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    Addio Ane-Karine, inviata avventurosa, amica di tutto il Medio oriente

    Un amore sovrumano per la vita e per tutti i popoli del Medio Oriente. Una creatura dei nostri tempi pericolosi.
    24 luglio 2005 - Robert Fisk
    Fonte: www.independent.co.uk del 16 luglio 2005

    Ane-Karine sapeva tutto sulle bombe ed avrebbe avuto delle opinioni molto decise sulle atrocità di cui Londra è stata teatro in questi giorni. "Non serve a niente continuare ad insistere sulla sicurezza", mi diceva spesso quando eravamo a Beirut, durante la guerra civile in Libano. "Bisogna capire perchè la gente fa queste cose e cosa avremmo potuto fare per prevenirle. Non si riuscirà mai a fermarli limitandoci a definirlo "terrorismo"".

    Ane-Karine Arvesen, uno dei migliori diplomatici norvegesi e buona amica per più di vent' anni, avrebbe compreso l' ironia racchiusa nel mio ultimo viaggio per andare a trovarla. Ero appena stato ad Oslo, al suo funerale, e stavo tornando a Beirut, via Londra. Mi trovavo sul treno per Heathrow, la Piccadilly Line, tre o quattro treni dopo quello che è esploso alla stazione di King's Cross.

    Era una donna forte, Ane-Karine. Nata nel 1941, quando la Norvegia si trovava sotto l' occupazione nazista, sembrava che la guerra avesse cambiato per sempre la sua vita. Era estremamente attraente, alta, bionda, beveva come una spugna - anche se non ne dimostrava gli effetti - e fumava sigarette con un lungo bocchino, con la speranza che questo avrebbe potuto proteggerla dal cancro.

    Non ha funzionato ed è morta dopo grandi sofferenze, nel tentativo di riuscire a cogliere un soffio d' aria da inspirare nei polmoni, da sola, in un ospedale norvegese. Pareva che stesse sempre "migliorando", ma, alla fine, si è trovata a casa, senza avere più la possibilità di camminare o perfino di scrivere un email. Le ho telefonato un paio di giorni prima che morisse. Avevo ricevuto una sua chiamata, diceva di volermi parlare. La sua voce acuta e penetrante mi chiedeva del Libano e cosa sarebbe successo in Iraq, se avevo intenzione di tornare laggiù. Ma tutti e due sapevamo che voleva solo salutarmi.

    Ho cercato di tirarle un po' su il morale, ricordandole le nostre incoscienti, pazze, ridicole, pericolose, necessarie avventure in Libano. Le ho ricordato come nel 1982, quando Israele lanciò un attacco alle forze siriane, sulle montagne vicino a Bhamdoun, lei ed io, in auto, ci spingemmo all' interno del territorio mentre un aereo israeliano distruggeva i mezzi corazzati siriani intorno a noi.

    "E' proprio incredibile,..incredibile, Bob, che siamo arrivati fin qua!" mi diceva, mentre assordanti esplosioni squarciavano l' aria. "Incredibile" era una delle sue parole preferite...come "missione compiuta".

    "Ane Karine" - le dissi - "è troppo pericoloso". Lei mi gelò con lo sguardo. "Bob, sulla macchina c'è la bandiera norvegese e io sono un diplomatico". Ho guardato la bandierina, mezzo metro scarso, ed ho pensato aggi F 16 israeliani che volavano a 10.000 piedi di quota. Ho guardato di nuovo Ane-Karine: stava ridendo come una matta.

    Ho raccontato questa storia al suo funerale. I presenti, alcuni dei quali stavano versando copiose lacrime, sono scoppiati all' unisono in una fragorosa risata. Ane-Karine, chiusa nella bara bianca alla mia sinistra, coperta di rose, era per un attimo ritornata in vita.

    Eppure era una delle poche persone che non sarei mai riuscito ad immaginare morta.
    Il suo amore per la vita e per l' avventura le aveva regalato quella qualità sovrumana che solo chi non ha mai avuto paura di quell' istituzione umana che è la morte è in grado di possedere. Si trovava in Serbia e fu inviata in Iran. Un' "incaricata d' affari" norvegese, con tanto di chador e lunghe vesti, che, pur trovandosi in un paese che a volte la faceva diventare matta, era pur sempre capace di servire dei gin and tonic sconvolgenti nel giardino della sua casa di Teheran.

    Una volta capitò a Beirut con un diplomatico del Ministero della Difesa che si era sentito gravemente offeso dalla mia analisi della situazione in Medio Oriente, dato che non coincideva con la sua. "Stia zitto", lo rimbeccò lei, "lei è qui per ascoltare, non per ammannirci le sue sciocche teorie".

