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Lo scandalo della “Fondazione Regina Pacis”

31 maggio 2007 - Stefano Mencherini (regista RAI e giornalista indipendente)

(c) Massimo Sestini


Continuiamo a dar voce a quelle informazioni assolutamente escluse dal circuito dei media tradizionali. Mare nostrum (guarda e scarica) è un film che denuncia fatti abominevoli che continuano a perpetrarsi ai danni di gente inerme, trattati peggio che schiavi. Svela abomini nascosti, praticati da un decennio e dei quali si preferisce tacere, come al solito.

Facciamo la nostra parte per divulgare questo video, queste scomode informazioni, che ancora una volta riguardano un volto poco onorevole della Chiesa, ma non solo.

La “Fondazione Regina Pacis compie dieci anni”, recitava ossequiosa un’ agenzia di stampa qualche giorno fa, sciorinando dichiarazioni autocelebrative dei due fondatori. Doveroso diventa quindi uscire dall’oblio: per otto lunghi anni fino al 2005 la fondazione guidata da don Cesare Lodeserto e voluta e sostenuta da Cosmo Ruppi, prelato con importanti cariche ecclesiastiche come la presidenza della Cei di Puglia, molti affari da curare e amico intimo del Cardinale Ruini, contrariamente alle indicazioni della Caritas nazionale che si e’ sempre rifiutata di gestire i Centri di permanenza temporanea, a cio’ che ne hanno detto il papa polacco prima e poi don Ciotti, padre Zanotelli e finalmente anche il presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace cardinal Martino ( "i cpt italiani sono luoghi dove viene umiliata la dignità umana"), ha retto con fondi pubblici un luogo di carcerazione etnica (60 giorni di internamento coatto) per chi non aveva commesso nessun reato se non quello di fuggire da guerre o carestie. ( Continua a leggere )

Li’, esclusione sociale, atti di autolesionismo, abusi di potere e violenza sono stati in infinite occasioni evidenziati da denunce e inchieste giudiziarie. Il Cpt di San Foca in provincia di Lecce lo chiamavano “Casa Regina Pacis”. E di quella ‘casa’ gli atti giudiziari (per non dire delle inchieste giornalistiche, dei film-inchiesta e delle denunce di migranti, cittadini e parlamentari) parlano senza veli.
La sentenza di primo grado che ha condannato circa due anni fa Lodeserto, suo nipote Giuseppe, cinque stipendiati dalla fondazione, sette carabinieri dell’XI battaglione Puglia e due medici, parla chiaro. Pagina 27:”E’ emerso chiaramente che, oltre ad aver tenuto condotte illecite direttamente rivolte ai magrebini, Lodeserto abbia assistito alle violenze perpetrate dai suoi sottoposti . Egli non le ha impedite, non le ha inibite e non le ha denunciate poiche’ non solo le approvava, ma le aveva autonomamente poste in essere, costituendo un esempio negativo per i suoi stessi collaboratori i quali erano, pertanto, implicitamente autorizzati a compiere atti lesivi”.
Pagina 30 della stessa sentenza:”Le deposizioni rendono palpabile in tutta la loro scioccante evidenza come le lesioni provocate alle persone offese siano state proprio accompagnate dalla volonta’ di infliggere tormenti e sofferenze alle vittime per il solo piacere di vederle soffrire”. Quindi le aggravanti, “per aver adoperato sevizie e agito con crudelta’”.
Se in Italia il reato esistesse nel codice penale avrebbe un solo nome: tortura. Ma prima e dopo questi fatti di altri si deve dar conto: la doppia contabilita’ dei conti del Cpt tenuta da un altro parente di Lodeserto che patteggio’ la condanna; la storia del peculato per i due miliardi di lire che stazionavano sui conti personali di Lodeserto ( assolto, ma con i giudici che sono ricorsi in Cassazione); le minacce autoprodotte via sms per non perdere la scorta costate all’ex direttore del Cpt una condanna a otto mesi; il carcere e poi i domiciliari per sequestro di persona e altri gravi reati verso alcune donne “ospitate” (il processo, per cui e’ stato chiesto dalla difesa il rito abbreviato, iniziera’ il 21 maggio). Niente male per chi dovrebbe anche in funzione dell’abito che porta operare per il bene altrui.
Poi e’ arrivata una bieca strumentalizzazione contro un gruppo di “anarchici insurrezionalisti” come li hanno definiti. Di contorno certa politica, che per esempio finanzia ancora la fondazione con a capo sempre il Lodeserto per le sue meritorie attivita’: 60mila euro elargiti dalla Provincia di Lecce (centrosinistra) che hanno tradito anche le promesse pre elettorali fatte dal presidente Giovanni Pellegrino (ex senatore Ds presidente della Commissione stragi).
L’ “angelo degli immigrati”, come lo defini’ “Il Giornale” il giorno dell’arresto, nel frattempo gira ancora con la scorta pagata sempre da noi contribuenti e dice di fare sempre accoglienza agli immigrati. Il suo superiore Ruppi viene indagato perche’inciampa in una storia di presunta corruzione in periodo elettorale con Raffaele Fitto ex presidente della regione Puglia (qualcuno forse ricorda le intercettazioni pubblicate tipo “Raffae’, qui ci vuole molto olio…”). Poi viene scagionato in istruttoria per la seconda volta in pochi anni (la prima accusa riguardava un presunto peculato per la gestione dei denari che erano le rette dei migranti internati nel suo Cpt).
Ma lo spettacolo continua, come si dice:”The show must go on”. Fino a quando, e’ lecito chiederlo?

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