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Consigliera regionale Paola Barassi: "Per precauzione meglio non costruire".

Casale Monferrato: costruire un asilo sull'amianto.

Nella cittadina alessandrina di Casale Monferrato si intende procedere alla costruzione di nuovi alloggi popolari e di un asilo nelle zone non ancora bonificate dall'amianato.
16 maggio 2007
Enrico Miceli

Casale Monferrato è una ridente cittadina piemontese compresa nella provincia di Alessandria. E’ un territorio prevalentemente collinare dall’aspetto rilassante e ricco di storia. Il nome Casale Monferrato identifica però, anche un territorio martoriato per ottant’anni dalla produzione di amianto effettuata dalla nota (e inquietante) fabbrica Eternit oramai dismessa. A distanza di vent’anni l’area non è ancora stata completamente bonificata, malgrado l’impegno delle amministrazioni locali, anche per via di un eccessivo uso, in passato, del cosiddetto “polverino”: scarto di produzione dell’amianto, terribilmente economico e terribilmente dannoso che veniva utilizzato nella costruzione di qualsivoglia edificio o struttura.

La faccenda legata ai risarcimenti delle famiglie delle vittime dell’amianto non è ancora stata risolta e i dati di cui dispongono Legambiente, le Asl e molte altre strutture, fanno pensare che, con il passar del tempo, la situazione andrà sempre più complicandosi, questo per via del lungo periodo di incubazione a cui è soggetto l’amianto prima di sfociare in forme tumorali. “Nei prossimi vent’anni i casi sono destinati ad aumentare” sostiene la consigliera regionale Paola Barassi (Ecologisti Uniti a Sinistra). “Nel 2006” scrive Luca Benecchi sul Sole 24 Ore “sono stati registrati circa una quarantina di nuovi casi. Sì, perché le cellule della pleura possono degenerare in un tumore anche a 30 anni di distanza dalla contaminazione. E il picco purtroppo non è stato ancora raggiunto”.

La ridente cittadina alessandrina, a distanza di molto tempo, malgrado una situazione interna così delicata, torna oggi a far discutere. E’ intenzione dell’amministrazione locale, infatti, iniziare la costruzione, nella zona ex Piemontese (una delle zone maggiormente colpite dall’inquinamento da amianto), di alloggi popolari e asili nido. Sull’inquietante progetto la consigliera Paola Barassi si è così espressa “Nelle aree casalesi dove stavano sia gli stabilimenti Eternit che l'area ex-Piemontese sarebbe corretto non prevedere né insediamenti abitativi né scuole. Questo sia da un punto di vista precauzionale sia da un punto di vista simbolico. Sarebbe infatti importante che queste aree venissero riconvertite a parco pubblico e che stessero anche a rappresentare il dramma vissuto (e il tributo pagato) da un'intera collettività alle logiche dello sfruttamento e del profitto a qualunque costo”.

Vittorio Giordano, responsabile del Circolo Verdeblù Legambiente Casale, ha aggiunto (in una lettera al Direttore del bisettimanale Il Monferrato) “Io sono contrario alla costruzione dell’asilo nell’area dell’ex Piemontese perché molte testimonianze ci dicono che lì sotto c’è l’amianto. Penso che sarebbe più opportuno coprire con terra e far nascer lì un ‘bosco della memoria’. Il quartiere del Ronzone non ha bisogno di espandersi. Mi chiedo. Serve ancora costruire case, palazzi, infrastrutture a Casale? Forse dovrebbe essere riqualificato l’esistente. Le aree industriali ormai abbandonate potrebbero diventare aree verdi. Questo potrebbe essere il nostro contributo alla realizzazione degli obiettivi del Protocollo di Kyoto e alle generazioni future”.

Nella speranza che trionfi la ragione, non resta che state all'erta e seguire da molto vicino i prossimi passi.

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