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I partiti minoritari all'interno dell'OLP

27 dicembre 2007 - Massimo Donato (Università degli Studi di Firenze)

1. Introduzione alla composizione dell’OLP

Emblema dell'OLP I gruppi minoritari all’interno dell’ OLP sono molteplici e tutti hanno una radice alla quale fanno riferimento, essa può essere religiosa o laica; possono essere gruppi che fanno riferimento alla ideologia di sinistra, oppure a quella di destra e infine possono essere ricollegati a uno stato piuttosto che a un altro. L’ulteriore complicazione del quadro è che, nel corso del tempo, alcuni di questi partiti hanno avuto scissioni interne. La loro adesione all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (di seguito OLP) non è un fattore secondario, perché aderiscono a una organizzazione cd. “ombrello” che, garantisce loro la rappresentanza nella comunità internazionale[1] e fa da mediatore all’interno del ampio quadro delle rappresentanze palestinesi. L’OLP ha adottato, nel 1968, una sua legge fondamentale, la quale struttura e definisce quelli che sono le basi della sua attività.

La legge fondamentale elenca non solo quelli che sono i diritti fondamentali, ma anche quella che è la rappresentanza parlamentare all’interno dei “territori palestinesi”[2]. Si deve però chiarire che all’interno di tale struttura il ruolo dell’OLP è fondamentale anche se vi sono delle difficoltà nella separazione delle funzioni tra Autorità Nazionale Palestinese e OLP[3].

La confusione all’interno del quadro politico palestinese viene anche a essere complicata dalle relazioni di alcuni partiti palestinesi, soprattutto le forze di sinistra, con partiti israeliani.[4] Per poter rendere più chiaro e quindi elencare i partiti e le organizzazioni minoritarie all’interno dell’OLP ho ritenuto importante dividere le formazioni politiche in base alla loro ideologia.

2. I gruppi minoritari all’interno dell’OLP: natura “laica”

Vi sono dei partiti che non hanno nessuna o quanto meno nessuna rilevante ideologia religiosa, essi sono maggiormente legati alla leadership dell’OLP. I gruppi appartenenti a tale categoria sono:

2.1 La brigata dei martiri di Al Aqsa

Brigata dei martiri di Al Aqsa Essa si compone di un numero imprecisato di piccole cellule di attivisti affiliati a Fatah, le quali sono emerse, principalmente durante lo svolgimento dell’intifada con lo scopo di attaccare obiettivi israeliani. Il fine principale è quello di riprendersi la terra che l’esercito israeliano ha sottratto al popolo palestinese. Per ottenere ciò hanno compiuto anche azioni terroristiche in territorio israeliano; anche per questo queste cellule sono state inserite all’interno della lista del dipartimento di stato USA come organizzazione terroristica.

Precedentemente hanno attuato attentati contro militari israeliani e nei confronti dei coloni nella West Bank, ma con il passare del tempo e il inasprirsi della situazione vennero considerati come obiettivi anche i civili israeliani.[5] La zona di attività delle brigate dei martiri di Al Aqsa è principalmente la West Bank, anche se riesce ad agire nella striscia di Gaza e all’interno del territorio israeliano. Forte è il consenso tra le persone che vivono nei campi profughi nel sud del Libano, dove chiaramente è più radicale il sentimento anti-israeliano.

2.2 Fatah Tanzim

I leader di questo gruppo sono 3: Marwan Barghouti, Hachem Balawy, Ahmad Chiles. Il gruppo Fatah Tanzim è stato costituito nel 1995 come ala militante dell’organizzazione di Yasser Arafat. Fu lo stesso leader di Al fatah che lo creò con l’obiettivo di mantenere un legame con i partiti più estremisti e quindi di inglobarli all’interno della sua azione politica. Anche questa organizzazione persegue il suo obiettivo colpendo il “nemico” sionista con degli attacchi diretti verso target israeliani cercando di non coinvolgere, nelle loro azioni, l’OLP. Il governo israeliano, ha perso però la fiducia nell’OLP anche perché le conseguenze delle azioni compiute da parte di alcuni ricadono sull’intera organizzazione.

