Latina

Se Allende vince, rischia anche l'Italia

Memorandum di Kissinger sul «pericolo» Allende del 5 novembre `70, a due giorni dall'insediamento. Per il consigliere per la sicurezza nazionale di Nixon metteva in pericolo l'equilibrio mondiale. «E specialmente l'Italia». Quindi andava bloccato. Con qualsiasi mezzo
5 febbraio 2004
IRENE PANOZZO di lettera 22

«L'esempio di un governo marxista eletto con successo in Cile avrebbe di sicuro un impatto su altre parti del mondo e costituirebbe un precedente, specialmente per Italia...». Un pericolo per l'equilibrio mondiale, quindi. Quantomeno agli occhi di un osservatore d'eccezione: Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale di Nixon, che così presenta l'elezione di Allende in una nota preparata per il presidente americano in vista della riunione del Consiglio di sicurezza nazionale del 6 novembre 1970. Il memorandum, seppur desecretato nell'aprile 2002, è stato appena reso noto nell'ambito di un progetto della George Washington University. Un documento di otto pagine, datato 5 novembre, in cui Kissinger fa il punto della situazione dei rapporti tra Washington e Santiago due giorni dopo l'assunzione ufficiale dell'incarico da parte del neo-eletto presidente cileno. Il governo Usa aveva cercato nelle settimane precedenti di impedire ad Allende di insediarsi alla Moneda. Ma le manovre dell'ambasciatore Edward Korry non avevano portato a niente, con grande disappunto dell'Amministrazione. Che era quindi costretta a cercare un'altra via per sistemare la questione, in quella che poteva diventare «...la decisione di politica estera di maggior portata storica e la più difficile di quest'anno, perché ciò che succede in Cile nei prossimi sei o dodici mesi avrà ramificazioni che andranno ben oltre le relazioni cileno-statunitensi. Partendo dall'assunto che l'elezione democratica di Allende fosse «...una delle sfide più serie che abbiamo mai affrontato in questo emisfero», Kissinger analizza con estrema lucidità tutte le opzioni. Visto che Korry aveva mancato il primo obiettivo, era necessario correre ai ripari ed evitare che Allende si consolidasse al potere, instaurando un regime marxista in Cile e legandosi all'Urss e al blocco socialista. Ma il problema non era di facile soluzione: intervenire con forza e a volto scoperto negli affari interni di un paese indipendente per ostacolare un presidente liberamente eletto, avrebbe significato mettere a dura prova l'immagine e la retorica statunitense di paladini della libertà. D'altra parte, però, non reagire agli avvenimenti politici di Santiago poteva essere letto nel resto dell'America latina e in Europa come segno di indifferenza o, peggio, di impotenza nei confronti di sviluppi negativi per gli interessi americani in una delle sfere d'influenza Usa. Secondo Kissinger il dilemma poteva riassumersi in due opzioni contrapposte: o aspettare, limitandosi a tutelare gli interessi americani ma lasciando il tempo ad Allende di rafforzare il proprio potere; oppure agire subito, in modo da impedire il consolidamento del regime cileno, ma scatenando con ogni probabilità reazioni negative contro gli Usa in Cile e nel resto del mondo.

Kissinger non manca di sottolineare come le varie agenzie statunitensi coinvolte in decisioni di politica estera avessero opinioni opposte riguardo la via da seguire. Da un lato, gli uomini del dipartimento di Stato caldeggiavano una «strategia del modus vivendi», convinti che il governo Usa non disponesse al momento della capacità di impedire ad Allende di consolidare il proprio potere. Dall'altro, quelli di altre agenzie, Cia in testa, spingevano per la linea dura, partendo dalla considerazione che solo agendo subito, nel momento di maggior debolezza del nuovo governo cileno, era possibile portare a casa qualche risultato. E anche in questo caso, rimaneva da scegliere tra misure di aperta ostilità - embargo, sospensione degli aiuti, campagna internazionale per screditare Allende - e una facciata di fredda ma corretta indifferenza che facesse da schermo ad operazioni sotto copertura.

Dopo la lunga panoramica di pro e contro, Kissinger non nasconde il proprio pensiero. E raccomanda a Nixon di scegliere la linea dura: fare di tutto per impedire che Allende consolidi il suo potere, «...avendo cura di impacchettare questi sforzi in uno stile che dia l'idea che stiamo reagendo alle sue mosse». In realtà le operazioni della Cia in Cile erano già in corso da anni, come ben documenta William Blum, ex funzionario del dipartimento di Stato, nel suo Il libro nero degli Stati Uniti. Erano iniziate negli anni Sessanta, dopo che nel 1958 solo uno scarto del 3% aveva impedito ad Allende di essere eletto presidente. Dopo la vittoria del 1970 la Cia alzò il tiro, fino a fornire un determinante aiuto nell'organizzazione del colpo di stato militare di Pinochet nel settembre del 1973. Tra i documenti desecreati ci sono anche alcune trascrizioni di incontri di staff, in cui Kissinger, già Segretario di stato, prende posizione nei confronti delle notizie che arrivano dal Cile nei mesi successivi al golpe, riguardanti le violazioni dei diritti umani e le atrocità del regime. Assolvendole.

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