Messico: un movimento contro l'autostrada in Chiapas

Aumentano le critiche della società civile verso il progetto (in corso) di autostrada tra Palenque e San Cristobal de Las Casas, un esempio vivo delle contraddizioni dello sviluppo - fra (mancata) tutela degli interessi delle comunità indigene e una crescente presenza militare.
12 marzo 2026
Pietro Anania

Il Chiapas, regione situata all’estremo sud-est messicano, ha storicamente sofferto per un isolamento geografico e politico dai principali centri urbani del sud del Messico. Il Chiapas (in rosso) si trova all'estremo sud del Messico, al confine con il Guatemala.

Parte di questo isolamento è dovuto senz’altro alla posizione periferica dello Stato e alla sua conformazione montagnosa e irregolare; all’atto pratico, questa condizione si è tradotta in una cronica mancanza di infrastrutture stradali. Tutt’ora, le strade pubbliche in Chiapas sono perlopiù percorribili solo a ridotta velocità, con l’eccezione dei tratti autostradali che collegano la capitale Tuxtla Gutiérrez a Tapachula, alla frontiera con il Guatemala (93 km), e la stessa Tuxtla con l’antica capitale San Cristóbal de Las Casas, situata nella zona degli Altos de Chiapas, altopiani montagnosi che si sviluppano intorno ai 2000 metri di altitudine e che tutt’ora accolgono una fortissima presenza di comunità indigene di lingua maya tzotzil e tzeltal: i due idiomi, appartenenti alla stessa famiglia linguistica e mutualmente intelligibili, comprendevano complessivamente 1.1 milioni di parlanti, su una popolazione di 5.5 milioni di abitanti nell’intera regione. Presentazione pubblica della "Strada delle Culture Maya", 8 giugno 2026. Il segretariato per le infrastrutture del Chiapas ha presentato il progetto, forte dei risultati positivi delle consultazioni popolari di marzo 2025. Ma non mancano, sul territorio, le voci critiche nei confronti dell'autostrada.

Il progetto politico della 4T (Quarta Trasformazione), lanciato nel 2018 dal presidente del Messico Andrés Manuel Lopez Obrador, a capo di una coalizione di centrosinistra, ha previsto fin dai suoi esordi, a fianco di una politica sociale volta all’appianamento delle divergenze di classe e benessere nel Paese, numerosi interventi di miglioramento delle infrastrutture dei trasporti in tutto il paese. Fra i primi interventi della 4T figurava un piano trentennale di ampliamento del trasporto ferroviario (commerciale e turistico), a cui si è appena aggiunto un ambizioso programma di investimento misto pubblico-privato da 397.046 milioni di pesos messicani (oltre 2 miliardi di euro) per la costruzione o il riammodernamento di oltre 5 mila km di strade in tutto il paese, con l’obiettivo, ha dichiarato lo scorso 4 Marzo la Presidente Claudia Sheinbaum in occasione dell’abituale conferenza mattutina, di “creare impiego, ridurre i tempi di percorrenza, migliorando la qualità di vita e riducendo la povertà e le disuguaglianze aumentando i collegamenti nel Paese”.  I lavori di costruzione del primo tratto di autostrada Palenque-Ocosingo, all'altezza delle cascate e centro ecoturistico di Misol-Ha, febbraio 2026. La "strada delle culture maya", secondo le istituzioni, dovrebbe migliorare l'accesso a zone di interesse turistico.  Ma la valutazione dell'impatto idrogeologico di un'opera di tali dimensioni è spesso lasciata in secondo piano, denunciano le associazioni.