L’obiettivo era quello di aggredire Israele soprattutto per vantaggi strategici. Vale a dire si voleva fare pressione affinché potesse fare delle concessioni ai palestinesi. Oggi giorno si crede che le azioni siano compiute con l’ausilio di membri di Hamas e di Hezbollah. Fatah Tanzim dichiara di avere più di cento mila membri, questo ovviamente è difficile da poter constatare, certo è che gode di ampi consensi tra i palestinesi anche grazie a un’azione sociale molto sviluppata. Nonostante il gruppo dirigenziale dichiari di essere tecnicamente indipendente dall’Autorità palestinese, in realtà riceve dalla stessa dei fondi di sostegno.[6]

2.3 Fronte di liberazione palestinese

Fronte di liberazione palestinese È un gruppo palestinese che fino alla metà degli anni ’70 faceva parte del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (PFLP), ma che successivamente,per motivazioni più che altro ideologiche, se ne distaccò. Con il tempo anche il gruppo si disintegrò creando una serie di nuove cellule che erano legate ognuna a una fazione, per esempio nacque il gruppo pro-OLP (Al Fatah), coloro che invece erano a favore della Siria e infine coloro che erano più legati al Libano. La fazione legata al OLP, il cui leader era Muhammad Abbas (Abu Abbas)[7], entra all’interno del gruppo OLP. Anche questa organizzazione ha compiuto attacchi diretti contro Israele e per dare risalto internazionale alla causa palestinese si sono compiuti azioni rappresentative in territori esteri.[8] L’area in cui tale organizzazione compie le sue attività è molto vasta, infatti il leader è stato catturato in Iraq alla fine del 2003. Per molti anni sembra che Saddam Hussein abbia aiutato e supportato la causa palestinese, ospitando non solo il leader del Fronte di Liberazione Palestinese, ma anche altri.

2.4 Esercito per la liberazione della Palestina

L’esercito per la liberazione della Palestina è stato istituito come braccio militare ufficiale dell’OLP, così come era stato deciso all’interno della prima conferenza palestinese. In un primo momento vennero costituite tre brigate: Ein jalut a Gaza, Kadissiyah in Iraq e Hiteen in Siria. Successivamente, però, con la nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), alcune fazioni molto importanti di queste brigate sono state assorbite all’interno delle forze di sicurezza dell’ANP. Anche a questa organizzazione sono stati tagliati la maggior parte dei finanziamenti provenienti dall’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi e rifugiati palestinesi)[9]. Nonostante questo, il gruppo continua a far parte dell’OLP influenzandolo, per quanto è in grado di farlo. Anche questa organizzazione ha un forte radicamento nella popolazione.

2.5 Forza 17

Questa formazione è stata originariamente creata come forza di sicurezza personale di Arafat negli anni 70; il quale, per questioni di sicurezza e di consolidamento della sua leadership, ha voluto creare una organizzazione che gli permettesse di svolgere la sua attività politica con maggiore tranquillità.

Sebbene il suo compito principale fosse quello di creare un cordone di sicurezza attorno ad Arafat, alcune fonti giornalistiche hanno affermato che Forza 17 si è anche macchiata di alcuni attacchi terroristici contro target israeliani[10], anche se gli attentati non sono mai stati rivendicati ufficialmente. L’effettiva forza non è mai stata del tutto verificata; soprattutto adesso con la scomparsa di Arafat, è molto più complicato individuarne i membri. La principale fonte di sostentamento rimane l’OLP, anche a seguito della motivazione per cui era stata creata. La base principale fino al 1982 era a Beirut; adesso invece non esistendo una sede principale essa e divisa in numerosi paesi arabi e in Libano, anche se il centro principale rimane in Palestina.

