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L'autogol dell'Auditel

Marco Ferri

Per bocca di Walter Pancini, direttore generale di Auditel abbiamo sentito la proposta di oscurare i dati di ascolto day by day, al fine di non influire sulla competizione, day by day, tra i due network della tv generalista: Mediaset e Rai. La cosa ha avuto una certa rilevanza sulla stampa di domenica 24 ottobre. Pancini piomba a Saint Vincent alle giornate delle Telegrolle (il festival italiano della fiction, organizzato da Sorrisi e Canzoni) e, ospite in tv del programma Il Grande Talk, come scrive Dipollina su La Repubblica del 24 ottobre " scaraventa nella palude ribollente della tv italiana un macigno che dovrebbe servire a raffreddarla".

Pancini si dice "esasperato". Esasperato dalle polemiche continue, quotidiane che si riversano sull'Auditel, sulla febbre da ascolti che manda in fibrillazione l'intero mondo televisivo giorno per giorno.
E alla fine, spiega il direttore generale, chi perde, chi ha motivi di risentimento e piu' in generale chi contesta il sistema, si dirige violentemente verso l'Auditel e batte colpi di mazza alla cieca: "Non si puo' stare sotto accusa tutti i giorni. E mai una volta che, da parte dei contestatori a vario titolo, arrivi una seria proposta alternativa. L'Auditel e' uno strumento nato per le aziende che investono in pubblicita': e allora a questo punto dico che tanto vale consegnare solo a loro, agli investitori, i dati in tempo reale, e nasconderli per un certo periodo di tempo a tutti gli altri".

Non me ne voglia, ma cosi' dicendo ha confermato che Auditel influisce, o ha influito sulla politica dei programmi tv. Con la sua presa di posizione, ha detto che Auditel determina il successo di alcuni programmi e l'insuccesso di altri. Ha fatto a Auditel peggio di quelli che criticano Auditel.
Eccesso colposo di buona volonta'? Comunque il suo accorato intervento sarebbe passato inosservato, se poco prima delle sue parole, durante "Il grande talk" non fosse stato inquadrato un diagramma che mostrava il sorpasso di Rai Uno su Canale 5, la scorsa settimana. Abbiamo visto la curva degli ascolti di "Il cielo e' sempre piu' blu" di Giorgio Panariello surclassare "C'e' posta per te" di Maria De Filippi.

Peccato che il grafico di questa battaglia di ascolti ha messo davanti agli occhi dei telespettatori una verita' molto imbarazzante: il crollo degli ascolti durante il break pubblicitario che precedeva, rispettivamente, l'inizio del programma di Panariello e l'inizio del programma della De Filippi.

Stiamo parlando del famoso "prime time", che le aziende pagano fior di quattrini, in quei pochi minuti, che gli sono stati garantiti come il picco piu' alto di ascolto.
A nulla sono serviti gli ascolti trainati da Bonolis per Rai Uno e da Striscia la notizia per Canale 5: il grafico di Auditel, minuto per minuto, mostrato alle telecamere del "Grande talk" ha detto a tutti che a pochi minuti dalla sfida, gli investitori pubblicitari hanno avuto alcuni minuti di sfiga.

Vogliamo ancora credere che la tv sia il massimo dello sforzo che le aziende sono in grado di fare per comunicare le loro strategie commerciali?
O c'e' una patacca che viene venduta come toccasana della crisi dei consumi?
Una televisione cosi' serve alla pubblicita'? O serve solo a se stessa?
Se non piace a chi la vede e se non e' utile a chi la finanzia, a che serve?
O meglio, a chi serve?

Note:

Fonte: http://www.megachip.info/modules.php?name=News&file=article&sid=65

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