L'Internet Governance Forum
La sua creazione è il risultato concreto del Summit. Non si capisce ancora molto cosa si celi dietro a questa sigla. Per come è stato annunciato si preannuncia come una sorta di "consesso" parzialmente aperto alle istanze sociali e non chiuso alle sole realtà istituzionali, quanto realmente lo sarà si vedrà nei prossimi mesi. Segnalo che i primi "rumors" sulla sua concreta implementazione non sono positivi: verosimilmente sarà gestito concretamente dall'ITU, braccio operativo ONU sulle telecomunicazioni. Per chi non ha dimestichezza con questi organismi, faccio notare che l'ITU è un contesto piuttosto "paludato", molto influenzato dalle majors delle telecomunicazioni, abbastanza chiuso, culturalmente proveniente dal mondo telecom che è un mondo tradizionalmente blindato (come lo sono le reti di telecomunicazioni) e che vede Internet come il fumo negli occhi. Per capirci, il board ITU assomiglia più a un consiglio di amministrazione di una multinazionale; altri organismi Internet come l'IETF (associazione di standardizzazione) o la stessa ICANN (registro dei domini) tanto vituperata dai movimenti (secondo me, anche esageratamente, come spiego oltre) sono molto più free e i loro board sono composti anche da persone vicine alle istanza sociali. Comunque se ITU controlla il nuovo IGF, ci si possono aspettare al più problemi e poche soluzioni. L'alternativa che circola è la Internet Society. Si tratta di un'ICANN in versione ingessata. E' basata in Virginia e non in California come ICANN e questo (è una pura supposizione) già mi puzza. A un tiro di schioppo dalle istituzioni militari americane e dalla CIA. E' piena zeppa di gente tipo Microsoft (membro di platino dell'Internet Society), IBM e compagnia cantante. Dalla padella nella brace. Comunque si concretizzi l'IGF, io queste notizie sono andato a pescarle tutte su siti e blog USA. In Italia, per motivi che sinceramente non comprendo non se ne parla. Si dice che ci sarà l'organismo, si oscilla tra un consenso e annunci di vittoria (anche Fiorello Cortiana, per esempio, cosa che mi lascia assai perplesso) e una dichiarazione di sconfitta (ci torno sulla parte della carta della rete e del CRIS), ma ci si ferma in superficie. Per leggere l'unico commento in profondità bisogna andare su Cnet e constatare che l'unica analisi condivisibile è quella di McLaughlin, che è l'uomo delle relazioni istituzionali di Google che dice di essere "mildly concerned", cioè un po' preoccupato. Sono d'accordo. Mentre il trionfalismo mi sembra francamente incomprensibile, anche dire che non è successo niente mi sembra poco. ) I diritti dei navigatori Su questo tema sono eretico. La campagna CRIS di cui apprezzo l'enorme sforzo di analisi e riflessione non mi convince nel merito. Semplificando, non capisco perché i diritti per la rete dovrebbero essere diritti diversi dagli altri. Da libertario sono abituato ad associare i diritti all'individuo in quanto tale più che alle sue specificazioni (è un problema che ho avuto nella mia vita anche con il sindacato, anche se sono stato delegato CGIL). Non capisco perché i cinesi dovrebbero avere diritti in rete e non diritti e basta. Penso che chiedere diritti per particolari classi di individui, costruisca barriere per chi a questa classe non appartiene (quanto lo vediamo con gli immigrati oggi!). Sono per i diritti individuali sovranazionali e per l'autogoverno delle comunità. Dire che bisogna dare diritti a coloro che in Cina o in Iran o in Arabia o in Tunisia non possono accedere alla rete è sacrosanto, ma non c'entra con la rete in quanto tale, è un problema politico che deve essere gestito altrove. Per questo la piattaforma della Carta dei Diritti della Rete portata a Tunisi mi lasciava e mi lascia perplesso. Chi la gestisce poi la Carta? L'ONU? Con quali poteri? Con quali organismi tecnici? Si dice che l'importante è sottrarre il controllo di Internet agli USA. Che il controllo della rete stia negli USA è vero solo in parte. L'ICANN registra i domini e gestisce tecnicamente i DNS, ma finora ha svolto questo compito senza censure, il suo board si è progressivamente internazionalizzato e si è difeso egregiamente dalle lusinghe del governo USA. La cultura dei suoi membri è figlia della cultura radical della west-coast (molto diversa dalla cultura della Internet Society). Ma soprattutto l'ICANN è stata brava a fare una cosa: a lasciare fuori dalla porta i professionisti della politica, lasciando prosperare l'intrinseca libertà dello strumento. La Carta dei Diritti rischia di mescolare i giochi, di far entrare la politica nella gestione operativa della rete, di snaturarne il principio di autogoverno. Di configurare un futuro nel quale chi naviga in rete (e chi vuole pubblicare) è soggetto a un'autorità di controllo politica. Non a caso a Tunisi Cina, Iran e Arabia Saudita sono stati i più solerti a chiedere l'istituzione di un organismo direttamente sotto l'egida ONU per la governance di Internet. Non vedo molti sostenitori in Italia di queste posizioni: la sinistra mi sembra in questo caso prigioniera della sua cultura troppo prona al diritto positivo e alla supremazia della legge sulla prassi (quanti danni ha già fatto questa cultura in Italia? Perché troppo spesso pensiamo che basta una nuova legge e nuove regole per risolvere in pratica un problema?). Anche qua mi consolo con la cultura "lisergica" della west-coast americana o con alcuni radical della Silicon Valley. E allora? L'ICANN è sotto pressione da parte del governo USA. Ha cercato di internazionalizzarsi anche per questo, ma Bush cerca di far valere il principio che essendo situato negli USA deve sottostare alla legge americana. Il Governo USA sta spingendo per far pronunciare sempre più la FCC (l'autorità delle telecomunicazioni) su temi della rete Internet. L'ultima è la volontà di intercettare le chiamate VOIP, cioè le "chiamate Internet". Come dicevo sopra la rete telecom è infatti storicamente controllata, mentre Internet si presta più difficilmente a queste operazioni. Mi spiace dirlo, ma la campagna per "sottrarre il controllo della rete agli USA" sta oggettivamente indebolendo l'ICANN, anche se Bush sa di avere addosso gli occhi del pianeta e non si azzarda a fare nulla. Penso che la cosa più giusta da fare sia quella di interessarsi a quanto avviene in quei contesti, magari cercando di partecipare il più possibile (Icann come detto ha una logica aperta), secondo il principio della vigilanza democratica. Anche molti progressive blogger negli Usa sono a disagio su quanto avviene e sul fatto che c'è il rischio che il controllo della rete sia progressivamente aumentato da parte delle autorità. E' vero che in una logica multilaterale non ha senso che una sola società sita negli USA metta le mani sui domini, ma l'alternativa va pensata bene, se no si rischia di cadere dalla padella nella brace. Non esistono bacchette magiche. Personalmente penso che sia meglio tentare di modificare la struttura dall'interno, magari aiutando l'ICANN a internazionalizzarsi (c'è già un processo in atto, ma è un po' tortuoso). Oppure affiancare l'ICANN con un altro organismo, che però cerchi il più possibile di non subire l'influenza dei governi. Di battaglie non violente per i diritti c'è un gran bisogno, ma in altre sedi. Le nostre società "occidentali" hanno già creato troppe categorie di privilegiati (i cittadini sui non-cittadini, i lavoratori sui non-lavoratori) per creare anche quella di chi naviga rispetto a chi non lo fa.
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