2.6 Iniziativa Nazionale Palestinese (INP)

Iniziativa Nazionale Palestinese Questo è un gruppo palestinese diretto da Mustafa Barghouti. Il nome originale è al-Mubadara al-Wataniyya al-Filistiniyya. I leader che ne annunciarono la nascita, il 17 giugno del 2002 a Ramallah (West Bank), furono il dr. Haidar Abdul Shafi, dr. Mustafa Barghouti e Ibrahim Dakkak.
La linea politica di questo partito è molto moderata; essi amano definirsi come una “terza forza democratica” all’interno dello scenario politico palestinese. Si collocano,infatti, in una posizione centrale rispetto alla dicotomia Fatah ( la quale viene visto come corrotta e non democratica e Hamas (la quale viene vista come estremista e fondamentalista).[11] Il compito del partito è, anche, quello di creare una società democratica palestinese e di unire tutte le fazioni, ancora escluse, all’interno dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

Seguendo quelli che sono i suoi obiettivi, ha promosso una estesa campagna per una riforma democratica all’interno dell’ANP richiedendo un governo di unità nazionale che racchiuda in se tutte le fazioni, compreso Hamas, in modo tale da evitare derive autoritarie o illegali. A dimostrazione del carattere apertamente moderato del partito si afferma che i progetti per uno stato palestinese non devono essere ricercati attraverso una “militarizzazione” e estensione dell’Intifada, ma attraverso mezzi pacifici che possano portare a una pace duratura. Questo è un partito che non ha nessun braccio armato, né ha dichiarato guerra allo stato israeliano; nonostante ciò non nega il diritto di resistenza contro gli occupanti (israeliani).

L’INP è guidata da una cerchia di intellettuali, molti dei quali provengono dalle file della sinistra palestinese, specialmente dal Partito popolare Palestinese. È fortemente radicato all’interno delle organizzazioni della società civile e lavora a stretto contatto con le ONG presenti nei territori palestinesi. Inoltre ha degli stretti contatti di aiuto e supporto, attraverso canali esteri, con alcuni gruppi che sostengono la causa palestinese. Nonostante questo, l’INP è ancora un partito molto giovane e la sua presenza all’interno del panorama palestinese, è relativamente ampia[12]. La guida del partito è rimasta solidamente nelle mani di Mustafa Barghouti da quando lui stesso lo fondò. Questo partito ha anche un sito internet dove poter vedere i punti del programma.

2.7 Terza via

Questo è un piccolo partito centrista all’interno del quadro palestinese ed è presente nell’ANP. Il partito è guidato da Salam Fayyad e da Hanan Ashrawi. Il progetto politico è chiaramente quello della liberazione della Palestina, ma non attraverso attacchi armati, ma tramite la mediazione politica. Viene considerata una forza centrista e democratica e anche per questo è molto seguita. Nelle elezioni del gennaio 2006 per il Consiglio Legislativo Palestinese è riuscita a ottenere il 2.41% dei voti ed ha guadagnato 132 seggi.

2.8 Al-Mustaqbal

In arabo المستقبل. È un nuovo partito all’interno del panorama palestinese. E’ stato creato il 14 dicembre del 2005 ed è guidato da Marwan Barghouti. E’ principalmente composto dalle “giovani guardie” di Al fatah che erano rimaste deluse dalla corruzione all’interno del partito. La scissione è arrivata nel momento in cui Barghouti ha rifiutato la proposta, fatta da Mahmoud Abbas, di essere il secondo partito nelle liste parlamentari di Fatah.[13]

Molti hanno acclamato la scissione di Barghouti come un vero processo di riforma interna a Fatah anche perchè il partito si pone come una valida alternativa tra coloro che sono rimasti disillusi da Fatah e coloro che giudicano Hamas come estremista. Nel dicembre 2005 Barghouti ritornò un'altra volta all’ interno dell’OLP, in seguito a un nuova comune visione politica. Ultimamente non è chiara quale sia la strategia politica di questa formazione, soprattutto nei riguardi di Israele (anche perché non ha mai espresso una posizione totalmente contraria alle violenze contro obiettivi israeliani). Anche esso ha un proprio sito internet.

3. I Gruppi minoritari all’interno dell’OLP: i gruppi di sinistra

All’interno di questo gruppo ho posto i gruppi che, o hanno un orientamento di sinistra, oppure hanno proprio una marcata ideologia marxista-leninista.

