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    editoriale

    La società del controllo

    29 marzo 2007 - Franco Carlini
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Stefano Rodotà, già Garante della Privacy, sabato scorso ha dialogato con Fabio Fazio su Rai3. Lo ha fatto anche per correggere le grossolane inesattezze (a voler essere generosi) scritte dai giornali e dette da alcuni politici ignoranti, a cavallo del caso Sircana. Tra le altre quella che l'ufficio del Garante, con il provvedimento recente, avrebbe inteso censurare e porre un limite alla libertà di espressione e di stampa. Gli è stato facile ricordare che il retroterra di quel provvedimento era semplicemente il Codice di Deontologia dei Giornalisti. Esso è in vigore dall'agosto di sette anni fa e venne steso dalla categoria stessa, attraverso un dialogo con il Garante. Il quale è tenuto a segnalarne le violazioni, così come gli ordini professionali sarebbero tenuti a intervenire, ma pochi lo fanno, con l'eccezione di quello della Lombardia. Se poi la categoria ritenesse che esso sia troppo restrittivo, ebbene nulla vieta che se ne propongano delle modifiche. Sembra limpido, ma evidentemente tra i colleghi pochi lo conoscono e molti lo trasgrediscono tranquillamente.
    Il fatto è che il diritto delle persone a una sfera privata protetta è sotto minaccia, soprattutto da parte degli stati, e ancor più dopo l'11 settembre. Adesso sembra essersene accorto anche il parlamento inglese, la cui Camera dei Comuni sta per aprire un'inchiesta sullo stato della privacy nel Regno Unito. Il ministro degli interni-ombra dell'opposizione, David Davis, ha applaudito all'iniziativa dato che «sotto il governo del Labour ci siamo spostati progressivamente verso una 'società della sorveglianza', di cui l'ossessione del governo per le carte di identità e per il database del Dna sono soltanto degli esempi». La Bbc ricorda in proposito che in Inghilterra ci sono 42 milioni di telecamere in luoghi pubblici, ovvero una ogni 14 abitanti e che è stato ormai realizzato il più grande archivio del Dna, con 3,6 milioni di campioni. Per non dire delle «dataveillance», ovvero la sorveglianza effettuata attraverso l'incrocio dei dati che vengono dalle telefonate, dalle carte di credito, dai telepass. In Italia era una specialità di Tavaroli and Co. in Telecom Italia, ma solo loro?

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