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Ne parliamo venerdì 15

7 settembre 2006 - Pierluigi Sullo
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Scusate l'insistenza, ma questa faccenda della legge per l'editoria mi fa uscire pazzo. Ma come, arriva l'agognato governo dell'Unione, e sull'informazione che fa? Primo: cerca di ammazzare le cooperative editrici (vedi il manifestoe Carta). Secondo: ri-lottizza la Rai spostando pedoni, cavalli e torri, Tizio va al Tg1 al posto di Caio, che andrà a Rai Sport, mentre Sempronio... Verrebbe da dire: tutto qui? La cosa che Paolo Gentiloni, ministro della comunicazione o come si chiama, va ripetendo da mesi è che il problema è aprire il mercato alla concorrenza. Già sentita (ad esempio per i rigassificatori, i servizi pubblici, ecc.). Ma che significa? Significa, tradotto in italiano, che invece che due obesi - Rai e Mediaset - sul divano del mercato televisivo devono potersi sedere tre o quattro ciccioni. E' chiaro che la democrazia ne trarrebbe un gran giovamento. Ma se uno è magro come un chiodo, mangia poco e non occupa nemmeno troppo spazio, che destino avrà? Nessuno, crepi.
Dice: ma la legge per l'editoria è un imbroglio, ci mangiano sopra in troppi. Certo, prima di tutto i grandi giornali liberisti, e poi i partiti politici e le loro appendici dirette e indirette. La legge era nata per le cooperative - ripeteremo ancora una volta - grazie al manifesto, poi un referendumbocciò il finanziamento pubblico dei partiti, e allora nella legge entrarono i giornali di partito. Ma siccome dire «partito», in Italia, significa alludere a un acquario pieno di pesci, vicepesci e subpesci, poi ci sono entrati anche i Ferrara, i Ciarrapico e i Feltri. Con il risultato che i soldi non bastavano mai, arrivavano con enorme ritardo e le cooperative dovevano indebitarsi per andare avanti. Adesso il severo Padoa Schioppa, insieme a pensioni e sanità, pensa bene di tagliare la legge per l'editoria, il cui peso contabile per altro - detratti i finanziamenti ai grandi giornali - è piuttosto esiguo. E quel che accade, come abbiamo già scritto, è che i partiti politici si alleano per tutelare se stessi: compare una lettera, firmata dai direttori di Liberazione, Unità, Europa, Padaniae Secolo d'Italia, in cui si chiede al governo di riservare finanziamenti certi ed esclusivi ai giornali "organo" di partito.
Ora, risistemare in modo ragionevole l'insieme dell'informazione è una missione impossibile. Il duopolio televisivo e l'oligopolio nella carta stampata sono tali poteri, che nessun governo avrebbe la forza di affrontarli. Così, la parola "pluralismo" ha perso di significato. Ma in compenso, come dimostrano molte ricerche, in Italia sono vitali migliaia di fonti informative autogestite, di base, comunitarie, che agiscono su carta stampata, con la radio, con la tv e le immagini, in internet. A Bari, nell'ambito del forum di Sbilanciamoci, abbiamo tenuto un seminario, insieme ad alcune di queste imprese della comunicazione indipendente, in cui l'ovvia conclusione era che lo Stato, o le istituzioni pubbliche in generale, hanno il dovere di tutelare dal mercato cannibale questa miriade di mezzi di comunicazione che, dicevano i ricercatori che partecipavano al seminario, per lo meno integrano i media mainstream, e lo fanno efficacemente. Il nostro mensile, Carta Etc. in uscita sabato 9, si occupa ampiamente di legge e di media indipendenti.
Allora, il governo dell'Unione vuole affrontare in modo aperto, e partecipato, questa questione, oppure no? Alla festa di Liberazione, a Roma, la sera di venerdì 15 si discuterà di questi temi, presenti tra altri il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, Valentino Parlato e il sottoscritto. Intervenite numerosi, sarà una serata interessante.

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