3.1 Fronte Palestinese di Lotta Popolare

Fronte Palestinese di Lotta Popolare Il nome originale di questo partito è Jabhat al-nidal al-sha’biyya al-Filastini. Il leader del gruppo è dr. Samir Ghawshah. Questo partito nasce con il nome di Organizzazione palestinese di lotta popolare nel 1967, come conseguenza della scissione dal Fronte Popolare di Liberazione Palestinese. Fin dalla sua scissione ha avuto sempre dei legami con Fatah e nel 1971 entrò nell’OLP. Nel 1974 lascerà l’OLP per fare parte del gruppo del rifiuto, i quali contrastavano la politica sempre più moderata assunta da Arafat.[14] Nel 1991 a seguito del cambio della sua politica interna fu accettata di nuovo nell’OLP.

A questo punto Il Fronte Palestinese di lotta popolare si divise in due, il gruppo principale guidato da Ghawshah il quale riconosceva l’Autorità Nazionale Palestinese e dall’altra parte il gruppo di Khalid ‘Abd al-Majid, che era in esilio a Damasco, che invece rifiutava categoricamente la riconciliazione con l’ANP. Nelle elezioni legislative del 2006 il gruppo faceva parte del fronte Libertà e giustizia sociale, ma non ricevette i voti necessari per ottenere un seggio. Il partito è diviso in delle commissioni che si occupano di organizzare le varie componenti presenti al suo interno.[15] Per diffondere il pensiero del partito oltre al sito internet è stato pubblicato anche un giornale chiamato Sawt an-Nidhal (la voce della lotta).

3.2 Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina Originalmente chiamato الجبهة الشعبية لتحرير فلسطين (al-jabhah al-sha’biyyah li-tahrir filastin) è una formazione politica marxista-leninista palestinese fondata nel 1967. Per numero degli iscritti è la seconda formazione per importanza, dopo Fatah, ma adesso, anche a seguito del calo degli iscritti, la sua influenza nei territori è fortemente diminuita. E’ una formazione che ha sempre portato avanti una linea politica molto dura nei confronti di Israele. In linea con ciò si oppose anche agli accordi di Oslo[16] e soprattutto alla soluzione del problema israelo-palestinese attraverso la creazione di due stati che convivono pacificamente. Solo nel 1999, a seguito di un accordo con l’OLP, il FPLP cambiò la sua linea politica. Nonostante questo suo passo in avanti,continua a essere vista come un organizzazione terroristica, soprattutto dagli USA.

Il FPLP era nato all’interno del Harakat al-Qawmiyyin al-Arab, ossia il movimento nazionalista arabo, il quale era stato fondato da George Habbash nel 1953. L’idea era creare un movimento nazionalista arabo che riprendesse le idee rivoluzionarie di Guevara[17]. Il movimento adottò una linea politica secolarizzata, socialista per quello che riguarda la linea economica. Dopo la guerra dei 6 giorni, iniziarono gli attacchi contro gli obbiettivi israeliani definendosi come una organizzazione marxista-leninista, sebbene rimanesse ben radicata con quello che era l’ideale del pan-arabismo.

Nel 1968 Ahmed Jibril si staccò dal FPLP per formare il Fronte popolare per la liberazione della Palestina-commando generale, e nel 1969 si venne a distaccare anche l’ala maoista del movimento con la costituzione del Fronte Democratico per la liberazione della Palestina e infine nel 1972 si venne a creare una ulteriore spaccatura con la nascita del Fronte Rivoluzionario per la Liberazione della Palestina. Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina si unì all’OLP nel 1968 divenendo il secondo partito per importanza. Nel 1974 ne uscì per dissenso dalla linea politica intrapresa da Arafat[18], ma vi ritornò nel 1981. Con il crollo dell’Unione Sovietica, a cui il partito faceva riferimento, e la crescita di popolarità dei gruppi islamici, molti attivisti rimasero completamente disorientati e il ruolo del FPLP fu decisamente ridimensionato. L’organizzazione ha stretto molti legami con i gruppi di sinistra della resistenza palestinese, soprattutto con il Partito Popolare Palestinese e con il Comitato di Resistenza Popolare. Il FPLP ha partecipato alle elezioni legislative del 2006 nella “lista dei martiri di Abu Ali Mustafa”,vincendo con il 4.2% del consenso popolare.[19] Nella sesta conferenza generale del 2000 Habash non è stato riconfermato segretario generale e la carica è stata assunta da Ahmed Sa’adat. Infine anche questa formazione politica ha creato un suo sito internet.

