MediaWatch

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

    L'Internet Governance Forum

    19 novembre 2005 - Giuliano Muzio


    La sua creazione è il risultato concreto del Summit. Non si capisce ancora
    molto cosa si celi dietro a questa sigla. Per come è stato annunciato si
    preannuncia come una sorta di "consesso" parzialmente aperto alle istanze
    sociali e non chiuso alle sole realtà istituzionali, quanto realmente lo
    sarà si vedrà nei prossimi mesi. Segnalo che i primi "rumors" sulla sua
    concreta implementazione non sono positivi: verosimilmente sarà gestito
    concretamente dall'ITU, braccio operativo ONU sulle telecomunicazioni. Per
    chi non ha dimestichezza con questi organismi, faccio notare che l'ITU è un
    contesto piuttosto "paludato", molto influenzato dalle majors delle
    telecomunicazioni, abbastanza chiuso, culturalmente proveniente dal mondo
    telecom che è un mondo tradizionalmente blindato (come lo sono le reti di
    telecomunicazioni) e che vede Internet come il fumo negli occhi. Per
    capirci, il board ITU assomiglia più a un consiglio di amministrazione di
    una multinazionale; altri organismi Internet come l'IETF (associazione di
    standardizzazione) o la stessa ICANN (registro dei domini) tanto vituperata
    dai movimenti (secondo me, anche esageratamente, come spiego oltre) sono
    molto più free e i loro board sono composti anche da persone vicine alle
    istanza sociali.

    Comunque se ITU controlla il nuovo IGF, ci si possono aspettare al più
    problemi e poche soluzioni. L'alternativa che circola è la Internet Society.
    Si tratta di un'ICANN in versione ingessata. E' basata in Virginia e non in
    California come ICANN e questo (è una pura supposizione) già mi puzza. A un
    tiro di schioppo dalle istituzioni militari americane e dalla CIA. E' piena
    zeppa di gente tipo Microsoft (membro di platino dell'Internet Society), IBM
    e compagnia cantante. Dalla padella nella brace.

    Comunque si concretizzi l'IGF, io queste notizie sono andato a pescarle
    tutte su siti e blog USA. In Italia, per motivi che sinceramente non
    comprendo non se ne parla. Si dice che ci sarà l'organismo, si oscilla tra
    un consenso e annunci di vittoria (anche Fiorello Cortiana, per esempio,
    cosa che mi lascia assai perplesso) e una dichiarazione di sconfitta (ci
    torno sulla parte della carta della rete e del CRIS), ma ci si ferma in
    superficie. Per leggere l'unico commento in profondità bisogna andare su
    Cnet e constatare che l'unica analisi condivisibile è quella di McLaughlin,
    che è l'uomo delle relazioni istituzionali di Google che dice di essere
    "mildly concerned", cioè un po' preoccupato. Sono d'accordo. Mentre il
    trionfalismo mi sembra francamente incomprensibile, anche dire che non è
    successo niente mi sembra poco.

