Latina

Nicaragua, ma di che paese stiamo parlando?

Nessun interesse dell’opposizione a cercare una soluzione pacifica
18 giugno 2019
Giorgio Trucchi

Foto zonafrank.wordpress.com

La crisi politico-sociale iniziata in aprile dell'anno scorso in Nicaragua, su cui abbiamo più volte cercato di fare un po' di luce rompendo il muro di menzogne costruito ad arte dai settori più recalcitranti dell'opposizione (quelli per intenderci che amoreggiano con la mafia cubano-americana di Miami, con gli assassini di Mons. Romero in El Salvador e con i governi ultraconservatori dell'America Latina, ma che poi strizzano l'occhio a zapatisti, trotskisti e socialdemocratici europei), ha senza dubbio creato un nuovo spartiacque nella storia recente del paese centroamericano (dopo quelli del triunfo del 1979 sulla dittatura somozista e la sconfitta elettorale dei sandinisti nel 1990) .

La polarizzazione sociale e la contrapposizione tout court la fanno da padroni e diventa sempre più difficile districarsi in mezzo a un bombardamento mediatico che, come descritto all'interno della cronaca dei tragici fatti del 30 maggio 2018, fa sì che il paese "sia in ostaggio di una realtà fittizia che si muove al ritmo dei social network, dove la realtà virtuale può contare più della realtà reale".

Legge di amnistia

Intanto in Nicaragua è stata approvata una Legge di Amnistia (Legge 996) che ha posto fine non solo ai processi in corso contro le persone accusate di vari reati connessi agli episodi di violenza dell'anno scorso, ma che ha anche ordinato la liberazione delle persone già condannate (compreso chi si è macchiato di gravissimi reati di sangue) e ha interrotto le indagini per accertare le responsabilità di molte altre, la maggior parte delle quali fuggite all’estero. Inevitabile che tale decisione, sicuramente difficile ma probabilmente necessaria como lo fu la amnistia che nel 1988 mise un tassello importante sulla via della pacificazione e della fine della guerra civile imposta da Washington, abbia avuto reazioni diverse all’interno della societa nicaraguense. Troppo fresche sono ancora le immagini delle violenze e dei tanti morti dell’anno scorso.

La legge prevede anche la riabilitazione penale per chi è già stato condannato e sancisce il principio di 'non ripetizione', come impegno delle persone che hanno beneficiato dell'amnistia a non commettere nuovamente delitti contemplati dalla legge stessa.

Secondo la Commissione parlamentare verità, giustizia e pace (Cvjp), sarebbero più di 900 le persone rilasciate dall’inizio dell’anno, mentra il saldo della crisi registra 253 morti (tra oppositori, sandinisti e popolazione in generale) e più di 2000 feriti.

"È necessario riconoscere le contraddizioni dialettiche e agire affinché siano amministrabili mediante l'esercizio di meccanismi di regolazione sociale. Lanciamo un appello ai diversi settori della società e alla comunità internazionale affinché apportino proposte costruttive necessarie alla riconciliazione e non proposte che siano di ostacolo ad essa. Le minacce e i ricatti non dimostrano senso di responsabilità, né coerenza. Non solo non servono alla ricerca della pace in Nicaragua, ma sembrano volere incamminare il paese verso l'esatto contrario", spiega la commissione parlamentare.

Oltre alla legge d’amnistia ne è stata approvata un’altra che garantisce l’assistenza specializzata per le vittime della crisi e della violenza e anche un piano di ‘ritorno sicuro’ per chi è fuggito all’estero durante il conflitto. Sono state inoltre installate circa 2000 commissioni di riconciliazione, giustizia e pace a livello nazionale.

Una difficile riconciliazione

Nonostante i primi passi fatti sulla via di una difficile riconciliazione, l’opposizione riunita attorno alla Alleanza Civica e a una fantomatica Unità nazionale azzurro e bianco non hanno ancora deciso se, dopo avere abbandonato tempo fa il tavolo di confronto, torneranno a dialogare con il governo.

Secondo i loro conteggi, smentiti dalla delegazione governativa che parla di persone private di libertà per avere commesso reati comuni, ci sarebbero ancora un’ottantina di “progionieri politici” in carcere. Condannano inoltre l’amnistia che avrebbe come obiettivo quello di garantire l’impunità per poliziotti e forze irregolari, tacendo però che è solo grazie a questa legge se centinaia di membri dell’Alleanza sono stati scarcerati e molti altri non verranno indagati, né processati per i gravi delitti commessi.

Proprio la scarcerazione nei giorni scorsi di alcune delle figure più contraddittorie dell’opposizione, schierate fin dall’inizio della crisi con l’opzione radicale golpista che prevedeva l’annientamento delle istituzioni, una poco credibile installazione di un governo provvisorio e l’immediata convocazione di elezioni, non sta aiutando certo a riavviare il confronto, né ad abbassare i toni dello scontro.

Nemmeno sta aiutando l’atteggiamento settario e parziale di organismi multilaterali como l’Osa (Organizzazione degli stati americani) e la Cidh (Commissione interamericana dei diritti umani), storicamente dediti alla salvaguardia degli interessi geopolitici statunitensi, né quello di vescovi e sacerdoti della chiesa cattolica che, fin dall’inizio della crisi, hanno più che altro contribuito alla polarizzazione della società e all’acuirsi del conflitto.

Opposizione da social network

La perdita di capacità di mobilitazione, le profonde divisioni interne, l’intransigenza di settori ultra radicali spinti più “dall’odio verso il nemico” che dalla voglia di presentare una proposta programmatica alternativa e i protagonismi personali che inevitabilmente emergono con l’avvicinarsi di un possibile evento elettorale, rendono ancora più confusa e poco credibile un’opposizione che vive più sui social che nella realtà.

Il penoso tentativo dell’Alleanza Civica di fare credere al mondo che la serrata del mese scorso sia stata un successo è la dimostrazione della grave confusione in cui versa.

È inevitabile quindi che anche l’immagine di un’opposizione giovane, spontanea, insurrezionale, autoconvocata e pacifica, che gode del sostegno di enormi settori della popolazione, e che è vittima di un regime despotico o, peggio, di una dittatura sanguinaria, stia lentamente svanendo, sorretta solamente dalla macchina mediatica e dalla politica statunitense che si riaffaccia con forza (e violenza) sullo scacchiere latinoamericano.

Ma la partita che si sta giocando deve andare ben oltre gli odi e gli interessi personali. Tornare quanto prima al tavolo di negoziazione è urgente e quanto mai necessario.

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Le bugie hanno le gambe corte

Di seguito i primi otto video della serie “180 grados: claves de la verdad” (in spagnolo) che hanno l’obiettivo di demistificare la realtà riprodotta dall’opposizione su tragici eventi avvenuti a partire da aprile dell’anno scorso

Capitolo 1   Incendio en el barrio Carlos Marx

Capitolo 2   Asesinato del periodista Ángel Gahona

Capitolo 3   Mafias al descubierto

Capitolo 4   Crimen contra el estudiante Cristian Cadena y el incendio del CUUN de León

Capitolo 5   Engaño ReinCIDHente (parcialidad de la CIDH y la muerte de Javier Munguía)

Capitolo 6   30 de mayo ¿Un plan para sumar?

Capitolo 7   Matar y mentir. La masacre en Morrito

Capitolo 8   Marcha de las Flores. Guion para el caos

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