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    USA: Il domani è molto lontano

    Un' accurata analisi delle elezioni USA. Quali speranze per i Democratici? Come muoversi nei prossimi quattro anni?
    7 novembre 2004 - Michael Albert (trad, P. Messinese)
    Fonte: Znet magazine www.zmag.org

    Mi sono svegliato, con grande sofferenza ho guardato le ultime notizie ed infine ho aperto la mia casella email. Questo è il primo messaggio che ho letto.

    "Parlando seriamente....non so chi di voi risponda alla posta, ma, chiunque sia, pensate che le coalizioni che hanno lavorato per buttare fuori Bush ce la faranno a venir fuori da questa merda? Sono disperato, cazzo. Ho lavorato con l'ACT ed il SEIU , ho fatto sondaggi, propaganda, discussioni, telefonate a più non posso...e ora, non posso credere che abbia vinto ancora una volta quello psicopatico. Lo so che Kerry faceva schifo, ma adesso ...cosa ci è rimasto?"

    La risposta, brevissima, è: sì, le coalizioni, se avranno abbastanza cervello e cuore per farlo, ce la faranno a "venir fuori da questa merda". E' vero che molti, anche quando sono uniti, possono essere sconfitti. Non dovremmo far finta di credere che non sia così. Ma è anche vero che molte persone unite possono vincere e stravincere. Per quanto riguarda il "..cosa ci è rimasto" , la risposta non può che essere che.. quello che è rimasto, per quanto poco ... comunque rimane.. e se avremo abbastanza cervello e cuore potremo
    farlo crescere, fino a che la vittoria non sarà la nostra. Cercherò di dare, di seguito, una risposta un po' più particolareggiata.

    QUELLO CHE EMERGE DALL ELEZIONI

    Per prima cosa gli USA, nell'insieme, non hanno espresso un voto significativo in queste elezioni. Ha votato circa il 60% degli aventi diritto. Un notevole aumento in confronto ai dati delle ultime elezioni, ma una percentuale ancora bassa rispetto agli standard internazionali. Questo significa che solo il 30% degli aventi diritto ha votato per Bush e poco meno del 30% ha votato per Kerry. Se Kerry avesse avuto solo un altro punto o due di percentuale ed avesse vinto le elezioni , non sarebbe cambiato quasi niente nell'equilibrio delle appartenenze della popolazione USA ai vari schieramenti. Sono stati più numerosi quelli che non hanno votato rispetto a quelli che sostenevano l'uno o l'altro candidato.

    Per quanto riguarda il giudicare negativamente il popolo americano, senza voler considerare la manipolazione delle percezioni che in genere accompagna le elezioni USA, non ha alcun senso il nostro comportarci come se il paese fosse abitato da avvoltoi avidi e amorali solo perchè Bush ha vinto, specialmente se consideriamo il fatto che se i risultati fossero stati leggermente diversi, noi saremmo qui adesso a festeggiare la ritrovata ragione e moralità di un popolo.

    Se non vi siete preoccupati dei punti di vista dei vostri connazionali ieri e se non vi sareste preoccupati se Kerry avesse vinto in Ohio, o se Kerry si fosse presentato con Gephardt come candidato alla vice presidenza ed avesse vinto in Missouri ed anche nell'Iowa, oltre che nell'Ohio, allora non c'è nessun motivo per cui dovreste preoccuparvene adesso. Sono adesso quello che erano anche prima, con grande spazio per i miglioramenti, ma assolutamente non così male come alcuni potrebbero pensare.

    D'altra parte, se Kerry avesse vinto le elezioni, anche se questo non avrebbe
    probabilmente rappresentato un indicatore del livello di consapevolezza della popolazione, avrebbe certamente però cambiato l'aspetto del mondo per un po' di tempo ed avrebbe probabilmente anche influito sulle attività a breve termine e sul comportamento di chi lotta per un mondo migliore.

    Piangere e recriminare su questo tipo di implicazione, negata dal re-insediamento al trono di George Bush e dal suo programma fondamentalista, è legittimo e comprensibile.