Nel frattempo, a San Cristobal de Las Casas, in Chiapas, va strutturandosi un movimento di resistenza contro l’autostrada. Associazioni civili, movimenti e delegazioni dalle zone coinvolte dal progetto si sono incontrate lo scorso 21 febbraio e poi il 28 dello stesso mese, per condividere e discutere dettagli e contrarietà rispetto all’ennesimo progetto infrastrutturale giudicato dannoso. Il 28 febbraio, come riporta un articolo del progetto di giornalismo dal basso Desinformemonos (it. Disinformiamoci) in occasione di una conferenza intitolata “Sì alla vita, no al saccheggio del territorio! Il Caso della superstrada San Cristobal de Las Casas - Palenque”, la militante del MODEVITE (Movimento in Difesa della Vita e del Territorio) Pascuala Vazquez Aguilar, di etnia maya tzeltal, ha dichiarato:

 La mal chiamata Strada delle Culture è un progetto estrattivista costruito a partire dagli interessi dei più potenti. I poveri saranno sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. (...) Sappiamo che dietro lo specchietto del turismo c’è il saccheggio del nostro territorio, che non è solo la nostra parcella di terra, ma anche la nostra forma di vita”.

Da una parte, quindi, il discorso istituzionale, che spinge il miglioramento infrastrutturale portando come giustificazione lo sviluppo turistico, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze e l’ammodernamento del Paese; dall’altra, le ragioni delle comunità indigene, che - nonostante le autorità assicurino la creazione di posti di lavoro nei cantieri e, indirettamente, nella creazione di nuove attività economiche legate alle nuove arterie stradali - temono che siano compromesse le attività economiche tradizionali, attraverso la privatizzazione e l’esproprio delle parcelle di terra faticosamente sottratte, durante secoli di resistenza,  al dominio del latifondo e delle grandi imprese industriali e minerarie. La "vecchia strada", tutt'ora in uso, tra Palenque e San Cristobal, febbraio 2026. Questa strada è conosciuta come "ruta de los topes" (strada dei dossi) per la presenza di oltre 300 dossi stradali costruiti in gran parte dagli abitanti della zona; misura circa 200 km, con tempi di percorrenza compresi tra 5 e 6 ore.

Per chi conosce la storia del Messico non è difficile individuare una correlazione tra le grandi opere infrastrutturali realizzate tra fine Ottocento e inizio Novecento - con la partecipazione di grandi capitali stranieri - dai governi neoliberali di Porfirio Diaz, e l’accelerazione del processo di esproprio di terre appartenenti a comunità indigene in tutto il Paese, terminate, negli ultimi anni del “regime liberale” di Diaz, con vere e proprie operazioni di sterminio manu militari. In una regione in cui durante gli ultimi 15 mesi è drammaticamente aumentato il ricorso alle neo-istituite Forze di Reazione Immediata Pakal (FRIP), con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la “pace” sociale, è comprensibile che le comunità indigene tzeltal presenti nelle zone coinvolte dal progetto temano che la presenza militare le privi di potere negoziale e le costringa a cedere territori a condizioni sfavorevoli o umilianti.

Il progetto dell’autostrada Palenque-San Cristobal de Las Casas ha fatto la sua comparsa agli onori delle cronache nel 2009, ma è rimasto a lungo solo sulla carta a causa (o grazie) alla resistenza delle comunità locali coinvolte, per poi riprendere nel 2025, forte del risultato (positivo) di  una consultazione popolare condotta lo scorso 23 marzo 2025 in alcuni municipi del primo tratto di autostrada (Palenque-Ocosingo). In tale occasione, l’autostrada è stata presentata come “Strada delle Culture Maya”. Questa denominazione è in linea con il sempre più frequente ricorso delle amministrazioni pubbliche a riferimenti alle culture indigene messicane, riferimenti che le stesse comunità indigene e coloro che le difendono tacciano di appropriazione culturale.

