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    15 marzo 2026 - Redazione PeaceLink
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    Nel 2003 chi avvertì i rischi di un disastro militare e umanitario aveva visto giusto. Valeva la pena riflettere allora. Vale ancora più riflettere oggi prima che sia troppo tardi. PeaceLink si è schierata contro la guerra nel 2003. Lo fa di nuovo oggi.
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    Domenico Gallo

Forum: Libri

22 marzo 2006

MEZZANOTTE E CINQUE A BHOPAL

di Dominique Lapierre e Javier Modo
Autore: Alessia Mendozzi

Ci sono eventi che troppo spesso passano in secondo piano, soprattutto quando la pressione dei media non li pone all'attenzione della gente. Bhopal, 2 dicembre 1984 è una di quelle date dimenticate, eppure stiamo parlando del più grave disastro industriale di tutti i tempi!
Nella notte del 2 dicembre 1984, più di quaranta tonnellate di isocianato di metile, un potente pesticida, si riversarono nell'ambiente, provocando migliaia di morti.
Filiale indiana di una potente multinazionale chimica americana, la fabbrica venne impiantata a Bhopal nel 1969, con l'obiettivo di produrre ogni anno 5.000 tonnellate di pesticidi, cifra che andava ben oltre le più rosee previsioni di vendita, in un Paese dove bisognava ancora convicere i contadini ad utilizzare queste nuove sostanze.
L'errata stima delle vendite portò rimanenze di prodotto che, per una fabbrica simile, significano alto rischio per la sicurezza in caso di guasti. Altra conseguenza delle mancate vendite, furono i tagli sui costi di gestione, che si tradussero principalmente in tagli sui sistemi di sicurezza.
Durante un controllo effettuato da due esperti, venne segnalato l'elevato pericolo di possibili fuoriuscite di gas tossico, ma questa segnalazione venne sottovalutata, con la motivazione che il complesso chimico era innocuo e sicuro. Le illusioni di sviluppo e miglioramento della vita degli indiani, vennero smentite nel corso del tempo.
Il 2 dicembre 1984, un guasto tecnico ad una delle vaste di stoccaggio provocò la fuoriuscita di potenti esalazioni tossiche, che causarono immediatamente la morte di migliaia di persone, mentre si calcola che centinaia di migliaia di persone soffrono ancora oggi le conseguenze dell'esposizione al gas: malattie croniche, dei polmoni, del cuore, della mente, del sistema immunitario, ormonale e riproduttivo.
La fabbrica, subito dopo il disastro, venne chiuse e abbandonata, lasciando nel luogo prodotti chimici che hanno continuato a contaminare l'unico punto d'acqua potabile delle comunità locali.

La popolazione di Bhopal ha cercato di ottenere giustizia davanti alle corti americane ed indiane. Ma giustizia non è mai stata fatta. Oltre al dolore, quindi, rimane la beffa dei risarcimenti e dei processi penali. Il libro di Dominique Lapierre e Javier Modo racconta minuziosamente i retroscena di questa vicenda.

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