    Un'altra considerazione sull'argomento. Quando Richard Nixon, uno spregevole criminale, solo un po' più convincente di Bush e senza il suo ben organizzato apparato elettorale, corse per il secondo mandato nel 1972, vinse in tutti gli stati, tranne uno. Fu una strage elettorale. Eppure, da lì a poco, fu mandato a casa. Dopotutto, l'elettorato statunitense non è peggiore adesso di quanto fosse allora, anzi, se ne può discutere, ma sotto certi aspetti, è perfino migliore. Non dovremmo rallegrarci al pensiero di un 2005 che ricordi il 1972, nè auspicarlo. Per alcuni di noi che c'erano allora e ci sono adesso, sarebbe deprimente all'inverosimile. Sto piangendo, mentre scrivo. Allo stesso tempo, però, questo dovrebbe farci rendere conto che non siamo piombati improvvvisamente in un qualche evo oscuro e senza precedenti. Non sono, all'improvviso ed inavvertitamente, diventati tutti fascisti.
    Quello che emerge è anche, triste a dirsi, che dopo quarant'anni di lotta non abbiamo fatto molti passi in avanti e questo dovrebbe farci riflettere seriamente.

    Va bene, e quelli che hanno votato?

    ELEZIONI: COSA DICONO LE STATISTICHE

    Secondo gli exit polls della CNN , a livello nazionale gli uomini hanno votato dal 54% al 45% per Bush e le donne hanno votato dal 52% al 47% per Kerry.
    I bianchi hanno così votato: gli uomini dal 61% al 38% per Bush, le donne dal 54% al 45%.
    La popolazione non-bianca ha così votato: gli uomini dal 68% al 30% per Kerry, le donne dal 75% al 24% per Kerry.
    Kerry ha vinto tra gli afro-americani per 9-1 ma ha perso tra i bianchi 6-4.
    Kerry ha vinto tra i giovani dai 18-29 anni, ma ha perso tra le persone più anziane. Non ci sono stati votanti giovani in numero tale da contrastare i più anziani.

    Per quanto riguarda il reddito, Kerry, e non dovrebbe sorprendere, ha preso meno voti dai più ricchi, in proporzione: più alti i redditi, minori i voti. Bush, invece, ha preso più voti nella proporzione inversa: più alti i redditi, più numerosi i voti. Il 45% dei votanti guadagna meno di 50.000$ l'anno e da questo settore della popolazione Kerry ha preso tra il 56% ed il 43% dei voti . (Sarebbe naturalmente interessante approfondire questa questione: per
    quale motivo il 43% ha votato così esplicitamente contro i propri interessi materiali?)

    D'altra parte, i voti del 55% degli elettori che guadagnano più di 50.000$ l'anno sono andati a Bush dal 55% al 44%. Kerry ha preso anche dal 51% al 48% dall'82% degli elettori che guadagnano fino a 100.000$ l'anno. Il 18% degli elettori guadagna più di 100.000$ l'anno e tra loro Bush ha guadanato dal 57% al 41%. Se più presone si fosse presentate alle urne, il ce avrebbe signifiacto che sarebbero andate a votare più persone con basso reddito, Kerry avrebbe vinto le elezioni. Allo stesso modo, se gli elettori che guadagnano meno di 50.000$, o anche meno di 100.000$, avessero votato per Kerry, in porporzione ai propri interessi materiali, avrebbe vinto ugualmente.

    Tra gli appartenenti ai sindacati e le loro famiglie Kerry ha ottenuto dal 60% al 40%. Scende a 52%, fino al 47%, tra quelli che non appartengono a nessun sindacato e questi ultimi sono la maggioranza. Se ci fossero stati più lavoratori iscritti ai sindacati, Kerry avrebbe vinto.

    Tra i nuovi elettori Kerry ha ottenuto il 55%-45%, ma non c'erano abbastanza nuovi elettori o, se preferite, il divario non era abbastanza ampio da far pendere la bilancia dalla parte di Kerry.

    Per quanto riguarda la religione, Kerry ha vinto indiscutibilmente tra gli ebrei, tra le "altre religioni" e tra i "nessuna religione", ma Bush ha conquistato i protestanti al 58%-41% ed i cattolici al 51%-48%. Se vai in chiesa tutte le settimane allora hai votato Bush dal 60%-40%. Se vai di tanto in tanto, hai votato Kerry dal 53%-46%. Se non ci vai mai, hai votato Kerry al 65%-35%.

