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    Blog scomodo sul Darfur Espulso inviato di Annan

    Braccio di ferro «Sconfitte, morale a pezzi, diserzioni»: sul sito di Jan Pronk dure critiche a Khartoum. Che risponde dandogli poche ore per lasciare il paese
    24 ottobre 2006 - Irene Panozzo (Lettera22)
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Persona non grata. Jan Pronk, ex ministro olandese da più di due anni inviato speciale del segretario generale dell'Onu in Sudan, deve andarsene dal paese africano. La notizia dell'espulsione è arrivata come un fulmine a ciel sereno domenica, direttamente dalle alte sfere del governo sudanese che ha dato a Pronk 72 ore, fino a mercoledì a mezzogiorno, per lasciare il Sudan. Un passo così grave da parte di un governo già ai ferri corti con la comunità internazionale per il Darfur non è di poco conto. A causarlo, le parole usate dallo stesso Pronk sul suo sito personale www.janpronk.nl, nel messaggio pubblicato lo scorso 14 ottobre. «Le forze armate sudanesi hanno perso due grandi battaglie», aveva scritto Pronk riferendosi alla preoccupante piega che ha preso la situazione in Darfur. «Le perdite ndr.) sembra siano state molto alte... Il morale dell'esercito governativo in Nord Darfur è sceso. Alcuni generali sono stati rimossi; i soldati si sono rifiutati di combattere».
    Parole come macigni, soprattutto se dette dal più alto funzionario Onu presente nel paese, famoso per il suo blog e per la tendenza a parlare chiaramente con dichiarazioni scomode anche per il Palazzo di Vetro. È stato così anche stavolta, come dimostra la presa di distanze del portavoce dell'Onu a New York, Stephane Dujarric. Che, nel denunciare l'espulsione, ha sottolineato che «quanto scritto da Pronk rispecchia le sue opinioni personali, non quelle dell'Onu». Lunedì invece, mentre Pronk lasciava in tutta fretta Khartoum e raggiungeva New York per «consultazioni con il segretario generale», la portavoce della missione Onu in Sudan, Radhia Achouri, diceva a il manifesto di «non avere ulteriori commenti rispetto a quanto già detto da New York ieri».
    L'intera vicenda rischia ora di mettere in ulteriore crisi i rapporti tra Khartoum e la comunità internazionale. Ma, per come si è svolta, potrebbe mettere a repentaglio anche l'intero assetto delle relazioni istituzionali all'interno del più grande paese africano. La decisione di espellere Pronk è giunta infatti neanche 48 ore dopo che l'esercito aveva detto di non aver gradito le dichiarazioni dell'inviato speciale di Kofi Annan, chiedendone l'espulsione. Ed è stata presa dal presidente della repubblica Beshir e dai suoi uomini senza consultare il Movimento per la liberazione popolare del Sudan (Splm), gli ex ribelli meridionali ora parte del governo di unità nazionale.
    Reazioni preoccupate sono piovute da più parti. Il leit-motiv: la decisione aggrava la situazione in Darfur, oltre che i rapporti con la comunità internazionale. «E conferma», ha detto domenica il portavoce dello Splm Yasir Arman, «la crescente tendenza del National Congress a minare il trattato di pace tra Nord e Sud, in base al quale Pronk era arrivato nel paese.

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