3.3 Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (DFLP), Fronte Popolare Democratico per la liberazione della Palestina(PDFLP)

Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (DFLP), Fronte Popolare Democratico per la liberazione della Palestina(PDFLP) Il DFLP, in arabo الجبهة الديموقراطية لتحرير فلسطين' (Al-jabha al Dimuqratiya Li-Tahrir Filastin), è un partito di ispirazione marxista-leninista nato nel 1969. Viene anche chiamato Fronte Democratico o Al-Jabha al-Dimuqratiyah. Essa nacque dalla scissione nel 1969 dal partito Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Il DFLP era guidato dal Segretario Generale Nayef Hawatmeh, il quale aveva degli orientamenti politici maoisti. Dal momento della sua scissione, questo divenne il terzo partito per importanza all’interno dei gruppi facente parte all’OLP. Dopo l’espulsione dalla Giordania (settembre nero) il DFLP iniziò ad attuare la sua campagna politica dal Libano e dalla Siria.

La sua linea politica era chiara: creare uno stato democratico per i palestinesi, dove gli arabi e gli ebrei potessero vivere assieme senza discriminazioni,uno stato senza classi né discriminazioni nazionali, uno stato che permettesse sia agli arabi che agli ebrei di sviluppare la loro cultura. In conseguenza del suo orientamento maoista, il partito riceva molti finanziamenti dall’Unione Sovietica. Sebbene il DFLP fosse membro del comitato esecutivo dell’OLP, il partito non mascherava le sue simpatie per i gruppi più radicali palestinesi che colpivano target israeliani.

Il DFLP segnò, insieme ad alcuni gruppi di sinistra, la dichiarazione di Tripoli del 1983, la quale si poneva in contrasto con i piani di pace soprattutto perché essi affermavano come condizione il riconoscimento di Israele; inoltre il partito non sostenne Arafat durante i suoi incontri con il re Hussein di Giordania i quali dovevano portare a una cooperazione giordano-palestinese come punto di base per i colloqui di pace con Israele. Normalmente le attività di questo gruppo sono soprattutto incentrate all’interno dei territori palestinesi, lungo la linea di confine con lo stato israeliano, difficilmente hanno agito su scala internazionale. Per le sue azioni rivendicative il DFLP ha avuto molti sostegni dalla Siria, anche se dopo agli aiuti della Siria, si affiancarono quelli dell’URSS e di Cuba. Nelle elezioni del 2006 per il Coniglio Legislativo Palestinese questo partito si unì assieme all’Unione Democratica Palestinese e al Partito Popolare Palestinese all’interno della coalizione al-Badeel (L’alternativa).I leader storici del movimento sono Nayef Hawatmeh, il quale concorda la politica con Yasser Abed Rabbu, Qais Samarral (Abu Leila) e Abd-al-Karim Hammad (Abu Adnan). Anche questo partito ha un sito internet.

3.4 Partito Popolare Palestinese

Il Partito Popolare Palestinese, in arabo حزب الشعب الفلسطيني (Hizb al-Sha’b al Filastini), fu fondato nel 1982 come Partito Comunista Palestinese. Originariamente il Partito Comunista Palestinese fu fondato nel 1919. Dopo la creazione dello stato israeliano e l’annessione della West Bank da parte della Giordania, i comunisti residenti nella West bank aderirono al Partito Comunista Giordano, il quale riuscì a ottenere molti consensi tra i palestinesi. Con il passare del tempo la sua influenza diminuì, anche perché nella striscia di Gaza si venne a creare una organizzazione comunista separata.

