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    Nasce dalla rete la controinformazione sull'altro 11 Settembre

    24 settembre 2004 - Roberto Ciccarelli
    Fonte: Il Manifesto

    Nella sua casa affacciata sul mare di Tasmania, nell'isola sud della Nuova Zelanda, il trentenne americano Paul Thompson non sembra avere l'aria di uno dei più acuti detective che indagano sui misteri legati all'attacco dell'11 settembre. Questo esule volontario, attivista ecologista negli anni 90 che ha lottato per salvare le foreste del Borneo, si descrive come un «tipico democratico californiano» ed è il primo giornalista ad avere elaborato in tempo reale, ed in maniera totalmente gratuita, il più grande archivio esistente di informazioni, articoli, testimonianze sul prima e il dopo del crollo delle Torri Gemelle a New York. Inizialmente era una cronologia di due sole pagine diffusa con il titoloWas 9/11 Allowed to Happen? (L'11 settembre era destinato ad accadere?) che poi ha raggiunto quota 200 pagine. Una montagna di documenti ufficiali, articoli ed inchieste selezionate da quotidiani e riviste non solo americane che, inserite in un serrato, quanto folgorante, elenco di avvenimenti casuali o volontari che si estendendono a perdita di mouse dimostrano di avere un filo logico ed una tesi inquietante. La cronologia di Thompson è poi confluita sul sito cooperativeresearch.org, un gruppo di ricercatori militanti che incoraggia l'uso pubblico della storia attraverso l'uso di internet e delle nuove tecnologie.

    Un gruppo che ricorda molto da vicino quello fondato da Scott Armstrong, il giornalista del Whashington Post che a metà degli anni 80 reclutò una squadra di free lance e reporter d'assalto per fare una contro-inchiesta sui segreti dell'amministrazione Reagan nell'affaire Iran-contras. L'uso innovativo, e spregiudicato, della controinchiesta condusse in pochi anni Armstrong a costituire il National Security Archive, il più grande archivio pubblico del mondo con 2,3 milioni di documenti governativi declassificati, finanziato da una serie di fondazioni come la Carnegie corporation e la fondazione Ford, ma naturalmente non dal governo.

    Armstrong riuscì in quell'impresa appoggiandosi al Freedom of Information Act, quella legge che consente a tutti i cittadini americani di ottenere informazioni sull'operato di governo. I mediattivisti della controinchiesta sull'11 settembre hanno raccolto la sua esperienza e l'hanno estesa a tutti coloro che in rete sono in grado di aggiungere informazioni utili per formulare una versione sulla storia che è totalmente differente da quella fornita dal governo. Quello raccolto in rete da Thompson e dai ricercatori del Center for Cooperative Research è un archivio agile ed in continua evoluzione che in pochi mesi ha recuperato e ricollegato 1382 documenti (ma la stima è approssimativa) in una cronaca che scandisce il tempo minuto per minuto a partire da quel fatidico 8,46, l'orario in cui il volo 11 dell'American Airlines, partito da Boston alle 7,59, si schiantava contro la torre sud del World Trade Center.

    Un capolavoro della contro-informazione democratica che non sembra aderire a una delle tante teorie del complotto in circolazione. Nessuno sul sito afferma che è stato Bush a spedire 19 terroristi contro le torri e il Pentagono per poi capitalizzare la tragedia in termini politici. C'è piuttosto un'altra tesi «revisionista» rispetto alle versioni ufficiali che troverebbe d'accordo anche Gore Vidal e Nafeez Ahmed: l'amministrazione Bush ha lasciato che gli attacchi di New York e Washington accadessero, con la complicità delle alte sfere e l'incompetenza dei livelli più bassi. Una lettura giudiziosa di questo archivio turberebbe il sonno anche di alcuni membri della commissione senatoriale sull'11 settembre.

    Note:

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Settembre-2004/art91.html

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