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Moro rivelò alle BR l'esistenza di Gladio

Cosa furono le Brigate Rosse?

Leggendo e rileggendo emerge chiaramente che furono un virus che i servizi segreti deviati lasciarono crescere in settori del movimento giovanile per farlo deragliare. L'omertà all'interno delle Brigate Rosse è imbarazzante, le contraddizioni e le bugie sono tantissime.
13 aprile 2020

Il coronavirus mi ha consentito di avere il tempo necessario per studiare gli anni Settanta, che ho vissuto in prima persona. Volantino BR

Leggendo e rileggendo in profondità la storia delle Brigate Rosse, emerge con chiarezza che esse non furono, come sostiene Rossana Rossanda, un derivato di una certa storia della sinistra comunista (l'album di famiglia di cui parlò in un suo articolo).

Leggendo e rileggendo emerge invece che furono un virus che i servizi segreti deviati lasciarono crescere in settori del movimeno giovanile per farlo deragliare.

I servizi segreti di quel tempo avevano tutti i mezzi per bloccare le Brigate Rosse fin dai loro esordi ma non lo fecero.

Alberto Franceschini, già brigatista, ha detto: “Quello di cui sono certo è questo: se volevano distruggerci, e distruggere l’esperienza delle Br, lo potevano fare già nel 1972. Quell’anno ci furono numerosi arresti, e se volevano ci potevano prendere tutti. Ma questo non è accaduto”.

Le conferme sono talmente tante e chiare che non voler ammettere ciò significa solo non voler riconoscere da un punto di vista storico che fra BR e servizi segreti deviati vi fu una convergenza oggettiva. Le une avevano bisogno degli altri e viceversa.

Furono lasciate crescere le Brigate Rosse perché servivano ai servizi segreti deviati (controllati allora dalla P2) all'interno della strategia della tensione. E il guinzaglio fu allungato finché il gioco venne bloccato quando non serviva più.

"Un patto di omertà che lega brigatisti, ceto dirigente e istituzioni"

Così si è espresso Giovanni Pellegrino, presidente della Commissione parlamentare stragi nell’ottobre 2000: “Esiste un patto di omertà che lega brigatisti, ceto dirigente e istituzioni … Tante contraddizioni che ancora permangono nelle storie che ci raccontano i brigatisti, soprattutto sul sequestro e sull’omicidio di Moro, nascono proprio da quel patto di silenzio fra loro e i settori dirigenti del nostro Paese, tra loro e le istituzioni”.

L'omertà all'interno delle Brigate Rosse è imbarazzante, le contraddizioni e le bugie sono tantissime, le ho potute leggere in gran quantità in questi giorni.

Una bugia per tutte: la BR dissero di voler processare Moro per far emergere i retroscena inconfessabili della DC. E quando Moro rivelò al brigatista Moretti, durante gli interrogatori, l'esistenza di Gladio, che succede? Nulla trapela. Anzi le carte vengono ritrovate in un'intercapedine dell'appartamento di via Montenevoso nel 1990. Nascoste. Furono trovate da un muratore. Ma come? Non dovevano processare Moro per fare emergere i retroscena? E le cassette con le registrazioni? E le carte, le scottanti carte che dovevano essere rese note al popolo?

Questo ritrovamento (9 ottobre 1990) fu talmente imbarazzante che subito dopo Andreotti vuotò il sacco rivelando l'esistenza di Gladio (24 ottobre 1990). Notate le date.

I brigatisti, ancora oggi, non sanno dire dove sono finite quelle carte del memoriale Moro, alcuni dicono che sono state bruciate. E perché bruciarle? A che scopo? 

E perché glissano sull'argomento Gladio facendo finta di non aver capito che Moro aveva rivelato loro proprio l'esistenza di Gladio? Erano proprio così fessi i brigatisti di allora da non capire che Moro aveva rivelato loro un segreto di Stato?

Se i brigatisti fossero stati veramente coerenti, avrebbero liberato Moro dichiarando che l'obiettivo del rapimento era stato raggiunto, rivelando l'esistenza di Gladio, risparmiandosi un altro omicidio e uscendone, dal loro punto di vista, con una vittoria simbolica in mano che inchiodava la DC a una respondabilità storica: aver creato una struttura militare segreta, in violazione della Costituzione.

Ma le BR non fecero nulla di tutto questo, rivelandosi oggettivamente una struttura utile ai loro avversari, a quelli che dichiaravano tali, ma che poi in sostanza li stavano aiutando a togliere di mezzo un comune nemico: Aldo Moro.  

Le contraddizioni sono talmente evidenti che infierire sui protagonisti sarebbe solo come maramaldeggiare, perché solo degli imbecilli o degli infiltrati avrebbero bruciato le carte che contenevano le dichiarazioni di Aldo Moro sui segreti di Gladio.

Emerge in questa storia paradossale una pagliacciata recitata male e degna della peggiore commedia, se non ci fosse stata la tragedia della morte di Aldo Moro.

In questa storia vi si trova di tutto, persino una seduta spiritica per "salvare Moro", a cui prendono parte docenti universitari e persino Romano Prodi. 

Le BR gestirono uno story telling di ipocrisia, irto di contraddizioni, dicendo di fare delle cose che non fecero, ingannando chi si voleva far ingannare. Oggi emerge che Morucci ha collaborato ufficialmente con i servizi segreti. In tutta questa vicenda vanno pure incollati, per carità di patria, i cocci di una storia a cui è difficile credere.

Era chiarissimo che le BR non avrebbero potuto conquistare il potere, ma solo aiutarlo nei suoi fini più inconfessabili. Fecero parte di una psyop, una operazione psicologica, che gli Stati Uniti gestirono ai fini di una svolta anticomunista. Eliminando Aldo Moro, già avvertito dal governo USA ma non convinto, le Brigate Rosse hanno fatto il lavoro sporco che la CIA non avrebbe potuto fare. Da qui gli imbarazzi di una storia che è stata confusa e depistata con costruzioni e ricostruzioni, e in cui né le BR né lo Stato - si pensi a Cossiga - hanno avuto interesse a fornire elementi di chiarezza, esattamente come è accaduto per le stragi neofasciste, da Piazza Fontana in poi.

Le Brigate Rosse si erano autoconvinte di poter fare tutto quello che volevano, e i servizi segreti deviati glielo lasciarono credere, lasciandole fare. Finché ciò è servito. Finché hanno fatto deragliare migliaia di giovani verso esiti catatastrofici per la loro vita e per le sorti di ogni sensato cambiamento, anche radicale. E' una storia in cui la stupidità umana, il fanatismo e l'omertà si sono raccordate in un inconfessabile quanto patetico accordo di oggettiva complicità. Ecco perché oggi i silenzi e le versioni di comodo sul rapimento di Aldo Moro costituiscono un motivo per ritornare su quei fatti con rinnovata e più forte convinzione, nell'interesse, se non altro, della verità storica.

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