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Si riapre il caso della Cap Anamur

Soccorso umanitario: sei uno scafista!

Rinviati a giudizio il comandante, il proprietario e il primo ufficiale della nave che due anni fa soccorse dei naufraghi nel canale di Sicilia.
11 luglio 2006 - Alessio Di Florio

Ricordate la Cap Anamur? La nave di una ong tedesca che soccorse dei migranti naufraghi che l'Italia si rifiutò di accogliere?
Sono passati due anni da allora, ma la vicenda non si è conclusa. Il 4 luglio il Tribunale di Agrigento ha rinviato a giudizio il presidente della ong, Elias Bierder(proprietario della nave), il comandante Vladimir Dachkevitce e il primo ufficiale Stefan Schmdt. L'accusa è quella di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Sostanzialmente avrebbero agito da scafisti.
Nel giugno di due anni fa la Cap Anamur soccorre un gommone alla deriva, con 37 migranti a bordo. Giunti nelle acque italiane il comandante chiede l'autorizzazione a far sbarcare i migranti. L'attesa dura 20 giorni, durante i quali la situazione sulla nave divenne disumana. Pressato dall'emergenza sanitaria a bordo il comandante decide di sbarcare comunque. I tre ufficiali vennero arrestati e poi rilasciati mentre i 37 migranti a bordo, dopo essere passati per il Cpt di Agrigento, furono espulsi e diretti in Ghana. Di loro si persero poi le tracce, dopo che le ultime notizie denunciavano che erano stati processati e condannati per alto tradimento. Mentre per i tre ufficiali si trovano ora, a due anni esatti di distanza, a dover rispondere in tribunale del loro gesto. La loro colpa: aver soccorso dei naufraghi, aver svolto quel che in fondo è il motivo fondante della loro ong.
La decisione del tribunale sembra basarsi esclusivamente su quanto accaduto tra il salvataggio e l'attracco a Porto Empedloce. Totalmente rimossa la circostanza che molti dei naufraghi avessero già fatto richiesta di asilo prima dello sbarco. Così come è stata totalmente ignorata la situazione sanitaria a bordo della nave, dove i migranti erano ormai allo stremo.
Suscita poi molte perplessità la decisione di rinviare a giudizio anche il proprietario e, soprattutto, il primo ufficiale. Persone che non hanno alcune potere decisionale, totalmente rimessi alla volontà del comandante.
Quello della Cap Anamur è solo il più eclatante di tanti eventi simili. Moltissimi pescatori si sono trovati, e si trovano tutt'ora, sotto processo per altri casi di soccorso in mare. E qui si entra nel paradosso. Secondo il codice del mare, così come anche dei principi umanitari, una nave alla deriva va soccorsa. Ma se questo avviene scatta l'accusa di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Molti pescatori in questi anni hanno tentato di uscire dalla morsa limitandosi a segnalare le imbarcazioni alle autorità di polizia. Si perdono in questo modo però attimi preziosi, in alcuni casi fatali per vite umane.
Nei giorni che la Cap Anamur dovette rimanere in mare ci fu una trattativa scarica-barile tra i governi italiano, maltese e tedesco, che cercavano ognuno di evitare di accogliere i naufraghi. Emerse la volontà di blindare le frontiere e di criminalizzare i migranti, calpestando principi umanitari basilari e il diritto di asilo degli stessi. Non dimentichiamoci tra l'altro che l'Italia non ha ancora, nonostante fosse stato previsto dalla nostra Costituzione(di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane), una legge organica sul diritto d'asilo. Mentre tutte le leggi di questi anni, dalla Turco-Napolitano, hanno istituzionalizzato la repressione e la detenzione amministrativa dei migranti, in quei luoghi senza diritti quali sono i Cpt.

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