    No, Ane-Karine non sopportava le persone sciocche. A volte ho sperimentato sulla mia stessa pelle le sue sferzate, quando mi accadeva di non capire al volo alcuni aspetti piuttosto ovvi della vita in Medio Oriente. Lei diceva che per la gente del mondo arabo, la giustizia, talvolta, era più importante della democrazia.

    Durante i suoi ultimi giorni, al telefono, mi ha detto che secondo lei, in Iraq, l' elettricità e la sicurezza erano probabilmente più importanti della democrazia. Credo avesse ragione. Riteneva che il Ministero degli Esteri norvegese fosse troppo sbilanciato a favore degli U.S.A., che filtrasse la propria visione del mondo attraverso le lenti dei "processi di pace" e delle "road maps" programmate da Washington.

    A volte sapeva anche essere indiscreta. Negli anni' 80 era una "attachè" presso l' ambasciate norvegese a Beirut. Un giorno la vidi uscire dall' ambasciata con la faccia rigata dalle lacrime. Stava piangendo dal ridere. "Ho appena letto un comunicato del nostro ambasciatore a Washington." - mi disse - "Ha incontrato Reagan. Il presidente aveva delle cartelle con degli appunti, per non correre il rischio di dare la risposta sbagliata. Poi...ha mischiato le cartelle e quando il nostro ambasciatore gli ha fatto una domanda sulle relazioni commerciali tra Washington e Oslo, Reagan gli ha risposto che prima o poi ci sarebbe stata la pace in Medio Oriente!"

    Ammiravo Ane-Katrine perchè voleva andare sempre a controllare con i propri occhi, voleva essere lei stessa una testimone degli eventi dei quali parlava ogni sera nei suoi comunicati al Ministero degli Esteri di Oslo. A Beirut, mentre gli altri diplomatici occidentali si imboscavano nelle loro ambasciate - e tanti giornalisti occidentali facevano altrettanto nei loro alberghi - lei andava sulle colline, a fare il proprio lavoro esponendosi al rischio in prima persona. Non c'è da meravigliarsi che, anni dopo, sarebbe stata inviata a Beirut per negoziare, senza pagare alcun riscatto, il rilascio di un ostaggio. Ci riuscì. Come mi piacerebbe un giorno poter leggere i suoi rapporti ad Oslo e la rabbia che spesso ne doveva trasparire.

    Rabbia che mai fu più evidente del giorno in cui entrò nel campo profughi di Sabra e Shatila, il 18 settembre 1982. Si aggirava furiosa, i lineamenti così tirati da farmi pensare che avesse perso tutta la sua bellezza, guardando le pile di cadaveri ammucchiati, uomini uccisi, donne eviscerate, bambini morti, opera degli alleati falangisti israeliani. "E' disgustoso! Rivoltante! Osceno!", gridava. "Un giorno dovremo pagare per questo!". Forse lo stiamo ancora facendo.

    Abbiamo dato l' ultimo addio ad Ane-Karine in una ex-cappella, non lontana dal cimitero di guerra britannico dove sono sepolti i corpi dei soldati della RAF caduti in Norvegia, più o meno nel periodo in cui lei nasceva. Un edificio molto grande, di forma ovale, con quelli che ho ritenuto essere simboli magici e misteriosi incisi sulle pareti. Facevano un bell' effetto in quell' ambiente le candele di Hannukah, due su ciascun lato della sua bara. Ane-Karine non era di religione ebraica, ma amava allo stesso modo tutti i popoli del Medio Oriente.

    L' ultima musica che l'ha accompagnata è stata una canzone svedese che parlava dei passeggeri di terza classe del "Titanic", di come passarono dall 'incredulità alla certezza che sarebbero morti e che, infine, come dice la canzone, sarebbero affondati coraggiosamente, con la bandiera della nave che ancora sventolava.

    E' stato assolutamente da lei, il suo insistere che con i soldi ricavati dalle sue proprietà, i suoi migliori amici sarebbero dovuti andare a fare un viaggio fino al fiordo di Oslo quello stesso pomeriggio, su una barca stipata con 40 bottiglie di champagne Bollinger. Considerato il suo coraggio durante la guerra, è stata un reporter tanto quanto un diplomatico. Era una creatura dei nostri tempi pericolosi. Ha saputo come vivere ed ha saputo come morire.

    Note:

    Tradotto da Patrizia Messinese per www.peacelink.it
    Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
    fonte (Associazione PeaceLink) e l'autore (Patrizia Messinese).

    Articolo originale: http://news.independent.co.uk/world/fisk/article299390.ece

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