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    XXI Fiera Internazionale del Libro -Torino

    Bella e Fiera la terra del libro

    14 maggio 2008 - Nadia Redoglia


    “La bellezza ci salverà”. Con questa premessa la XXI Fiera Internazione del Libro di Torino ha spalancato le porte all’universo di Borges che altri chiamano biblioteca. Vediamo se di bellezza,ossia lo splendore del vero di Platone, trattasi e se e quanto, potrebbe salvarci.
    Intanto dobbiamo scrostare un po’ di vernice che pur riconoscendo stesa con abili colpi di pennello per mano di capaci artisti e maestri di etichetta, ispessisce un po’ come il trucco pesante su un giovane viso. E’ indispensabile lavorare a sbalzo e cesello per non rischiare di colpire la bellezza nei suoi punti vitali, come invece hanno fatto i principali media picconando con assurdi allarmismi e termini insensati i quasi 5mila che hanno deciso di ‘boicottare’ l’evento perché contrari a che proprio Israele con tutti i suoi prepotenti eccessi, fosse l’ospite d’onore. La bellezza dei ‘boicottatori’ nelle piazze del sabato si è manifestata invece con espressione di pace, dunque stavano nel giusto. La loro assenza in fiera si è notata perché proprio il sabato è stato l’unico giorno di magra: evidentemente il dissenso è lettore. Se proprio si vuol parlar d’allarmi lo si può fare per il pronto intervento della sicurezza, resosi necessario per controllare gli urli del prof. Sgarbi scagliatosi, dopo aver tenuto la sua lectio magistralis, contro un operatore che aveva osato riprenderlo durante l’intervista di una giornalista sul caso Biagi, oppure verso quegli individui che al passaggio di Napolitano hanno innalzato bandiere israeliane assolutamente fuori luogo dopo le perfette parole di pace del presidente rivolte ai due popoli in ugual misura, effetto più decisamente armonico di quello del presidente del Senato che ha preferito rimarcare la sua vicinanza e il suo sostegno a Israele affinché questa possa vivere serenamente. Proseguendo ad eliminar vernice passiamo a quella dei parvenu, dei medio/piccoli supponenti che si trovavano, fortunatamente in pochi, un po’ dappertutto, pure nell’ufficio stampa condotto da uno staff di bravi, disponibili e infinitamente pazienti giovani collaboratori che insieme allo staff della sicurezza interna hanno contribuito non poco alla bellezza che così cominciamo a intravedere e, in tal senso, dobbiamo inserire pure quel cantuccio rilassante allestito all’ International Book Forum, area intelligentemente dedicata a favorire gli incontri tra editori italiani e stranieri, ove si potevano gustare le delicatezze preparate e servite squisitamente ai tavoli dagli studenti dell’istituto alberghiero di Agliano d’Asti: piccole opere d’arte che tutti i commensali, nazionali e stranieri, hanno lodato e ci par giusto che questi giovani belli e di belle speranze lo sappiano, così come ci par giusto riconoscere la bellezza negli eccellenti vini messi a disposizione dal Consorzio operatori turistici di Asti e del Monferrato che a tutti noi un po’ dispiaceva lasciare, ma occorreva restar sobri per la ricerca della bellezza che ci avrebbe dovuto salvare e così ci siamo immersi negli spazi immensi della terra dei libri. Ad accoglierci e ad avvolgerci sono stati il caleidoscopio impattante dei colori e i suoni etnici provenienti da più parti che, incredibilmente, riuscivano a non confondersi. XXI Fiera del Libro Torino Grazie all’alfabeto delle lettere cubitali appese per aria ad usum mollichine di Pollicino, riusciamo a raggiungere quelle case editrici che non abbiamo a portata di mano nelle nostre città, tralasciando quelle monumentali di cui conosciamo tutto perché le librerie ci parlano di loro. La massese Edizioni Clandestine incuriosisce a quanto pare non solo noi, a giudicare dal gruppetto più folto di poliziotti nei pressi dello stand. Niente di sovversivo, è giusto un bel nome appropriato ai temi dei suoi libri, Salieri pubblica molto con loro. La genovese F.lli Frilli Editori ci fa sorridere per l’assonanza coi giganti F.lli Fabbri, ma è l’editrice che ha pubblicato 40 testimonianze dei feriti al G8, in merito ai referti che in quei giorni non è stato possibile stilare. La milanese Melampo, prima di farci venire in mente il discendente di Eolo, ci fa ricordare una tra le disavventure di Pinocchio, ma i suoi temi sono tutt’altro che favole perché gli autori sono Borsellino, Caselli, Dalla Chiesa. All’olbiese Taphros che pubblica la terra di Sardegna in tutte le sue sfumature, va la nostra gratitudine perché ci insegna come fare il sushi col nostro pesce mediterraneo guidandoci fin dall’acquisto in pescheria. Sono centinaia questi piccoli grandi spazi di conoscenza che senza posa procedono ad impossessarsi di noi regalandoci sensazioni di rinascita e, come Goethe nel suo viaggio in Italia, ci fan dire che le grandi cose sono per tutti, le piccole solo per gli amici. L’accarezzarne pagine, sfiorarne la copertina, possederlo nelle mani, pregustare il tempo che ci separa dal leggere il libro, stimolano le sensazioni più confortanti, rimpannucciando il nostro bisogno di poter restare soli con noi stessi e stare bene. Se poi si riesce a sfiorare un incunabolo nel settore dei libri antichi e rari, si vola direttamente nei tempi delle donne, i cavalier, l’armi e gli amori. Con questo spirito piacevolmente fluttuante siamo vincolati a imbarazzanti e sofferte scelte ché, non possedendo il dono dell’ubiquità, siamo costretti a sincronizzare il tempo assolutamente tiranno e poco galante per approfittare dell’irripetibile occasione ad incontrare e ascoltare donne e uomini straordinari del mondo letterario, artistico, musicale e filosofico, ma anche donne e uomini che quotidianamente riscattano il nostro quotidiano, mortificato da eventi offensivi e perciò molto hanno da raccontarci. Dal che arriviamo con il fiatone davanti a Abraham Yehoshua, Gore Vidal, Dario Fo, Miriam Mafai, Don Ciotti, Giancarlo Caselli, Eugenio Scalfari, Gustavo Zagrebelsky, Clementina Forleo, Dacia Maraini, Tullio De Mauro, Giovanni Allevi, Gherardo Colombo, Ferdinando Imposimato., Luigi De Magistris e tutti gli altri innumerevoli, in ordine sparso che non ci basterebbero mai. Ernesto Ferrero, magistrale direttore editoriale della Fiera, c’è sempre e ciò non è tanto dovuto alla sua capacità professionale, quanto a quel bisogno di bellezza, splendore del vero, che con noi ha condiviso. Inchiniamoci dunque ad essa perché probabilmente sarà proprio lei, se del caso, a salvarci.

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