    La devozione religiosa ha un notevole impatto reazionario sulle elezioni statunitensi o,almeno, viene collegata ad altre tematiche che questo impatto lo hanno sicuramente.

    Kerry ha vinto tra i gay, le lesbiche e bisessuali il 77%-23% dei consensi, ma sono solo il 4% degli elettori. Bush ha ottenuto il consenso degli eterosessuali al 52%-47%.
    Per inciso, seguendo solo una mia intuizione, ho scoperto che il rapporto di 3 a 1 è in questo caso un indicatore significativo. Ho l'impressione che i gay, le lesbiche ed i bisessuali si rendano conto perfettamente della catastrofe che Bush potrebbe portare su di loro e le loro comunità. Sospetto, perciò, che quel rapporto di 3 a 1 stia ad indicare una componente elettorale che ha capito profondamente quali fossero le differenze negli schieramenti riguardo ad un determinato tema e che questo tema fosse da essa molto sentito.

    I proprietari di armi (il 41% degli elettori) ha votato per Bush nella percentuale del 61%-37%. Quelli che non hanno armi (il 59% delgi elettori) hanno votato per Kerry nella percentuale del 58%-41%. (Notare che il possedimento di armi doveva essere un argomento determinante e discriminante. E' un dato veramente significativo, ma sotto il 2-1).

    Se fate parte di quel 4% degli elettori che ha pensato che il problema più importante fosse quello dell' istruzione, allora il 75% di voi ha votato Kerry. Se fate parte di quel 20% che ha pensato che l'economia ed il lavoro fossero l'argomento più scottante, allora l' 80% di voi ha votato Kerry. Se fate parte di quell'8% che pensava che invece la salute venisse al primo posto, il 78% di voi ha votato Kerry. Se fate parte di quel 15% che pensava che l'Iraq fosse più importante, il 75% di voi ha votato Kerry.
    Se invece fate parte di quel 19% che ha pensato che il terrorismo fosse la prima cosa da affrontare, allora l'86% di voi ha votato Bush. Se fate parte di quel 22% che ha pensato che "i valori morali" fossero più importanti, il 79% di voi ha votato Bush. Se siete in quel 5% che ha pensato che le tasse venissero prima, il 56% di voi ha votato Bush.

    A parte l'argomento "tasse", le cifre relative agli altri argomenti, da ambedue le parti, hanno un rapporto di 3-1 o più. Sembrerebbe che gli elettori che sentivano in modo particolare un argomento, abbiano capito perfettamente la differenza tra i due candidati ed abbiano votato di conseguenza, ancor di più lo hanno fatto a destra.
    Esaminando la cosa da questo punto di vista, diventa discutibile la considerazione secondo la quale la vittoria di Bush possa essere stata determinata da una maggioranza di votanti che ha ritenuto che la guerra al terrore o "i valori morali" venissero al primo posto. Del 46% dei votanti che pensava che l'economia nazionale fosse a livelli eccelenti o comunque buoni, l'86%-13% ha votato Bush. Del 52% che pensava non andasse bene o andasse proprio male, il 79%-19% ha votato Kerry. Ambedue le percentuali sono in
    rapporto 3-1.

    Il 31% dei votanti pensa che la condizione economica della loro famiglia fosse migliorata rispetto a quattro anni fa e di questi il 79%-20% ha votato per Bush. Il 28% chi invece pensava di stare peggio ha votato nella misura dell'80%-19% per Kerry. Del 39% che non ha avvertito alcun cambiamento, il 50%-48% ha votato Kerry. Ancora una volta si nota la chiarezza di posizione rispetto ad un preciso argomento e appare evidente che , se più persone che pensavano di stare peggio oggi avessero votato, Kerry avrebbe vinto.
    Se fate parte di quel 42% che ha pensato di essere meno al sicuro dal terrorismo negli ultimi quattro anni, l'85% di voi ha votato Kerry. Ma se fate parte di quel 54% che pensa il contrario, il 79% di voi ha votato Bush. Più di 3-1 per tutti e due.
    Basta spostare di pochi punti di percentuale la percezione di qeusto problema e Kerry vince.

