere e magliette e frasi rivoluzionarie del grande Ernesto Che Guevara senza avere neanche la minima idea della grande figura di quel condottiero. Ricordo la meraviglia e lo stupore che invasero il mio corpo e i miei sensi una volta sceso dall’autobus a Roma; migliaia di persone di diverso ceto e razza e religione e sesso erano lì ad assaltare pacificamente e gioiosamente le metropolitane per raggiungere il centro, l’epicentro di ciò che si definisce la più bella manifestazione dai tempi di Seattle. Forse esagero, anche perché a Seattle non c’ero per poter fare un paragone (ero piccino) ma guardando foto, immagini e leggendo articoli, mi sono fatto questa idea.
Quella manifestazione è servita (secondo me) anche a riscattarvi dalla “piaga” di Genova nel 2001 o di Napoli, dove la violenza ha avuto il sopravvento su ciò che era il tema principale dell’evento trasformando le strade e le città in campi di battaglia. Ricordo che quel giorno ero a Napoli con un amico, ero andato alla Bottega del Mondo per fare qualche regalo equo; di ritorno c’era la manifestazione che stava transitando per P.zza Borsa (Nessuno in quel momento sapeva ciò che sarebbe accaduto poche centinaia di metri dopo, a P.zza Municipio) e un carabiniere deviò la nostra passeggiata verso un vicolo dietro quella piazza e la cosa mi preoccupò molto, perché bloccare le strade e quindi il passaggio ai pedoni? Me ne son reso conto pochi metri dopo, il corso Umberto era un po’ in subbuglio, sanpietrini (si scrive così?) tolti dalla strada e gettati contro le vetrine di banche e negozi. C’era qualche testa calda nel corteo, qualche elemento che aveva totalmente cambiato il tema e il clima del movimento trasformandolo in una guerra aperta, a discapito delle persone per bene e pacifiche, le stesse persone che a P.zza Municipio son state bloccate dalle forze dell’ordine per poi essere pestate a sangue. SENZA PAROLE….
SENZA PAROLE…
Così son rimasti il mondo e il movimento, quando si son sentiti violentati durante il G8 di Genova, una violenza non soltanto fisica (e purtroppo è quella che ha avuto un ruolo predominante) ma anche psicologica, al punto da ferire l’orgoglio e la dignità, gettati a terra, calpestati fino a far male. Ora, a distanza di 4 anni, state iniziando a riscattarvi, facendo pagare tutti i danni a coloro che in quei giorni vi hanno ucciso. Come la morte di Carlo dimostra.
Inutile affrontare le cause principali di tutto questo scempio, si arriverebbe a dire cose già sentite e già lette; possiamo dire che pensavamo di stare tranquilli ma poi un boato ha risvegliato la Spagna e con lei il mondo intero. Quell’11 marzo 2004 la vita di persone innocenti sono state strappate a causa della politica, del terrorismo, della violenza. Ancora una volta il movimento è sceso in strada (ma questa volta era meno presente dell’anno precedente) e ha manifestato il suo dissenso, ha detto “Nunca màs” alla distruzione di ciò che la società civile, il mondo civile, stava provando a costruire: un altro mondo possibile.
Poi, dopo un anno di silenzio, un nuovo boato (anzi più di uno) hanno risvegliato un’altra città, capitale della multietnia, della quale ne va fiera; quei boati hanno fatto morire altre persone, e con queste anche la fiducia, il rispetto verso quei musulmani seri e rispettosi e lavoratori residenti in quella bellissima città:LONDRA.
LONDRA.
Una città fiera che ha saputo farsi coraggio per poter ripartire subito nella vita di ogni giorno; mantenendo intatta la sua freddezza malgrado i dovuti timori . Purtroppo, come in tutte le cose, ci sono state delle ripercussioni razziali sulle persone musulmane, appartenenti allo stesso credo di coloro che hanno compiuto quegli atti terroristici.
E l’Italia? Ovviamente spero non accadrà a noi, ma dobbiamo mettere in conto,essendo uno degli obbiettivi del terrorismo, eventuali attentati. Infatti, finora gli attentatori hanno colpito quei paesi che, schierandosi a fianco degli Stati Uniti, hanno partecipato ad una guerra imperialista e politica ed economica inviando i nostri soldati in Afghanistan e in Iraq, fornendo come spiegazione l’attacco alla democrazia.
L’altro giorno leggevo sul “Corriere della Sera” un articolo dove a parlare era un Imam (non mi chiedete chi, non ricordo); lui sosteneva che nel momento in cui i soldati verranno ritirati, in quei paesi si perderà totalmente il controllo.
Cosa fare?
Mah, sinceramente non lo so, ma spero vivamente che il mondo, la società civile, destra o sinistra, bianchi o neri, fascisti o comunisti, gay o etero etc.. si renda conto di ciò che stiamo distruggendo e si operi al punto di dar vita ad un cantiere, ad una fabbrica dove costruire una società fatta dai popoli, dall’umiltà e dall’onestà. Bisogna dire NO ai soprusi, alle violenze, all’omertà e alla violazione dei diritti dell’uomo; dobbiamo darci una mossa, non possiamo aspettare che a farlo siano quelli in giacca e cravatta, tutti sorridenti, con le bandane e con il foulard che risiedono nei palazzi istituzionali; dobbiamo essere noi a farlo e dobbiamo farlo subito, prima che sia troppo tardi.
Caro Movimento, sicuramente ti sarai stancato di leggere questo mio sfogo, forse ho detto tutte cose sbagliate, forse sono io che non mi rendo conto dell’inesattezza di ciò che ho scritto, ma sono pensieri di un ragazzo che ha voglia di costruire qualcosa di buono e che vuole dare una mano a voi, MOVIMENTO che state costruendo un altro mondo possibile.
PS. Non lasciamo che lo sventolio delle bandiere della pace resti un ricordo felice; invitiamo il mondo a sventolarle e fattivamente operare per la pace.

Un saluto equo

Giacomo Ambrosino

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