Latina

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

  • Cile: il caso del machi Celestino Cordova

    Cile: il caso del machi Celestino Cordova

    Come il governo cileno non rispetta i diritti umani e le norme internazionali, costringendo un’autorità spirituale mapuche a morire in sciopero della fame
    20 aprile 2018 - Manuel Zani (*)
  • A 25 mesi dall’omicidio di Berta Cáceres i mandanti sono ancora liberi

    A 25 mesi dall’omicidio di Berta Cáceres i mandanti sono ancora liberi

    In giugno l’inizio del processo per le persone coinvolte nel crimine della dirigente indigena
    5 aprile 2018 - Giorgio Trucchi
  • Argentina: domiciliari per i torturatori del regime militare?
    La provocazione del Servizio penitenziario federale a pochi giorni dal quarantaduesimo anniversario del colpo di stato

    Argentina: domiciliari per i torturatori del regime militare?

    A beneficiarne, tra gli altri, ci potrebbero essere Alfredo Astiz, Horacio Martínez Ruiz, Victor Gallo, Jorge “el Tgre” Acosta, Julio Simón e l’ex cappellano militare Cristian Von Wernich
    24 marzo 2018 - David Lifodi
  • Un libro di Davide Reina

    "Per un'economia giusta"

    L'autore dice basta allo sfruttamento incondizionato delle risorse, basta alla crescita continua, basta alla speculazione finanziaria, basta alla ricchezza esclusiva, basta i manager onnipotenti e iperpagati. E da specialista della materia propone la sua via d'uscita
Enrique Arancibia Clavel fu il responsabile dell'attentato contro il generale Carlos Prats

Cile/Argentina: concessa la libertà ad un collaboratore di Pinochet

Indignazione dei familiari per il verdetto della giustizia argentina
24 agosto 2007 - David Lifodi

Capo dell'esercito e ministro della Difesa durante gli anni di Unidad Popular, il generale cileno Carlos Prats è stato tra i pochi militari che hanno mantenuto fino in fondo la loro fedeltà al governo guidato da Salvador Allende. Costituzionalista come Bachelet (padre della attuale presidenta Michelle e ucciso dai sicari delle squadracce pinochettiste dopo umiliazioni e torture subite nelle prigioni clandestine della polizia politica cilena), Prats riteneva che il ruolo delle forza armate fosse semplicemente quello di difendere il governo Allende, democraticamente eletto, ma questo gli costò la vita poco dopo il primo anno trascorso dal golpe che l'11 Settembre 1973 spodestò Unidad Popular dalla Moneda. Il 30 Settembre 1974 infatti, una bomba nascosta in precedenza nella sua auto, lo uccise insieme alla moglie durante la loro permanenza a Buenos Aires. Per questo delitto era stato condannato all'ergastolo Enrique Arancibia Clavel, emissario della Dina (la polizia politica cilena) in Argentina, a cui un mese fa la giustizia ha incredibilmente concesso la libertà vigilata. La vicenda, venuta solo adesso alla luce, ha perlomeno avuto il merito di scoperchiare la trama che stava dietro all'assassinio di Prats, in cui ha svolto un ruolo di primo piano la Cia. Come l'omicidio di Letelier (ministro degli esteri del governo Allende) ucciso con le stesse modalità di Prats il 21 Settembre 1976 con il pesante coinvolgimento degli Stati Uniti e in particolare di Kissinger, anche per il generale cileno risulta l'esistenza di un piano redatto dalla Cia per la sua eliminazione in virtù della sua contrarietà al colpo di stato che poi avrebbe portato al potere Pinochet: Prats pagò la sua fedeltà alla costituzione con la morte e per questo motivo la libertà concessa al suo assassino appare quanto meno discutibile. Ciò che indigna maggiormente di questa sentenza riguarda la concessione di libertà di movimento dentro il territorio argentino: è vero che dovrà mantenere una linea di buona condotta e presentarsi periodicamente di fronte al giudice, però è evidente che questo sembra quasi un regalo offerto su un piatto d'argento per una sua eventuale fuga, poiché le associazioni cilena per i diritti umani gli imputano numerosi delitti come responsabile, per conto di Pinochet, dell'Operazione Condor che tra Cile e Argentina si rese colpevole dei peggiori crimini. Se la famiglia di Carlos Prats ha già annunciato che ricorrerà con tutti i mezzi contro questa decisione così assurda, oltre che offensiva nei confronti di tutti i parenti delle vittime dell'Operazione Condor, i primi a temere una eventuale fuga di Enrique Arancibia Clavel sono i membri della famiglia Elgueta, in particolare Laura Elgueta Diaz, sequestrata e torturata (insieme a Sonia Diaz Ureta ) dalla Dina in Argentina proprio ad opera dello stesso Clavel. Ex cadetto della Escuela Militar de Chile, Enrique Arancibia Clavel era arrivato in Argentina agli inizi degli anni '70 in fuga dalla giustizia del suo paese, che già allora lo cercava per il suo coinvolgimento in attentati dinamitardi. Con l'arrivo al potere di Pinochet scelse di mettersi al suo servizio coordinando dall'Argentina le azioni militare volte alla cattura dei perseguitati politici cileni che cercavano scampo a Buenos Aires. Le sue conoscenze in materia di armi ed esplosivi gli furono utili per piazzare la bomba comandata a distanza nell'automobile di Carlos Prats e della moglie Sofia Cuthbert in collaborazione con l'ex agente della Cia Michael Townley, coinvolto anche nel caso Letelier.
Se Enrique Arancibia Clavel risulta essere il principale architetto del piano insieme a Townley, sembra che in realtà tutta la dirigenza della Dina fosse già ampiamente a corrente dell'operazione, tanto che tra i mandanti dell'attentato figura il direttore della polizia politica cilena Manuel Contreras in una storia i cui contorni continuano a rimanere poco chiari e che a un certo punto avevano visto perfino profilarsi l'ipotesi di un coinvolgimento nell'assassinio anche di alcuni esponenti del neofascismo italiano.
Per il momento su questa vicenda gravano come un macigno le parole indignate di una delle figlie di Prats, Angelica: "E' stato fatto uno sforzo enorme per assicurare alla giustizia i responsabili delle violazioni dei diritti umani ed ora la giustizia argentina si rende responsabile di una decisone di questo tipo".

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.8 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)