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internet

Il 15 ottobre potrebbe trasformarsi in una data molto importante per il Venezuela: si vota per l'elezione dei governatori dei 23 stati del paese e dall'esito di questa tornata elettorale si potrà capire qualcosa in più sul futuro politico del paese bolivariano, anche se è prevista un'alta percentuale di astensionisti.

Tuttavia, il confronto non sarà solo tra coloro che si riconoscono nella rivoluzione bolivariana e l'opposizione. Se un eventuale risultato negativo dell'oficialismo metterebbe Maduro in una posizione assai difficile, queste elezioni potrebbero trasformarsi in un vero e proprio boomerang per un'opposizione all'interno della quale ormai volano gli stracci. Al tempo stesso, se il risultato delle urne premiasse in maggioranza governatori filochavisti, riprenderebbe la campagna antigovernativa all'insegna del terrorismo e della destabilizzazione. All'interno del variegato e sempre più frammentato fronte anti-Maduro, ha fatto scalpore la scelta di Acción Democrática di partecipare alle elezioni in un contesto in cui gran parte dell'opposizione spinge per il non voto. La partecipazione degli adecos alle elezioni è stata fortemente contestata in senso alla Mesa de la Unidad Democrática, che la vede come una legittimazione del governo bolivariano. Al tempo stesso, la Mud è nell'occhio del ciclone, divisa tra coloro che sono favorevoli a recarsi alle urne ed un vasto movimento di contrari, tra cui il gruppo denominato Resistencia, tra quelli più propensi ad azioni di forza. Attualmente, in Repubblica dominicana sono in corso i negoziati tra governo e una parte dell'opposizione, visti con favore soltanto da forze politiche di ispirazione pseudo-socialdemocratica, dalla stessa Acción Democrática a Un Nuevo Tiempo e Avanzada Progresista. Tra i facilitatori delle trattative in corso in Repubblica dominicana vi sono l'ex presidente e l'attuale mandatario del paese caraibico, Leonel Fernández e Danilo Medina, ma anche lo spagnolo Zapatero. Gli Stati uniti hanno fatto sapere di vedere di buon occhio il tavolo negoziale, insieme ai paesi a loro allineati (i soliti poco credibili Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, Paraguay e Perù), ma in via non ufficiale spingono per la salida immediata di Maduro.

Il rovesciamento violento di Maduro, come lo era del resto quello di Chávez finché è rimasto in vita, è l'obiettivo a cui aspirano il gruppo Resistencia, personaggi come Leopoldo López, attualmente ai domiciliari, María Corina Machado e la Conferenza episcopale venezuelana, a differenza del Vaticano, che invece scommette sulla fine di ostilità volute e provocate esclusivamente dall'opposizione. A questo proposito, basti pensare alle dichiarazioni del cardinale Urosa Savino, che vede nelle elezioni la strada per agevolare la salida di Maduro, ribadendo, molto poco democraticamente, che solo una vittoria elettorale dell'opposizione nelle elezioni del 15 ottobre potrà eventualmente aprire la strada al dialogo.

Per il Venezuela, in prima linea nella battaglia contro l'impero, come per decenni lo è stata Cuba, si profila un altro passaggio cruciale, uno dei tanti negli ultimi anni, per difendere il diritto alla sovranità, all'indipendenza e all'autodeterminazione non solo della rivoluzione bolivariana, ma di tutto il continente latinoamericano. Per adesso, come continua a sperimentare Cuba, il Venezuela è costretto a far fronte ad una durissima guerra economica. Solo per fare un esempio, a Caracas sono ormai pochissime le compagnie di bandiera estere che vi fanno scalo, obbedendo alla logica del boicottaggio promossa dagli Stati uniti, ma a cui si è accodata volentieri anche l'Unione europea. Attualmente, Copa Airlines, compagnia aerea di bandiera di Panama, è una delle poche rimaste a volare su Caracas, ma rifiuta di trasportare passeggeri che siano funzionari del governo chavista o esponenti di organizzazioni popolari chaviste. Nonostante tutto, a Copa non sono mancati i rimproveri della Casa bianca, che sta facendo pressione sulla compagnia aerea panamense affinché smetta di fare scalo nel Venezuela bolivariano e probabilmente finirà per obbedire al diktat statunitense.

Nel gennaio 2014, in occasione della seconda Cumbre de la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (Celac), all'Avana, fu sancito il diritto sovrano di ciascun paese di fronte alle ingerenze straniere nel cosiddetto Proclama de América Latina y el Caribe como Zona de Paz. La guerra economica e quella militare (minacciata più volte), vanno in senso contrario e rischiano di riacutizzarsi in base al risultato che uscirà dalle urne. L'inflazione e l'aumento indiscriminato dei generi di prima necessità potrebbero rappresentare un incentivo a votare contro i candidati bolivariani: in questo caso, i quasi 8 milioni che lo scorso 30 luglio si sono recati alle urne per la Costituente sfidando le violenze di piazza della destra rappresenteranno l'ultimo baluardo di fronte ai tentativi di destabilizzazione.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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