In questo senso, clamoroso è  il caso del “Tren Maya”, discusso megaprogetto che ha visto la posa di 1554 km di binari su un percorso ad anello negli stati di Yucatan, Quintana Roo, Campeche, Tabasco e Chiapas fra 2018 e 2023. Treno che è stato costruito con massiccio impiego di logistica e di forze militari, e di cui recentemente, come segnala Greenpeace, sono stati chiusi i rami 5, 5 sud e 7 per mancanza di sufficienti studi di impatto geologico alla base della valutazione di impatto ambientale, frettolosamente redatta prima dell’avvio dei lavori e destinata ad essere invalidata dal Tribunale per i Lavori Pubblici di Merida, che ha - seppur tardivamente - accolto un ricorso presentato nel 2020. Attivisti e abitanti della comunità indigena di San Juan Cancuc affiggono un cartello contro l'autostrada (2021)

Una situazione simile incontra anche il progetto di autostrada Palenque-San Cristobal: come riporta il già citato articolo di Desinformemonos, i lavori di costruzione del primo tratto dell’autostrada, tra Palenque e Chilon, sono iniziati a giugno 2025, ma la Manifestación de Impacto Ambiental (MIA), equivalente al SIA italiano (Studio d’impatto ambientale), prima fondamentale tappa per la valutazione di opere impattanti a livello ambientale, sociale ed ecosistemico, è stata presentata soltanto ad ottobre 2026. Allo stesso tempo, la consulta popolare si è limitata al tratto Palenque-Ocosingo, escludendo di fatto tutte le comunità comprese tra Ocosingo e San Cristobal de Las Casas, da anni fortemente critiche rispetto al progetto.

Insomma, l’autostrada, fortemente voluta dal governatore morenista  “Jaguar” Eduardo Ramirez Aguilar, eletto nel 2024 con un plebiscitario risultato del 79.29% di voti a favore, prosegue la sua corsa, forse affrettata, da Palenque a Ocosingo - e in futuro, fino a San Cristobal - mentre le popolazioni locali, raggiunte a febbraio 2026 da una carovana autonoma di controllo sull’impatto dell’autostrada promossa da alcune associazioni civili del territorio, tra cui l’autorevole centro per i diritti umani FrayBa - Fray Bartolomé de Las Casas, già denunciano frane, inondazioni, aumento del rischio per specie animali autoctone e minacce giunte a chi, sul territorio, si oppone alla prosecuzione del cantiere. 

Un cartello contro l'autopista lungo la strada San Cristobal - Ocosingo, affisso nel 2016. I colori rosso e nero e il riferimento a Zapata si spiegano con la presenza, nelle vicinanze, di un Caracol zapatista, struttura di autogoverno indigena. Questo e simili cartelli sono ancora presenti, a dieci anni di distanza, lungo la strada che collega SCDLC e Ocosingo, ma il movimento contro l'autostrada sembra essere andato oltre le comunità zapatiste a aver coinvolto settori più ampi della popolazione

Andando al di là dell’enfasi che Governo del Chiapas pone pubblicamente sul cambiamento sociale e sull’inizio di una “nuova Era” di pace e benessere, le istituzioni riusciranno davvero a prestare ascolto alle critiche e perplessità delle comunità locali e a venire loro incontro? 

O invece, per esigenze di rapidità, preferiranno appianare, insieme con i rilievi chiapanechi, qualsiasi divergenza, e asfaltare con ruspe e schiacciasassi le rivendicazioni locali, come già avvenuto nel caso del “Tren Maya”? Nel frattempo - altra similitudine  con il Tren Maya, oltre che con il nostrano TAV in Val Susa - le associazioni civili già segnalano un aumento della presenza militare nella regione.

Note: RASSEGNA STAMPA DA DESINFORMEMONOS.ORG.MX

https://desinformemonos.org.mx/otorgan-amparo-contra-proyecto-de-autopista-san-cristobal-de-las-casas-palenque/

https://desinformemonos.org/carretera-de-las-culturas-solo-beneficia-a-empresarios-transnacionales-acusan-tseltales-en-chiapas/

https://desinformemonos.org/miles-de-indigenas-tseltales-marchan-contra-la-autopista-palenque-san-cristobal-en-chiapas/

https://desinformemonos.org/la-supercarretera-san-cristobal-de-las-casas-palenque-se-impone-a-traves-de-hostigamiento-amenazas-y-manipulaciones-modevite/

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