Solo nel febbraio del 1982 si tenne una conferenza di tutti quanti i partiti comunisti palestinesi e da quella conferenza si venne a costituire il Partito Comunista Palestinese. Tale partito cercò quasi subito i contatti con l’OLP e si unì nel 1987.[20] Il Partito Comunista Palestinese ebbe un importantissimo ruolo nella nascita della prima intifada. La leadership di Bashir Barghouti (1982-1998) fu molto importante perché cercò di rivalutare il marxismo-leninismo come ideologia politica. Nel 1991, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il partito venne rinominato Partito Popolare Palestinese, ma non cambiarono le idee, infatti i leader ponevano la lotta di classe come il primo passo fondamentale per la liberazione della Palestina. Il partito fu un sostenitore entusiastico degli accordi di Oslo, che sembravano poter risolvere la situazione. Nel 2002, però, si venne a creare una scissione, venendo perciò a crearsi il partito Iniziativa Nazionale Palestinese.

Infine nelle elezioni legislative del 2006 il partito si uni a una lista chiamata Al-badeel che doveva riunire tutti i partiti di sinistra, tra cui Il fronte Democratico per la Liberazione della Palestina e l’Unione Democratica Palestinese. Nelle votazioni questa lista ricevette il 2,8% dei consensi. Anche questo partito ha un suo sito internet.

3.5 Unione Democratica Palestinese

Unione Democratica Palestinese L’unione Democratica Palestinese (FIDA) è stata creata nel 1990 dopo la secessione che si è venuta a creare all’interno del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (DFLP) anche qui soprattutto per motivi ideologici. Il leader che ha guidato la secessione dal DFLP fu Yasir ‘Abd Rabbo il quale continuò a chiamare il suo partito con il vecchio nome, ossia Fronte democratico per la liberazione della Palestina, fino a quando nel 1993 assunse il nome di Unione Democratica palestinese. Yasser ‘Abd Rabbo lavorò anche all’interno del comitato esecutivo dell’OLP. Per quello che invece riguardava la leadership del partito essa fu presa, successivamente, da Saleh Ra’fat. La posizione ideologica di tale partito è moderata, sulla questione del conflitto israelo-palestinese, ed era concordante con il percorso moderato intrapreso da Arafat, tant’è vero che l’organizzazione era a favore del dialogo all’interno dei colloqui di Madrid e aveva spinto per un effettivo adeguamento degli accordi di Oslo. Il partito si è comunque posto su una linea di una sinistra molto moderata.[21]

Lo slogan della FIDA è “libertà, indipendenza, ritorno democrazia e socialismo”. Si presenta come un partito democratico socialista, progressivo e secolarizzato; espone comunque la teoria marxista del “socialismo scientifico”. È fortemente a favore della soluzione per la creazione di due stati separati basati sulla linea di confine del 1967 ponendo come capitale del futuro stato palestinese Gerusalemme Est. Il segretario generale dell’ Unione Democratica Palestinese è Saleh Ra’fat; gli altri leader dell’organizzazione sono Ali ‘Amir, Zahira Kamal e ‘Isam ‘Abd al-Latif. Nelle elezioni del 2006 la Fida vi concorse con la lista al-Badeel (Alternativa), con la quale ricevette il 2,8% dei voti. Il partito ha anche un sito internet.

4. I gruppi minoritari all’interno dell’OLP: i gruppi pan arabi

4.1 Organizzazione Al-Sa’iqa

I membri fondatori di questo partito sono stati alcuni membri del partito ba’th siriano nel 1966. Fin dalla sua nascita l’organizzazione al-Saiqa ha sempre creduto nella partecipazione all’interno dell’OLP, anche se le sue origini siriane sono state a volte un impedimento per la causa palestinese. Ancora oggi Al-Saiqa viene sponsorizzata dalla Siria. Il primo leader di questa organizzazione fu il Generale siriano Salah Jadid, ma fu ben presto sostituito quando Hafez al-Asad arrivò al potere in Siria. Nel 1971 Zuahayr Muhsin fu il segretario generale dell’organizzazione, insieme a suo fratello Majid Muhsin, ma con la morte nel 1979 di Zuahayr, il suo posto venne preso da ‘Isam al Qadi. Anche questa organizzazione ha compiuto atti terroristici contro obiettivi israeliani in quanto facente parte della strategia di abbattere Israele tramite azioni che ponessero in ginocchio il governo di Tel Aviv.