    Il 51% degli elettori dice di approvare la guerra in Iraq. L'85%-14% ha votato Bush. Del 45% che dice di disapprovare la guerra in Iraq l'87%-11% ha votato Kerry. Allo stesso modo, se pensate che l'Iraq faccia parte della guerra al terrorismo (54%) avete votato nella misura dell80%-19% per Bush, se invece siete dii parere contrario (43%) l'88%-11% di voi ha votato Kerry.
    Sembra che queste persone votino a seconda della loro percezione della realtà e della giustezza delle opinioni dei candidati al riguardo. La loro percezione della realtà è opinabile, naturalmente, e se fossero stati un po' più scettici riguardo alla guerra, di nuovo, Kerry avrebbe vinto.

    Il 26% pensa che persone dello stesso sesso possano sposarsi ed il 76%-22% di loro ha votato Kerry. Il 35%, che si è detto a favore di un matrimonio civico, ha votato per Bush nella misura del 51%-48%. Del 36% chi si oppone a qualsiasi riconoscimento legale delle coppie gay, il 69%-30% ha votato Bush. E' interessante, ed anche un po' sorprendente, notare che le posizioni reazionarie non siano così preponderanti, come appare invece nello schieramento progressista. O almeno così sembra.
    D'altra parte, molti tra quelli che hanno votato Kerry hanno ovviamente votato contro i matrimoni gay nelle elezioni statali. Il 23%, che pensa che l'aborto dovrebbe essere comunque e sempre legalizzato, ha votato Kerry nella misura del 73%-25%. Il 38%, che pensa che dovesse essere legalizzato solo in alcuni casi ha votato Kerry nella misura del 61%-18%. Del 26% che pensa che l'aborto dovrebbe essere per lo più illegale, il 73%-26% ha votato Bush. Il 16% che pensa che l'aborto dovrebbe essere sempère considerato illegale, ha votato Bush nella misura del 77%-22%.
    Ancor più chiaro del 3-1, sembrerebbe.

    E allora, considerate le cifre, considerata la nostra esperienza, considerati i nostri sentimenti e le nostre riflessioni, cosa pensiamo di queste elezioni?
    Sembra che la maggior parte della gente abbia votato a seconda di quelle che
    considerava le proprie priorità. Ben pochi potrebbero essere stati indotti a pensare che Bush fosse contro la guerra e Kerry fosse a favore, o che Bush fosse a favore dei gay e dalla parte dei lavoratori e Kerry fosse dalla parte dei più ricchi e così via, con dei risultati come questi.

    I fraintendimenti che possono essere nati nelle menti degli elettori non penso possano essere scaturiti da dubbi riguardo la posizione dei due candidati, ma, più che altro, dalla situazione del mondo, o dai loro valori.


    Versione n. 1: Kerry ed i democratici hanno perso perchè non hanno dato abbastanza rilevanza all'Iraq ed all'economia. Gli elettori che pensavano che queste due questioni fossero di importanza primaria erano in maggioranza suoi elettori. Quelli che invece erano più sensibili al problema del terrorismo e più impauriti da possibili attacchi o preoccupati che i matrimoni gay avrebbero potutto causare un decadimento della civiltà (i "valori morali"), votavano decisamente per Bush. Erano più numerosi questi ultimi, sia a livello
    nazionale che in Ohio, perciò ha vinto Bush.
    Kerry non è riuscito a spostare in modo significativo il centro dell'attenzione dal terrorismo e dal comportamento dei gay all'Iraq ed all'economia.

    Versione n. 2: Kerry ed i Democratici hanno condotto la migliore campagna elettorale a memoria di democratico. Hanno ricevuto un appoggio totale e massiccio da Hollywood e dal mondo musicale. Hanno insistito nel voler spostare il dibattito sugli argomenti più importanti, mantenendo il sostegno finanziario e schivando gli assalti dei media, si sono impegnati anche nella sicurezza.
    Sono riusciti ad organizzare una campagna di sensibilizzazione al voto che ha coinvolto decine di migliaia di volontari, particolarmente in Florida, Ohio e Pensylvania. Nonostante tutto Bush ha avuto la maggioranza dei voti popolari oltre che di quelli "elettorali" ( quest' ultima raggiunta vincendo sia in Florida che in Ohio ) in tutto il paese.
    La cosa strana è che tutte e due le versioni sono vere.
    Religione, omofobia, maschilismo, valori della famiglia e paura hanno accresciuto irragionevolmente il sentimento nazionalista ed hanno determinato la supremazia della paranoia sull'empatia, permettendo a Bush di mettere da parte questioni di poco conto come il decadimento della civiltà, il clima, l'economia, la solidarietà e perfino la sicurezza.

