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14 gennaio 2006

Dopo l’incontro con Chiara Castellani a Taranto

Dopo l'incontro con Chiara Castellani del 22 dicembre 2005 all'Istituto Righi di Taranto mi sono potuto fare un’idea su come opera a Kimbau. Mi aspettavo di incontrare una persona diversa? Ecco come l'ho vista io...
Autore: Giuseppe Langella

Chiara è una persona magrolina, non molto alta, ma, come si dice, nella botte piccola c’è il vino buono! Io l’ho incontrata, insieme alla mia classe, ad una conferenza che si è svolta nella mia scuola. Si è presentata con un suo amico, un ex militare dell'Aeronautica che è partito anche lui per il Congo, volontario, dopo esserci stato come sottufficiale ed aver imparato un po’ la lingua del posto. Indossava quel suo impermeabile beige. Se non l’avessi mai vista in foto non me la sarei mai immaginata così. Mi aspettavo una persona più alta, più grossa. L’immagine della dottoressa Castellani mi ha subito riportato alla mente mia nonna. Anch’essa è una persona esile, con il suo impermeabile beige simile a quello di Chiara. Non so perché ma ogni volta che al dottoressa parlava mi sembrava di ascoltare mia nonna, sempre gentile con tutti e quando può aiutare qualcuno non se lo chiede due volte, proprio come Chiara. Alla conferenza ha iniziato a parlare facendo un’autopresentazione di se stessa e di come opera in Africa. Poi ci ha raccontato di come ha conosciuto il suo amico Paolo Moro. Ed, infine, ci ha parlato della mosca tse-tse e delle malattie che porta, come la malaria. In realtà Chiara non me l’aspettavo per niente così, esteticamente. Moralmente sì, mi aspettavo una persona gentile, comprensiva e molto disponibile; e così è stato. Chiara è una persona magrolina e non molto alta ma, nonostante la sua corporatura, riesce a fare molte più cose che, secondo me, una persona grande e grossa non riuscirebbe a trovare la forza necessaria di compiere. Perché Chiara ci tiene veramente alla sua gente, la forza la trova nell’amore che sente per il suo popolo. Ed è una cosa bellissima. Le hanno offerto numerosi posti di lavoro. Le hanno chiesto di lavorare per l’ONU ma lei non ha accettato, preferiva aiutare di persona i meno fortunati in Congo. È una donna altruista; io penso che se dovesse dare la sua vita per far vivere meglio i congolesi la darebbe senza ripensamenti. In più ha avuto la sfortuna di perdere il braccio destro in un incidente stardale. Per questa disavventura non può più compiere le azioni che faceva prima con due braccia ma, al posto di ritirarsi dal volontariato e tornare in Italia dalla sua famiglia per condurre una vita più tranquilla, ha deciso di continuare la sua missione di volontaria e questa è la dimostrazione della sua grande forza di volontà. Non si ferma davanti a nulla. Dovremmo essere un po’ tutti come lei, anche se è molto difficile.

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