    ) I diritti dei navigatori

    Su questo tema sono eretico. La campagna CRIS di cui apprezzo l'enorme
    sforzo di analisi e riflessione non mi convince nel merito. Semplificando,
    non capisco perché i diritti per la rete dovrebbero essere diritti diversi
    dagli altri. Da libertario sono abituato ad associare i diritti
    all'individuo in quanto tale più che alle sue specificazioni (è un problema
    che ho avuto nella mia vita anche con il sindacato, anche se sono stato
    delegato CGIL). Non capisco perché i cinesi dovrebbero avere diritti in rete
    e non diritti e basta. Penso che chiedere diritti per particolari classi di
    individui, costruisca barriere per chi a questa classe non appartiene
    (quanto lo vediamo con gli immigrati oggi!). Sono per i diritti individuali
    sovranazionali e per l'autogoverno delle comunità. Dire che bisogna dare
    diritti a coloro che in Cina o in Iran o in Arabia o in Tunisia non possono
    accedere alla rete è sacrosanto, ma non c'entra con la rete in quanto tale,
    è un problema politico che deve essere gestito altrove. Per questo la
    piattaforma della Carta dei Diritti della Rete portata a Tunisi mi lasciava
    e mi lascia perplesso. Chi la gestisce poi la Carta? L'ONU? Con quali
    poteri? Con quali organismi tecnici? Si dice che l'importante è sottrarre il
    controllo di Internet agli USA. Che il controllo della rete stia negli USA è
    vero solo in parte. L'ICANN registra i domini e gestisce tecnicamente i DNS,
    ma finora ha svolto questo compito senza censure, il suo board si è
    progressivamente internazionalizzato e si è difeso egregiamente dalle
    lusinghe del governo USA. La cultura dei suoi membri è figlia della cultura
    radical della west-coast (molto diversa dalla cultura della Internet
    Society). Ma soprattutto l'ICANN è stata brava a fare una cosa: a lasciare
    fuori dalla porta i professionisti della politica, lasciando prosperare
    l'intrinseca libertà dello strumento. La Carta dei Diritti rischia di
    mescolare i giochi, di far entrare la politica nella gestione operativa
    della rete, di snaturarne il principio di autogoverno. Di configurare un
    futuro nel quale chi naviga in rete (e chi vuole pubblicare) è soggetto a
    un'autorità di controllo politica. Non a caso a Tunisi Cina, Iran e Arabia
    Saudita sono stati i più solerti a chiedere l'istituzione di un organismo
    direttamente sotto l'egida ONU per la governance di Internet.

    Non vedo molti sostenitori in Italia di queste posizioni: la sinistra mi
    sembra in questo caso prigioniera della sua cultura troppo prona al diritto
    positivo e alla supremazia della legge sulla prassi (quanti danni ha già
    fatto questa cultura in Italia? Perché troppo spesso pensiamo che basta una
    nuova legge e nuove regole per risolvere in pratica un problema?). Anche qua
    mi consolo con la cultura "lisergica" della west-coast americana o con
    alcuni radical della Silicon Valley.

    E allora?

    L'ICANN è sotto pressione da parte del governo USA. Ha cercato di
    internazionalizzarsi anche per questo, ma Bush cerca di far valere il
    principio che essendo situato negli USA deve sottostare alla legge
    americana. Il Governo USA sta spingendo per far pronunciare sempre più la
    FCC (l'autorità delle telecomunicazioni) su temi della rete Internet.
    L'ultima è la volontà di intercettare le chiamate VOIP, cioè le "chiamate
    Internet". Come dicevo sopra la rete telecom è infatti storicamente
    controllata, mentre Internet si presta più difficilmente a queste
    operazioni. Mi spiace dirlo, ma la campagna per "sottrarre il controllo
    della rete agli USA" sta oggettivamente indebolendo l'ICANN, anche se Bush
    sa di avere addosso gli occhi del pianeta e non si azzarda a fare nulla.
    Penso che la cosa più giusta da fare sia quella di interessarsi a quanto
    avviene in quei contesti, magari cercando di partecipare il più possibile
    (Icann come detto ha una logica aperta), secondo il principio della
    vigilanza democratica. Anche molti progressive blogger negli Usa sono a
    disagio su quanto avviene e sul fatto che c'è il rischio che il controllo
    della rete sia progressivamente aumentato da parte delle autorità. E' vero
    che in una logica multilaterale non ha senso che una sola società sita negli
    USA metta le mani sui domini, ma l'alternativa va pensata bene, se no si
    rischia di cadere dalla padella nella brace. Non esistono bacchette magiche.
    Personalmente penso che sia meglio tentare di modificare la struttura
    dall'interno, magari aiutando l'ICANN a internazionalizzarsi (c'è già un
    processo in atto, ma è un po' tortuoso). Oppure affiancare l'ICANN con un
    altro organismo, che però cerchi il più possibile di non subire l'influenza
    dei governi. Di battaglie non violente per i diritti c'è un gran bisogno, ma
    in altre sedi. Le nostre società "occidentali" hanno già creato troppe
    categorie di privilegiati (i cittadini sui non-cittadini, i lavoratori sui
    non-lavoratori) per creare anche quella di chi naviga rispetto a chi non lo
    fa.

    PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.7 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Posta elettronica certificata (PEC)