    Probabilmente questo è potuto succedere perchè era diffusa in gran parte dell'opinione pubblica l'idea che su questi argomenti Kerry non promettesse qualcosa di sostanzialmente migliore o diverso da Bush. I sostenitori di Kerry che sono riusciti a far votare più persone di chiunque altro, avrebbero dovuto prevedere già da mesi che i loro sforzi in questo senso avrebbero sì, finito per risvegliare gli elettori di Kerry, ma avrebbero anche aumentato il consenso per Bush, in reazione.

    Il problema non è quello di un possibile fraintendimento da parte degli elettori. Chi ha votato ha dato l'idea di conoscere bene le posizioni dei due candidati, altrimenti le correlazioni sopraelencate non sarebbero state così nette. Il problema è piuttosto che gli elettori sono stati portati a fraintendere la situazione del mondo, o, in alcuni casi, ne hanno una visione piuttosto pessimista. Il problema è infine, e in maniera ancora più
    determinante, che i molti che avrebbero dovuto opporsi a Bush e che lo avrebbero fatto se avessero votato, non sono andati a votare.

    Cos'altro possiamo dire? Credo che alcune cose siano molto chiare. Quelal fetta della popolazione che si sente oppressa non accetterà mai benevolmente la propria subordinazione. Si combatteranno battaglie sulla razza, sul genere e sulla sessualità fino a che le oppressioni correlate non avranno fine. Una sinisrta che non educa o, almeno, non cerca di depolarizzare e galvanizzare l'interesse e l'impegno sui temi sociali, economici e politici, non solo si dimostrerà indegna ed ipocrita, ma avrà anche grande difficoltà a vincere.
    La paura è sempre una possibilità. Una sinistra che non la affronti direttamente, moralmente, eticamente e ragionevolmente - ponendo maggiore attenzione alle relazioni internazionali e alla politica estera USA, compreso lo spiegare le proprie radici e le implicazioni che ne derivano e, di conseguenza, spiegare anche le radici e le implicazioni del terrorismo - difficilmente potrà vincere, se mai lo farà.

    Se il movimento contro la guerra fosse riuscito a convincere un 5% in più della popolazione che la guerra in Iraq è completamente scollegata dalla lotta al terrorismo e moralmente sbagliata, Bush sarebbe fuori. Ma c'è qualcosa di più in gioco. Perchè tutti i lavoratori non hanno votato per Kerry e perchè la maggior parte di loro non ha votato affatto? I Democratici ed i Repubblicani combattono per la stessa fonte di vero e proprio sostegno, cioè le elites dominanti che monopolizzano le finanze e la visibilità sui mezzi di
    informazione. Anche se i Democratici avessero avuto una linea diversa - cosa più unica che rara - questa loro linea d'azione avrebbe limitato di fatto la potenza dei loro appelli elettorali, a causa della paura di perdere il sostegno finanziario o l'accessibilità ai media.
    Non potrebbero parlare delle vere e proprie radici del problema, neanche essendone coscienti.
    Non possono parlare delle vere e proprie soluzioni ai nostri problemi, anche se avessero la possibilità di conoscerle. Riescono solo ad emettere borbottii confusi sul volere una vita migliore per gli altri e ad offrire al riguardo delle soluzioni politiche annacquate e poco convinte. Altrimenti le loro fonti di sostentamento potrebbero..seccarsi. E i media li annienterebbero. Intanto, i repubblicani fanno quello che vogliono ed hanno finanziamenti a volontà per farlo e visibilità mediatica, senza limiti e senza scrupoli di sorta.