Anche essa, comunque, negli ultimi anni ha accettato il dialogo con la controparte israeliana in maniera tale da creare le basi politiche per una stabilità sia per un futuro stato palestinese.

4.2 Il Fronte di Liberazione Arabo (FLA)

Fronte di Liberazione Arabo Il Fronte di Liberazione Arabo (Jabhat al Tahrir al-‘Arabiyya) fu creato come gruppo guerrigliero il 6 aprile 1969 ad opera di alcuni membri del partito ba’thista iracheno. Inizialmente la sua nascita era stata caratterizzata come un’alleanza tra Fatah, Egitto,Siria e l’organizzazione al sa’iqa.

Il suo orientamento era pan arabo e il suo scopo principale era quello contrastare la “palestinizzazione” del conflitto cosi che tutti si interessassero a tale problema. Il partito fu inizialmente guidato da Zayd ‘abd al-Rahim Ahmad, successivamente da Mahmud Isma’il, oggi giorno la figura preminente è Rakad Salem. Nel 1970 il Fronte di Liberazione Arabo ha avuto un ruolo molto importante all’interno del gruppo di coloro che si rifiutavano agli accordi di Oslo, ma nonostante questo mantenne una sua forte partecipazione all’interno dell’OLP. Il FLA redige anche un giornale, chiamato “la voce delle masse” (Sawt al Jamahir), di cui il capo redattore è, ovviamente, lo stesso Salem. Il fronte di liberazione Arabo rimane comunque un piccolo partito che non riesce veramente a fare molta presa tra il popolo palestinese.

4.3 Jihad islamica Palestinese (PIJ)

Jihad islamica Palestinese È stata originariamente costruita durante gli anni ’70 dai militanti palestinesi residenti nella Striscia di Gaza, e l’obiettivo principale dell’organizzazione è la creazione di uno stato islamico palestinese.
Visto che gli Stati Uniti difendevano, e continuano a farlo, lo stato di Israele, anche gli americani erano entrati negli obiettivi del PIJ. Sebbene il partito proclamasse una lotta anche contro gli interessi americani nella regione, in realtà essi non furono mai messi in pericolo da una possibile azione contro di loro[22]. La loro azione contro obiettivi israeliani viene giustificata dalla necessità per il popolo palestinese di avere un proprio stato in cui vivere. Il leader storico di questa formazione, Fathi Shaqaqi, è morto il 26 ottobre del 1995 in un attentato, adesso non è ben chiaro chi sia il leader. La Jihad Islamica Palestinese riceve supporto logistico e finanziario da alcuni stati mediorientali come Siria e Iran.

Bibliografia

- Enciclopedia Europea, ed. Garzanti
- Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali 1918-1999 ed. Laterza
- www.globalsecurity.org
- www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/o/o016.htm
- www.tmcrew.org/int/palestina/olp.htm
- www.repubblica.it/2004/k/sezioni/esteri/arafat2/schedaarafat.html
- http://it.geocities.com/profilo/legge.html#_toc54768881
- www.infopal.it/testidet.php?id=3225
- www.ecn.org/reds/etnica/palestina/palestina0205intervista.html

Note:

