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    Quelle vignette danesi

    Non cascateci, non è una questione di contrapposizione tra Islam e laicità
    10 febbraio 2006 - Robert Fisk
    Fonte: Znet

    Adesso è la volta di vignette del profeta Maometto con un turbante a forma di bomba. Gli ambasciatori sono stati richiamati dalla Danimarca, le nazioni del Golfo ripuliscono gli scaffali dai prodotti danesi, terroristi di Gaza minacciano l' Unione Europea. In Danimarca, Fleming Rose, l' editore responsabile del settore "cultura" di quel giornaletto da quattro soldi che ha pubblicato quelle vignette insulse, ha annunciato (nel settembre scorso, sia ben chiaro..) che ci troveremmo di fronte ad uno "scontro di civiltà" tra le democrazie laiche dell' occidente e le società islamiche. Questo proverebbe, suppongo, che i giornalisti danesi sono fedeli alla tradizione di Hans Christian Anderson. Oh, Signore. Quello che ci troviamo di fronte, in realtà, è l' infantilismo delle civiltà.

    E allora vediamo di cominciare col Ministero della Verità. Ciò che è successo non ha niente a che vedere con uno scontro tra laicità ed Islam. Per i Musulmani, il Profeta è l' uomo che ha ricevuto le parole divine direttamente da Dio. Noi vediamo i nostri profeti come figure con connotati vagamente storici, un po' a disagio quando confrontati con l' alta tecnologia dei diritti umani. Quasi delle caricature di loro stessi, direi. Il punto è che i Musulmani, la loro religione, la vivono. Noi no. La fede l' hanno mantenuta nonostante ed attraverso innumerevoli vicissitudini. Noi la fede l' abbiamo persa da quando Matthew Arnold ha scritto del "lungo ruggito dell' oceano che arretra" (verso con il quale il poeta si riferiva al progressivo affievolimento del sentimento religioso. Dalla poesia "La spiaggia di Dover", n.d.t.). E' per questo che parliamo di scontro tra Occidente e Islam e non di scontro tra Cristianesimo e Islam: perchè in Europa, di Cristiani, non ne son rimasti poi così tanti. Dobbiamo rendercene conto e non servirà a niente prendersela con tutte le altre religioni del mondo, chiedendo a gran voce perchè mai a noi non venga permesso di prendere in giro Maometto.

    Non dimentichiamoci, poi, di quanta ipocrisia siamo capaci di dar prova quando affrontiamo l' argomento del sentimento religioso. Mi è appena venuto in mente un film di una decina di anni fa, "L 'ultima tentazione di Cristo". In una scena del film Gesù faceva l'amore con una donna. A Parigi qualcuno appiccò un incendio nel cinema dove veniva proiettato il film ed un ragazzo rimase ucciso. Mi ricordo anche quando, tre anni fa, fui invitato a tenere una conferenza in un' università americana. L' argomento della conferenza era "11 settembre 2001: chiedete pure di chi è la colpa, ma, per amor del cielo, non chiedetene il perchè". Quando arrivai, mi resi conto che l' università aveva fatto cancellare l' espressione "per amor del cielo", per "non offendere la sensibilità di alcuni". Ah! Così abbiamo anche della sensibilità?

    In altre parole, se da un parte noi ci sentiamo in dovere di dire ai Musulmani che dovrebbero essere laici quando si tratta di libertà di parola (o di vignette scadenti), dall' altra ci sentiamo in diritto di preoccuparci di non offendere la sensibilità dei devoti alla nostra cara e preziosa religione. Mi hanno anche divertito i proclami pomposi dei capi di stato europei sulla loro indisponibilità ad esercitare un controllo sulla libertà di parola o di stampa. Questa è una sciocchezza. Se, nella vignetta, al posto del Profeta fosse stato raffigurato un rabbino con un copricapo a forma di bomba, avrebbero gridato - e giustamente - all' antisemitismo, proprio come fanno gli Israeliani quando si lamentano per le vignette antisemite pubblicate sui giornali egiziani.

    Per di più, in alcuni paesi europei (Francia, per dirne una; Germania ed Austria per dirne altre) è proibito per legge negare che siano stati commessi dei genocidi. In Francia, per esempio, è illegale dire che l' olocausto degli Ebrei o degli Armeni non si è mai verificato. E', quindi, vietato, in alcuni paesi europei, fare affermazioni di questo tipo. Non sono sicuro dell' efficacia di queste leggi, credo che in ogni caso, per quanto venga proibita la negazione dell' Olocausto, gli antisemiti troveranno sempre il modo di aggirare l' ostacolo. Difficilmente, però, risultiamo credibili se imponiamo restrizioni legali nei confronti di chi nega l' Olocausto e allo stesso tempo invochiamo la laicità quando scopriamo che i Musulmani non accettano l' immagine provocatoria e offensiva che abbiamo dato del loro Profeta.

    La reazione, tipicamente "islamica", di molti Musulmani a questo episodio, è stata di imbarazzo. Esistono buoni e fondati motivi per pensare che i Musulmani gradirebbero vedere introdotto qualche elemento riformatore nella loro religione. Se queste vignette avessero voluto sostenere la causa di quelli che vogliono discutere di questa eventualità, nessuno vi avrebbe trovato alcunchè di male. Ma non è stato così: l' intento era chiaramente provocatorio e talmente offensivo da causare la reazione che si è verificata.

    Questo, a dir la verità, non sarebbe un bel momento per riscaldare la vecchia minestra di Samuel Huntigdon sullo "scontro di civiltà". L' Iran ha adesso un nuovo governo religioso e lo stesso vale, nonostante tutto, per l' Iraq (che non era previsto dovesse finire con un governo religioso eletto democraticamente, ma, si sa, questo è ciò che succede quando si fanno cadere le dittature). In Egitto, in occasione delle recenti elezioni parlamentari, la Fratellanza Musulmana ha ottenuto il 20% dei seggi e in Palestina adesso ha vinto Hamas. Non riuscite a capire il messaggio? La linea politica degli USA, i "cambiamenti di regime" in Medio Oriente, non hanno funzionato. Quei milioni di elettori hanno preferito l' Islam ai regimi corrotti che avevamo loro imposto.

    E' stato pericolosissimo gettare le vignette danesi proprio nel bel mezzo di questo fuoco.

    In ogni caso, il problema non è in che modo debba essere rappresentato il Profeta. Secondo il Corano non è proibito raffigurare il Profeta, anche se secondo milioni di Musulmani, si. Il problema è che quelle vignette lo hanno rappresentato come un simbolo di violenza, un Maometto somigliante a Bin Laden. Hanno raffigurato l' Islam come una religione violenta, mentre così non è. O vogliamo forse che diventi proprio questo?

    Note:

    Tradotto da Patrizia Messinese per www.peacelink.it
    Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
    fonte (Associazione PeaceLink) e l'autore.

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