    La morale della favola è che c'è bisogno di qualcosa di più di un 'migliore candidato democratico'. Abbiamo bisogno di un nuovo sistema elettorale ed un nuovo sistema di finanziamento per i nuovi candidati. Ma c'è anche da dire che un altro nuovo candidato con cose importanti da dire (un Nader, un Kucinich o uno Sharpton) non viene poi tenuto molto in considerazione dal pubblico statunistense.
    Perchè?
    Il nostro popolo ha un problema di 'conformazione mentale' di notevoli proporzioni.
    Questo problema è ancora più grande della sua ignoranza, che pure, sotto molti aspetti, è profonda.
    E' ancora più grande del suo razzismo, che pure è sostanzialmente presente. E' anche più grande dell' omofobìa e del sessismo, che sono altrettanto presenti.
    Questa 'malattia mentale' è la assoluta fede nel sistema economico attuale e , nello stesso tempo, la consapevolezza che il sistema economico attuale stia facendo di tutto per impedire l'attuazione delle riforme più importanti, ritirandole poco prima della vittoria o riducendo i vantaggi che producono, subito dopo averli temporaneamente garantiti.
    Questa malattia non è semplice 'stupidità'. Ha delle radici. Per guarire da questo problema, che spesso viene erroneamente definito 'apatia', ci sarebbe bisogno di un movimento di opinione capace di comunicare la speranza fondata che la società possa essere diversa ed i motivi di quella speranza, oltre che le modalità con le quali attuare quel cambiamento, come renderlo effettivo, duraturo.
    Il problema centrale è, quindi, quello dell'avere una 'visione'. Per convincere settori significativi del pubblico che non ha votato ad interessarsi alla politica, o per convincere chi ha votato a cambiare il proprio punto di vista, ci sarà bisogno di confrontarsi con questo problema.

    Sono stato in Grecia di recente, per tenere, tra l'altro, delle conferenze sulle prossime elezioni negli USA. Ho convenuto che Bush potesse avere una buona possibilità di vincere le elezioni. Un attivista greco mi ha detto che secondo lui non c'era molta speranza. La gente era abbastanza apatica e c'era ben poco da fare, faceva parte della loro natura. A loro non importa un fico secco. A lui per primo, quindi, non c'era molto altro da dire.
    Nell'aria c'era disperazione. Ho cercato di controbattere in un modo o in un altro, ma lui continuava a portare il discorso sugli USA. Come si può pensare ad un vero e proprio progresso quando una fetta così consistente della popolazione se ne sta seduta senza far niente a guardare disgrazie orrende venire inflitte ad altri, mentre loro si preoccupano dei loro piccoli, sciocchi profitti personali (se mai ne hanno qualcuno?) La gente, pensava questo attivista, avrà quello che merita. E non sarà un bello spettacolo.
    A chi sta ancora rimuginando sull'attuale corso di pensiero della popolazione
    statunitense, temendo che sia assolutamente indifferente, o ancor peggio, che sia oltremodo impietosa, propongo questo esperimento che ho già proposto ad altri durante il mio soggiorno in Grecia.

    Immaginiamo che domani Dio ci annunci che l'eezione presidenziale appena conclusa fosse stata annullata. Ci dovranno essere nuove elezioni. Bush corre contro un nuovo candidato, diciamo Zeke. Zeke propone un programma intransigente, senza compromessi, che comprende tutto quello che anche uno decisamente di sinistra potrebbe mai volere: assistenza sanitaria per tutti, no all'energia nucleare, passi decisi nella direzione di un'ecologia sostenibile e non solo il ritiro dall'Iraq, ma anche lo smantellamento dell'impero ed il rafforzamento della legalità internazionale, il
    rimpiazzamento del FMI, della Banca Mondiale e del WTO con un vero internazionalismo, il sostegno deciso alle pari opportunità per quanto riguarda il sesso, la razza e la classe sociale, la ridistribuzione del reddito verso il basso oltre alla rideterminazione dei salari, un miglioramento complessivo delle condizioni generali e della partecipazione e così via.

    Dio dice: sentitemi bene. La campagna elettorale andrà avanti per sei mesi. Ci sarà una discussione ed un dibattito universale su tutti questi temi in ogni ambito: nei posti di lavoro, nelle scuole, nei quartieri e così via, ed io mi assicurerò che ognuno capisca le scelte che si trova a dover affrontare. Le informazioni saranno diffuse correttamente ed esaurientemente ed io, Dio, verificherò personalmente la veridicità della propaganda, passo per passo. Ci saranno poi le elezioni ed io, Dio, garantirò che il vincitore applichi
    pienamente il programma da lui (o da lei) presentato nei quattro anni seguenti, fino alla elezione successiva, che sarà tenuta applicando le stesse regole di questa.
    Quante persone voterebbero in questo caso? Il 95%? Il 100%? Il 105 %? E quale sarebbe il risultato? Se pensate che vincerebbe Bush, va bene, vi dovreste preoccupare della psicologia e del senso della morale del popolo americano, o di qualsiasi popolo, che questa scelta verrebbe a dimostrare.