[1] Da ricordare che l’OLP è presente all’interno dell’ONU.
[2] Il sistema di governo in Palestina è basato sulla democrazia parlamentare e sulla pluralità politica e partitica (art.5). Il presidente dell’Autorità Nazi..onale Palestinese e i membri del Consiglio legislativo Palestinese sono eletti direttamente dal popolo.
[3] In quanto l’OLP si distingue dalla struttura dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), però il presidente dell’OLP è eletto come presidente dell’ANP. (ANP creata successivamente all’OLP con gli accordi di Oslo del 93)
[4] Un esempio può essere il movimento Abnaa el Balad (figli della patria), di ispirazione marxista, il quale rappresenta la sinistra radicale e progressista all’interno della comunità palestinese e si considera come parte integrante del movimento di liberazione nazionale palestinese e arabo.
[5] Nel gennaio 2002 il gruppo si è detto responsabile per il primo attentato suicida compiuto da una donna.
[6] In base a quanto viene dichiarato dai giornali israeliani il budget di Fatah Tanzim è approssimativamente nell’ordine di un milione e mezzo due di dollari.
[7] Abu Abbas è stato catturato nel corso di alcune operazioni da parte della coalizione GB-USA a Baghdad il 14 aprile 2003 ed è morto l’8 marzo 2004.
[8] Sembra credibile la fonte per cui Abu Abbas abbia pianificato nel 1985 il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro che viaggiava nel mar mediterraneo.
[9] Gli Stati Uniti, che erano il maggior finanziatore con il 22-25% del budget, hanno posto delle condizioni per le quali non è più possibile finanziare gruppi guerriglieri che sono attivi nella lotta contro Israele.
[10] Forza 17 si è attribuita nel settembre 1985 l’uccisione di tre civili israeliani uccisi a Cipro. Incidente che causò, come sempre succede, la dura risposta israeliana e l’inizio di bombardamenti aerei.
[11] Per poter capire quale sia veramente l’ideologia di questo partito, si deve andare a leggere il programma base il quale afferma che: “Solo attraverso la creazione, di uno stato palestinese democratico,sovrano,vitale e indipendente creato su tutti quei territori occupati da Israele nel 1967, e con Gerusalemme Est come capitale, è possibile avere una vera e solida base per costruire la pace. Il partito Iniziativa Nazionale Palestinese richiede il maggior coinvolgimento delle Nazioni Unite e soprattutto il rispetto della risoluzione ONU che prevede lo smantellamento delle colonie nella West Bank e nella striscia di Gaza e infine la salvaguardia del diritto al ritorno per i profughi palestinesi.”
[12] Nella campagna elettorale del gennaio 2006 il partito Iniziativa Nazionale Palestinese si è unito in una specie di organizzazione ombrello chiamata “Palestina Indipendente”. In tali elezioni prese il 2,7% dei voti, ottenendo due seggi all’interno del Consiglio Legislativo Palestinese.
[13] In realtà nelle elezioni primarie all’interno di fatah Barghouti aveva vinto posizionandosi al primo posto, ma Abbas inizialmente rifiutò di rispettare la decisione delle primarie. Fu anche per questo motivo che Barghouti decise di lasciare Fatah.
[14] In contrasto appunto con quella che era la linea moderata di Arafat, l’organizzazione attuò tutta una serie di atti terroristici tra i quali il dirottamento di aerei negli anni ’70.
[15] Il partito è oggi giorno diviso in 4 organizzazioni: Il Blocco di lotta dei lavoratori, l’Unione della lotta dei giovani palestinesi, il Blocco di lotta degli studenti, il Blocco di lotta delle donne e infine il Blocco di lotta delle insegnanti.
[16] Accordi di Oslo firmati nel 93 tra Arafat e Yitzhak Rabin: gli accordi garantivano i diritti palestinesi all’autogoverno della striscia di Gaza e della Cisgiordania tramite la creazione di una Autorità Nazionale Palestinese. Il 9 settembre 1993 Arafat lasciò una dichiarazione di stampa nella quale stabiliva che “l’OLP riconosceva il diritto di Israele alla esistenza pacifica e sicura”.
[17] Questa fu la definizione che lo stesso Habash diede in un intervista con il giornalista americano John Cooley (Cooley 1973:135)
[18] Il FPLP accusa Arafat di aver abbandonato l’obbiettivo principale ossia quello della distruzione di Israele a favore,invece, della creazione di una soluzione binazionale.
[19] I suoi deputati sono Ahmed Sa’adat; Jamil Majdalawi e Khalida Jarrar.
[20] Un membro del Partito Comunista Palestinese, Bashir Barghouti divenne membro del comitato esecutivo dell’OLP.
[21] Questo partito ha una sua organizzazione giovanile che si chiama Unione Giovani Indipendenti, all’interno della quale sono presenti sia lavoratori che donne.
[22] Nel 2000 il partito Jihad Islamica Palestinese minacciò di attaccare gli interessi statunitensi nel caso in cui l’Ambasciata americana fosse stata spostata da Tel Aviv a Gerusalemme.

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