    Ma se pensate che Bush perderebbe, che Bush potrebbe venire sconfitto vergognosamente, che Bush sarebbe cancellato da una tempesta di discernimento e lucidità e vi rallegrate dell'affermazione di una politica veramente progressista, allora dovrete sviluppare una visione, una strategia, una certa chiarezza di vedute della realtà e continuare a combattere, perchè l'ostacolo alla partecipazione della gente, che deve essere superato, non è la loro presunta indifferenza, l' insensibilità o l' apatia congenita,
    ma il loro dubbio sull'efficacia della partecipazione.

    LA STRADA DA SEGUIRE

    Se, ed è un grande se, i sostenitori di Kerry, compresi le decine di migliaia di volontari, riuscissero a trovare una rinnovata energia per opporsi a Bush, energia possibilmente galvanizzata da un programma di indirizzo fortemente progressista e se la sinistra riuscisse a trovare i mezzi per continuare a spingere e fare pressione verso una nuova visione e nuove mete, allora Bush potrebbe essere messo alle corde.
    Possiamo avere un intervallo di quattro anni di lotte per evitare disastri, ottenere magari dei buoni risultati e riuscire a vedere un Democratico alla Casa Bianca ( tenuto costantemente sotto pressione perchè i miglioramenti programmati possano essere realizzati) ed un ulteriore sviluppo di un serio movimento anti-capitalsita.
    D'altra parte, se non riusciamo a trasformare il sostegno attivista a Kerry in una tenace opposizione a Bush, l'intervallo durerà molto più di quattro anni ed il dolore e la sofferenza di molti settori della popolazione, per mano del fondamentalismo statunitense, saranno ancora più acuti.

    Se poi la sinistra non riuscirà a trascendere l'essere anti-Bush e ad offrire delle solide alternative e opzioni strategiche, anche in questo caso l'attesa del cambiamento potrà essere molto più lunga.

    Sono passati quarant'anni da quando io e molti altri della mia generazione siamo diventati attivisti a vita e, anche se la sinistra ha fatto sì che adesso almeno quasi tutti siano consapevoli che qualcosa si è spezzato, che da qualche parte il meccanismo si è rotto e non funziona più (cosa che nel 1965 non era neanche lontanamente immaginabile) , eppure la maggior parte della gente è passiva, facilmente manipolabile, senza speranza, per niente coinvolta, indifferente alla politica ed all'attivismo, rattrappita in un isolamento virtuale, in cerca di qualche briciola e, soprattutto, spettatrice.
    In altre parole, quello che noi a sinistra abbiamo fatto ha avuto un certo impatto, naturalmente, ma continuare a fare le stesso cose che abbiamo fatto in questi ultimi quarant'anni, non ci porterà da nessuna parte. Una nuova sinistra deve essere nuova nelle cose importanti: avere una nuova visione fortemente convincente e condivisa, convincenti e condivisi punti programmatici a breve e medio termine ed una convincente e condivisa
    strategia, a breve e medio oltre che a lungo termine.

    Dobbiamo essere chiari: Bush, senza una opposizione attiva, militante ed efficace, potrebbe ribaltare la sentenza Roe contro Wade, mettere fine alla separazione tra Chiesa e Stato e buttare alle ortiche il sistema di assistenza sociale e sanitaria. Potremmo assistere ad un progressivo aumento della devastazione ecologica, ad un rafforzamento ed ampliamento del Patriot Act e della repressione, ad un maggiore divario tra ricchi e poveri, ad un aumento della violenza in Iraq ed a riforme elettorali che possano impedire al
    sistema democratico di mettere un argine a quest'ondata reazionaria.

    Le elezioni non rappresentano l'intera sostanza della politica, ne sono solamente una piccola parte. La sostanza è, o dovrebbe essere, lo sviluppo di consapevolezza ed impegno nell' applicazione della pressione sociale.
    Dobbiamo ritornare a questo punto e dobbiamo farlo subito, molto più saggiamente che in passato.

    Note:

    traduzione di Patrizia Messinese a cura di Peacelink

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